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venerdì 20 gennaio 2017

#libri: Augustus Carp. L'autobiografia di un vero galantuomo, Henry H. Bashford



Augustus Carp è ciò che di più che lontano si possa immaginare dalla figura di un eroe letterario: pedante fino alla nausea, linguaggio affettato, fanatico religioso q.b., ipocrita all'inverosimile, senza speranza di redenzione, né di diventare, perlomeno, un po' più simpatico al lettore.
   Sì, perché Augustus Carp, protagonista dell'omonimo romanzo dal sottotitolo decisamente eloquente, "L'autobiografia di un vero galantuomo", è un personaggio volutamente odioso, la personificazione del tipico borghese di età vittoriana, un signorotto borioso la cui unica mission nella vita, oltre quella nondimeno ambiziosa di arricchirsi e combinare un matrimonio vantaggioso, è di redimere e soffocare qualsiasi condotta considerata voluttuosa o eccessivamente peccaminosa.



E allora eccolo, uomo viscido e meschino, vendicativo e ottuso, ma furbo abbastanza per sfruttare a suo favore le casualità della sua esistenza, vediamo il nostro Augustus iscritto alle più svariate associazioni cristiane, impegnato fermamente nella lotta all'abuso di alcol, fumo, alle rappresentazioni teatrali e di danza (pericolose e fuorvianti...), pronto a fare le scarpe al prossimo pur di avanzare nella gerarchia dei "fedeli servitori di Dio onnipotente", rendendosi odioso al 99% periodico della popolazione londinese.

La cosa che più colpisce di questo volume, oltre all'ironia che permea per intero la narrazione, è il suo autore: Henry H. Bashford.
   Simpatico umorista britannico? Consumato scrittore di satira pungente?
No, un Sir, illustre medico e studioso, Medico Onorario di Re Giorgio VI, autore di numerosi articoli di carattere scientifico e opere di fiction e non-fiction, insomma, un uomo di scienza che, nel tempo libero, si è dilettato nella stesura di questo romanzo, datato 1924, che venne inizialmente pubblicato come opera anonima, per essere poi definito da Anthony Burgess "Uno dei più grandi romanzi comici del XX secolo".

Nel complesso, un gioiello di ironia letteraria, un vero libro comico, una cosa rarissima in effetti, ed estremamente moderna, specialmente se pensiamo che è stato scritto quasi cent'anni fa; una satira pungente (che batte 10 a 0 anche quella odierna, che il coraggio troppo spesso se lo dimentica a casa...), un gioiellino letterario per palati raffinati, un piccolo cult da riscoprire senza esitazione.

venerdì 25 novembre 2016

#libri: "Ho sposato un deficiente", Carla Signoris



Oggi non ho intenzione di fornirvi una vera e propria recensione come faccio solitamente; per questa volta mi sarà sufficiente dirvi il titolo del libro che ho letto ieri sera per spezzare un po' dalle opere più "serie" alle quali mi dedico solitamente, e sono certa che al parterre femminile non servirà altro per correre immediatamente nella libreria più vicina ad acquistarlo.

Sto parlando di "Ho sposato un deficiente", della comica e conduttrice tv Carla Signoris, a.k.a. la moglie di Maurizio Crozza, ovvero la personificazione della satira intelligente per eccellenza in televisione.
   In effetti, già il titolo di per sé, fa un certo effetto, nulla da dire.





Ma, al tripudio esaltato di noi donnine, non deve assolutamente corrispondere l'ira funesta dei maschietti, anzi: perché in questo caso la parola deficiente dev'essere considerata e compresa per quello che è, ovvero un termine di derivazione latina, direttamente dal verbo "deficiere", che significa "mancare di qualcosa".
   Quindi nessun insulto, ma una sacrosanta verità.

E vi sfido a non riconoscervi, almeno in alcune delle situazioni esilaranti qui di seguito, tratte direttamente dalle pagine di questo divertente volumetto...

"Lui si alza spesso di notte, e ovviamente per accendere l'abat-jour tira giù tutto quello che c'è sul comodino facendo un gran fracasso." 
"Lui sviene mentre gli fanno un semplice prelievo del sangue e macchia le scarpe nuove scamosciate color ghiaccio tipo mattatoio." 
"Lui non sa vestirsi e se d'inverno si salva grazie al monocolore nero, d'estate sfoggia improbabili accostamenti e mutande ascellari." 
"Lui si dà arie da espertone del design e impone alla casa deliri architettonici rigorosamente non funzionali." 
"Lui quando prepara il brasato ai carciofi – peraltro buonissimo – lascia la cucina in condizioni tali che sembra ci sia esplosa una bomba atomica." 
"Lui quando generosamente si propone di aiutare i due figli nei compiti, i ragazzini scappano in camera loro terrorizzati perché sanno che dopo cinque minuti, al primo apostrofo sbagliato, attaccherà un barbosissimo comizio sui mali della scuola italiana." 
"Lui pretende che il secondogenito giochi a calcetto anche se il pargolo non vorrebbe e si scatena in imbarazzanti performance sugli spalti quando lo accompagna alle partite." 
"Lui, insomma, è un deficiente, cioè un marito e un padre come quasi tutti..."

D'altronde, se già noi comuni mortali siamo costretti a subire quotidianamente situazioni di questo genere, figuriamoci quanto possa essere esilarante la vita coniugale di due protagonisti indiscussi della satira e della comicità italiana come appunto la coppia Signoris- Crozza.
   Un libro che sarà anche un luogo comune sulle differenze tra uomo e donna nella vita domestica, ma che strappa ben più di una risata a crepapelle, anche grazie allo stile personalissimo dell'autrice.

Ovviamente a questo libro dobbiamo aggiungere anche un ingrediente in più, ovvero quello della curiosità che ci assale nei confronti della sfera privata di una coppia famosa, ma a prescindere da questo si tratta di un ottimo consiglio per gli acquisti, perfetto se avete voglia di concedervi una piccola pausa, o avete terminato gli spunti per insultare marito, fidanzato o qualsiasi creatura di sesso maschile nei paraggi.
   D'altronde, anche il sottotitolo la dice lunga: “Dietro ogni uomo c'è sempre una donna che alza gli occhi al cielo”. 

venerdì 4 novembre 2016

#libri: Cari mostri, Stefano Benni


Una Madonna che, invece di piangere sangue, se la ride di gusto.
   Un direttore di museo che sfida l'ira vendicativa di una mummia decisamente... vivace.
Demoni in crisi mistica, superati in malvagità dal genere umano.

Questi sono soltanto alcuni dei “mostri” che popolano la poliedrica raccolta di racconti, ben venticinque, che costituisce la tragicomica silloge di Stefano Benni (per l'appunto, Cari Mostri, Feltrinelli, 2015), autore “diabolicamente” bravo a mescolare generi e sottogeneri letterari anche molto differenti tra loro: si va dalla comicità più amara e tagliente all'orrore, elemento predominante insieme a una costante ironia, dall'elemento tragico al thriller più inquietante, dalla rivisitazione di spunti della letteratura classica a versioni “riviste e corrette” di personaggi e fatti di cronaca realmente accaduti.

Sesso, indulgenza verso il pulp e lo splatter più palese aggiungono ulteriore pepe alle storie offerte al lettore su un piatto d'argento, una più divertente e gustosa dell'altra.
   Benni, da veterano qual è, insegna al lettore che i mostri non sono soltanto quelli rannicchiati sotto i letti dei bambini o dentro gli armadi, sarebbe forse troppo semplice scacciarli: i mostri, quelli veri, si nascondono dietro un'apparenza normale, quasi banale, un fedele smartphone può trasformarsi d'un tratto in un mostro che imprigiona nella solitudine più nera, un codice Iban dimenticato può tenerci in scacco per diverse ore, una cartella di Equitalia può trasformarsi nel peggiore degli incubi reali.

La contemporaneità si fa strada e si impone prepotentemente, tuttavia i patiti dell'horror più tradizionale non storcano il naso: non mancano certamente vampiri, alberi maledetti, mummie egizie assetate di sangue, creature malvagie a go – go, compreso un sentito (e, forse, dovuto) omaggio a Edgar Allan Poe, maestro del racconto di genere che ha fortemente ispirato quest'opera, ma in chiave assolutamente personale e originale.

Nel complesso, una sfida con un genere particolarmente difficile vinta cum laude da Benni, che si fa voce delle paure e dei problemi che assillano la società contemporanea, e lo fa con uno stile riconoscibile a prima lettura, fluido, ritmato, facilmente leggibile, avvincente fino all'ultima pagina.
E, fra le pagine, non è poi così difficile scovare l'insegnamento che l'autore dona al suo fedele lettore: la paura si può sconfiggere, ma soltanto con un pizzico di (auto)ironia. 

"Questo articolo è apparso su Paper Street in data 02/11/2016. Per gentile concessione".
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/cari-mostri-stefano-benni.html

lunedì 4 aprile 2016

#libri: Le mirabolanti avventure di Spazz-Never, Nathan K. Raven


Se fosse un film, avrebbe la potenza di Arnold Schwarzenegger (con tanto di capello biondo a spazzola, gelido occhio ceruleo e virile mascellone, che ci sta sempre bene), saprebbe combattere come Jean – Claude Van Damme, e avrebbe un umorismo criptico alla Buster Keaton.
   Ma Spazz-Never è un super eroe cartaceo, protagonista di un libro tanto ironico quanto sarcastico, Le mirabolanti avventure di Spazz-Never (2011), opera sui generis esattamente come il suo autore, Nathan K. Raven. 

Uno pseudonimo dietro al quale si cela uno “scrittore fantasma”, del quale non si conosce assolutamente nulla, se non la vena dissacrante e la penna acuta, un autore che ha saputo circondarsi di un sapiente alone di mistero, che intriga il lettore e lo spinge ad avvicinarsi al mitico Spazz.



La vicenda narra delle epiche gesta di Spazz-Never che, oltre a eliminare anche la minima traccia di neve dal pianeta Terra con potenza impressionante, ha un'altra mission ben precisa, una strenua lotta contro le ingiustizie e le perfidie della sua nemesi, il diabolico Dottor Maleficus.
   Talmente malvagio da avere letteralmente perso la faccia, ma non la voglia di conquistare il mondo o distruggerlo - su questo è ancora piuttosto indeciso anche lui.
   E così questo paladino che abita nell'assolata Califoggia, spazzaneve di professione e picchiaduro per vocazione, questo Action Man de 'noantri, non solo dovrà risolvere un'assurda situazione climatica nel paese di BelTempo, ma dovrà anche opporsi ad un folle bombardamento, al dilagare di un subdolo social network di dubbia moralità e al potere crescente della pubblicità spazzatura.
   Tutto questo a discapito della sua vita privata, fatta di abbondanti merende e partite di football degli Schiappers. 

Quello che può apparire semplicemente il divertissement di un burlone cela invece un'aspra, cinica ed esilarante satira dei tempi che corrono: un supereroe che si trova a dover fronteggiare le nevrosi della contemporaneità, l'idiozia dilagante che affligge i mass media nazionali (e non solo), la dipendenza dai social network che porta alla totale caduta delle barriere del pudore, della dignità e del buon senso, la pubblicità martellante che saprebbe vendere, ai poveri sventurati che vi incappano, anche una tanica di “latte di gallina”.

Lo stile è incalzante, ricco di termini rubati al parlato che calzano a pennello con il contesto, dinamico e sintetico, con dialoghi surreali e decisamente spassosi.
Insomma, Spazz–Never ha soppiantato Superman, Batman e anche Iron Man, e si è attestato al numero uno del politically (un)correct.

"Questo articolo è apparso il 01/04/2016 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/le-mirabolanti-avventure-di-spazz-never-nathan-k-raven.html#sthash.crjRGRTh.dpuf