La magia, specialmente quando ti ci imbatti in giovane età, ti rimane dentro a lungo, latente negli anni, anche quando piccino non lo sei più.
A me è ciò che è accaduto con il mondo di Harry Potter, ma soprattutto con la penna di J.K. Rowling, una delle poche autrici contemporanee capaci di creare, con semplicità e freschezza, un universo magico parallelo, estremamente concreto, che ha conquistato milioni di ragazzi della mia generazione in tutto il mondo.
E, se ho amato follemente la saga del maghetto con la cicatrice, sia letteraria che cinematografica, ho amato altrettanto Animali fantastici e dove trovarli, perché la Rowling anche stavolta ce l’ha fatta.
Infatti è riuscita a distaccarsi dalla scia (che sarebbe stata troppo semplice) di Potter pur mantenendo indispensabili punti di contatto, ha dato vita a personaggi completamente nuovi, costruiti da zero, ma con una profondità psicologica davvero vincente, immersi in quell'atmosfera meravigliosa che abbiamo imparato a conoscere a menadito.
Rowling, che è anche sceneggiatrice della pellicola, riesce a far calare lo spettatore nel mondo magico newyorchese, fatto di nuovi luoghi, oggetti e personaggi bizzarri, stravaganti, ma perfettamente inseriti nel contesto. Per non parlare delle creature magiche, ovviamente.
Alla regia troviamo David Yates, che inserisce il suo tratto distintivo, lo humour, all'interno della narrazione, rendendola fluida e gradevole, pur mantenendo sempre intatti i temi cari all’autrice, come la violenza sui minori e la discriminazione razziale.
La sceneggiatura è brillante, i protagonisti fantastici: un Eddie Redmayne molto preciso nella caratterizzazione del personaggio di Newt Scamander, che si apre lentamente con lo svolgersi del film, un grandissimo è Dan Fogler, nella parte del babbano Kowalski, che non solo fa dannatamente ridere ma rappresenta lo spettatore stesso, con il suo genuino stupore alla vista del mondo magico e la sua tristezza all’idea che le porte di tutto ciò non ci verranno mai aperte.
Un discorso a parte lo meritano gli effetti speciali. Le creature magiche presenti nel film sono riprodotte con un realismo incredibile e un’imponente bellezza che non possono lasciare indifferenti.
Animali fantastici e dove trovarli avrebbe potuto giocare facile sull’effetto nostalgia, eppure i rimandi a Hogwarts e dintorni si contano sulle dita di una mano, e io ne sono immensamente felice.
Di tutto un po', arte, libri, fotografia, musica, viaggi e tanto, tanto altro...
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lunedì 19 dicembre 2016
mercoledì 19 ottobre 2016
#libri: Harry Potter e la maledizione dell'erede, J. K. Rowling
Sono passate appena tre settimane dall'uscita in Italia dell'ottavo capitolo della saga di Harry Potter, La maledizione dell'erede, ed è bastato un solo, scarno volume per mutare un fulgido esempio di fenomeno mondiale della letteratura per ragazzi (e non) in pretesto, palesemente commerciale, per fare della scadente subcultura pop.
J.K. Rowling questa volta ha, purtroppo, mancato completamente il bersaglio, proponendo ai suoi fedeli, per non dire devoti, lettori un volume che si distacca nettamente dalla qualità e dalla bellezza, sicuramente poetica, dei volumi precedenti: un testo che non è romanzo ma adattamento di una sceneggiatura teatrale, una forma ardua, difficile da proporre al lettore che, se in alcuni casi potrebbe diventare accattivante, in altri, come questo, distrugge tutto il fascino della narrazione e dello svolgimento della trama.
E, a proposito della trama, scritta dalla stessa Rowling in collaborazione con gli sceneggiatori, autori e registi britannici Jack Thorne e John Tiffany, presenta spunti encomiabili, nonché i tratti cardine della poetica dell'autrice, amicizia, buoni sentimenti, coraggio, voglia di rivalsa, riscatto, perdono, assoluzione, tuttavia non prende il volo, non riesce a mantenere la magia che il lettore si sarebbe aspettato (e avrebbe preteso, a giusta ragione).
La magia e la suggestione delle ambientazioni, le descrizioni dettagliate e succose che hanno caratterizzato e reso celebri i sette volumi precedenti sono completamente sopite, ma il delitto maggiore è stato compiuto, forse, nei confronti dei personaggi: Potter, Weasley, Granger divenuti loro malgrado mere comparse esasperate nella loro caratterizzazione più estrema, le nuove leve (Albus e Scorpius, rispettivamente figli di Harry Potter e Draco Malfoy) ridotti ad una raffigurazione semplicistica, capovolta, dei genitori, uno capriccioso e stucchevolmente ribelle, l'altro totalmente privo di fantasia (come, del resto, gli autori), i buoni troppo buoni, i cattivi troppo cattivi, tutto troppo semplice, scontato, insomma.
Manca lo smalto, specialmente considerando che, i veri appassionati del mondo di Hogwarts, conoscono a memoria ogni battuta, ogni caratteristica dei propri personaggi preferiti, riescono persino a penetrare nella psicologia di ciascuno di loro, e questo soltanto grazie al meticoloso lavoro da cesellatore della Rowling dei bei tempi che furono; lavoro che, questa volta, è venuto completamente meno anche nello stile narrativo, più spiccio e grossolano.
Nel complesso, qualche barlume di positività in un mare di stereotipi, colpevole di aver spezzato una magia lunga quasi vent'anni e i sogni di milioni di lettori in tutto il mondo.
"Questo articolo è apparso su Paper Street in data 17/10/2016. Per gentile concessione".
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/harry-potter-e-la-maledizione-dellerede-j-k-rowling.html
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