Una New York anni anni Cinquanta fumosa, frenetica e piena di vita.
Una giovane commessa che coltiva, con timida passione, un sogno nel cassetto, quello di diventare fotografa professionista per il New York Times.
Una ricca signora della East Coast, annoiata da un marito egocentrico e da una società preconfezionata venata di profonda ipocrisia.
Una passione travolgente, tutta al femminile, capace di spazzare via la noia, la rabbia, le frustrazioni di un mondo che sembra fatto, solo ed esclusivamente, a misura d'uomo.
Questi sono gli ingredienti di Carol, pellicola del 2015 candidata agli Oscar e diretta da Todd Haynes, un film drammatico intenso, delicato ed estremamente raffinato, una miscela perfetta che ci mostra come, sul grande schermo, non sia poi così impossibile confezionare un prodotto di altissima qualità e ineccepibile bellezza.
Nonostante questo, se ne sono sentite di tutti i colori in proposito, stroncature comprese: film noioso, privo di scene memorabili, buonista, specchio di un caratterizzazione dei personaggi finta, fasulla, eccessivamente stereotipata.
Fesserie.
Gente, siamo negli anni Cinquanta, ovvio che l'atmosfera abbia un non so che di patinato, ma è proprio questo il suo bello: vedere una scena d'amore intensa tra queste due donne coraggiose, vederle sfidare la sorte e i tempi, non ancora maturi, fregandosene altamente di ciò che pensano i vicini e i parenti bigotti, non avrebbe avuto lo stesso effetto se, a fare da contorno alla vicenda, ci fosse stata una New York del ventunesimo secolo.
Anche a livello prettamente estetico, l'effetto retrò è assolutamente voluto: infatti il film è girato in pellicola, senza postproduzione digitale, con luce naturale, tanto che, osservando con attenzione, in molte scene in penombra si vede una grana imperfetta, a cui non siamo più abituati.
I grandangoli sanno tenere i personaggi saldamente immersi negli ambienti e nei contesti, la fotografia è impeccabile come anche i costumi e le scenografie, che ci mostrano la fortissima distanza dai Fiftie's di Happy Days e Grease e dalla loro atmosfera scanzonata.
Memorabile, a questo proposito, una delle scene iniziali, apparentemente priva di importanza: Carol entrando nel grande magazzino di giocattoli dove lavora Therese, si ferma a guardare, come ipnotizzata, l'ossessivo percorso di un trenino, metafora del loop nel quale la donna è imprigionata, quello delle buone maniere, del "parere degli altri", di un'esistenza fine a se stessa alla quale rimane incatenata soltanto per il bene della figlioletta.
Linearità, coerenza d'intenti e compostezza narrativa sono, a mio parere, punti a favore della pellicola, sottilmente psicologica, appetibile, certamente, per un pubblico non di massa.
E poi, arriviamo alla canonica ciliegina sulla torta del dulcis in fundo: vogliamo parlare delle due protagoniste?
Su Cate Blanchett c'è ben poco da dire: perfetta. Incredibilmente perfetta. Unica, oserei dire, una signora del cinema che riesce a cavalcare qualsiasi tipologia di film con una classe da paura.
E da lesbica è pure sexy come non mai, appassionata e passionale.
Insomma, troppa grazia per un solo essere umano, sono invidiosa.
E anche la dolce Rooney Mara non è da meno.
Se eravate rimasti a Lisbeth Salander, la cazzutissima protagonista della saga Uomini che odiano le donne, sappiate che Rooney se la cava egregiamente anche nei panni della pischella innamorata e ingenua: perfetta nel suo ruolo, per nulla semplice, di profonda evoluzione, da giovane timida e timorosa a donna affermata, sicura di sé.
Potrei proseguire all'infinito ma diventerei barbosa per cui, tirando le somme, a quelli che mi vengono a dire che Carol è soltanto una storia d'amore saffico, non posso che rispondere malamente: Carol è romanzo (e, effettivamente, è tratto dall'omonimo volume del 1952 di Patricia Highsmith) di formazione, affresco sociale e storico, delicata difesa dell'amore omosessuale, severa critica alle convenzioni sociali, inno a concretizzare le proprie passioni e aspirazioni.
E scusate se è poco.
"Questo articolo è apparso su TheMacGuffin.it. Per gentile concessione".
Di tutto un po', arte, libri, fotografia, musica, viaggi e tanto, tanto altro...
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martedì 13 settembre 2016
martedì 2 agosto 2016
#cinema: Saffo e Ganimede: tutta la bellezza dell'amore omosessuale al cinema
Sul grande schermo, quando parliamo di storie d'amore, immediatamente pensiamo a dichiarazioni romantiche alla Shakespeare in Love, a momenti struggenti come ne Le pagine della nostra vita, ad altri di passione in stile Ghost e Moulin Rouge.
Che madornale errore! Siamo nel 2016 gente e, specialmente negli ultimi anni, alcuni tra i ruoli più intensi e forti provengono direttamente da pellicole cinematografiche a tema omosessuale: fortunatamente ne è passata di acqua sotto i ponti dallo scandalo all'uscita de I segreti di Brokeback Mountain (e stiamo parlando del 2005, non del 1800), e ad oggi un bacio o una scena d'amore omo non destano più tutto questo scalpore.
Se volete scoprire questa classifica cinematografica dedicata al mondo gay ma non solo, una top5 che vi farà emozionare e riflettere (sul serio), allora non vi resta che cliccare qui, per essere catapultati direttamente su TheMacGuffin.it.
Buona lettura! :)
Che madornale errore! Siamo nel 2016 gente e, specialmente negli ultimi anni, alcuni tra i ruoli più intensi e forti provengono direttamente da pellicole cinematografiche a tema omosessuale: fortunatamente ne è passata di acqua sotto i ponti dallo scandalo all'uscita de I segreti di Brokeback Mountain (e stiamo parlando del 2005, non del 1800), e ad oggi un bacio o una scena d'amore omo non destano più tutto questo scalpore.
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Buona lettura! :)
venerdì 1 luglio 2016
#libri: Klein Blue, Cristiano Pedrini
Oggi vi propongo la recensione di una capace collega dei portali letterari online RecensioniperEsordienti.it e ChanceinComune.it, Angela Costagliola, che saprà catapultarvi in un mondo tanto doloroso quanto affascinante, quello dell'amore omosessuale, troppo spesso ancora ostacolato.
“Klein Blue”, di Cristiano Pedrini, è un romanzo a tematica LGBT.
Al centro della vicenda troviamo il diciottenne Jayce Axel Wood, giunto nella contea di Northumberland, nel nord dell’Inghilterra, per una vacanza.
Qui incontrerà Keith, giovane sindaco di Northumberland, con in quale vivrà un’intensa passione. Ma ben presto il passato di Jayce suonerà alla loro porta e nulla sarà come prima: tra sequestri di persona, fantasmi del passato, incredibili scoperte e l’orribile realtà del mercato degli organi, Jayce e Keith riusciranno a superare insieme i diversi ostacoli?
Cristiano Pedrini, già autore della saga a tematica LGBT ‘Opportunity’ (chi avrà letto i primi due capitoli della saga troverà non pochi elementi in comune con questo romanzo), dà nuovamente prova della sua abilità ad affrontare contemporaneamente più generi letterari differenti (romantico, thriller, noir, avventura, erotico), affrontando anche qui con estrema naturalezza la tematica LGBT.
La trama, i dialoghi e la scrittura scorrevole rendono il romanzo di facile lettura.Particolarmente efficaci risultano la caratterizzazione dei personaggi (tra tutti Jayce), le affascinanti descrizioni paesaggistiche e la presenza di personaggi secondari dai risvolti psicologici interessanti (tra tutti George, padre di Jayce, ed Helena, commissario della contea di Northumberland).
Impreziosiscono il romanzo le illustrazioni interne.
“Klein Blue” (titolo ispirato dal colore blu inventato dall’artista francese Yves Klein, che è anche il blu intenso degli occhi di Jayce) offre al lettore molti spunti di riflessione e lo catapulta in scenari uggiosi e nebbiosi, tipici del clima britannico, tra colpi di scena e momenti di pura tensione.
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