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mercoledì 13 luglio 2016

#viaggi: Marche, un gioiellino tutto da scoprire

'Arieccomi di ritorno, fresca (si fa per dire...) e riposata dopo una bella vacanza nelle splendide Marche, terra ancora non particolarmente conosciuta ma assolutamente da scoprire e (ri)scoprire.
   Come sempre, il mio appello ad esplorare le bellezze che il nostro Paese, l'Italia, ci offre, è ancora valido: non dico di non avventurarsi verso lidi esteri più lontani, ma conoscere a fondo le bellezze nostrane è senz'altro un plus da non lasciarsi sfuggire.

Detto questo, anche stavolta vi proporrò un breve resoconto del mio viaggio, condito da qualche consiglio per godersi al meglio questa bellissima regione del centro Italia ricca di storia, bellezze paesaggistiche, ottima cucina e grande ospitalità. 

Piccolo consiglio iniziale: se decidete di viaggiare in auto (perlomeno dal nord Italia), mi raccomando evitate le ore più calde, dalle 11 alle 15 circa: il viaggio potrebbe diventare veramente pesante anche a causa del traffico nella zona di Bologna, e pregiudicare la prima giornata delle vostre tanto agognate ferie.

E allora gambe in spalla alle prime luci del mattino e, nel nostro caso, direzione Pesaro: ridente cittadina di mare, tranquilla ma ricca di attrattive al punto giusto, offre una notevole scelta di appartamenti e strutture ricettive a prezzi decisamente onesti e competitivi.
   Ovviamente, a meno che non siate amanti della vacanza esclusivamente a base di mare - sole - spiaggia (cosa che non fa proprio per me...), una settimana qui potrebbe diventare leggermente monotona, per cui il consiglio è quello di utilizzare Pesaro come punto di partenza per visitare più luoghi possibili, nei limiti di tempo a disposizione.


Dicevo, Pesaro possiede un bel centro storico molto pittoresco, con negozi, locali e gelaterie decisamente stuzzicanti, spiagge perfettamente attrezzate, ma anche qualche vera e propria chicca per i malati di storia e arte come la sottoscritta: imperdibili la Cattedrale, con i suoi pregiati mosaici, il Museo Civico a Palazzo Mosca, la casa del grande musicista e compositore Gioacchino Rossini, la domus romana ben conservata nella suggestiva Via dell'Abbondanza, la Biblioteca di San Giovanni e molto altro. 
   Cliccando qui troverete, inoltre, un'utilissima guida della città, completamente gratuita.


Ma potevo forse fermarmi qui? Giammai, e infatti secondo giorno subito a Urbino, non resistevo più.    E la mia attesa è stata ampiamente ripagata in termini di bellezza: un centro storico unico al mondo (non per niente è patrimonio dell'Unesco), un profilo inconfondibile che si staglia contro il cielo con guglie, pinnacoli, torri maestose e tetti dai colori caldi e accoglienti.

Non aspettatevi la maestosità e l'opulenza di città d'arte come Roma, Firenze o Palermo: Urbino, come spesso accade alle città di Umbria e Marche, possiede una bellezza più misteriosa, tutta da scoprire esplorandone le vie e i sentieri più reconditi.
   Se vi trovate da queste parti (e se siete nelle Marche non potete non farci un salto) non lasciatevi sfuggire gli angoli e i luoghi più rappresentativi della città, da Palazzo Ducale (visitatelo al suo interno, e non ve ne pentirete) alla Galleria Nazionale delle Marche che occupa ben 80 sale di questo maestoso edificio (e che presenta opere di artisti del calibro di Piero della Francesca, Raffaello Sanzio Tiziano, Paolo Uccello e Orazio Gentileschi), dalla casa natale di Raffaello all'oratorio di San Giovanni con il suo splendido ciclo di affreschi opera di Lorenzo e Jacopo Salimbeni, dal Duomo di Urbino, con il relativo Museo del Tesoro e le sue suggestive Grotte sotterranee, al teatro dedicato proprio a Raffaello.




















E, già che vi trovate nei paraggi, imperdonabile non dedicare una gita al bellissimo borgo medievale di Gradara, perfettamente conservato anche grazie al restauro conservativo avvenuto negli anni '20 del Novecento, un tuffo nella storia che ci riporta proprio alla triste e romantica vicenza dei danteschi Paolo e Francesca.
   “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona“.
   Ve li ricordate? Lui era Paolo Malatesta, e lei era Francesca da Polenta.

















Proseguendo nel nostro viaggio arriviamo a Fano, una manciata di chilometri da Pesaro, cittadina dal bellissimo centro storico di chiare origini romane; lo capiamo subito dall'imponente arco di Augusto che ci accoglie in città lungo la via Flaminia, per poi proseguire ammirando, tra le altre cose, le logge di San Michele e l'omonima chiesa, Piazza XX Settembre con la bellissima fontana della Fortuna e il Museo Civico con la Pinacoteca, Palazzo della Ragione, la piazza alla Corte del Palazzo dei Malatesta con la loggia del Sansovino, nonché le splendide chiese di San Paterniano, San Pietro ad Valium e Santa Maria Nuova. 

Ma Fano possiede anche un litorale sabbioso e un mare da bandiera blu, per cui alla visita in città potrete alternare anche un bel tuffo tra le onde del mar Adriatico, che qui si presenta decisamente più pulito e meno affollato rispetto alla vicina Emilia Romagna. 



Ovviamente dai giorni dedicati al mare non si poteva proprio prescindere, specialmente con la calura che caratterizza queste zone, tuttavia, se avete voglia di percorrere qualche chilometro in più, non perdete una visita anche alle città di Ancona ma soprattutto Ascoli Piceno: se la prima risulta un po' più conformata alle moderne località costiere e ha perduto un po' del suo fascino più antico (anche se il Duomo, che torreggia su un belvedere particolarmente suggestivo, è assolutamente da non perdere), la seconda ha conservata intatta tutta la sua bellezza.


























Rimarrete abbagliati dalla bellezza della Piazza del Popolo, cuore pulsante della città, su cui affacciano la Chiesa di San Francesco, il Palazzo dei Capitani del Popoli, splendide case medievali e antichi portici.

Piazza del Popolo è, giustamente, considerata una delle piazze più belle d’Italia, anche se la vicina Piazza Arringo insidia il suo primato; infatti qui troverete il Palazzo dell’Arringo, sede della Pinacoteca Civica, il Duomo di Sant’Emidio, il Battistero di San Giovanni e il Palazzo Episcopale con il Museo Diocesano.

















E arriviamo ora alla chicca che ho tenuto verso il fondo, come un vero e proprio coup de théâtre: la visita alle Grotte di Frasassi, nel comune di Genga.
   Entrare in queste grotte è un po' come perdersi all'intero di un mondo parallelo, un universo fatto di pura bellezza e suggestione, un incontro viscerale con la parte più profonda della nostra terra: quanta perfezione può celare la natura?
   Ecco, questo ne è un perfetto esempio, da mozzare il fiato.
L'Abisso Ancona è la prima parte della grotta che visiterete durante il tour guidato, nonché la prima area apparsa ai suoi scopritori, che ha preso il nome della loro città di provenienza.
   E' un'enorme cavità, tra le più grandi in Europa e nel mondo, dalle dimensioni incredibili: 180 metri di lunghezza, 120 metri di larghezza e 200 metri di altezza.
   Pensate, per rendere meglio l'idea, che potrebbe contenere al suo interno l'intero Duomo di Milano!


Al centro della sala domina l'imponente gruppo di stalagmiti millenarie denominate "I giganti" (diametro: 2 mt - 5 mt, altezza: 1,50 mt - 20 mt), le più importanti stalagmiti della grotta.
   Altro ambiente particolarmente suggestivo è rappresentato dal Gran Canyon, con i suoi crepacci profondi e il laghetto che propone al visitatore un ammaliante gioco di specchi e riflessi.

Il biglietto intero costa 15,50 euro, ma ne vale assolutamente la pena: un'ora e mezza di visita guidata (attenzione alle temperature, 14 gradi con il 98% di umidità anche in estate) più la possibilità di visitare, sempre con lo stesso biglietto, la benedettina Abbazia di San Vittore e l'annesso Museo Speleologico. 



Insomma, direi che tutto questo si commenta da sé, a corredo di ciò che ho detto posso soltanto inserire qualche immagine, che spero possa rendere, anche soltanto in minima parte, tutta la bellezza di questa regione.

Come sempre, apro una parentesi del tutto culinaria: nelle Marche, oltre a visitare luoghi splendidi, avrete anche la fortuna di assaggiare una cucina particolarmente ricca e saporita, che spazia dal pesce (specialmente nelle zone costiere, dove potrete assaporare ottime fritture di mare, lo stoccafisso all'anconetana, il brodetto di pesce e molto altro) alla carne (spesso accompagnata da porcini e dall'immancabile tartufo nero), senza tralasciare la pasta fresca di produzione locale e la crescia, una piada sfogliata farcita con salumi, formaggi (specialmente il tipico formaggio di fossa) e verdure.


Rifatevi gli occhi, concedetevi qualche peccato di gola e godete appieno della bellezza che le Marche sanno offrire e, se non l'avete ancora fatto, prenotate subito una vacanza in questo piccolo angolo di paradiso tricolore! ;) 

lunedì 3 agosto 2015

#viaggi: Camogli, un borgo d'incanto

Camoggi (in italiano Camogli, ma è così che la chiamano i suoi abitanti) è uno dei luoghi più belli e incantati che esistano sulla Madre Terra. 

Ok, ammetto che, forse, potrei essere un po' di parte perché, per questa regione così aspra quanto suggestiva e magica chiamata Liguria, provo un amore che va ben oltre l'immaginabile.



Infatti, per quanto io giri o viaggi in lungo e in largo, il bisogno di ritornare in questi luoghi si fa sempre sentire, è una sorta di richiamo che corre sottopelle e nelle vene, non so se sia per il mare, il fascino dei borghi abbarbicati sulla roccia, il profumo del polpettone e del fritto misto o una combinazione dei vari elementi uniti insieme.


Tutto questo preambolo per accompagnarvi, anche stavolta attraverso immagini (le foto sono tutte scattate da me con la mia fedele Reflex alla mano!) e parole, in un breve percorso per il borgo di pescatori per eccellenza, giusto ieri vestito a festa per accogliere le celebrazioni della Stella Maris. 


A parte l'angoscia iniziale per la strenua ricerca di un parcheggio (armatevi di pazienza, prima o poi lo troverete), appena arrivi a Camogli ti si apre il cuore: le vie sono quelle tipiche dei paesi liguri, una centrale un po' più ampia, e subito un dedalo di caruggi stretti, dove i palazzi antichi sembrano sfiorare le loro cime, in un abbraccio che avvolge il turista e lo lascia senza parole.



Io credo che sia proprio questo senso di raccoglimento a rendere speciali queste viuzze: se voi siete tra quelli che le considerano opprimenti (qualcuno c'è, ebbene sì), sappiate che vi toglierò il saluto prima ancora di avervi conosciuti.



Insomma, dopo una capatina d'obbligo alle bancarelle del centro, è bellissimo inoltrarsi nei vicoli, unico rischio quello di sbucare a casa di qualcuno, ma poco male, il ligure medio non è poi così burbero come viene puntualmente descritto.


Quando passeggiate in un qualsiasi paese della Liguria, sappiate che perdersi è praticamente impossibile: qualsiasi strada in discesa vi condurrà dritti dritti al mare, non si può sbagliare. E anche in questo caso è così: imboccate una delle anguste scalette e vi ritroverete, dopo una cinquantina di gradini, direttamente al porticciolo, dai colori davvero splendidi: un mare blu e profondo, barche di ogni colore, dimensione e tipologia, che dondolano dolcemente ormeggiate alla riva, circondate da una cornice di antichi palazzi dalle facciate dipinte.  






Casomai non si fosse ancora capito, io sono una di quei fieri sostenitori della riscoperta del nostro BelPaese, un gioiello troppo spesso ignorato e maltrattato.
Sarò poco tollerante, ma non sopporto coloro che privilegiano l'estero a tutti i costi, e poi magari non conoscono la propria terra, snobandola soltanto perché a portata di mano.

Abbiamo la fortuna e il privilegio di abitare un Paese che custodisce tesori inestimabili, anche se non ce ne rendiamo abbastanza conto, ormai ci abbiamo fatto l'abitudine.
   Nulla di più sbagliato. 
Non abituiamoci mai alla bellezza, stupiamoci ogni giorno, meravigliamoci ogni istante per ciò che abbiamo ricevuto in dono, e che abbiamo il dovere di proteggere e salvaguardare.



Proseguiamo questo piccolo tour fino alla punta più estrema del borgo che, uscendo dai caruggi, ci porta al suggestivo Castello della Dragonara, chiamato anche Castel Dragone: un forte a guisa di guardiano di Camogli e dei suoi abitanti, in parte distrutto ma che conserva ancora tutta la sua fiera bellezza.



E, dopo questo assaggino, arriviamo al motivo per cui mi è venuta voglia di scrivere qualche riga su Camogli: la celebrazione della Stella Maris, festeggiata ogni prima domenica di agosto, in onore della Madonna protettrice dei marinai, la Stella del Mare appunto, raffigurata anche in un mosaico ritrovato all'interno della Chiesa di San Nicolò di Capodimonte, risalente al 1400. 

La festa si svolge in diversi momenti: al mattino il parroco, sulla prua del Dragun, la barca addobbata a festa che sta in cima alla processione navale, rende omaggio all'altare che si trova sulla spettacolare Punta Chiappa, una processione sul mare che rende questo momento ancora più bello e solenne. 
La sera, poi, è il momento clou: torna il Dragun, illuminato a festa, seguito da canoe e barchette anch'esse luminose, punti luce in mezzo al brillio del mare, un velluto nero cosparso di piccole lanterne che sembrano stelle, fatte galleggiare a pelo dell'acqua dai presenti come messaggio di buon auspicio. 





Il mare e il cielo sembrano invertiti, si mescolano e si dissolvono l'uno nell'altro, in una magia davvero unica, illuminata da un tramonto che, pian piano, lascia il posto alla notte.

mercoledì 22 luglio 2015

#viaggi: Salento, dove il mare è più blu...

Quando sono stata in Salento, circa 3 settimane fa, la prima cosa che mi sono sentita dire da un pugliese Doc è stata: "Chi viene in Salento piange due volte: la prima, quando arriva, per l'emozione che suscitano paesaggi come questi; la seconda, quando se ne va, perché piange il cuore a lasciare queste terre incantate". Da buona, scettica piemontese, mi sono detta: "Si vabbè, ho visto anch'io su internet che bei posti ci siano, altrimenti non sarei manco venuta, ma adesso non esageriamo...".

E invece oggi, a distanza di un po' di tempo, mi devo ricredere: in effetti il Salento, e più in generale il Mediterraneo, ti lasciano qualcosa dentro, una sensazione difficile da descrivere a parole, una sorta di dipendenza che ti spinge sempre a tornare. Una sorta di mal d'Africa, ma in versione mediterranea. 

Se anche voi state per intraprendere una vacanza in Puglia, oppure siete indecisi sulla meta da scegliere per le vostre ferie, allora questo piccolo itinerario che vi propongo potrebbe aiutarvi a prendere una decisione (propendendo per il sì, ovviamente!). 

Non appena ho messo piede a Lecce (dopo un estenuante viaggio in treno di circa 12 ore... chi me l'ha fatto fare, con l'areo che ci mette poco più di un'ora? Il fidanzato ferroviere...), è stato subito un colpo di fulmine: il fascino tutto barocco che pervade questa città ha davvero qualcosa di magico, e unico nel suo genere; non per niente, quando si studia storia dell'arte, il barocco leccese è un caso a parte, va da sé. 
Influenze greche, monumentali colonne, capitelli dorici a profusione, uno stile classico che incute rispetto e ammirazione soltanto a guardarlo, il tutto scaldato dalla bellezza della "pietra leccese", un materiale durissimo e poroso al tempo stesso, di un candore sporco e luminosissimo al tempo stesso, che dona un senso di ariosità impressionante in una città così densamente popolata. 


E dalla ieraticità greca si passa subito, addentrandosi nel dedalo di vicoli e stradine del centro storico, all'opulenza tipica del Barocco locale, e specialmente del Tardo Barocco. Un esempio? Il Duomo, intitolato a Santa Maria Assunta. Una piccola curiosità: al suo interno è custodita, oltre ovviamente a pregevoli opere di maestranze leccesi, una lanterna, quella di Sant'Oronzo, considerata miracolosa: ancora oggi gli abitanti più anziani toccano l'olio al suo interno che, come narra la leggenda, sarebbe in grado di tener lontane le malattie. 


Se vi trovate a Lecce, non potete non fare una capatina anche nelle altre splendide chiese cittadine, una su tutte quella di Santa Croce, con il suo magnifico rosone simbolo della città salentina...


Se guardate bene, vedrete il volto della giovane distrutta dal dolore. 
Ciò che mi ha colpito di questa città, oltre alla sua bellezza innegabile, è la quantità di aneddoti incredibili che si imparano standoci anche sol un giorno, basta saperla "ascoltare", e aver voglia di conoscerla a fondo. Ce n'è uno, particolarmente dolce e triste, che ricordo con commozione: la storia della rivalità tra due famiglie degenerata quando, tra i due primogeniti delle rispettive casate, scoppiò un amore profondo e irresistibile, accentuato dal fatto che i due giovani, abitando di fronte, potevano vedersi ogni giorno, dalle rispettive finestre. Le continue faide familiari spinsero la giovane al suicidio, e allora il giovane prese una decisione estrema: fece scolpire, sullo spigolo del muro della propria abitazione, una piccola testa femminile, in modo che la famiglia della ragazza la vedesse quotidianamente e potesse struggersi nel dolore di aver causato la morte di un'innocente fanciulla innamorata.  


Ma basta parlare di Lecce, anche se potremmo proseguire all'infinito. 
Sì, perché il Salento non è soltanto arte, cultura e monumenti pregevoli, ma anche paesaggi naturali davvero mozzafiato, di una bellezza davvero impressionante. 
Infatti, mentre percorrevo le strade assolate e profumate di ulivi, continuavano a tornarmi alla mente le parole di una delle mie canzoni preferite, "Mediterraneo" di Mango (sì, ascolto rock e metal principalmente, ma la poesia che sapeva trasmettermi Pino Mango con le sue canzoni non l'ho mai più provata, lo ammetto):
Bianco e azzurro sei 
con le isole che stanno lì 
le rocce e il mare 
coi gabbiani 
Mediterraneo da vedere 
con le arance 
Mediterraneo da mangiare 
con le chiese 
Mediterraneo da pregare 
Siedi qui 
e getta lo sguardo giù 
tra gli ulivi 
l'acqua è scura quasi blu 
Insomma, una suggestione continua, che ti porta da Santa Cesarea Terme, con le sue architetture di influenza araba e moresca, a Santa Maria di Leuca dove, secondo la leggenda, si incontrano i due mari, Ionio e Adriatico, con le sue chiese candide e il faro che domina la scogliera, fino ad arrivare a Punta Palascìa, il punto più orientale d'Italia, dove sorge il sole un po' prima rispetto al resto del Paese.
E ancora Otranto, con il Castello Aragonese e il centro storico antico che sembra una bomboniera tanta è la sua perfezione, Gallipoli che, a differenza del pensiero comune, non è soltanto un luogo pieno di discoteche e locali notturni, ma possiede un borgo antico molto particolare, e Porto Badisco, dove sarebbe sbarcato Enea, in fuga da Troia assediata e distrutta, in compagnia del padre Anchise e del figlioletto Ascanio.

Per quanto riguarda il mare, non c'è nemmeno bisogno di parlarne: acqua cristallina, di una purezza impressionante, sabbia bianca e finissima in località più turistiche come Marina di Pescoluse e Punta Prosciutto (nei pressi di Porto Cesareo), ma anche di un blu cobalto intensissimo, nelle parti più rocciose, come la già citata Palascìa, come non avevo mai visto.

A picco su Otranto...
Angolo suggestivo di Santa Cesarea Terme

Il faro di Punta Palascìa
Una soleggiata Gallipoli
Insomma, storia, cultura, natura incontaminata, bellezza e, dulcis in fundo, una cucina che merita una menzione a sé: andare in Puglia e non assaggiare i pasticciotti, le orecchiette con le cime di rapa o la ricotta e il pomodoro fresco, il caffè in ghiaccio con latte di mandorle, è un vero e proprio delitto.
Quindi, mi raccomando, onorate le usanze e la cucina locali, se siete di quelli che, quando sono in vacanza, si lanciano sul primo McDonald's che trovano, allora questo blog non fa per voi! ;)

Spero di avervi proposto una prospettiva interessante su questa terra, alla prossima con nuove mete tutte da scoprire!