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venerdì 8 gennaio 2016

#cultura: l'area archeologica di Libarna e i suoi laboratori didattici

Oggi vi propongo una delle nuovissime, interessanti iniziative che si terranno, a partire da questo 2016, presso la splendida area archeologica di Libarna, a Serravalle Scrivia (AL).
   Infatti, a partire dall’anno scolastico 2015/2016, con il progetto “Libarna a scuola: dalla didattica tradizionale a percorsi 2.0″, presso l’Area sarà possibile usufruire di una nuova offerta didattica rivolta alle scuole.
   Oltre alle consuete visite guidate del sito, saranno possibili delle lezioni di approfondimento e numerose attività di laboratorio: visita virtuale con le ricostruzioni 3D dell’antica città romana (attraverso l’utilizzo dell’applicazione specifica), “archeologo per un giorno” (simulazione di scavo e studio dei reperti), “Libarnattak” (costruire e decorare una casa romana) sono soltanto alcune delle attività proposte.
   I laboratori, curati dalle archeologhe Donatella Van Wyngaardt e Melania Cazzulo e dai volontari dell'associazione no profit Libarna Arteventi, sono effettuati, previa prenotazione, da febbraio a giugno nei giorni di martedì e giovedì.
   Infine ricordate che è possibile richiedere la brochure completa con tutte le informazioni utili oppure scaricarla al link: http://www.libarna.al.it/wpcontent/uploads/libarna_eventi2015_giochi_libretto_didattica_digital_dic15.pdf


lunedì 14 settembre 2015

#scuola: Nostalgia portami via...

Rieccomi qui, appena tornata da una breve ma splendida vacanzina toscana, già immersa nella solita routine quotidiana.
   In principio avevo pensato di raccontarvi qualcosa sul mio viaggio ma, dopo aver accompagnato mia sorella a scuola, il suo primo giorno di liceo, ho cambiato idea, rimandando a domani il reportage.



Infatti, percorrendo il viale che conduce alla scuola frequentata da mia sorella, lo stesso che ho attraversato anch'io per cinque, lunghi anni, sono stata letteralmente investita da una valanga di ricordi, mi sono rivista a 14 anni, completamente sola poiché i miei compaesani avevano scelto scuole differenti, spaesata e piena di aspettative.
   Mi sono rivista nello sguardo spaurito di mia sorella, con quell'occhietto un po' lucido a metà fra la voglia di piangere e ritornare nel proprio nido, così accogliente, e l'emozione della scoperta, di quel briciolo di indipendenza che ti fa sentire grande e ti dà quella leggera scossa di adrenalina che ricorderai negli anni.
   Una sensazione unica, la prima volta fuori dalla rassicurante routine che ci avvolge, il passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza, un tuffo nel mondo "vero".

Tuttavia, guardandomi intorno, mi sono anche resa conto che i tempi sono davvero cambiati.
   Non si tratta del solito discorso della serie "Non ci sono più le mezze stagioni": nel cortile della mia vecchia scuola, quel fatidico primo giorno (e si parla di 12 anni fa, non di un centinaio), ricordo orde di ragazzine semplici, con jeans, felpe larghe, scarpe da ginnastica e, per le più audaci, un filo di trucco, appena accennato, dietro al quale nascondere il rossore dei primi imbarazzi.

Oggi, gettando uno sguardo sulle future compagne di mia sorella, ho notato un'evoluzione incredibile, anche se non saprei definirla in positivo: tanta sfacciataggine, leggins a fil di pelle che lasciano ben poco spazio all'immaginazione, t-shirt attillate e trucco pesante.
   Non tutte, fortunatamente, ma si tratta della maggior parte.
Mi stupisco di quanto siano cambiate le cose in una manciata di anni, di come abbiano potuto degenerare così facilmente e velocemente, ma forse sono io che sono all'antica, ormai mi sono Nonna Paperizzata del tutto, anche se proprio cariatide non la sono ancora.

Incrociando qualche sguardo spavaldo e sfacciato, mi sento di affermare quasi con certezza che questo atteggiamento sia soltanto una maschera per farsi coraggio, per apparire ciò che una ragazzina di 14 anni appena non potrà mai essere, un'ostentazione di sicurezza che tradisce, al contrario, una grande paura di ciò che verrà, il bisogno di nascondersi dietro uno stereotipo fasullo e poco veritiero.

Io a questi giovani, e in primis a mia sorella, posso soltanto augurare di trovare un Amico, di quelli con la A maiuscola, almeno uno/a, perché sono sempre stata una fiera sostenitrice dei famosi "pochi ma buoni", quel gruppo ristretto di amici da portarsi dietro negli anni, con i quali condividere tutto, dai primi amori alle prime batoste, le gioie, i dolori, gli ostacoli che da ragazzi sembrano a dir poco insormontabili.

A me è capitato, quel famoso primo giorno, di trovare una ragazza sola come me, timida e insicura come siamo tutti di fronte al cambiamento, un viso pulito e dolce veramente da 14enne, e di decidere di "mettermi nel banco con lei", la frase più utilizzata all'epoca, una scelta che si è poi rivelata una delle migliori che potessi fare, visto che siamo ancora insieme dopo 12 anni di incrollabile amicizia.
   E così è accaduto per molte altre volte, scoprendo persone importanti che ancora oggi fanno parte della mia vita, anche se la prima, vera amicizia non è uguale a nessun altra, mai.

Perché, al di là di tutte le sovrastrutture dietro alle quali ci possiamo nascondere, alla fine restiamo noi, semplici e "scoperti", e basta un sorriso o una stretta di mano per rompere il ghiaccio, mettendo da parte selfie, minigonne e rossetto.