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giovedì 7 gennaio 2016

#viaggi: Vienna, algida capitale asburgica


Eccomi di ritorno dal mio Capodanno viennese e, come promesso, oggi vi parlerò un po' di questo viaggio alla scoperta dei meandri più affascinanti dell'algida capitale austriaca. 
   Si tratta di una città che colpisce a primo sguardo per la notevole diversità rispetto al nostro Paese: ordine, pulizia e precisione regnano sovrani, i mezzi pubblici funzionano alla perfezione (cosa che, per un italiano, rappresenta sostanzialmente un'utopia) e spaccano il minuto, e un generale senso di rigore e benessere permea l'aria.
   Ne è stata una prova tangibile la gestione del Capodanno in piazza che, nonostante il numero altissimo di partecipanti, di tutte le età e nazionalità, ha retto perfettamente la pressione, e si è svolta nel migliore dei modi, con fuochi d'artificio, musica dal vivo, fiumi di birra e punch caldo, tanta allegria e voglia di divertirsi, magari anche danzando sulle note del celeberrimo Valzer viennese.
   Insomma, l'aura di timore per i possibili attentati è stata vinta dai buoni propositi per questo 2016, e nessuno è riuscito a guastare una festa con la F maiuscola.


Questa sensazione di tranquillità mi ha pervasa, direi molto piacevolmente, specialmente dopo un viaggio in treno di 12 ore circa, da Milano Centrale alla stazione di Wien Hauptbahnhof, ovvero la stazione centrale, più vicina al centro città.
   Un viaggio piuttosto lungo e scomodo, all'interno di cuccette più simili a loculi del cimitero che a letti veri e propri, ma pur di risparmiare un po' si fa questo e altro.
   Dopo esserci disfatti dei bagagli in appartamento, è iniziata la nostra piccola avventura: prima tappa il Castello di Schönbrunn, sicuramente il monumento più visitato dell’Austria, un complesso formato dal castello e dal parco, di impressionante bellezza e dimensioni: una vera e propria opera d’arte totale, trionfo del barocco, proprietà della potente famiglia Asburgo, dinastia di imperatori e sovrani, una testimonianza storica che si presenta quasi integralmente nel suo aspetto storico originale.
   Molto interessante la visita degli appartamenti e dei saloni di rappresentanza della famiglia imperiale nel castello, dagli arredi autentici, con particolare attenzione a quelle che furono le stanze dell'imperatrice Elisabetta, meglio nota come Sissi, bella, capricciosa, ribelle giovane donna dal temperamento indomito e, all'epoca, rivoluzionario, nel bene o nel male.
   E poi insomma, diciamocelo, noi nate tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta ci siamo cresciute con il cartone animato di Sissi, e chi di noi non ha sognato, almeno una volta, di infilarsi all'interno di quei vestiti sfarzosi/torture cinesi con tanto di bustino e sottogonne in crinolina? ;)


Qui, vi butto lì un piccolo consiglio di viaggio: per sopportare al meglio il freddo pungente (durante l'attesa per entrare al castello la temperatura era di 16 gradi sotto zero, con tanto di vento gelido), potete assaggiare il delizioso liquore di Mozart, al cioccolato bianco, fondente o al latte, disponibile anche all'interno del bookshop annesso a Schönbrunn. 

Seconda tappa, assolutamente d'obbligo, quella presso la cattedrale di Santo Stefano (Stephansdom) nel pieno del centro storico di Vienna: si tratta della cattedrale metropolitana di Vienna, un monumentale edificio simboli della città, un trionfo di gotico da lasciare senza fiato, veramente splendida.
   Entrando la sensazione di rigore, austera severità ed elevazione verticale ci riportano indietro nella storia, e ci catturano con un fascino senza tempo.


Il nostro viaggio, nei giorni a venire, è proseguito con la visita al Palazzo Imperiale dell’Hofburg con i suoi appartamenti sfarzosi, che permettono al visitatore farsi un’idea di come l’imperatore conduceva la sua vita quotidiana e gli affari di governo.
   Inoltre, nel Museo di Sissi è possibile osservare i tanti oggetti appartenuti all’imperatrice, e una piccola chicca, specialmente per gli appassionati, è costituita dal Museo dell’Argenteria, perfetto per ammirare il fasto della tavola imperiale.


Dopo questo tuffo nell'arte ci siamo inoltrati nella Domgasse n. 5, la via dove si trova l’unico appartamento abitato da Wolfgang Amadeus Mozart, della dozzina in cui visse a Vienna, rimasto in piedi fino ad oggi.
   Qui il compositore visse dal 1784 al 1787, una superficie complessiva di 1.000 metri quadrati che offre al visitatore l’occasione di familiarizzarsi con il mondo di Mozart, e con alcune delle sue opere più celebri, in un museo interattivo davvero interessante e coinvolgente.
   Una figura affascinante, interessante, divertente ed eccentrica al tempo stesso, sempre e comunque profondamente umana.

Ma quello che è forse il vero fiore all'occhiello del centro città è il Museo di Storia dell’Arte, ovvero il Kunsthistorisches Museum, che custodisce sin dal 1891 le immense collezioni del grande impero degli Asburgo.
   Qui è possibile ammirare tesori di inestimabile valore, tra cui la “Madonna del Prato” di Raffaello, l'”Arte del Dipingere” di Vermeer, i quadri delle Infanti di Velazquez e vari capolavori di Rubens, di Rembrandt, di Dürer, del Tiziano e del Tintoretto, oltre all'ampia collezione di opere egizie e romane.
   Perdetevi nelle sale di questo enorme museo, e non dimenticate di tenere sempre il naso rivolto all'insù: vedrete tutta la magnificenza di un apparato pittorico unico al mondo.






















Se volete rimanere a bocca aperta, proprio com'è accaduto a me quando ho iniziato a scorgerlo attraverso i pesanti cancelli, allora non potete perdere una lunga visita al Belvedere, un museo di incredibile bellezza, sia dal punto di vista architettonico e storico, sia per la quantità di opere in esso contenute, una su tutte il famoso dipinto di Gustav Klimt “Il bacio, insieme a molti altri capolavori di Schiele e Kokoschka, e non solo, opere che ornano sia il Belvedere superiore che quello inferiore, i due palazzi distinti che compongono il complesso.
   Inoltre, da non perdere anche l'orangerie (sede di numerose mostre di arte contemporanea) e il parco del palazzo, un tempo residenza estiva del principe Eugenio di Savoia.




















Un vero gioiellino è poi il piccolo palazzo della Secessione, dove potrete ammirare il “Fregio di Beethoven” di Gustav Klimt, un'opera lunga 34 metri che rappresenta una grandiosa interpretazione pittorica della Nona Sinfonia di Beethoven.
   Anche il palazzo in sé merita, immediatamente riconoscibile dalla cupola rivestita di foglie d'oro (chiamata dai viennesi "il cavolo d'oro"), simbolo rivoluzionario dell'altrettanto rivoluzionaria Secessione.


Infine, se vi trovate a Vienna, non lasciatevi sfuggire l'occasione di partecipare ad uno dei concerti di musica classica che si tengono all'interno delle numerose sale da concerto all'interno degli antichi palazzi del centro storico: qui potrete ascoltare le più celebri e belle melodie di Strauss, Mozart, Beethoven, Haydn e molti altri, vere e proprie colonne portanti della cultura locale.

Ma ora basta parlare di musei, arte e storia (anche se, come avrete capito, sono il mio pane quotidiano), e veniamo ad argomenti più veraci: il cibo.
   A chi mi aveva avvertita che avrei mangiato soltanto "schifezze", mi sento di rispondere con una sonora smentita: assaggiate la vera, originale Sachertorte (all'Hotel Sacher, mi raccomando, sono loro gli inventori di questa prelibatezza), lo strudel caldo con il gelato alla vaniglia, la Wiener Schnitzel, la deliziosa cotoletta viennese impanata, le carni saporite e infine il gulasch, davvero saporito.
   Non ve ne pentirete, garantito!



Nel complesso, una piccola vacanza decisamente piacevole, della quale mi sono rimaste, oltre alla quantità spropositata di fotografie e al bellissimo ricordo, anche un ricco bottino di Sacher, dolcetti alle castagne e palle di Mozart (tipici cioccolatini a base di cacao e marzapane),e la voglia di rifare la valigia e partire per il prossimo viaggio! ;)






lunedì 28 dicembre 2015

#Capodanno: La mansarda se ne va in vacanza...

Ebbene sì, il momento tanto agognato delle ferie è arrivato anche per me... e quest'anno, per festeggiare l'inizio del 2016, la Mansarda dei Ravatti se ne va in vacanza a Vienna, una delle capitali europee che meglio sa esprimere il clima festoso del Natale e del Capodanno.
   Un augurio di un sereno e scoppiettante anno nuovo, ci rivediamo il 4 gennaio, con un ricco reportage di quello che sarà questo mio piccolo viaggio.
   A presto, e buon Capodanno!


giovedì 24 dicembre 2015

#Natale - Caro Babbo Natale...



Quest'anno (come accade da un po' di tempo a questa parte, devo ammettere), la mia letterina a Babbo Natale resterà bianca.
   Non perché non desideri nulla, per carità, i desideri e i sogni ci saranno sempre, "finché porto le orecchie", per intenderci con un modo di dire che non ho mai capito se fosse tipico della mia famiglia o serravallese/ligure.

La mia letterina resterà bianca perché sono soddisfatta di quello che ho: una famiglia splendida, che sa darmi tutto ciò di cui ho bisogno, compreso un bel paio d'ali per spiccare il volo e sapermela cavare in ogni situazione; una persona accanto che mi ama, mi rispetta, mi comprende e della quale mi fido, che è forse la cosa più importante, una persona che brilla di quella luce forte che soltanto in pochi hanno (pur con tutti i suoi bei difettucci né!); delle amicizie speciali, non di quelle effimere, che durano il tempo di un'estate, ma di quelle che continuano, che ti accompagnano in tutte le stagioni della vita; tanti piccoli lavori che, pur non essendo particolarmente redditizi, sanno darmi tante soddisfazioni, e sono nati da scelte che rifarei mille volte ancora.

Insomma, questo Natale non voglio chiedere nulla, non voglio pensare alle cose che vorrei e che, magari, non ho ancora, no: questo Natale voglio godermi tutto ciò che ho di più bello, caro e prezioso, e posso dire di essere completamente, assolutamente, veramente FELICE.




lunedì 21 dicembre 2015

#libri - Non solo Tannenbaum, Patrizia Ferrando



Chi l'ha detto che le presentazioni dei libri si tengono in auditorium, librerie, saloni formali e affini?      
   Assolutamente no, le presentazioni dei libri si possono tenere anche in una pasticceria, com'è successo lo scorso venerdì, in occasione della nascita del volumetto "Non solo Tannenbaum", scritto da Patrizia Ferrando, giornalista e scrittrice locale di Arquata Scrivia.
 
La location, il bar pasticceria Carletto di Novi Ligure, storico locale che vanta la miglior cioccolata del novese, con tanto di deliziosi pasticcini annessi; l'argomento, il Nataleça va sans dire, e più nello specifico il simbolo per eccellenza di queste festività, l'albero di Natale.






Un piccolo libro che nasce dalla voglia di divertirsi e dalla voglia di raccontare un argomento tanto amato dall'autrice, che ha scelto volontariamente di tralasciare l'argomento "presepe", eccessivamente ampio, che avrebbe meritato un volume a parte.
   Una chiacchierata piacevole e salottiera, intima e gioiosa, che si è aperta con il racconto della genesi della passione per la scrittura che caratterizza Patrizia, con l'immagine di lei bambina, di appena 5 anni, e del suo rapporto particolare con le fiabe: tanto amate alcune, quanto fonte di disagio altre, una su tutte
"La piccola fiammiferaia".
 
Una bimba che amava raccontare a sua volta le fiabe, modificandone il finale a proprio piacimento, manifestando già in tenera età una notevole propensione per la scrittura, e una fervida immaginazione (se vi siete incuriositi, sappiate che nella sua nuova versione la piccola fiammiferaia veniva salvata e portata in una casa con un bellissimo albero... vi dice nulla?).

Patrizia, di origini genovesi, inizia il suo excursus dalla versione più tradizionale dell'albero di Natale, quello fatto con alloro e ginepro, per arrivare al classico e intramontabile abete (compreso quello sintetico), che lei ogni anno decora seguendo un tema ben preciso e sempre diverso.
   Esatto, avete capito bene: un albero di Natale che diventa sinonimo di albero della vita, che contiene e racchiude tutte le testimonianze della vita e della famiglia dell'autrice, come accade a tutti noi, che conserviamo gelosamente veri e propri cimeli familiari, talvolta anche molto antichi, splendido pretesto per ricordi e momenti di bellissima condivisione.

Tornando all'albero tematico, Patrizia ce ne propone davvero di ogni tipologia, da lei stessa realizzati nel corso degli anni, tra cui i temi Vittoriano, con angeli, country, patchwork, con mele e corteccia, provenzale, toscano, Shabby Chic, musicale, steampunk, rockabilly, suq, boudoir, ecopelliccia, fattoria e moltissimi altri, tutti da scoprire.

Ma quando è nata questa passione? "Ho preso il controllo dell'albero di Natale di casa - ricorda scherzosamente l'autrice - durante la quarta Ginnasio, quando ho proposto il mio primo albero strano, se così si può definire, ovvero quello a tema musicale, che amo particolarmente. Da lì ho iniziato ogni anno a cercare idee, senza necessariamente prendere ispirazione dalle vetrine natalizie, ma semplicemente dalla quotidianità, come le stagioni, i libri, la natura, ecc".

Alla mia domanda su quali fossero i suoi ricordi più significativi legati al periodo natalizio, Patrizia ne ha ricordati due, davvero speciali: "Il primo è legato all'infanzia, avevo 4 anni circa, e conservo il ricordo di uno splendido Natale dal sapore Ottocentesco, arricchito dall'occasione del fidanzamento di mia cugina e da moltissimi parenti, al punto da dover preparare la tavola delle feste nell'ingresso della nostra casa genovese, enorme e incredibilmente imbandita. Per quanto riguarda il secondo, avevo 24 anni, fu un anno caratterizzato da una grande gelata, che impedì ai nostri parenti di raggiungerci: per questo trascorremmo il Natale a casa io e i miei genitori, guardando "Il piccolo lord" e passando una dolcissima giornata".



Insomma, abbiamo appurato che il Natale trascende il significato prettamente religioso, e anche quello consumistico, fortunatamente: il Natale è condivisione, calore, voglia di stare insieme alle persone care. 

Infine, concludiamo questa nostra chiacchierata con una piccola curiosità letteraria: sapete quando comparve il primo albero di Natale nella storia della letteratura? Ne "I dolori del giovane Werther" di Goethe, dove l'atmosfera natalizia contribuiva alla malinconia del tormentato protagonista.
   A questo punto non resta che augurarvi buone feste, e non lasciatevi sfuggire questo libello a tutto Natale!!! ;) 

martedì 8 dicembre 2015

#Natale: luci, colori, ricordi d'infanzia e profumo di neve



Se siete di quelli che "Il Natale è solo shabby chic, un rametto dentro una boccia e via, l'addobbo minimal è pronto", allora non leggete questo post, non è pane per i vostri denti. Sarò poco oggettiva, sarò assolutamente di parte e testardamente categorica come al solito, ma per me il Natale è luce, colore a profusione, allegria, opulenza, e non parlo di soldi (di quelli pochetti, mannaggia la pupazza!), ma di addobbi e decorazioni che, a mio modesto parere, non bastano mai, a costo di sembrare pacchiana o eccessivamente vistosa.


Da sempre, a casa mia, Natale vuol dire tutto questo: già ai primi di dicembre non resistiamo alla tentazione di andare a recuperare gli scatoloni sparsi tra soffitta, cantina e garage, aprirli tutti insieme (cane compreso), e ogni anni veniamo meno alla promessa fatta solennemente il Natale precedente, ovvero: "Questa è l'ultima pallina che compro, giuro, non ce ne stanno proprio più".
 


A furia di ripetere questa frase, anno dopo anno, l'albero è gradualmente sparito, inghiottito dalla quantità impressionante di addobbi, angioletti, le classiche palline, quelle in vetro che vengono trattate come vere e proprie reliquie, pupazzetti di neve e piccoli, dolcissimi Babbi Natale, ed è rimasta una piramide di luce che, ad ogni sguardo, ci scalda il cuore e infonde quell'atmosfera magica che solo il Natale sa donare.

Detto da una che, con la religione, non ha esattamente un rapporto idilliaco, può sembrare insensato, addirittura contraddittorio, e forse è vero.
   Ma lo ammetto senza problemi, io del Natale amo il significato, a prescindere dalla connotazione religiosa: amo la gioia di quest'atmosfera festosa, amo il ritrovarsi con la famiglia davanti a una tavola imbandita, amo lo scambio reciproco dei doni, un momento emozionante e carico di aspettative nel tentativo di stupire e rendere felice la persona che abbiamo di fronte, amo il profumo, amo lo stare insieme a giocare a tombola, l'arrivo di Gesù Bambino e Babbo Natale, ai quali il mio fratellino crede ancora, e che aiuta a mantenere inalterata la magia della notte del 24, amo il calendario dell'avvento con un piccolo pensiero ogni giorno, gli abbracci, i baci, i biscotti al pan di zenzero e i giretti per i mercatini della zona.

Insomma, il Natale mi emoziona ancora, e mi fanno un tristezza incredibile tutti coloro che attendono con ansia la fine delle feste, quelli che sbaraccano gli addobbi il giorno dell'Epifania, tanto per togliersi il fastidio, quei maledetti centri commerciali che ci rubano l'atmosfera natalizia addobbando le loro vetrine ad ottobre ed eliminando qualsiasi traccia festiva ancor prima del fatidico 25.

Lasciatemi essere per nulla obiettiva, per una volta: non mi venite a dire che un rametto secco e anche un po' stitico, una pigna rachitica, mezza pallina bio-eco-sostenibile-biodegradabile-e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta vi fanno sentire a casa, dai, non ci credo.
   Diciamo che sono più comodi, ci vuole meno a farli e poi anche a disfarli ma, spesso e volentieri, proprio nun se possono guardà.

E allora, ecco qual è la mia concezione di "addobbo natalizio", dopo tutto questo spiegone non potevo non darvene una prova tangibile! ;)