Etichette

Visualizzazione post con etichetta recensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensioni. Mostra tutti i post

venerdì 14 aprile 2017

#RecensioniperEsordienti: Anime di Luce. Perseo, Lina Giudetti

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non li conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti e ChanceinComune sono due portali online nati dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di un romanzo affascinante e suggestivo, Anime di Luce. Perseo, di Lina Giudetti: buona lettura!


Anime di Luce - Perseo è un romanzo poderoso, carico di fantasia e abilità descrittiva: inquadrarlo in un solo genere letterario sarebbe forse riduttivo, poiché l'autrice, una giovane e talentuosa Lina Giudetti, sa navigare abilmente nelle mille sfaccettature della narrativa contemporanea: dal fantasy al racconto mitologico, dal romanzo rosa a quello di formazione, passando attraverso il più classico e affascinante romanzo d'avventura, capace di incollare il lettore fino all'ultima pagina.

I puristi della mitologia greca non storcano il naso per questo: Giudetti specifica fin dall'inizio la volontà di proporre una rivisitazione, personalissima e originale, di uno dei miti più classici, quello di Perseo e Andromeda, uno dei racconti più romantici e struggenti dell'intera letteratura classica di genere.

La storia infatti, ripresa direttamente dal IV Libro della "Metamorfosi" di Ovidio, diventa una versione romanzata, nonché un affresco pittoresco, di un'intera civiltà, narrata con tutti i suoi pregi (e i suoi difetti).

Oltre al fascino romantico della storia d'amore tra Perseo, eroe estremamente umano e dai profondi valori morali, e Andromeda, una fanciulla abbandonata, sola, di fronte a un destino più grande di lei, fattore che diventa centrale nella narrazione, fondamentale anche i numerosi e puntuali richiami ad altre civiltà e particolari mitologie: quella greca, ovviamente, unita a precisi cenni a quella egizia e, addirittura, atlantidea (ambito in cui l'autrice mostra una cultura sterminata).

Insomma, un romanzo completo, suggestivo e importante, un'epopea profondamente umana e, proprio per questo, incredibilmente emozionante.

giovedì 9 marzo 2017

#libri: Quisilio Miraglia, il punto d'incontro tra poesia e critica sociale

Esistono numerosi e vari modi di esprimere un disagio, specialmente quando si parla d’arte: c’è chi straccia una tela con un coltello, chi la dipinge con violenza, affidandosi interamente a materici e nervosi schizzi di colore, chi urla la propria rabbia in musica, e chi decide di farlo giocando con le parole.

Nella schiera di questi “poeti sovversivi” troviamo sicuramente Quisilio Miraglia, casertano classe 1993: diplomato al Liceo Scientifico di Mondragone, laureando in Letteratura, Musica e Spettacolo presso la Sapienza di Roma, membro del collettivo artistico Menti Colorate, nonché direttore “della censura” in Rapsodia - rivista letteraria indipendente, fondata con l’amico Claudio Landi nel 2014.

Il buon Quisilio è maestro nella nobile arte della poesia e dei giochi del linguaggio, capace di giocare sui rapporti tra ritmo e senso implicito del testo; d’altro canto, da uno che si dichiara “contro ogni forma di misticismo/romanticismo/estetismo/aulicismo poetico” e che “preferisce la forma al contenuto, pensando il contenuto come forma e la forma come contenuto”, non potevamo aspettarci diversamente.

Per quanto riguarda la sua produzione letteraria, a colpire particolarmente sono alcuni “Giuochi di lingua e altri crimini”, componimenti che si avvicinano alla tradizione popolare dello scioglilingua, della filastrocca soltanto apparentemente infantile, carica di allitterazioni che, dietro al godimento acustico della lettura ad alta voce, nascondono riflessioni ben più amare.




Come nel caso di Metropolithanatos III:

Nelle zone d’ombra della cloaca mentale
la cimice del cemento scava a ritmo letale
tra le membra sfatte del sistema decimale
movimento consumato in un rito materiale
godimento stitico, libido fiscale
sacramento offerto all’omelia industriale
nel processo virale dell’asservimento
disperdo il seme spento dell’io animale
riferisco in digitale l’auto-annullamento
le sensazioni crude, al di là del condimento
[assioma laterale
del nostro fallimento]
ripulisco i nervi nascosti in superficie
i bisogni meccanici numerati a matrice
[memoria larvale
di una scomoda radice];
negli emicicli vuoti della gloria morale
la pietra gorgheggia il decreto finale:
– castrare il dio che non possa generare
demolire i simulacri per poter ricordare
violentare lo sguardo per riuscire a vedere
dopotutto: meglio tradire che imbalsamare

Una critica ben oculata potrebbe, in questo caso, annientare la potenza dei versi, per cui occorre muoversi con cautela: il messaggio, pur abbellito e impreziosito da gorgheggi stilistici, sintattici e morfologici, arriva forte e chiaro, la critica sociale al mondo contemporaneo è come uno schiaffo in faccia al lettore che, probabilmente, legge con un occhio allo smartphone e la mente altrove – d’altronde è forse questa l droga più potente del XXI secolo.

Guai a pensare troppo, guai a guardare al passato cercando di trarne insegnamento e monito per il futuro,  guai ad ammettere il fallimento di una società così evoluta e, allo stesso tempo, così “deficiente”.
   Non c’è spazio per il libero pensiero, non c’è spazio per il libero arbitrio, la “morte metropolitana” avvolge tutti nella sua nebbia, nella sua cortina impenetrabile, e noi possiamo scegliere di assuefarci o combattere, anche soltanto a colpi di versi e ironia pungente. 

"Questo articolo è apparso su Paper Street. Per gentile concessione"
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/quisilio-miraglia-il-punto-dincontro-tra-poesia-e-critica-sociale.html

giovedì 2 marzo 2017

#libri: Fuori dal baratro! Cultura cittadina e perversioni moderne, Eliaba

Nuovo appuntamento con lo spazio dedicato esclusivamente agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ e il portale Chanceincomune.it, due siti ricchi di recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo. 

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere. 

E allora proseguiamo la nostra avventurosa partnership, con la recensione di una giovane esordiente dall'indubbio talento: quest'oggi parliamo di Fuori dal baratro! Cultura cittadina e perversioni moderne di Eliaba: buona lettura!


Zì ‘Ntonie è un centenario abruzzese, saggio, duro e coriaceo come la sua terra. 
   Ma Zì ‘Ntonie è anche il protagonista di Fuori dal baratro! Cultura cittadina e perversioni moderne, il simbolo di una cultura contadina che, nel pensiero dell’uomo contemporaneo, non ha meritato il suo degno posto nella storia, un testimone silenzioso di eventi, cambiamenti e, troppo spesso, degenerazioni della cultura dell’”animale uomo”.
   Il merito di far rivivere le sue parole è del buon Elìaba (pseudonimo di Donato De Francesco) che, nel suo volume, ha deciso di ripercorrere insieme al lettore anni di confronti con l’anziano sapiente.

Una scelta difficile, poiché sviluppare un intero volume giocato esclusivamente su una serie di riflessioni sulla cultura, la religione, la società civile (e non) non è avvero cosa semplice, piuttosto riuscita ma che non convince in toto: lo sviluppo dei temi procede logico e lineare, la sostanza c’è ed è ben evidente, tuttavia lo stile, nonostante si sviluppi in forma dialogica per la complessiva durata del libro, risulta a tratti prolisso e, in rari casi, pesante.

Fattori che, tuttavia, non intaccano la bellezza del flusso “istintivo” dell’anima, capace di criticare con giusta ferocia l’ossessione moderna di creare “pacchetti nozionistici” finti, sterili, prodotto di una cultura troppo impegnata a preservare lo status quo di pochi eletti e a uccidere senza pietà l’ingegno e le capacità che crescono innate nella nostra specie.

L’intera, corposa opera si basa sulla dualità, sul contrasto tra cultura contemporanea, con tutte le miserie di un contesto storico infelice, corrotto, marcio al suo stesso interno, e desiderio profondo di un vero e proprio ritorno alla sacralità della cultura contadina, quella più autentica, fatta di valori profondi e troppo spesso marginalizzata, ignorata.
   Una lettura che va affrontata con serietà e impegno, dedicata a coloro che vogliono guardare oltre, liberarsi dalle pesanti catene che ci siamo costruiti con le nostre stesse mani, far librare quelle ali che ci sono state donate per volare sempre più in alto, non per vivere un’esistenza omologata e vigliacca.

giovedì 23 febbraio 2017

#libri: Chavela, un'icona di stile

Un mondo raro è un mondo strano, sospeso tra realtà e magia, intriso tanto di tequila quanto di passione, un mondo fatto di racconti e verità ancestrali, dove una donna, una piccola, grande, fragile, potente donna, da sola, può prendere in mano il proprio destino e plasmarlo fregandosene delle convenzioni, vivendo soltanto di musica, di amore, di dolore, di libertà.

Il mondo raro è quello appartenuto a Chavela Vargas (1919-2012), una delle voci più importanti e meravigliose dell’America Latina, una Edith Piaf messicana che è stata amante di Frida Kahlo e Ava Gardner, musa di Almodòvar e icona omosessuale capace di rompere gli schemi di un intero secolo. 

La sua, una carriera iniziata negli anni ’40 dopo un'infanzia difficile e dolorosa vissuta in Costa Rica, una giostra capace di correre e girare velocissima, intaccata da vent’anni di alcolismo e dal rischio di sprofondare definitivamente nell'oblio; una carriera (e una vita) ricominciata grazie a un incontro misterioso, che ha riportato la cantante alle scene mondiali, seppur dopo molte primavere.

Ad oggi, il merito di aver riscoperto e raccontato la vita di quest'artista così unica e immortale è di due giovani musicisti palermitani, Antonio Dimartino e Fabrizio Cammarata: difatti “Un mondo raro. Vita e incanto di Chavela Vargas” nasce proprio da un viaggio compiuto da Palermo a Città del Messico alla scoperta dell’universo di una vera e propria istituzione della musica messicana, scomparsa nel 2012 a 93 anni dopo una vita vissuta sempre al massimo, sotto ogni aspetto possibile.      Un viaggio che si può letteralmente toccare con mano nelle circa duecento pagine di questo intenso romanzo, perfettamente in grado di restituire una vivida immagine della sua protagonista (poncho rosso sulle spalle, sigaro in bocca e pistola nella fondina) e della bellezza carnale del Messico nei suoi anni d'oro.



La “negritudine”, quel calore profondo tipico delle culture del Sud America, sa stregare il lettore anche grazie a uno stile empatico, suggestivo, ai continui salti temporali che ci mostrano, alternativamente, una Chavela (o meglio, una Isabelita) bambina, già diversa dalle sue coetanee, più profonda, matura, e un'adulta inconsapevolmente sensuale, capace di stregare la dama di Casa Azul con un solo sguardo.

E da qui un'epifania di artisti, Frida, Diego Rivera, Jiménez, García Lorca, le notti brave impregnate di alcol e umori, i primi concerti con i gruppi di mariachi più disparati, l'intensità della ranchera, così carica di vita e di morte da risvegliare la coscienza di un Paese a partire dal basso, da quella cultura popolare incredibilmente viva e mai dimenticata.

Insomma, “Un mondo raro” ha il grande, inestimabile pregio di farci vivere, sfogliandone le pagine, un'avventura indimenticabile: la colonna sonora c'è già, a questo punto basta soltanto chiudere gli occhi e abbandonarsi a Chavela, alla sua voce, a quel graffio potente capace di squarciare l'anima di chi l'ascolta.

"Questo articolo è apparso su Paper Street, per gentile concessione". 
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/chavela-vargas-un-mondo-raro-antonio-di-martino-fabrizio-cammarata-album-libro-recensione.html

lunedì 16 gennaio 2017

#libri: L'uomo che metteva in ordine il mondo, Fredrik Backman






Ove ha 59 anni, guida soltanto automobili a marchio Saab, olia i ripiani della cucina a cadenza regolare e ama le regole. Insomma, una vita semplice, la vita di un uomo che ha sempre lavorato, pagato le tasse, che si è sempre comportato bene insomma, un uomo di poche parole ma di sani principi.
   Un uomo che, per tutta la durata del libro, vuole esclusivamente, fortemente, assolutamente, suicidarsi.

 




Sì, perché Ove è anche un uomo depresso, frustrato da un passato doloroso, profondamente ferito dall'enorme vuoto lasciato dalla scomparsa dell'amata moglie, Sonja, che un tumore gli ha strappato dalle mani, ferite che l'hanno trasformato in un rompiscatole cronico, ossessivo - compulsivo, uno sceriffo autoproclamato che ha come unico obiettivo punire anche la minima trasgressione alle norme da parte dei suoi vicini di casa, l'unico modo che ha per portare un po' d'ordine nella sua vita ridotta in tanti, piccoli pezzi.

Insomma, un personaggio forte e ben tratteggiato, quello protagonista de “L’uomo che metteva in ordine il mondo”, una storia nata sul blog di Fredrik Backman, giornalista svedese, e divenuta immediatamente un microcosmo abitato da personaggi insoliti, caratteristici, indimenticabili.
   Si tratta di una vera e propria fiaba contemporanea, dolceamara, inizialmente deprimente, ossessiva, che ben esprime il disagio di alcune dinamiche della nostra società, ma che poi spicca il volo, anche grazie all'entrata in scena di nuovi personaggi, ciascuno dalla precisa e magistrale caratterizzazione: Parvaneh, giovane mamma iraniana, in dolce attesa, nonché moglie dell'”Imbranato”, esilarante e impacciato tecnico informatico; Jim, ventenne omosessuale sempre in lotta con la bilancia; Rune e Anita, gli anziani vicini di Ove, e un'infinita galleria colorata, pittoresca, che risulterebbe assolutamente perfetta per una trasposizione cinematografica.

Il pregio più grande di questo volumetto è senz'altro l'empatia che suscita nel lettore, ottenuta tramite uno stile semplice, colloquiale, profondamente ironico, tipico del filone tragicomico della letteratura scandinava (Arto Paasilinna e Jonas Jonasson insegnano) che sta affermando il proprio impatto sulla narrativa mondiale in maniera sempre più potente.

Nel complesso, un volume consigliato a chi vuol conoscere una storia d’amore indistruttibile, a chi ha un amico da una vita con cui litiga un giorno sì e l'altro anche, a chi possiede un “anormale” concetto di “normalità”, a chi ha voglia di ridere e contemporaneamente piangere ad ogni pagina voltata, a chi adora le storie di rinascita senza ipocrisie e inutili colate di melassa, a chi ha voglia di emozionarsi, punto e basta.

"Questo articolo è apparso sulla rivista Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/luomo-che-metteva-in-ordine-il-mondo-fredrik-backman.html

sabato 14 gennaio 2017

#RecensioniperEsordienti: Sensibilità, Roberto Di Molfetta

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo la nostra avventurosa partnership con la recensione di un giovane autore che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Sensibilità", di Roberto Di Molfetta. 

Buona lettura!


Come si guarisce da un “eccesso di sensibilità”? Ma soprattutto, è veramente il caso di “guarire” da una simile caratteristica dell’animo umano? 
   Assolutamente no, parola di Roberto Di Molfetta che, nel suo saggio intitolato appunto Sensibilità, ci conduce per mano alla scoperta di una vera e propria apologia di genere, estremamente emozionante.

Nella stesura del suo libello, l’autore chiarifica immediatamente il concetto classico di sensibilità, distinguendo fra una sensibilità attiva (sinonimo di “cura”, intensa e partecipata attenzione per le cose del mondo) e una passiva (che diventa permeabilità – e fragilità – rispetto a ogni tipologia di emozione, positiva o negativa che sia), proponendo riflessioni al lettore tratte dal proprio vissuto ma anche da frammenti ricavati dagli scritti di grandi pensatori (da Jung a Baudelaire, da Leopardi a D’Annunzio, Osho e Shopenhauer).

Proprio perché così profonda e personale, la categorizzazione di quest’opera diventa impresa particolarmente ardua: saggio, per la serietà con la quale viene affrontato l’argomento, ma anche diario intimo, segnato da esperienze personali indelebili, e ancora opera di ricerca filosofica, per le grandi domande sottese fin dall’inizio, e raccolta di aforismi, sempre fedeli al tema comune. 

Un affresco policromatico, dove i colori sono dati dalle emozioni e dal sentire umano, empatico, capace di coinvolgere il lettore e catturarlo con sapienza, fornendo numerosi spunti di riflessione e una sorta di “conforto” a chi, in un mondo dominato principalmente dalla legge del più forte, dalla prepotenza, dall’arroganza, crede ancora nel potere taumaturgico dell’amore, la massima espressione dell’essere umano, della speranza, della musica, forma d’arte di sublime bellezza e, più in generale, dell’umanità. 

lunedì 9 gennaio 2017

#serieTv: La mafia uccide solo d'estate

“La sagra dei buoni sentimenti“. “Una serie infarcita di archetipi e stereotipi, ma d’altronde dalla Rai cosa potevamo aspettarci?!” “Ma la mafia non è questo, Pif è troppo sentimentale“.

In questi giorni di vaccate su La mafia uccide solo d’estateLa serie, ne ho sentite davvero di tutti i colori. Ma sapete cosa vi dico? Che a me questa serie piace un sacco.
   Sì, mi piace perché Pif sa raccontare la malavita palermitana con toni leggeri ma mai superficiali, mi piace perché quella interpretata da Claudio Gioè, Anna Foglietta, Angela Curri ed Eduardo Buscetta è una famiglia tradizionalmente coraggiosa, capace di dare un messaggio forte anche a chi, nella famiglia, ci crede poco. E infine mi piace perché Eduardo Buscetta, alias il piccolo Salvatore, è tanto bellino quanto talentuoso, e sa emozionare parlando d’amore e di mafia con la voce (e gli occhi) di un bambino di dieci anni, una vera e propria scoperta del piccolo schermo nostrano.


La prima stagione de La mafia uccide solo d’estate sa trasportare lo spettatore nella Palermo del 1979, una città fatta di efferati delitti ma anche di grandi uomini come Boris Giuliano e il giornalista Mario Francese.
   La trama è un mix di commedia e dramma, l’ironia plasma l’intera messa in scena ma senza mai essere eccessiva, il risultato è efficace, l’intento pedagogico e didascalico mantenuto, evitando abilmente la pedanteria di tanta filmografia di genere.


Infatti è evidente che spiegare la mafia al grande pubblico, raccontarla, è possibile, difficile ma possibile, e lo si può fare usando la storia di un bambino come metafora, seguendo le vicende dei suoi suoi genitori e di sua sorella nel quotidiano, con una voce narrante divertente e autentica e una sapiente regia, quella di Luca Ribuoli, sempre un passo indietro per lasciare spazio agli attori, alla storia e alle scene, perfettamente costruite e contestualizzate. Meritano un plauso speciale anche la sceneggiatura, firmata da Stefano Bises, Michele Astori e Michele Pellegrini, e la fotografia, di Ivan Casalgrandi.


La mafia uccide solo d’estate ha il duplice e arduo compito di prendere in giro la mafia ma anche di far riflettere sugli anni più oscuri del nostro Paese, attraverso un racconto sull’eterno conflitto tra bene e male, tra eroi e antieroi, tra coraggiosi e ignavi, così lo stesso Pif aveva spiegato il suo ambizioso progetto, qualche tempo prima della messa in onda.

Un progetto che mostra anche la volontà, da parte di mamma Rai, di proporre ai suoi annoiati telespettatori delle fiction di qualità, che si distaccano completamente dai prodotti triti e ritriti che siamo abituati a vedere (ne è un esempio anche il buon Rocco Schiavone, che sta altrettanto spopolando tra il grande pubblico).


Nel complesso, direi che Pif è perfettamente riuscito nel suo intento: la forza de La mafia uccide solo d’estate sta proprio nell’aver saputo trovare il giusto equilibrio tra temi difficili e una narrazione corale, intensa, dai toni nazionalpopolari, nell’aver dimostrato, una volta di più, che la Storia non è fatta di buoni e cattivi ma di persone, di uomini e donne che hanno fatto la Storia, l’hanno subita e hanno saputo riscriverla a modo proprio, a suon di sacrifici, lacrime, sangue e sorrisi.

Articolo pubblicato su TheMacGuffin.it

venerdì 30 dicembre 2016

#libri: Accabadora, Michela Murgia



"Accabadora" di Michela Murgia è, allo stesso tempo, un inno alla vita, ma anche un omaggio alla morte, vista non come creatura malevola, pronta a recidere crudelmente i legami tra gli esseri umani, ma come un fenomeno naturale, spontaneo, che qualche volta va aiutato con un pizzico di audacia e tanta umanità, ingredienti fondamentali comuni a tutte le grandi, terribili imprese.
   Sì, perché l'altera e forte Bonaria Urrai di giorno ha scelto di fare la sarta, mestiere rispettabile che le permette di guadagnarsi il pane, ma la sera, quando c'è bisogno di lei, non esita a calarsi nei panni dell'Accabadora del paesino sardo di Soreni, colei che pone fine alla vita, ma soprattutto alla sofferenza altrui, aiutando i suoi compaesani a oltrepassare quel confine che si frappone fra l'agonia e la pace eterna.



Il mito della dolce morte, di antica derivazione, viene traslato nella suggestiva e ancestrale Sardegna più povera, quella delle tradizioni, quella dei contadini e dei pastori, quella più autentica delle convenzioni sociali e delle leggi non scritte, ma marchiate a fuoco sulla pelle dei suoi abitanti.

Dal canto opposto, ma collegata da un saldo filo che non può spezzarsi, c'è la vita, quella di una bimba divenuta presto ragazza, Maria, conosciuta da tutti perché "nata due volte" ("Fillus de anima, è così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra"), una giovane rifiutata da una famiglia troppo povera e numerosa, una giovane pronta a fare a cazzotti con un destino che sembra già indissolubilmente segnato, forte e fragile al contempo, dotata di ali per spiccare il volo, ma ancor più di radici che la tengono ancorata alla sua terra, alla quale farà sempre ritorno (ma forse, non se n'è mai andata...).

Michela Murgia sceglie di raccontare un tema quanto mai attuale, quello della morte assistita, dell'eutanasia, un tema che in Italia è, per certi versi, ancora un tabù (ricordiamo episodi come lo scandalo sollevato dalla morte "assistita" di Piergiorgio Welby il 20 dicembre 2006).

In questo bellissimo romanzo, la Murgia affronta temi scomodi, difficili da digerire, e lo fa con uno stile perfetto, personale, emozionante ma senza mai cedere al pathos o agli eccessi, pur prestando la propria voce a personaggi che appartengono, essenzialmente, ad un popolo sanguigno, semplice, autentico.
   Infatti lo stile, sebbene infarcito di termini della sua "lingua " madre, il dialetto sardo della zona di Cabras, è cristallino, i personaggi incredibilmente ben caratterizzati, i tessuti sociali percepibili, fondati su valori che a noi sembrano sorpassati, ma che in realtà mantengono integra tutta la loro forza espressiva e autoritaria.

Michela Murgia non prende mai posizione sulla civiltà contadina, si limita a riportarci, con grande maestria, un pezzo di storia italiana, quella degli anni '50, e di una cultura a noi continentali del tutto "straniera", emozionando (ed emozionandosi) ad ogni pagina.

lunedì 12 dicembre 2016

#libri: Il seggio vacante, J.K. Rowling


Pagford è un piccolo ecosistema perfetto: villette a schiera linde e imbellettate, ricche signore borghesi alle prese con il té delle cinque, botteghe a conduzione familiare, famiglie tradizionali; la polvere, rigorosamente, sotto i tappeti di un'intera comunità.
   Ma basta allontanarsi di qualche passo dal centro della cittadina per imbattersi in una periferia difficile, ben più reale, fatta di adolescenti in balia delle droghe più disparate, fatta di prostituzione, di violenza, di sporcizia, di cazzotti e di lacci emostatici, ma anche di piccoli, insperati gesti di solidarietà.

Pagford potrebbe essere Milano, New York, Tokyo, è lo specchio di un qualsiasi spaccato sociale contemporaneo: e J.K. Rowling, nota ai più “semplicemente” come la “mamma di Harry Potter”, è maestra nel dipingere le sfumature dei personaggi e dei luoghi che animano questo pittoresco e disincantato affresco umano.

Il seggio vacante è, infatti, un'opera estremamente poliedrica: romanzo corale e profondamente analitico/descrittivo dei mutamenti sociali degli ultimi anni, romanzo di formazione per la continua evoluzione psicologica dei suoi personaggi principali, romanzo dal finale affilato, durissimo, che sceglie deliberatamente di uccidere il tanto atteso lieto fine in favore di un'iniezione di autenticità quasi dolorosa, ma necessaria.

La “casual vacancy” del titolo originale è quella di Barry Fairbrother, consigliere comunale sposato, quattro figli, appena quarantenne, amato - ma al tempo stesso profondamente odiato – dai suoi concittadini, che stramazzerà a terra alla terza pagina, in preda a un aneurisma cerebrale descritto con una crudezza allucinante.
   Da qui si dipanano cinquecento pagine in grado di non annoiare, mai:  è proprio questo il più grande dono di Rowling, in questo volume come nella saga fantasy giovanile più amata al mondo, la capacità di far vivere sulla carta stampata i suoi personaggi con incredibile veridicità, delineandone ogni pensiero, ogni sensazione, ogni azione, intessuta con accortezza e perfettamente inserita nei vari contesti e vissuti.

Il lettore, anche grazie allo stile fluido e immediato, affidato a numerosi dialoghi, riesce ad immedesimarsi nella psiche di ciascun protagonista, trovando continue affinità con il proprio mondo, contaminato dal bisogno di creare continuamente trincee, confini, limiti e differenze, apparentemente inconciliabili. 

"Questo articolo è apparso su rivista Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/il-seggio-vacante-jk-rowling.html

venerdì 2 dicembre 2016

#libri: Il catino di zinco, Margaret Mazzantini


La vecchiaia è una brutta bestia: sì, perché la vecchiaia è fatta di carne, sangue, umori (e malumori), debolezza, rabbia, frustrazione, sensazioni discordanti fra loro e limiti invalicabili che, giorno dopo giorno, aumentano esponenzialmente.
  Ed è ciò che accade anche alla protagonista de Il catino di Zinco, Antenora, donna d'altri tempi, matriarca che si impone, senza mezzi termini, nella vita della sua progenie rifiutandosi di subire passivamente il decorso della sua lunga vita.

Una piccola eroina in un piccolo mondo arcaico, ancestrale, confinata tra le pareti domestiche, ma non per questo meno attenta a tutto quel che le accade intorno; energica e impassibile nel dispensare valori netti, talvolta semplicistici, sentimenti forti e, a tratti, ossessivi, elementi che le permettono  di affrontare, quasi incolume, esperienze traumatiche come la guerra, il fascismo, il dopoguerra e tutti i suoi strascichi, senza mai perdersi d'animo.

Il pretesto per raccontare la sua storia sarà proprio la sua morte, avvenuta in un gelido mattino d'inverno, brusco come Antenora, e narratrice d'eccezione diventerà l'amata/odiata nipote, più simile alla nonna di quanto voglia ammettere.

Il catino di zinco è il romanzo d'esordio di Margaret Mazzantini, un romanzo che si distacca in maniera abbastanza evidente da quella che sarà la sua produzione successiva, specialmente per quanto riguarda lo stile: i preziosismi linguistici e le ricercatezze lessicali la fanno da padrone all'interno di una narrazione ricca ma comunque fluida, affascinante, che eleva una storia quotidiana a letteratura a tutti gli effetti. 

Superbo, all'interno del settimo capitolo, il flusso di coscienza, lo “stream of consciousness” di sapore joyciano che nonna Antenora, con humour, sarcasmo e un pizzico di acidità q.b., regala al suo lettore riflettendo su come vanno “le cose della vita”. 

Nel complesso, si tratta certamente di un romanzo di non facile lettura, ma nell'accezione più positiva del termine: Mazzantini è cruda, dura, non lascia nulla all'immaginazione, ci mostra vette liriche altissime ma anche il rovescio della medaglia, le piccole miserie umane che accomunano la nostra specie, senza mezzi termini.

E Mazzantini, oltre a essere un astro fulgido della letteratura nostrana (e non solo), mostra anche una buona dose di ironia: la scelta millimetricamente curata di termini all'apparenza astrusi avrà costretto molti lettori, anche senza un'ammissione formale, a riprendere in mano un bel vocabolario della lingua italiana...

Questo articolo è apparso su Paper Street in data . Per gentile concessione". 

venerdì 25 novembre 2016

#libri: "Ho sposato un deficiente", Carla Signoris



Oggi non ho intenzione di fornirvi una vera e propria recensione come faccio solitamente; per questa volta mi sarà sufficiente dirvi il titolo del libro che ho letto ieri sera per spezzare un po' dalle opere più "serie" alle quali mi dedico solitamente, e sono certa che al parterre femminile non servirà altro per correre immediatamente nella libreria più vicina ad acquistarlo.

Sto parlando di "Ho sposato un deficiente", della comica e conduttrice tv Carla Signoris, a.k.a. la moglie di Maurizio Crozza, ovvero la personificazione della satira intelligente per eccellenza in televisione.
   In effetti, già il titolo di per sé, fa un certo effetto, nulla da dire.





Ma, al tripudio esaltato di noi donnine, non deve assolutamente corrispondere l'ira funesta dei maschietti, anzi: perché in questo caso la parola deficiente dev'essere considerata e compresa per quello che è, ovvero un termine di derivazione latina, direttamente dal verbo "deficiere", che significa "mancare di qualcosa".
   Quindi nessun insulto, ma una sacrosanta verità.

E vi sfido a non riconoscervi, almeno in alcune delle situazioni esilaranti qui di seguito, tratte direttamente dalle pagine di questo divertente volumetto...

"Lui si alza spesso di notte, e ovviamente per accendere l'abat-jour tira giù tutto quello che c'è sul comodino facendo un gran fracasso." 
"Lui sviene mentre gli fanno un semplice prelievo del sangue e macchia le scarpe nuove scamosciate color ghiaccio tipo mattatoio." 
"Lui non sa vestirsi e se d'inverno si salva grazie al monocolore nero, d'estate sfoggia improbabili accostamenti e mutande ascellari." 
"Lui si dà arie da espertone del design e impone alla casa deliri architettonici rigorosamente non funzionali." 
"Lui quando prepara il brasato ai carciofi – peraltro buonissimo – lascia la cucina in condizioni tali che sembra ci sia esplosa una bomba atomica." 
"Lui quando generosamente si propone di aiutare i due figli nei compiti, i ragazzini scappano in camera loro terrorizzati perché sanno che dopo cinque minuti, al primo apostrofo sbagliato, attaccherà un barbosissimo comizio sui mali della scuola italiana." 
"Lui pretende che il secondogenito giochi a calcetto anche se il pargolo non vorrebbe e si scatena in imbarazzanti performance sugli spalti quando lo accompagna alle partite." 
"Lui, insomma, è un deficiente, cioè un marito e un padre come quasi tutti..."

D'altronde, se già noi comuni mortali siamo costretti a subire quotidianamente situazioni di questo genere, figuriamoci quanto possa essere esilarante la vita coniugale di due protagonisti indiscussi della satira e della comicità italiana come appunto la coppia Signoris- Crozza.
   Un libro che sarà anche un luogo comune sulle differenze tra uomo e donna nella vita domestica, ma che strappa ben più di una risata a crepapelle, anche grazie allo stile personalissimo dell'autrice.

Ovviamente a questo libro dobbiamo aggiungere anche un ingrediente in più, ovvero quello della curiosità che ci assale nei confronti della sfera privata di una coppia famosa, ma a prescindere da questo si tratta di un ottimo consiglio per gli acquisti, perfetto se avete voglia di concedervi una piccola pausa, o avete terminato gli spunti per insultare marito, fidanzato o qualsiasi creatura di sesso maschile nei paraggi.
   D'altronde, anche il sottotitolo la dice lunga: “Dietro ogni uomo c'è sempre una donna che alza gli occhi al cielo”. 

lunedì 21 novembre 2016

#libri: Tremiti di paura, Cesario Picca








Un omicidio efferato, la bellezza della Puglia e, in particolare, delle sue isole, l'amore per la buona tavola e tutta la passione, la voglia di vivere con il sorriso sulle labbra e la sensualità del Salento e dei suoi abitanti: questi gli ingredienti principali del romanzo "Tremiti di paura", un giallo godibile dello scrittore e giornalista Cesario Picca, classe 1972, penna veloce e divertente, un inno al piacere venato di noir. 






Tutto merito del giornalista di "nera" nato dalla fantasia di Picca, il piacione Rosario Santacroce, cronista quarantenne salentino che vive a Bologna e lavora per un quotidiano locale.
   Un uomo rude, loquace e carismatico q.b, amante di tutto ciò che può essere assaporato e goduto lentamente, dalle donne alla buona cucina, dal sole dorato del Sud al mare cristallino dell'isola di San Nicola.
   Soprannominato Saru, è perseguitato dal lavoro, che lo segue anche in ferie, ed è proprio per questo che si trova invischiato nell’omicidio di una facoltosa turista bolognese, come lui in vacanza alle Isole Tremiti, una donna fascinosa che lo stesso protagonista aveva conosciuto il giorno prima durante un giro in barca, un incontro che aveva scatenato in entrambi un profondo e irrefrenabile desiderio.
   Da qui inizierà una vorticosa indagine investigativa e giornalistica, un turbinio di prove, indizi, smentite e colpi di scena, favoriti anche dall’amicizia di Saru con il maresciallo della locale stazione, suo compaesano e alleato nelle indagini.

Lo stile è semplice e diretto, il linguaggio è reso ancor più accattivante dalle frequenti citazioni dialettali salentine (Andrea Camilleri docet), la trama contiene un buon mix di erotismo e suspense, leggerezza e realismo.
   Anche i personaggi hanno la capacità di instaurare un rapporto di empatia col lettore, nonostante gli scivoloni nella stereotipizzazione non manchino, e la reiterazione nel racconto degli incontri amorosi tra il focoso Saru e la sua volitiva compagna, Elisa, rischi di risultare, talvolta, un po' ripetitiva, pur senza ledere la piacevole lettura di questo romanzo.

Nel complesso un libro leggero, gustoso, una lettura da ombrellone che ben si accompagna ad una vacanza fatta di sole, mare e voglia di divertirsi.

venerdì 11 novembre 2016

#libri: Scassy, Fabio Girometta

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Scassy" di Fabio Girometta: buona lettura!


Tutti noi abbiamo avuto, almeno una volta nella vita, una veneranda “Scassy”, piena zeppa di ricordi, un'automobile decisamente “vissuta”, used, al quale ci siamo affezionati e che ci accompagnati nei nostri anni migliori.

E “Scassy” è proprio la protagonista dell'omonimo libro per bambini scritto da Fabio Girometta, una favola moderna semplice ma estremamente accattivante, dove i valori della famiglia e i buoni sentimenti donano ai piccini un profondo insegnamento.

Tra le pagine di questo volume le vicende di una tipica famiglia dei nostri giorni, umile, un po' precaria ma unita come non mai, si intrecciano a quelle, arricchite da un bel pizzico di magia, di una vecchia auto un po' brontolona, capace di esprimere sentimenti ed emozioni, ma rigorosamente in dialetto.
   Sarà un suggestivo viaggio tra le stelle a cementare ancor di più questa unione, e anche un salvataggio in extremis, quello di Giulia, la bimba protagonista del racconto, a concludere con un lieto fine questo centinaio di avventurose pagine.

Oltre alla trama decisamente divertente, anche lo stile concorre perfettamente a rendere questo romanzo appetibile anche dai più piccoli: i dialoghi sono fluidi, lineari, le parti in dialetto si prestano ad una lettura interpretativa che potrebbe diventare esilarante se fatta ad alta voce, magari nel contesto di una scuola primaria, la narrazione procede gradevolmente, come una classica fiaba da raccontare ai nostri bimbi.

Nel complesso un'opera ben costruita, sviluppata con coerenza stilistica e narrativa, permeata di positività, allegria e ottimismo, dove amore, amicizia, rispetto per se stessi e per il prossimo diventano i principi fondamentali da trasmettere, durante la lettura, a bambini e ragazzini.

lunedì 7 novembre 2016

#libri: Posso e la fiamma nella foresta, Silvia Civano

Oggi vi voglio consigliare una lettura poetica, perfetta per deliziare e dare la buonanotte ai vostri bimbi, ma che sicuramente saprà rapire anche "noi grandi", l'esordio letterario nel mondo della narrativa per l'infanzia di Silvia Civano, genovese classe 1987, nonché mia ex collega di studi presso l'Università di Genova, Interfacoltà in Informazione ed Editoria.
   Un piccolo libro dai testi interessanti, arguti e profondamente istruttivi, mai prolissi, dal ritmo accattivante e impreziositi dalle splendide illustrazioni di Andrea Modugno. 



Protagonista di questa piccola, grande avventura è Posso, un esserino alto circa 10 cm, una creatura speciale che un giorno, a sua insaputa, si sveglia in un bosco sconosciuto, senza memoria del suo passato.
   Il piccolo Posso ricorda soltanto il suo nome ma, con il passare del tempo, scoprirà di possedere dei poteri che si evolvono in base alle necessità e alla situazioni che si troverà a fronteggiare.
   Siete curiosi di conoscere qualcosa in più su di lui? Allora non perdetevi il nuovissimo volume "Posso e la Fiamma nella foresta", che racconta il viaggio intrapreso dal nostro "eroe in miniatura" per cercare i suoi simili e ritrovare la propria misteriosa identità nel mondo di Candunia, ormai ridotto in cenere e disabitato.
   Il vagabondare di Posso si divide tra questa dimensione magica e un bosco sperduto in Piemonte, dove imparerà a rendere se stesso e gli oggetti che desidera immateriali o invisibili, soprattutto per evitare di venire calpestato oppure di esser visto dagli umani.
   Piccolo, con fattezze simili all'uomo (eccetto per i suoi grossi e ruvidi piedi), ma dotato di un coraggio da leoni, Posso decide un giorno di intraprendere un lunghissimo viaggio insieme alla sua migliore amica: Miss Lumachina Bla Bla.
   Il percorso intrapreso li porta ad affrontare molte avventure: dal bosco, alla città, alla foresta Amazzonica, dove i due incontreranno ostacoli sempre più difficili da superare.
   Pur avendo rischiato la vita nel “villaggio degli umani” dominato dal cemento e dalla frenesia, riusciranno comunque ad arrivare in Brasile, dove è invece la natura a regnare sovrana.
   Qui incontreranno animali esotici mai visti prima ma non solo... perché in Amazzonia Posso scoprirà molto più di quello che avrebbe voluto trovare...

"Posso e la Fiamma nella foresta" fa parte della collana "The greenhouse" della casa editrice Il Prato, ma potete trovare ulteriori racconti brevi sul nostro piccolo, magico eroe anche sul blog di Silvia, a questo link, dove l'autrice presenterà ai suoi lettori dei piccoli assaggi, veri e propri prequel, alla storia più corposa narrata nel libro.


E ora un consiglio pratico: se volete acquistare questo volume, consigliatissimo, potete farlo spulciando all'interno di questo elenco di link alle librerie che lo rivendono:


http://libreriarizzoli.corriere.it/Posso-e-la-Fiamma-nella-foresta/0qGsEWcWTWMAAAFS04ZUBKBa/uEmsEWcWMKUAAAErNrkdhq_J/pc

https://www.bookrepublic.it/book/9788863363159-posso-e-la-fiamma-nella-foresta/

http://ebook.ilfattoquotidiano.it/catalog/product/view/id/202000/

http://www.amazon.it/Posso-Fiamma-nella-foresta-greenhouse-ebook/dp/B01BD30CPA/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1454485395&sr=1-1&keywords=Posso+e+la+fiamma

https://itunes.apple.com/it/book/posso-e-la-fiamma-nella-foresta/id1080278612?mt=11&app=itunes&ign-mpt=uo%3D4

http://www.ibs.it/ebook/silvia-civano/posso-e-la-fiamma/9788863363159.html

http://store.streetlib.com/posso-e-la-fiamma-nella-foresta

http://www.timreading.it/home.php/ebook-posso-e-la-fiamma-nella-foresta-silvia-civano-il-prato-9788863363159.html

http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9788863363159/autore-silvia-civano/posso-e-la-fiamma-nella-foresta-e-book.htm

http://www.omniabuk.com/scheda-ebook/silvia-civano/posso-e-la-fiamma-nella-foresta-9788863363159-330186.html

http://www.9am.it/sito/Catalog/Language0/Default.aspx?template=ebookDettaglio.html&ck=UOIWYTTTQ&F=Codice&V=%279788863363159%27

http://www.sanpaolostore.it/posso-fiamma-nella-foresta-silvia-civano-9788863363159.aspx

http://www.libreriaebook.it/ebooks/index.php?pag=scheda_ebook&isbn=9788863363159

http://ebook.unita.it/catalog/product/view/id/202000/


http://ebook.freeonline.it/scheda-ebook/silvia-civano/posso-e-la-fiamma-nella-foresta-9788863363159-330186.html

http://books.secretary.it/scheda-ebook/silvia-civano/posso-e-la-fiamma-nella-foresta-9788863363159-330186.html

http://www.amazon.fr/Posso-e-Fiamma-nella-foresta-ebook/dp/B01BD30CPA/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1454485486&sr=8-1&keywords=Posso+e+la+fiamma

http://www.amazon.de/Posso-Fiamma-nella-foresta-greenhouse-ebook/dp/B01BD30CPA/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1454485519&sr=8-1&keywords=Posso+e+la+fiamma

https://www.weltbild.de/artikel/ebook/the-greenhouse-italy-posso-e-la-fiamma-nella-foresta_21356917-1

http://www.hugendubel.de/de/ebook/silvia_civano-posso_e_la_fiamma_nella_foresta-25680319-produkt-details.html?searchId=1007505571

http://ebook.euronics.it/scheda-ebook/silvia-civano/posso-e-la-fiamma-nella-foresta-9788863363159-330186.html

http://www.peruebooks.com/ebook/0108662/posso-e-la-fiamma-nella-foresta

https://www.elcorteingles.es/ebooks/tagus-9788863363159-posso-e-la-fiamma-nella-foresta/

https://www.weltbild.de/artikel/ebook/the-greenhouse-italy-posso-e-la-fiamma-nella-foresta_21356917-1

https://www.weltbild.at/artikel/ebook/the-greenhouse-italy-posso-e-la-fiamma-nella-foresta_21356917-1

http://62.149.206.56/S//Silvia_Civano/Narrativa/ePub/Posso_e_la_Fiamma_nella_foresta.html

http://it.feedbooks.com/item/1637101/posso-e-la-fiamma-nella-foresta

http://www.amazon.co.uk/Posso-Fiamma-foresta-greenhouse-Italian-ebook/dp/B01BD30CPA/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1454485683&sr=8-1&keywords=Posso+e+la+fiamma


http://www.amazon.com/Posso-Fiamma-foresta-greenhouse-Italian-ebook/dp/B01BD30CPA/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1454485720&sr=8-1&keywords=Posso+e+la+fiamma

http://www.casadellibro.com/ebook-posso-e-la-fiamma-nella-foresta-ebook/9788863363159/2803471

lunedì 24 ottobre 2016

#libri: Otel Bruni, Valerio Massimo Manfredi




La cascina nella pianura emiliana, i campi coltivati con fatica e sacrifici, la grande stalla, albergo dove ogni pellegrino può trovare ricovero e un piatto caldo di minestra, il luogo in cui ci si riunisce per raccontarsi storie durante le lunghe notti d'inverno, suggestivo retaggio di una tradizione millenaria.
   Un mondo antico, fatto di valori semplici ma incredibilmente sentiti, di leggende ancestrali, superstizioni, sofferenze, ma anche solidarietà e piccole gioie quotidiane, un mondo autentico, quello abitato dai Bruni - Callisto, la Clerice, i loro figli, sette maschi e due femmine, una famiglia contadina stretta tra gli eventi della Storia, quella che non guarda in faccia nessuno, che scorre indomita senza curarsi dei suoi piccoli protagonisti.


Questo il contesto che fa da cornice a Otel Bruni (Mondadori, 2011), un'opera che, almeno in apparenza, si distacca dalla consueta produzione letteraria di Valerio Massimo Manfredi, perlopiù dedicata al mondo dell'epica e della storia greco/romana.

Il romanzo, ambientato nell’Italia della prima metà del ’900, possiede una potente forza descrittiva ed evocativa: il Paese è quello raccontato dai nonni e dai bisnonni, più oggettivo rispetto ai racconti familiari, più coinvolgente dei testi di storia che si studiano sui banchi di scuola; il contesto storico quello dell'Italia contadina e della sua irrefrenabile caduta nel nero baratro della Grande Guerra. 

Un'opera che attraversa il genere storico e si avvicina al romanzo di formazione, ben percepibile specialmente nell'evoluzione costante dei personaggi, via via mossi da passioni e motivazioni sempre più contemporanee, dal desiderio e dal fascino della modernità, della vita borghese, dalla volontà di riscatto da una vita povera fatta di fatiche (molte) e soddisfazioni (poche).

Se la prima parte del racconto narra di quotidianità in toni decisamente realistici, la seconda, che va dall’ascesa di Mussolini alla seconda guerra mondiale, merita una menzione particolare per l'oggettività con cui vengono raccontate le motivazioni dei giovani di entrambi gli schieramenti politici, ragazzi semplici, influenzati da idee sufficienti a metterli l’uno contro l’altro, fino alla morte.

Lo stile è magistrale, racconta senza giudicare, con una scrittura pulita e chiara, affine a quella della cronaca, che non risparmia al lettore momenti di crudeltà affiancati ad altri di semplice e pura poesia.
Nel complesso un romanzo corale che, a pensarci bene, non si discosta forse poi così tanto dalla produzione manfrediana: protagonista è sempre la Storia, ma soprattutto coloro che la storia talvolta la fanno, altre volte la subiscono, sempre la influenzano e ne vengono influenzati, mantenendo comunque una profonda, ineluttabile umanità.

"Questo articolo è apparso su rivista Paper Street in data 02/10/2016 /. Per gentile concessione". 
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/otel-bruni-valerio-massimo-manfredi.html

mercoledì 21 settembre 2016

#libri: India. Complice il silenzio, Luca Buonaguidi


India. Complice il silenzio è un vero e proprio diario di viaggio concepito e scritto in versi, una narrazione emozionale relativa ad un semestre trascorso dall'autore, Luca Buonaguidi, tra Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kasmir durante l'anno 2013.

La testimonianza tangibile ma soprattutto spirituale di un’esperienza forte, “l’esperienza dell’India”, parafrasando Alberto Moravia, un'esperienza che, com'è possibile evincere dai versi ma anche dagli scatti dell'autore, corre sotto la pelle e vi resta per lungo, lungo tempo.
   Un incontro tra la letteratura di viaggio e la lirica, un connubio emozionale ed emozionante in cui i versi si offrono al servizio della geografia dell’India e dell’anima di chi scrive e di chi legge, portando il lettore lontano, cullato e sospinto dalla carica narrativa di Buonaguidi.

Non mancano, inoltre, le citazione, come quella di Nicolas Bouvier (“Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa”), particolarmente pregnante per l'occasione, mentre il parallelo con la grande tradizione della narrativa di viaggio (da Jack Kerouac a Tiziano Terzani) nasce spontaneo.
   Un'esperienza profondamente toccante, una rinascita personale e professionale, narrata con uno stile lieve ma intenso.

Significativo anche il sottotitolo – Complice il silenzio – che allude a una voce poetica fievole, dimessa, quella che racconta l’India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale, un silenzio che non è omertà, o assenza di idee, ma al contrario distacco interno da tutte le cose materiali, un'esperienza trascendente e profondamente spirituale al contempo (“Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”, così l'autore descrive la sensazione predominante nel diventare parte integrante del territorio che lo ospita).

Oltre alla bellezza pindarica delle liriche contenute all'interno della raccolta, ad impreziosire il tutto concorrono anche alcune fotografie del viaggio perfette per restituire “un’idea dell’India” anche a chi non si sia mai avventurato in questo affascinante continente.

Nel complesso, India. Complice il silenzio rappresenta un duplice viaggio, quello materiale, svolto attraverso i variegati paesaggi indiani, fonte di immane e costante meraviglia e suggestione, e quello spirituale, compiuto dall'autore all'interno della propria psiche, della propria anima, un viaggio che tutti compiono, almeno una volta nella vita, anche senza percorrere materialmente un solo chilometro.

"Questo articolo è apparso su Paper Street in data 19/09/2016. Per gentile concessione".
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/india-complice-il-silenzio-luca-buonaguidi.html

mercoledì 17 agosto 2016

#RecensioniperEsordienti: Il Mistero del Sogno nel Tempo, Valentina Cardellini

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Il mistero del sogno nel tempo", di Valentina Cardellini. 

Buona lettura!


Un amore in grado di oltrepassare confini geografici, temporali, crudeli avversità, momenti di scoramento e mille difficoltà, un amore così puro, intenso e indissolubile da permettere a due amanti di riconoscersi anche sotto mentite spoglie, e di innamorarsi ogni volta come la prima.
In questa sensazione avvolgente sta la vera forza del romanzo “Il Mistero del Sogno nel Tempo” di Valentina Cardellini, un romanzo storico preciso e puntuale, ricco di riferimenti a fatti e personaggi realmente esistiti (molto interessante l'appendice finale, dove l'autrice ci dona un piccolo focus sulla sua ricerca storiografica nella stesura di questo libro), che narra una storia d'amore con la A maiuscola: romantica, avventurosa, mai scontata né sdolcinata.

Insomma, il giusto compromesso tra narrativa storica, d'avventura e sentimentale, un romanzo ben calibrato dove i due giovani protagonisti si ribellano ad una sorte troppo spesso crudele e ingiusta, travalicando le epoche della storia per raggiungersi: dall'assolato Salento dei giorni nostri a quello del Quattrocento, da un'affascinante Venezia mercantile alle scorribande di una banda di corsari senza scrupoli, guidati dal temibile Barbarossa, fino ad un'aula universitaria di Bologna, il tutto narrato con uno stile particolarmente evocativo e suggestivo, ricco di dettagli che catapultano il lettore in una realtà a metà tra verità dei fatti e risveglio onirico dei sensi.

Oltre allo stile, a colpire il lettore è anche la profonda caratterizzazione dei personaggi: i sentimenti si alternano con maestria, senza mai scadere in un eccessivo pathos, le emozioni tengono incollati fino all'ultima pagina, la magia è assolutamente tangibile tra le pagine del romanzo; sembra quasi di avere tra le mani un antico volume rilegato in profumata pelle, fatto di lettere d'amore, di una corrispondenza segreta che abbiamo avuto la fortuna di poter sbirciare, un taccuino dove avvertiamo la mano di una ragazza coraggiosa e di un giovane ancora acerbo, ma di grande valore, e di certo non un moderno e tecnologico e-reader, o tablet, che sia.

Nel complesso, un'opera assolutamente consigliata, coinvolgente come la cantilena che ci accompagna dall'inizio alla fine del volume, una sorta di formula magica che nasconde un'antica e magistrale profezia: «Quel che il tuo cuore non vede e non sa, quel che il tuo cuore trattiene e non dà!», una profezia che soltanto la forza dell'amore saprà trasformare in «Quel che il mio cuore già vede e già sa, quel che il mio cuore vorrebbe e avrà!». 

mercoledì 15 giugno 2016

#libri: Le escluse, Jeanne Benameur


La Varienne e Luce, la sua bambina, sono due anime dimenticate dal mondo, due anime dimentiche del mondo, due anime che hanno scelto di vivere nel silenzio, nel torpore soffocante dell'indifferenza più ostinata nei confronti di tutto ciò che le circonda, nel rifiuto di un qualsiasi contatto con la realtà, anche quella più semplice, più prosaica.

Unite da un legame viscerale, quasi animale, come solo quello tra una madre e la sua creatura può essere, Luce e La Varienne fuggono i giudizi del mondo, schivano tutto ciò che è straniero, perché ciò che non si conosce è sicuramente nemico: rannicchiate in una piccola casa umida e scura, sporca e trascurata, vivono due esistenze appannate, fatte di abitudini, rituali immodificabili che assicurano, nella loro ossessività, protezione e riparo.




Seppellite per anni dentro questa sorta di malato ventre materno, le due creature saranno costrette a uscire dal proprio mondo a causa di un evento imprevisto: la piccola Luce ha compiuto sei anni e deve andare a scuola, a contatto con un'insegnante che ama il proprio lavoro, e con dei coetanei pieni di vitalità, ma anche di pregiudizi.
   Obbligata ad accettare quest'odiosa imposizione, la donna si separa, per la prima volta, dalla sua bambina, con conseguenze dolorose e devastanti per entrambe.
 
La Varienne e Luce sono Le escluse, protagoniste di questo volume edito in Italia da Ortica a trent'anni di distanza dalla prima pubblicazione francese, opera dell’italo-tunisina Jeanne Benameur, la cui prosa, che ricorda a tratti la crudezza di quella di Sartre, arriva dritta al cuore del lettore non come un balsamo, ma come una coltellata, grazie ai contenuti ma anche a uno stile graffiante, monocorde, terribilmente incisivo.

Penetrare, comprendere a fondo la psiche di una donna sola, ritardata (ebete”, come viene ripetutamente chiamata nel libro, con empatico e crudele realismo) è difficile, spinge il lettore a uno sforzo di immedesimazione non facilmente digeribile, diventa a tratti repellente, ci fa rabbia: la rabbia di vedere una donna sola, abbandonata dalla società perché diversa, la rabbia nel veder crescere una bambina “sbagliata”, emarginata, la rabbia nel vedere una giovane mente brillante solo in potenza, sopita da una madre inconsapevolmente crudele, che vorrebbe soltanto il suo bene, ma non si rende conto di consumarla pian piano, giorno dopo giorno.

Le escluse è una storia fatta di dolore, di (assenza di) redenzione, di violenza, di difficoltà, una storia che tira fuori la polvere da sotto i tappeti, una storia al femminile che tratteggia una figura materna ben lontana da quelle delle fiabe, una madre pericolosa, per se stessa e per la sua creatura; più efficace di un pezzo di nera, più forte di uno schiaffo in pieno volto all'ipocrisia della società contemporanea.

"Questo articolo è apparso su rivista Paper Street in data 13/06/2016/. Per gentile concessione". 
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/le-escluse-jeanne-benameur.html

mercoledì 8 giugno 2016

#libri: Gehenna, Francesco De Nigris


Gehenna fa rima con inferno, dolore, sofferenza, con storie di vite vissute al limite, borderline, storie di reietti che la società rifiuta con disprezzo.
Gehenna è l'inferno, ma non quello delle leggende, delle fiabe e delle superstizioni, Gehenna è l'inferno reale, urbano, metropolitano, la sede di quelle anime tanto reali quanto evanescenti che abitano le periferie delle nostre città, anime che sanno e hanno visto troppo marcio per potersi reintegrare nel mondo "normale", se così si può definire.
Ma Gehenna è anche voglia di riscatto, di libertà, di dignità, di tornare al mondo senza per forza diventare uno dei tanti, una pedina in mano a pochi eletti.

Francesco De Nigris, con questo suo terzo romanzo, ci regala una storia forte, intensa, magistrale nella sua crudele verità, una storia di fallimenti, una presa d'atto delle difficoltà che costellano l'esistenza, ma anche la dimostrazione che la volontà - come ci insegna Schopenhauer - si impone sopra le macerie di esistenze apparentemente "inutili", che poi inutili non sono, come non lo è nessuna vita.

La storia è ambientata nell'inferno della distilleria Kuntz, un vecchio edificio abbandonato e corroso dal tempo e dal vizio, teatro di un'antica tragedia, e cornice ideale dove sbocciano storie, relazioni, amori di seconda mano, ma anche rancori, odio e violenza, più dettata dalla disperazione che dalla crudeltà, rifugio di relitti umani in cerca di salvezza, una salvezza che difficilmente arriverà.
   Protagonista assoluto della vicenda è Viktor, un personaggio enigmatico, distaccato, dal passato glorioso ma dal presente decisamente impietoso, un uomo alla ricerca di se stesso, smarrito, che cercherà di riconquistare il proprio posto nel mondo, proprio come Olga, giovanissima prostituta russa, rapita da un'esistenza tranquilla e semplice, e costretta a svendere il proprio corpo a mani fameliche e malate.
   Due esistenze intrecciate sullo sfondo della più nera desolazione, due vite alle quelli fanno da sfondo una moltitudine di personaggi più o meno sbandati, uomini e donne che hanno toccato con mano il dolore, e ne sono stati marchiati a fuoco per tutta la vita.

De Nigris ci racconta le ingiustizie della vita e della società attraverso un male di vivere che si insinua sotto pelle, che avvolge il lettore fino al'ultima pagina, ci racconta una storia dove gli ultimi difficilmente, diventeranno i primi, costretti a peregrinare all'interno di infiniti e psichedelici labirinti escheriani.

Oltre alla trama, affascinante e seduttiva al punto giusto, ad aggiungere valore all'opera sono le due maggiori cifre distintive dell'autore: in primis lo stile, raffinato, suggestivo e coinvolgente, in grado di raccontare anche la minima emozione dei protagonisti del romanzo, emozioni che si riflettono, senza filtri, nel lettore, una penna decisa che sa essere lieve al momento giusto.
   Secondo elemento di pregio, la capacità di De Nigris di trasportarci all'interno di storie che, apparentemente, non hanno né tempo né spazio, e forse proprio per questo risultano così reali e di forte impatto emotivo, oltre alla caratterizzazione quasi epidermica della città, la Città Vecchia, fatta di vicoli intricati, luci e ombre, metafora degli esseri umani che ne abitano il dedalo di strade e piazze, angoli e pericolosi sotterranei, reale e fantastico, poetico e prosaico.



lunedì 6 giugno 2016

#RecensioniPerEsordienti: Il sorpasso dell'irrealtà, Anemone Ledger

Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.

Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Il sorpasso dell'irrealtà" di Anemone Ledger: buona lettura!


Violenza, angoscia, inquietudine, solitudine, ossessione: questi sono soltanto alcuni degli ingredienti che rendono così “appetitosa” una raccolta di racconti come “Il sorpasso dell'irrealtà”, una silloge a metà tra noir, thriller e horror nata dalla penna (e dalla fantasia) di una giovane e talentuosa autrice, Anemone Ledger, 17 anni appena, ma di una bravura incredibilmente matura.

Ogni racconto della raccolta segue uno sviluppo narrativo proprio, assolutamente personale, ma un unico fil rouge percorre l'intera opera, quello del pathos narrativo sempre crescente, che non cala nello sviluppo della narrazione.
   Oltre al talento, la Ledger mostra anche un coraggio da vendere: infatti iniziare un volume con un tema scomodo e difficile da raccontare come il disagio mentale infantile non è certamente una scelta popolare, e rappresenta un incipit potente, che sconvolge il lettore e lo inchioda alle pagine del libro, spaventandolo ed emozionandolo al tempo stesso.

A dare il titolo alla raccolta è, tuttavia, il secondo racconto, particolarissimo: frammenti di diario, lettere personali che ci mostrano universi paralleli fatti di angoscia e paure concrete, nelle quali ognuno di noi può riconoscersi e perdersi, una forma narrativa difficile da gestire ma espressa in maniera magistrale.

Tra gli altri racconti, merita poi una menzione particolare quello dedicato al famoso Pier delle Vigne, uno dei personaggi più controversi dell’Inferno dantesco: l'autrice evidentemente non teme il confronto con l’illustre precedennte, narrando una versione ancor più noir del fatto storico della Commedia, mostrando di possedere una fantasia brillante e fervida, ma anche una solida base letteraria sulla quale reggere il proprio lavoro.

Nel complesso un esordio letterario potente, sorretto da uno stile pulito, cristallino, con continui richiami letterari (viene spontaneo il paragone con la grande tradizione della letteratura gotica, da Mary Shelley ad Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft, e poi ancora Charles Baudelaire e Stephen King) e cinematografici (pescando tra i migliori film horror di questo filone, come Insidious e Sinister) tutti da scoprire e riconoscere; una raccolta imperdibile, assolutamente consigliata.