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venerdì 14 aprile 2017

#RecensioniperEsordienti: Anime di Luce. Perseo, Lina Giudetti

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non li conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti e ChanceinComune sono due portali online nati dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di un romanzo affascinante e suggestivo, Anime di Luce. Perseo, di Lina Giudetti: buona lettura!


Anime di Luce - Perseo è un romanzo poderoso, carico di fantasia e abilità descrittiva: inquadrarlo in un solo genere letterario sarebbe forse riduttivo, poiché l'autrice, una giovane e talentuosa Lina Giudetti, sa navigare abilmente nelle mille sfaccettature della narrativa contemporanea: dal fantasy al racconto mitologico, dal romanzo rosa a quello di formazione, passando attraverso il più classico e affascinante romanzo d'avventura, capace di incollare il lettore fino all'ultima pagina.

I puristi della mitologia greca non storcano il naso per questo: Giudetti specifica fin dall'inizio la volontà di proporre una rivisitazione, personalissima e originale, di uno dei miti più classici, quello di Perseo e Andromeda, uno dei racconti più romantici e struggenti dell'intera letteratura classica di genere.

La storia infatti, ripresa direttamente dal IV Libro della "Metamorfosi" di Ovidio, diventa una versione romanzata, nonché un affresco pittoresco, di un'intera civiltà, narrata con tutti i suoi pregi (e i suoi difetti).

Oltre al fascino romantico della storia d'amore tra Perseo, eroe estremamente umano e dai profondi valori morali, e Andromeda, una fanciulla abbandonata, sola, di fronte a un destino più grande di lei, fattore che diventa centrale nella narrazione, fondamentale anche i numerosi e puntuali richiami ad altre civiltà e particolari mitologie: quella greca, ovviamente, unita a precisi cenni a quella egizia e, addirittura, atlantidea (ambito in cui l'autrice mostra una cultura sterminata).

Insomma, un romanzo completo, suggestivo e importante, un'epopea profondamente umana e, proprio per questo, incredibilmente emozionante.

martedì 4 aprile 2017

#libri: Central Park, Guillame Musso

New York. 
Otto del mattino. 
   Alice, una giovane poliziotta di Parigi, e Gabriel, pianista jazz americano, si svegliano ammanettati tra loro su una panchina di Central Park. 
   Non si conoscono e non ricordano nulla del loro incontro. 
La sera prima, Alice era a una festa sugli Champs-Elysées con i suoi amici, mentre Gabriel era in un pub di Dublino a suonare. Impossibile? 
   Eppure... Dopo lo stupore iniziale le domande sono inevitabili: come sono finiti in una situazione simile? 
   Da dove arriva il sangue di cui è macchiata la camicetta di Alice? 
Perché dalla sua pistola manca un proiettile? 
   Per capire cosa sta succedendo e riannodare i fili delle loro vite, Alice e Gabriel non possono fare altro che agire in coppia. 
   La verità che scopriranno finirà per sconvolgere le loro vite. 
Un thriller magistrale - oltre un milione di copie vendute in Francia - che conquista il lettore sin dalla prima scena e lo avvolge in una spirale implacabile.



Come possiamo già intuire dalla trama, il ritmo di questo romanzo, "Central Park", dello scrittore francese Guillame Musso, è incalzante, perfettamente strutturato, adrenalinico oltre ogni immaginazione.
   La capacità di sorprendere, spiazzare il lettore ad ogni pagina è sicuramente il tratto saliente, nonché il maggior pregio di quest'opera: apparentemente ci si avvicina alla realtà dei fatti, la verità sembra sempre dietro l'angolo ma, dopo un istante di esitazione, le carte in tavola vengono immediatamente capovolte, fino ad arrivare all'incredibile epilogo, che va a toccare anche tematiche delicate, e non semplici da sviluppare in un romanzo, specialmente un thriller psicologico. 

Lo sviluppo narrativo è ineccepibile, ma ciò che colpisce al primo sguardo è la fortissima caratterizzazione dei personaggi: Alice è una donna forte, determinata fino alla testardaggine, protetta da una scorza dura che nasconde, scavando per bene, un'anima straziata dai ricordi di un passato difficile da digerire, anche per il lettore, una figura che ci mantiene in perenne tensione, ci fa rabbia, ci fa emozionare, commuovere e soffrire; Gabriel, al contrario, è un personaggio difficile da definire: un personaggio fluido, impossibile da cogliere e definire precisamente, lo conosciamo come pianista di jazz ma la sua evoluzione psicologica e personale sembra non avere mai termine.

Un thriller intenso che colpisce a fondo senza bisogno di ricorrere all'utilizzo di violenza, brutalità carnalità gratuite, come sempre più spesso accade specialmente in questo genere letterario, un volume che non si legge, si divora letteralmente nel giro di poche ore, grazie a un intreccio raffinato di sottile intelligenza, astuzia e fascino che conferma tutta l'eleganza della letteratura francese contemporanea.

lunedì 6 febbraio 2017

#RecensioniperEsordienti: Condannati a morte, Paola Di Nino

Nuovo appuntamento con lo spazio dedicato esclusivamente agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ e il portale Chanceincomune.it, due siti ricchi di recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo. 

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere. 

E allora proseguiamo la nostra avventurosa partnership, con la mia recensione di una giovane esordiente dall'indubbio talento: quest'oggi parliamo di Condannati a morte di Paola Di Nino: buona lettura!


Condannati a morte è un romanzo coraggioso, forte, che non ha paura di affrontare un tema tanto attuale quanto scomodo: quello della violenza e degli abusi nelle carceri. 

La protagonista femminile tratteggiata da Paola Di Nino è una guardia carceraria che non si accontenta di svolgere il proprio compito a testa bassa, senza porsi domande. 
   Il suo senso di giustizia la porta a combattere per la causa di Koray e Azmiye, fratello e sorella condannati ingiustamente, vittime silenziose di una giustizia che troppo spesso è impegnata a perseguire i propri interessi piuttosto che scovare i veri colpevoli di un sistema malato. 

Una vicenda dove il canonico lieto fine è sostituito dall'amarezza della sconfitta, unito tuttavia alla speranza, quella che le tante anime abusate possano avere, anche dopo la morte, un barlume di verità.

L'autrice narra una storia difficile e lo fa in prima persona, catapultando il lettore all'interno di un carcere come tanti, facendoci percepire a pelle il dolore, la sporcizia, l'umiliazione e la violenza alla quale ci siamo ormai, tristemente, assuefatti. 

Leggendo questo volume ci si immedesima facilmente nella protagonista, nella sua frustrazione durante la ricerca di prove e alleati con cui combattere una guerra che potrebbe sembrare già persa in partenza, nell'ulteriore difficoltà di essere donna in un ambiente di soli uomini (o, per meglio dire, di soli maschilisti), il senso di soffocamento di chi annaspa in un mare di corruzione dilagante.  

Proprio per rendere al meglio questo spettro cromatico personale la narrazione procede al ritmo delle emozioni della protagonista, diventando fin dalle prime pagine un racconto intimistico ed emozionante scritto con uno stile fluido, mai banale e coinvolgente. 

Un esordio decisamente importante, dove la bravura dell'autrice si vede specialmente nella cura dedicata all'aspetto introspettivo dell'opera, e nella scelta di raccontare la vita in un penitenziario, contesto ancora sconosciuto (volutamente?), specialmente nel nostro Paese.  

venerdì 27 gennaio 2017

#libri: I giorni dell'abbandono, Elena Ferrante





Una donna, un uomo, un amore, la fine di una storia, questi i protagonisti del romanzo “I giorni dell’abbandono”, opera intensa della misteriosa scrittrice Elena Ferrante, la partenopea di cui nulla si sa se non il nome.

Tutta la vicenda ruota attorno a Olga, una donna appagata, madre di due figli che ama, detentrice di una vita serena, una donna "normale" che viene improvvisamente catapultata in un incubo.
   Mario, suo marito, quell'uomo tanto amato e desiderato, senza dare nessun segnale di preavviso, la lascia, vittima di un “vuoto di senso” che non riesce a colmare.





Già, peccato che il “vuoto di senso” si identifichi in Carla, una ragazza di vent'anni appena che gli ha fatto completamente perdere la testa, una relazione che cresce per ben cinque anni all'insaputa di Olga che, fragile, ferita, incerta, decide inizialmente di credere fermamente alle parole del marito, fidandosi di lui, rivivendo la sua storia d'amore, giustificando il suo uomo, cercando di comprendere, mentre sullo sfondo tutta la sua esistenza sta andando a scatafascio: le notti diventano troppo fredde, sole, i gesti perdono il loro significato, i figli diventano un'appendice fastidiosa, la vita stessa inizia a pesare.

Giorno dopo giorno Olga sfiorisce, perde il suo fascino, l’eleganza, la sicurezza ma soprattutto il controllo su se stessa e sugli altri, nel momento in cui si accorge che gli sguardi degli amici diventano di compatimento, diventando così una donna eccessiva, violenta e sfrontata, usando un linguaggio sboccato che non le appartiene, solo per non farsi vedere disperata, devastata e sofferente.

L'abisso nel quale precipita Olga sembra senza fine, il dolore diventa rassegnazione, la disperazione le fa perdere lucidità, giorno e notte, buio e luce, sonno e veglia si mescolano in una realtà allucinata e frustrante. 
   Ma, una volta toccato il fondo, non si può far altro che risalire: e allora, tra i cocci di un'esistenza spezzata, Olga troverà dentro di sé la forza di continuare a vivere, pian piano, un passo alla volta, un'emozione alla volta.

I giorni dell’abbandono” è un romanzo che racconta dell’intimità di una donna segnata nel profondo, del coraggio di ricostruirsi una vita per sé e per i propri figli, della volontà di rimettersi in gioco, con uno stile narrativo forte, violento, impetuoso, che non lesina espressioni colorite, in grado di trasportare il lettore direttamente all'interno del romanzo, di suscitare emozioni forti: dolore, disgusto, sofferenza, ma anche caparbietà e uno spiraglio, fortissimo, di speranza.

venerdì 20 gennaio 2017

#libri: Augustus Carp. L'autobiografia di un vero galantuomo, Henry H. Bashford



Augustus Carp è ciò che di più che lontano si possa immaginare dalla figura di un eroe letterario: pedante fino alla nausea, linguaggio affettato, fanatico religioso q.b., ipocrita all'inverosimile, senza speranza di redenzione, né di diventare, perlomeno, un po' più simpatico al lettore.
   Sì, perché Augustus Carp, protagonista dell'omonimo romanzo dal sottotitolo decisamente eloquente, "L'autobiografia di un vero galantuomo", è un personaggio volutamente odioso, la personificazione del tipico borghese di età vittoriana, un signorotto borioso la cui unica mission nella vita, oltre quella nondimeno ambiziosa di arricchirsi e combinare un matrimonio vantaggioso, è di redimere e soffocare qualsiasi condotta considerata voluttuosa o eccessivamente peccaminosa.



E allora eccolo, uomo viscido e meschino, vendicativo e ottuso, ma furbo abbastanza per sfruttare a suo favore le casualità della sua esistenza, vediamo il nostro Augustus iscritto alle più svariate associazioni cristiane, impegnato fermamente nella lotta all'abuso di alcol, fumo, alle rappresentazioni teatrali e di danza (pericolose e fuorvianti...), pronto a fare le scarpe al prossimo pur di avanzare nella gerarchia dei "fedeli servitori di Dio onnipotente", rendendosi odioso al 99% periodico della popolazione londinese.

La cosa che più colpisce di questo volume, oltre all'ironia che permea per intero la narrazione, è il suo autore: Henry H. Bashford.
   Simpatico umorista britannico? Consumato scrittore di satira pungente?
No, un Sir, illustre medico e studioso, Medico Onorario di Re Giorgio VI, autore di numerosi articoli di carattere scientifico e opere di fiction e non-fiction, insomma, un uomo di scienza che, nel tempo libero, si è dilettato nella stesura di questo romanzo, datato 1924, che venne inizialmente pubblicato come opera anonima, per essere poi definito da Anthony Burgess "Uno dei più grandi romanzi comici del XX secolo".

Nel complesso, un gioiello di ironia letteraria, un vero libro comico, una cosa rarissima in effetti, ed estremamente moderna, specialmente se pensiamo che è stato scritto quasi cent'anni fa; una satira pungente (che batte 10 a 0 anche quella odierna, che il coraggio troppo spesso se lo dimentica a casa...), un gioiellino letterario per palati raffinati, un piccolo cult da riscoprire senza esitazione.

lunedì 12 dicembre 2016

#libri: Il seggio vacante, J.K. Rowling


Pagford è un piccolo ecosistema perfetto: villette a schiera linde e imbellettate, ricche signore borghesi alle prese con il té delle cinque, botteghe a conduzione familiare, famiglie tradizionali; la polvere, rigorosamente, sotto i tappeti di un'intera comunità.
   Ma basta allontanarsi di qualche passo dal centro della cittadina per imbattersi in una periferia difficile, ben più reale, fatta di adolescenti in balia delle droghe più disparate, fatta di prostituzione, di violenza, di sporcizia, di cazzotti e di lacci emostatici, ma anche di piccoli, insperati gesti di solidarietà.

Pagford potrebbe essere Milano, New York, Tokyo, è lo specchio di un qualsiasi spaccato sociale contemporaneo: e J.K. Rowling, nota ai più “semplicemente” come la “mamma di Harry Potter”, è maestra nel dipingere le sfumature dei personaggi e dei luoghi che animano questo pittoresco e disincantato affresco umano.

Il seggio vacante è, infatti, un'opera estremamente poliedrica: romanzo corale e profondamente analitico/descrittivo dei mutamenti sociali degli ultimi anni, romanzo di formazione per la continua evoluzione psicologica dei suoi personaggi principali, romanzo dal finale affilato, durissimo, che sceglie deliberatamente di uccidere il tanto atteso lieto fine in favore di un'iniezione di autenticità quasi dolorosa, ma necessaria.

La “casual vacancy” del titolo originale è quella di Barry Fairbrother, consigliere comunale sposato, quattro figli, appena quarantenne, amato - ma al tempo stesso profondamente odiato – dai suoi concittadini, che stramazzerà a terra alla terza pagina, in preda a un aneurisma cerebrale descritto con una crudezza allucinante.
   Da qui si dipanano cinquecento pagine in grado di non annoiare, mai:  è proprio questo il più grande dono di Rowling, in questo volume come nella saga fantasy giovanile più amata al mondo, la capacità di far vivere sulla carta stampata i suoi personaggi con incredibile veridicità, delineandone ogni pensiero, ogni sensazione, ogni azione, intessuta con accortezza e perfettamente inserita nei vari contesti e vissuti.

Il lettore, anche grazie allo stile fluido e immediato, affidato a numerosi dialoghi, riesce ad immedesimarsi nella psiche di ciascun protagonista, trovando continue affinità con il proprio mondo, contaminato dal bisogno di creare continuamente trincee, confini, limiti e differenze, apparentemente inconciliabili. 

"Questo articolo è apparso su rivista Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/il-seggio-vacante-jk-rowling.html

martedì 6 dicembre 2016

#libri: Introspezioni, Giuseppe Caliendi

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Introspezioni" di Giuseppe Caliendi: buona lettura!


Una classe di alunni e professori “decisamente scalmanati”, la cronaca di un insolito viaggio in treno, una morte efferata e apparentemente senza senso, un convegno importante dai risvolti improbabili...       Questi sono solo alcuni degli spunti che danno origine agli otto racconti presenti all'interno della breve silloge di Giuseppe Calendi, Introspezioni, una raccolta originale ma che non soddisfa fino in fondo il lettore.

Infatti, se risulta assolutamente vincente l'idea di trarre ispirazione da fatti della realtà quotidiana, la trama risulta invece inconsistente, a tratti fumosa, un limite che impedisce di godere anche dei numerosi momenti di ironia che arricchiscono la narrazione.

Manca l'emozione, il gusto della scoperta, e questo rende fragile l'intero apparato narrativo, un vero peccato considerando, invece, la qualità dello stile: la prosa è ben scritta e articolata, ricca di dettagli gustosi e ben assortiti, e allo stesso modo i personaggi, tratteggiati con fantasia e sapienza descrittiva, come del resto le numerose situazioni che ci vengono proposte.

Insomma, è chiaro il tentativo di totale stravolgimento della visuale quotidiana, sicuramente percepibile il ribaltamento del concetto di normalità che pervade l'intero lavoro dell’autore, desideroso di rompere con un gesto deciso quella coltre rassicurante che poniamo di fronte alla nostra abitudinaria consuetudine, ma l'effetto finale risulta poco riuscito: davanti ai racconti si resta basiti, ne esce difficile la comprensione, il caos la fa da padrone rischiando di allontanare il lettore piuttosto che incatenarlo, pur con sacrosanta stravaganza e originalità. 

martedì 29 novembre 2016

#SerieTv: Rocco Schiavone/ Marco Giallini, er mejo della TV de' noantri

Più lo guardo, e più me ne innamoro. Garko, Somerhalder, insomma il belloccio di turno? No, manco morta, sto parlando di Marco Giallini, alias il vicequestore Rocco Schiavone, il poliziotto più politicamente scorretto e fascinoso del piccolo schermo, (miracolosamente) targato Rai, il personaggio letterario più controverso degli ultimi anni, tratto dai romanzi di successo di Antonio Manzini.



Già il fatto che, dopo la messa in onda di appena una puntata, Schiavone abbia già fatto incazzare un po' dei nostri beneamati politici italiani, non fa che fargli acquisire punti in più: a lamentarsi del vicequestore Schiavone è stato, in primis, l'illuminato vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, di Forza Italia (sì, quello che su Twitter ha scambiato Jim Morrison per un rapinatore di origini slave pluriricercato, proprio lui...), indignato per il fatto che su Rai 2 venga mostrato un poliziotto che potrebbe «denigrare la polizia di stato» e «fare apologia della cannabis», etichettandolo come un «eroe per imbecilli» (Gasparri, ma allora è il tuo eroe, altro che Batman o Superman! - ndr.)

Ad ogni modo, lo sdegno ha portato ben ad un’interrogazione parlamentare, sottoscritta da Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello, in cui viene richiesto che la serie tv non venga più trasmessa. Poveri noi.



Ok, deliri e idiozie a parte, stiamo assistendo a una delle rare, bellissime volte in cui dimensione letteraria e televisiva si mescolano perfettamente, in pieno rispetto e armonia reciproci: Schiavone sembra ritagliato su misura per l'indubbio talento di Giallini che, con ogni sua ruga, ogni sua espressione, ogni imprecazione sibilata tra i denti dà vita al personaggio cartaceo arricchendolo di mille sfumature, riuscendo a rendere poetico anche un mestiere crudo, difficile, e a scaldare, con una ventata di romanità verace, il clima freddo e, apparentemente, inospitale, dell'algida Aosta.

La figura solitaria del protagonista, le ambientazioni nordiche, il gelo interiore che si confonde con quello climatico rendono la fiction suggestiva non soltanto per gli amanti del genere, anche grazie alla profonda accuratezza dei dialoghi e della messa in scena, molto realistica, pulita e ben costruita.
   E anche gli altri interpreti non sono da meno: nel cast delle sei puntate, dirette da Michele Soavi, spiccano anche Ernesto D'Argenio, Claudia Vismara, Francesca Cavallin, Massimo Reale e Isabella Ragonese, che interpreta la defunta moglie di Schiavone, Marina, tutti perfettamente calati nei loro panni, con interpretazioni magistrali e realistiche.


Nel complesso, un prodotto televisivo che, forse, non è per tutti - qualcuno potrebbe lamentare la leggera lentezza ritmica rispetto al poliziesco solito – ma soltanto per palati fini, come del resto anche i romanzi di Manzini: l'azione, talvolta, cede il posto all'interiorizzazione; la parola, detta o scritta che sia, ha la meglio sul cazzotto (ma anche quello ci sta sempre, per carità), il passato riemerge, oscuro, a gettare ombra sull'operato di un vicequestore che, tra una canna e una "rottura di coglioni almeno di ottavo livello", sa mostrarci il lato più umano di un duro decisamente sui generis.

"... Non è certo un bravo poliziotto, ma i casi li risolve perché ha fiuto, perché i banditi e le loro psicologie spicce li conosce da quando giocava a battimuro sui sampietrini di Trastevere. Rocco ha un brutto carattere, è un uomo cinico, spesso sgradevole eppure siamo con lui. Sarà perché ha un cuore d'oro, sarà perché la vita non è stata tenera con lui, sarà forse perché la sua sete di giustizia, che spesso non combacia con la legge, ce l'abbiamo un po' anche noi". E se lo dice il papà di Schiavone (che è anche sceneggiatore della fiction), allora non possiamo che fidarci.

La serie va in onda il mercoledì alle ore 21.20 su Rai Due, #sapevatelo.

"Questo articolo è apparso su TheMacGuffin.it. Per gentile concessione". 

venerdì 11 novembre 2016

#libri: Scassy, Fabio Girometta

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Scassy" di Fabio Girometta: buona lettura!


Tutti noi abbiamo avuto, almeno una volta nella vita, una veneranda “Scassy”, piena zeppa di ricordi, un'automobile decisamente “vissuta”, used, al quale ci siamo affezionati e che ci accompagnati nei nostri anni migliori.

E “Scassy” è proprio la protagonista dell'omonimo libro per bambini scritto da Fabio Girometta, una favola moderna semplice ma estremamente accattivante, dove i valori della famiglia e i buoni sentimenti donano ai piccini un profondo insegnamento.

Tra le pagine di questo volume le vicende di una tipica famiglia dei nostri giorni, umile, un po' precaria ma unita come non mai, si intrecciano a quelle, arricchite da un bel pizzico di magia, di una vecchia auto un po' brontolona, capace di esprimere sentimenti ed emozioni, ma rigorosamente in dialetto.
   Sarà un suggestivo viaggio tra le stelle a cementare ancor di più questa unione, e anche un salvataggio in extremis, quello di Giulia, la bimba protagonista del racconto, a concludere con un lieto fine questo centinaio di avventurose pagine.

Oltre alla trama decisamente divertente, anche lo stile concorre perfettamente a rendere questo romanzo appetibile anche dai più piccoli: i dialoghi sono fluidi, lineari, le parti in dialetto si prestano ad una lettura interpretativa che potrebbe diventare esilarante se fatta ad alta voce, magari nel contesto di una scuola primaria, la narrazione procede gradevolmente, come una classica fiaba da raccontare ai nostri bimbi.

Nel complesso un'opera ben costruita, sviluppata con coerenza stilistica e narrativa, permeata di positività, allegria e ottimismo, dove amore, amicizia, rispetto per se stessi e per il prossimo diventano i principi fondamentali da trasmettere, durante la lettura, a bambini e ragazzini.

venerdì 28 ottobre 2016

#libri: Non dirmi addio, Reika Kell

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Non dirmi addio" di Reika Kell: buona lettura!


Lise è una ragazza dal vissuto difficile: sopravvissuta a un incidente che l'ha lasciata orfana dell'adorata madre e ricoperta di ferite (nell'anima, più che nel corpo, e sono le più difficili da rimarginare), si ritrova nuovamente a Hopefield, nell’albergo di famiglia, doloroso luogo della memoria capace di evocare gli spettri di un passato difficile da digerire.
   La ragazza vi fa ritorno dopo anni, dopo esser fuggita col rocker Colin, bello e dannato, e aver rinnegato un padre depresso e una sorella che, da sola, tenta di salvare l'insalvabile.
   Lise finirà per mettere in dubbio la propria vita e le proprie certezze, specialmente dopo l'incontro con Adam, un giovane scrittore misterioso, tanto superbo e arrogante quanto sensuale e malinconico.

Questo il tratteggio della trama di Non dirmi addio, romanzo sorprendente di Reika Kell, un volume che, fin dalle prime pagine, è in grado di catturare l'attenzione (e il cuore) del lettore.

Sarà grazie alla maestria del filo narrativo, allo stile pulito, evocativo, suggestivo, alla caratterizzazione dei personaggi, estremamente curata ed efficace, fatto sta che staccarsi da questo romanzo diventa veramente difficile.

La scoperta, pagina dopo pagina, del filo conduttore che lega i due protagonisti, lo sviluppo della passione che avvampa tra i due giovani, fino all'incredibile epilogo ricco di colpi di scena, tutto fa sì che le emozioni traspaiano gradualmente, facendo oscillare Non dirmi addio tra il romanzo sentimentale e il thriller psicologico, tra sensualità e dolore, sofferenza e redenzione.

Reika Kell sa trasportare il lettore in un abisso profondo e, apparentemente, insondabile, sa giocare abilmente con la gamma cromatica delle emozioni umane senza mai sbagliare un colpo, ma soprattutto sa donarci un messaggio positivo, di speranza: l'amore, quello vero, quello con la A maiuscola, quello che fa sussultare il cuore e lo rende libero, esiste; può essere mascherato, nascosto, sepolto sotto un passato di pesanti macerie ma, alla fine, emerge sempre, basta soltanto avere la pazienza, e il coraggio, di accoglierlo a braccia aperte, proprio come imparerà a fare la nostra Lise.

lunedì 24 ottobre 2016

#libri: Otel Bruni, Valerio Massimo Manfredi




La cascina nella pianura emiliana, i campi coltivati con fatica e sacrifici, la grande stalla, albergo dove ogni pellegrino può trovare ricovero e un piatto caldo di minestra, il luogo in cui ci si riunisce per raccontarsi storie durante le lunghe notti d'inverno, suggestivo retaggio di una tradizione millenaria.
   Un mondo antico, fatto di valori semplici ma incredibilmente sentiti, di leggende ancestrali, superstizioni, sofferenze, ma anche solidarietà e piccole gioie quotidiane, un mondo autentico, quello abitato dai Bruni - Callisto, la Clerice, i loro figli, sette maschi e due femmine, una famiglia contadina stretta tra gli eventi della Storia, quella che non guarda in faccia nessuno, che scorre indomita senza curarsi dei suoi piccoli protagonisti.


Questo il contesto che fa da cornice a Otel Bruni (Mondadori, 2011), un'opera che, almeno in apparenza, si distacca dalla consueta produzione letteraria di Valerio Massimo Manfredi, perlopiù dedicata al mondo dell'epica e della storia greco/romana.

Il romanzo, ambientato nell’Italia della prima metà del ’900, possiede una potente forza descrittiva ed evocativa: il Paese è quello raccontato dai nonni e dai bisnonni, più oggettivo rispetto ai racconti familiari, più coinvolgente dei testi di storia che si studiano sui banchi di scuola; il contesto storico quello dell'Italia contadina e della sua irrefrenabile caduta nel nero baratro della Grande Guerra. 

Un'opera che attraversa il genere storico e si avvicina al romanzo di formazione, ben percepibile specialmente nell'evoluzione costante dei personaggi, via via mossi da passioni e motivazioni sempre più contemporanee, dal desiderio e dal fascino della modernità, della vita borghese, dalla volontà di riscatto da una vita povera fatta di fatiche (molte) e soddisfazioni (poche).

Se la prima parte del racconto narra di quotidianità in toni decisamente realistici, la seconda, che va dall’ascesa di Mussolini alla seconda guerra mondiale, merita una menzione particolare per l'oggettività con cui vengono raccontate le motivazioni dei giovani di entrambi gli schieramenti politici, ragazzi semplici, influenzati da idee sufficienti a metterli l’uno contro l’altro, fino alla morte.

Lo stile è magistrale, racconta senza giudicare, con una scrittura pulita e chiara, affine a quella della cronaca, che non risparmia al lettore momenti di crudeltà affiancati ad altri di semplice e pura poesia.
Nel complesso un romanzo corale che, a pensarci bene, non si discosta forse poi così tanto dalla produzione manfrediana: protagonista è sempre la Storia, ma soprattutto coloro che la storia talvolta la fanno, altre volte la subiscono, sempre la influenzano e ne vengono influenzati, mantenendo comunque una profonda, ineluttabile umanità.

"Questo articolo è apparso su rivista Paper Street in data 02/10/2016 /. Per gentile concessione". 
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/otel-bruni-valerio-massimo-manfredi.html

lunedì 3 ottobre 2016

#libri: Io non amo, Jacopo Lupi

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con i portali culturali http://www.recensioniperesordienti.it/ e Chanceincomune.it per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: si tratta di siti online nati dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web.


E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di Io non amo di Jacopo Lupi: buona lettura!

Devis Reno è un ragazzo come tanti, studente universitario a Bologna e impiegato par-time nel policlinico Sant’Orsola, più incline agli eccessi che ai doveri di studente, dedito a divertimento sfrenato, serate alcoliche e, soprattutto, a decine di donne, ragazze di ogni età che, pur con lo slancio e la passione dei suoi vent'anni o poco più, non riesce ad amare realmente.

Il protagonista di Io non amo, di Jacopo Lupi, è un ragazzo come tanti, appunto, proprio perché non riesce a stare solo ma rifugge i legami duraturi, vuole emergere dalla massa ma nello stesso tempo vi precipita, puntualmente e razionalmente, trascinando nel suo vortice di autodistruzione i personaggi che fanno da cornice alla sua vicenda, la bella Ilaria, Michela detta Mimì, l'inseparabile amico Claudio. 

La trama risulta avvincente poiché gioca sull'empatia creatasi con il lettore, specialmente se si tratta di un pubblico giovanile, tuttavia lo sviluppo della stessa diventa, a tratti, fumosa, ripetitiva nella narrazione quasi ossessiva delle vicende amorose (o meglio, sessuali, come intuiamo già dal titolo) del protagonista, in una ricerca del piacere che non ha nulla delle raffinatezza sensuale ed elegante dannunziana ma più il sapore di un mordi e fuggi - insapore - da fast food contemporaneo.

Specchio di una società, quella dei giovani d'oggi, in lento ma progressivo disfacimento, o inanellarsi continuo di stereotipi sui generi?
   Difficile stabilirlo con certezza, fatto sta che risulta quasi fastidiosa la lettura delle riflessioni, profondamente sessiste, del giovane protagonista, dove la donna viene relegata alla sua amara funzione di oggetto, tanto deprecata sul piccolo schermo ma mai abbastanza nella realtà quotidiana.

Anche lo stile, fluido e vicino al parlato, se da un lato può stimolare l'attenzione del lettore poiché semplice e accattivante, dall'altro scivola nel prolisso, specialmente nelle digressioni riflessive (sottolineate tipograficamente con l'utilizzo massiccio del corsivo) che risultano fini a se stesse ed eccessivamente reiterate. 

Nel complesso un romanzo ambizioso, che presenta qualche spunto originale, personaggi ben tratteggiati psicologicamente affini alla contemporaneità, tuttavia privo di poesia, di fascino narrativo, dove le esperienze di vita vissuta vengono narrate in maniera eccessivamente prosaica, sottraendo pathos ed emozione, purtroppo, anche all'epilogo a sorpresa.

venerdì 30 settembre 2016

#libri: Gli angeli dell'Apocalisse - Erenvir e l'Anno Zero/ Erenvir e i Sette, Effe C.N. Cola


L’autrice esordiente Effe. C. N. Cola, nella sua saga dedicata agli Angeli dell'Apocalisse, ci trasporta in un mondo parallelo fatto di fantasia, incanto, ma anche toni cupi, misteriosi ed agghiaccianti, con una potenza espressiva e narrativa assolutamente lodevoli.

Il primo volume, intitolato Erenvir e l’Anno Zero, è una storia apocalittica che vede protagonisti i quattro Cavalieri dell’Apocalisse, alle prese con una fine del mondo che diventa il punto di partenza di una nuova era e con l'incontro con un giovane protagonista che si rivelerà un nuovo eroe, il nostro protagonista Erenvir.

In questo universo parallelo l’Apocalisse profetizzata nella Bibbia si avvera, devastando la terra e decimando l’umanità, l’Armageddon in tutta la sua terribile potenza è giunta per mano dei Cavalieri della Violenza, della Carestia, della Morte e della Guerra, quattro potentissimi Angeli a capo di eserciti di creature oscure per attuare la propria conquista sul pianeta ormai prostrato. Fortunatamente, anche sette Schiere Angeliche restano a combattere per gli uomini sopravvissuti, e dar loro manforte c'è anche il giovane Jonathan White, un ragazzo che viene prescelto per contribuire alla lotta tra Bene e Male.

Diventerà proprio Erenvir, portatore della Nuova Era, con il compito di condurre in salvo i sopravvissuti in un luogo indicatogli come Terra Promessa, affrontando un viaggio che diventerà, a sua insaputa, un vero e proprio percorso di formazione verso la vita adulta.

Nel complesso, un romanzo avventuroso, carico di suspense, mistero e coraggio, un romanzo che, nato come idea di base per un  gioco di ruolo, si sviluppa autonomamente portando sulla scena una miriade di personaggi perfettamente caratterizzati, creature fantastiche che sembrano uscite da un inferno apocalittico, ma dove, in fondo, la speranza resta sempre l'ultima ancora a cui aggrapparsi.

L’autrice riesce a condurre una storia molto avvincente, in grado di catturare il lettore fin dalle prime pagine; infatti la scrittura scorre fluida, piacevole, perfettamente aderente al contesto, e lo sviluppo narrativo è in continuo divenire, in fieri costante, in un percorso dove le vicende si susseguono senza dar tregua al lettore.

Oltre alla narrazione serrata, l’autrice riveste di significati simbolici e di allegorie tutta la storia, creando nette contrapposizioni tra personaggi positivi e negativi, dove i profili psicologici sono altamente delineati, le paure, le contraddizioni, la  forza ed il coraggio diventano tangibili, concreti, negli occhi e nel cuore dei personaggi e del lettore stesso.
   Stesso discorso vale per le emozioni forti e i sentimenti suscitati soprattutto con l’entrata in scena della figura di Beatrice, che farà perdere la testa al nostro protagonista, descrivendo in maniera lieve e poetica tutta la sintomatologia dell'innamoramento giovanile.
   Una Beatrice il cui nome non credo sia del tutto casuale: infatti ricorda da vicino il ruolo della Beatrice di Dante, una giovane guida non per il Paradiso ma per l’Inferno in cui Erenvir è stato catapultato, in un continuo rimando alle tematiche della fede, dei valori, della forza e del senso di giustizia.


Tutti valori già fortemente presenti nel nostro eroe Erenvir, un eroe nuovo, giovane, a tratti ancora acerbo, bisognoso di essere indirizzato, ma già potente e temerario q.b, come scopriremo anche nel secondo capitolo, Erenvir e i Sette, secondo volume dedicato alla storia di Johnatan/ Erenvir.

Anche stavolta assistiamo a scene di percepibile orrore e terribile meraviglia di fronte ad un mondo distrutto da entità malefiche quali sono i quattro Cavalieri dell’Apocalisse, e oltre a questo dovremo anche confrontarci empaticamente con la dolorosa scelta del protagonista tra l'amore, quello tanto sognato, agognato, e il senso di responsabilità verso la propria missione.

Erenvir e i Sette coinvolge esattamente come il primo volume, rende il lettore partecipe di ogni scontro e di ogni momento di sollievo, dalla più piccola alla più grande vittoria, senza mai eccedere nel pathos tipico dello stile fantasy.
   Spiritualismo, evocazioni, religione, fede, amicizia e amore sono tutti valori che rendono questo romanzo un vero e proprio romanzo di formazione, affascinante, avventuroso, epico ma anche educativo al tempo stesso: assolutamente consigliato.

mercoledì 21 settembre 2016

#libri: India. Complice il silenzio, Luca Buonaguidi


India. Complice il silenzio è un vero e proprio diario di viaggio concepito e scritto in versi, una narrazione emozionale relativa ad un semestre trascorso dall'autore, Luca Buonaguidi, tra Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kasmir durante l'anno 2013.

La testimonianza tangibile ma soprattutto spirituale di un’esperienza forte, “l’esperienza dell’India”, parafrasando Alberto Moravia, un'esperienza che, com'è possibile evincere dai versi ma anche dagli scatti dell'autore, corre sotto la pelle e vi resta per lungo, lungo tempo.
   Un incontro tra la letteratura di viaggio e la lirica, un connubio emozionale ed emozionante in cui i versi si offrono al servizio della geografia dell’India e dell’anima di chi scrive e di chi legge, portando il lettore lontano, cullato e sospinto dalla carica narrativa di Buonaguidi.

Non mancano, inoltre, le citazione, come quella di Nicolas Bouvier (“Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa”), particolarmente pregnante per l'occasione, mentre il parallelo con la grande tradizione della narrativa di viaggio (da Jack Kerouac a Tiziano Terzani) nasce spontaneo.
   Un'esperienza profondamente toccante, una rinascita personale e professionale, narrata con uno stile lieve ma intenso.

Significativo anche il sottotitolo – Complice il silenzio – che allude a una voce poetica fievole, dimessa, quella che racconta l’India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale, un silenzio che non è omertà, o assenza di idee, ma al contrario distacco interno da tutte le cose materiali, un'esperienza trascendente e profondamente spirituale al contempo (“Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”, così l'autore descrive la sensazione predominante nel diventare parte integrante del territorio che lo ospita).

Oltre alla bellezza pindarica delle liriche contenute all'interno della raccolta, ad impreziosire il tutto concorrono anche alcune fotografie del viaggio perfette per restituire “un’idea dell’India” anche a chi non si sia mai avventurato in questo affascinante continente.

Nel complesso, India. Complice il silenzio rappresenta un duplice viaggio, quello materiale, svolto attraverso i variegati paesaggi indiani, fonte di immane e costante meraviglia e suggestione, e quello spirituale, compiuto dall'autore all'interno della propria psiche, della propria anima, un viaggio che tutti compiono, almeno una volta nella vita, anche senza percorrere materialmente un solo chilometro.

"Questo articolo è apparso su Paper Street in data 19/09/2016. Per gentile concessione".
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/india-complice-il-silenzio-luca-buonaguidi.html

lunedì 19 settembre 2016

#libri: (Ph)enomena, Giulia Sangiuliano


Il dottor Clerk, primario di Neurologia in un ospedale nella periferia di Firenze, viene convocato d’urgenza per salvare la vita della ventenne Vittoria Coe, studentessa di chimica dal passato oscuro rinvenuta in stato comatoso dopo un presunto tentativo di suicidio. 
   Ma il dottor Clerk ancora non sa che potrebbe trovarsi di fronte al caso più complicato della sua intera carriera: infatti vani risultano essere gli sforzi del primario e dei colleghi per farle riprendere conoscenza, nonostante le analisi e parametri vitali risultino, impensabilmente, nella norma. 
   Ad infittire il mistero, un'anomalia riscontrata nel corpo della ragazza: un’intensa attività cerebrale, elemento che lascia intendere al professore che la ragazza si trovi in uno stato di coma vigile e percepisca il mondo e le persone attorno a sé, uno stato inspiegabile nelle sue condizioni disperate. 
   Da quel giorno la vita del medico si focalizza esclusivamente attorno alla vita della sua giovane paziente, diventano una vera e propria ossessione. 

La trama del romanzo d'esordio di Giulia Sangiuliano, (Ph)enomena, lascia trasparire tutta la complessità di questo originale intreccio narrativo: realtà e apparenza, coscienza e incoscienza, vita e morte, tutti binomi potenti, pericolosi, che trascinano il lettore in una spirale, in un vortice di violenza, verità non dette, menzogne e ricordi dolorosi. 

Un dualismo ricercato quasi ossessivamente, e che si esplica anche dal punto di vista stilistico nella scelta di utilizzare due voci narranti, una prima e una terza persona, ben distinte anche dal punto di vista tipografico (in corsivo e non all'interno del testo); riusciamo così a seguire le vicende, i ricordi e i ragionamenti convulsi del dottor Clerk e, parallelamente, a conoscere i pensieri di Vittoria, il suo flusso di coscienza sospeso nella dimensione senza tempo della mente.

Unico neo del romanzo, la possibile difficoltà di lettura di alcuni passaggi: la competenza in materia dell'autrice è assolutamente tangibile (Sangiuliano è laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche all'Università Federico II di Napoli e si sta specializzando in Neuroscienze cognitive e riabilitazione psicologica presso La Sapienza di Roma) ma potrebbe risultare ostica a causa della notevole quantità nel testo di termini tecnici e medici che, se da un lato conferiscono credibilità e rigore scientifico all'opera, dall'altro tolgono un po' di fluidità e scorrevolezza alla lettura.

Nel complesso, comunque, un romanzo pregevole, dove l'autrice mostra coraggio e serietà anche nell'affrontare temi spesso difficili, come i legami familiari, non sempre positivi, l'etica medica, spesso bistrattata anche dai mass media, e l'omosessualità, con la relativa difficoltà di essere accettati. 
   Sensibilità, scrittura matura, intensa caratterizzazione dei personaggi e un brillante finale, ingredienti che rendono (Ph)enomena un romanzo difficile da dimenticare.

mercoledì 17 agosto 2016

#RecensioniperEsordienti: Il Mistero del Sogno nel Tempo, Valentina Cardellini

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Il mistero del sogno nel tempo", di Valentina Cardellini. 

Buona lettura!


Un amore in grado di oltrepassare confini geografici, temporali, crudeli avversità, momenti di scoramento e mille difficoltà, un amore così puro, intenso e indissolubile da permettere a due amanti di riconoscersi anche sotto mentite spoglie, e di innamorarsi ogni volta come la prima.
In questa sensazione avvolgente sta la vera forza del romanzo “Il Mistero del Sogno nel Tempo” di Valentina Cardellini, un romanzo storico preciso e puntuale, ricco di riferimenti a fatti e personaggi realmente esistiti (molto interessante l'appendice finale, dove l'autrice ci dona un piccolo focus sulla sua ricerca storiografica nella stesura di questo libro), che narra una storia d'amore con la A maiuscola: romantica, avventurosa, mai scontata né sdolcinata.

Insomma, il giusto compromesso tra narrativa storica, d'avventura e sentimentale, un romanzo ben calibrato dove i due giovani protagonisti si ribellano ad una sorte troppo spesso crudele e ingiusta, travalicando le epoche della storia per raggiungersi: dall'assolato Salento dei giorni nostri a quello del Quattrocento, da un'affascinante Venezia mercantile alle scorribande di una banda di corsari senza scrupoli, guidati dal temibile Barbarossa, fino ad un'aula universitaria di Bologna, il tutto narrato con uno stile particolarmente evocativo e suggestivo, ricco di dettagli che catapultano il lettore in una realtà a metà tra verità dei fatti e risveglio onirico dei sensi.

Oltre allo stile, a colpire il lettore è anche la profonda caratterizzazione dei personaggi: i sentimenti si alternano con maestria, senza mai scadere in un eccessivo pathos, le emozioni tengono incollati fino all'ultima pagina, la magia è assolutamente tangibile tra le pagine del romanzo; sembra quasi di avere tra le mani un antico volume rilegato in profumata pelle, fatto di lettere d'amore, di una corrispondenza segreta che abbiamo avuto la fortuna di poter sbirciare, un taccuino dove avvertiamo la mano di una ragazza coraggiosa e di un giovane ancora acerbo, ma di grande valore, e di certo non un moderno e tecnologico e-reader, o tablet, che sia.

Nel complesso, un'opera assolutamente consigliata, coinvolgente come la cantilena che ci accompagna dall'inizio alla fine del volume, una sorta di formula magica che nasconde un'antica e magistrale profezia: «Quel che il tuo cuore non vede e non sa, quel che il tuo cuore trattiene e non dà!», una profezia che soltanto la forza dell'amore saprà trasformare in «Quel che il mio cuore già vede e già sa, quel che il mio cuore vorrebbe e avrà!». 

martedì 16 agosto 2016

#libri: Lo sterminio, Simone Scala

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ e il portale chanceincomune.altervista.org/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti e ChanceinComune sono dei portali online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di Lo sterminio, appassionante racconto fantasy di Simone Scala: buona lettura!


Orchi contro esseri umani, in una guerra senza fine e, soprattutto, senza esclusione di colpi: potrebbe sembrare uno spunto fin troppo classico e inflazionato, per un racconto fantasy, eppure Simone Scala ne Lo sterminio riesce a capovolgere lo schema tradizionale mettendo gli orchi, esseri malvagi e spregevoli, in una posizione di assoluto dominio.
   La belva ha prevalso sull’uomo, la razza umana è prostrata, debole, fragile all’inverosimile, vessata da una specie che, solitamente, siamo abituati a vedere in netto svantaggio.

Stavolta sono gli Orchi a far pagare al genere umano le violenze commesse, uccidendo indistintamente donne, bambini e anziani, saccheggiando e mettendo a ferro e fuoco tutto ciò che si para davanti al loro cammino, proprio come nella più crudele delle guerre.
   Un esercito, quello degli Orchi, che somiglia terribilmente a quelli dei capitoli più truculenti della nostra storia millenaria, dove gli esseri umani, da usurpatori, diventano vittime sofferenti.

Sullo sfondo di questa terribile vicenda si staglia la storia di Jokyka, bambina dai poteri sovrannaturali, che verrà aiutata da creature dal fascino ancestrale, pronte a schierarsi al fianco degli umani per un tacito e antico accordo…
   Un epilogo ricco di colpi di scena, che potrebbe cambiare le sorti di una guerra risolutiva come soltanto le grandi tragedie della storia (nonostante la dimensione fantasy nella quale ci stiamo muovendo) lo sono state, e che dimostra la florida vena narrativa di un autore di livello come Scala.

Nel complesso, la lettura risulta piacevole e scorrevole anche grazie allo stile fluido, semplice ma mai banale, una scrittura pulita che si avvicina alla tradizione del romanzo storico, oltreché a quella fantasy internazionale.

La trama intrigante, la sapiente caratterizzazione dei personaggi, ma soprattutto la dimensione intimistica ed emozionale nella quale il lettore viene immerso fin dalle prime pagine, che spinge all’empatia più pura, rendono “Lo sterminio” la prova dell’abilità e del talento narrativo di Simone Scala, senigalliese doc, professore liceale e già autore di romanzi come “La ragazza di Venezia”, “La montagna dei vecchi tricicli” e “I racconti della scure”.

lunedì 25 luglio 2016

#libri: Ogni donna è un segreto, Francesco Spiedo e Mario Emanuele Fevola


"Ogni donna è un segreto", racchiude dentro di sé verità che soltanto lei può conoscere e comprendere, un universo emotivo profondo che difficilmente un uomo potrà mai sondare anche se, in effetti, gli autori di questo romanzo sono riusciti decisamente bene in questa ardua impresa.

Francesco Spiedo (ingegnere, istruttore di Arti Marziali, già al suo terzo romanzo) e Mario Emanuele Fevola (laureato in Psicologia, autore di una raccolta di racconti), 46 anni in due, nonostante la giovane età raccontano storie femminili estremamente vivide, realistiche, con un indubbio valore introspettivo e una prospettiva intimistica di grande impatto sul lettore.

Conosciamo così Luis, parrucchiere che diventa prezioso custode dei segreti delle sue clienti, Annarella, bellezza verace che nasconde un animo fragile di donna tradita, Carmela, moglie e madre tipicamente italiana, Francesca, giovane donna alle prese con le prime delusioni d'amore, Zia Maria, antica depositaria della saggezza popolare dei quartieri popolari del cuore di Napoli, personaggi veri, concreti, che ci parlano attraverso le pagine di un romanzo che sa trattare, con apparente leggerezza, tematiche non sempre semplici da narrare.

Perché oltre alle confessioni femminili, alle storie di vita vissuta, tra i vicoli di una città che respira, si muove e si evolve con i suoi abitanti, gli autori dipingono a tinte delicate e dolcissime la storia sentimentale di Luis, Luigi, parrucchiere ma soprattutto trentenne omosessuale alle prese con la realtà tipica del quartiere, dove ammettere di essere gay, anche nel 2016, non è mai facile, dove vivere la propria, seppur bellissima, storia d'amore può rappresentare un ostacolo, ma certamente non insormontabile.
   E infatti l'epilogo della vicenda, che da solo varrebbe già di per sé tutto il romanzo, ci dona un messaggio di amore e speranza di rara intensità, dove la commozione è d'obbligo, e il lieto fine tanto atteso, finalmente, si compie.

Siamo di fronte a una storia di diversità e integrazione, ad una concezione dell'omosessualità giustamente lontana dai soliti cliché, perché quella tra Luis e il suo compagno è una storia d’amore, e niente più, due giovani innamorati, e nient’altro.
   Un libro che ci insegna che non c’è nulla di diverso nell’essere diversi.

"Ogni donna è un segreto" è un volume assolutamente consigliato, edito da La Bottega delle Parole, promotrice anche dell’unica fiera del libro in Campania (Ricomincio dai Libri, quest’anno arrivata alla terza edizione), con l’obiettivo di creare un prodotto in grado di avvicinare alla lettura, di affrontare un argomento delicato come l’omosessualità (e la diversità in genere) e di prestarsi bene a degli adattamenti teatrali.

Di fatti, proprio con l’obiettivo di avvicinare un pubblico normalmente lontano e non avvezzo alla lettura, nasce la volontà di organizzare presentazioni itineranti, attraverso sketch messi in scena per le strade di Napoli e provincia.
   Far uscire la letteratura dai circoli elitari, avvicinarsi ai lettori, superando tutte le barriere architettoniche che hanno messo in crisi il mondo editoriale.
   Non c’è altro modo di educare il popolo, se non parlandogli.
Mettere in mostra la diversità come normalità. Rendere normale la diversità. Per far sì che storie d’amore come quella del romanzo, non restino solo opere di fantasia.


venerdì 1 luglio 2016

#libri: Klein Blue, Cristiano Pedrini

Oggi vi propongo la recensione di una capace collega dei portali letterari online RecensioniperEsordienti.it e ChanceinComune.it, Angela Costagliola, che saprà catapultarvi in un mondo tanto doloroso quanto affascinante, quello dell'amore omosessuale, troppo spesso ancora ostacolato.
 
Klein Blue”, di Cristiano Pedrini, è un romanzo a tematica LGBT.
   Al centro della vicenda troviamo il diciottenne Jayce Axel Wood, giunto nella contea di Northumberland, nel nord dell’Inghilterra, per una vacanza.
   Qui incontrerà Keith, giovane sindaco di Northumberland, con in quale vivrà un’intensa passione. Ma ben presto il passato di Jayce suonerà alla loro porta e nulla sarà come prima: tra sequestri di persona, fantasmi del passato, incredibili scoperte e l’orribile realtà del mercato degli organi, Jayce e Keith riusciranno a superare insieme i diversi ostacoli?
 
Cristiano Pedrini, già autore della saga a tematica LGBTOpportunity’ (chi avrà letto i primi due capitoli della saga troverà non pochi elementi in comune con questo romanzo), dà nuovamente prova della sua abilità ad affrontare contemporaneamente più generi letterari differenti (romantico, thriller, noir, avventura, erotico), affrontando anche qui con estrema naturalezza la tematica LGBT.
   La trama, i dialoghi e la scrittura scorrevole rendono il romanzo di facile lettura.

Particolarmente efficaci risultano la caratterizzazione dei personaggi (tra tutti Jayce), le affascinanti descrizioni paesaggistiche e la presenza di personaggi secondari dai risvolti psicologici interessanti (tra tutti George, padre di Jayce, ed Helena, commissario della contea di Northumberland).
   Impreziosiscono il romanzo le illustrazioni interne.
 
Klein Blue” (titolo ispirato dal colore blu inventato dall’artista francese Yves Klein, che è anche il blu intenso degli occhi di Jayce) offre al lettore molti spunti di riflessione e lo catapulta in scenari uggiosi e nebbiosi, tipici del clima britannico, tra colpi di scena e momenti di pura tensione.
 

venerdì 17 giugno 2016

#libri: Le spine di una... Rosa, Marzia Polito

Oggi vi propongo una recensione scritta per il portale online http://chanceincomune.altervista.org/, nel contesto della collaborazione con il sito letterario http://www.recensioniperesordienti.it/: si parla di violenza sulle donne, si parla di argomenti difficili da affrontare (o anche solo da leggere), si parla di tematiche che non si possono più tenere nascoste sotto un velo di ipocrisia... 




“Non capisci che sono uomini e possono fare ciò che vogliono? Arrangiati con il poco che ti dà.”

Per quanti, agghiaccianti anni uomini e donne hanno ragionato così, dando per scontato che la violenza fosse un corollario logico e inevitabile del matrimonio, della relazione tra i due sessi, che la donna dovesse quotidianamente subire ogni genere di inaudita, intollerabile violenza?
   Sì, perché di violenza non ce n'è una sola, ne esistono moltissime, dolorose sfumature: da quella fisica, la più scontata, quella che fa più clamore, quella dello schiaffo, del pugno, dello sfregio estetico, a quella mentale, una delle più pericolose, perché va a minare certezze e autostima della vittima designata, da quella verbale, fatta di insulti, parolacce e umiliazioni in pubblico e non, a quella sessuale (sì, perché uno stupro può avvenire anche tra le mura domestiche, e frequentemente) ed economica, che impedisce alla donna di possedere anche la minima indipendenza economica dal coniuge.

È proprio su queste tematiche che si snoda la trama di Le spine di una... Rosa, potente esordio narrativo dell'autrice Marzia Polito, un romanzo estremamente difficile da leggere, ma certamente non per la mancanza di stile o di maestria letteraria da parte della Polito, anzi: si tratta di un volume talmente realistico, dallo stile narrativo talmente limpido, vivido, incisivo, e i personaggi risultano caratterizzati in maniera così concreta che arrivare in fondo è un dolore per chi legge, donna o uomo che sia.

Toccare con mano il degenerare progressivo di quella che, almeno inizialmente, sembrava un'autentica storia d'amore, percepire a pelle la sofferenza e l'umiliazione di Rosa, arrivare al punto di odiare profondamente Nando, marito – padrone, di augurargli anche soltanto un briciolo di ciò che ha fatto subire alla moglie e ai figli, in un'infinita catena di disumana violenza (e dove la costrizione all'aborto, o meglio a più di uno, diventa altra tematica collaterale su cui riflettere attentamente), è inevitabile.

Sentimenti forti, quelli suscitati nel lettore, un senso d'indignazione ovvio e sacrosantemente giusto ma, analizzando meglio il proprio stato d'animo post – lettura, c'è qualcos'altro che emerge: un senso di rabbia e frustrazione rivolto non soltanto al carnefice, ma anche alla vittima, proprio quella Rosa che subisce, che persevera nei suoi indicibili errori, che, nonostante tutto, continua ad amare il suo aguzzino sperando, utopisticamente, che forse un giorno possa tornare il suo principe azzurro.

Ed è proprio questo il messaggio più importante che ci lancia Marzia Polito: quando leggiamo, o ascoltiamo al telegiornale, la notizia dell'ennesima violenza subita da una donna, non meravigliamoci del fatto che, magari, la vittima non abbia mai denunciato il proprio partner, o ne abbia subito le angherie per anni, perché è proprio questa la parte più difficile: denunciare la violenza subita, superare la paura, la vergogna dell'essere giudicata, l'umiliazione, e tentare, tra mille difficoltà, di ricominciare a vivere, per davvero. 

Nel complesso, un libro di fortissimo impatto emotivo, una scelta stilistica assolutamente vincente (l'autrice apre il romanzo, introduce il lettore alla dolorosa realtà femminile degli anni Sessanta/ Settanta – anni in cui le denunce per abusi sarebbero state del tutto inutili - per
poi ritirarsi e lasciar spazio al completo svolgimento della narrazione), e un invito, sul finale, da sventolare gloriosamente come un vessillo: “Ama il tuo essere Donna”.