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lunedì 21 novembre 2016

#libri: Tremiti di paura, Cesario Picca








Un omicidio efferato, la bellezza della Puglia e, in particolare, delle sue isole, l'amore per la buona tavola e tutta la passione, la voglia di vivere con il sorriso sulle labbra e la sensualità del Salento e dei suoi abitanti: questi gli ingredienti principali del romanzo "Tremiti di paura", un giallo godibile dello scrittore e giornalista Cesario Picca, classe 1972, penna veloce e divertente, un inno al piacere venato di noir. 






Tutto merito del giornalista di "nera" nato dalla fantasia di Picca, il piacione Rosario Santacroce, cronista quarantenne salentino che vive a Bologna e lavora per un quotidiano locale.
   Un uomo rude, loquace e carismatico q.b, amante di tutto ciò che può essere assaporato e goduto lentamente, dalle donne alla buona cucina, dal sole dorato del Sud al mare cristallino dell'isola di San Nicola.
   Soprannominato Saru, è perseguitato dal lavoro, che lo segue anche in ferie, ed è proprio per questo che si trova invischiato nell’omicidio di una facoltosa turista bolognese, come lui in vacanza alle Isole Tremiti, una donna fascinosa che lo stesso protagonista aveva conosciuto il giorno prima durante un giro in barca, un incontro che aveva scatenato in entrambi un profondo e irrefrenabile desiderio.
   Da qui inizierà una vorticosa indagine investigativa e giornalistica, un turbinio di prove, indizi, smentite e colpi di scena, favoriti anche dall’amicizia di Saru con il maresciallo della locale stazione, suo compaesano e alleato nelle indagini.

Lo stile è semplice e diretto, il linguaggio è reso ancor più accattivante dalle frequenti citazioni dialettali salentine (Andrea Camilleri docet), la trama contiene un buon mix di erotismo e suspense, leggerezza e realismo.
   Anche i personaggi hanno la capacità di instaurare un rapporto di empatia col lettore, nonostante gli scivoloni nella stereotipizzazione non manchino, e la reiterazione nel racconto degli incontri amorosi tra il focoso Saru e la sua volitiva compagna, Elisa, rischi di risultare, talvolta, un po' ripetitiva, pur senza ledere la piacevole lettura di questo romanzo.

Nel complesso un libro leggero, gustoso, una lettura da ombrellone che ben si accompagna ad una vacanza fatta di sole, mare e voglia di divertirsi.

mercoledì 9 dicembre 2015

#libri: La città dell'oblio, René Frégni

"Le tentate evasioni, i suicidi, le sommosse, succede tutto lì. Quando non possono segare le loro sbarre, affilano la loro crudeltà. Ma quando la notte cala sulla prigione, in fondo alla propria cella, ciascuno di loro piange pensando alla propria madre"

 Definire "La città dell'oblio" semplicemente un noir è un atto profondamente riduttivo, quasi offensivo, per un romanzo come questo.
   Perché "La città dell'oblio" sa donare al suo lettore un'infinita gamma di colori, il rosso della passione, il blu della malinconia, il verde della speranza, il nero dell'ossessione, il grigio di una quotidianità insignificante, che può portare alla follia.
   Colori forti, ben definiti, che corrispondono poi alla gamma di emozioni e sfumature nel quale ci fa immergere René Frégni, scrittore marsigliese che conobbe il carcere all'età di appena 19 anni, esperienza che ha cambiato radicalmente il corso della sua vita, influenzando anche la sua produzione letteraria.

"Come raccontare i giorni, le notti, le stagioni dietro i muri di una prigione, a chi sicuramente non li valicherà mai, come descrivere gli uomini che fumano, mangiano, ridono, si insultano, si incrociano mettendosi la mano sul cuore in segno d’amicizia, aspettano, seduti su panchine di pietra, l’era del rancio, o la fine del tempo?"

Frégny ci riesce, e in modo magistrale, inserendo nella sua opera spunti fortemente autobiografici, negativi ma ancor più spesso decisamente positivi, uno su tutti l'attività che lo impegna a tutt'oggi, quella di insegnante di scrittura creativa a contatto con carcerati di tutte le età.
   E infatti proprio in un carcere è ambientata questa vicenda, nel penitenziario di Marsiglia, un luogo dimenticato da Dio dove l'umanità diventa ancor più concreta, reale, dolorosamente tangibile.
   Tra le sbarre di una prigione e le strade della città francese, fatte di luci ed ombre, si snoda la storia di un'ossessione, quella di un assassino per sua moglie, da lui stesso uccisa in un momento di folle rabbia, ma anche quella di uno scrittore fallito per questa stessa storia, così forte, emozionante, coraggiosa, fuori dalle righe, l'appiglio perfetto per evadere da una vita opprimente e priva della benché minima soddisfazione.
   E sarà proprio un'evasione a fare da fil rouge all'intera narrazione, e a condurre il lettore fino al tragico epilogo, o apparente tale.

Apparente, perché questo romanzo, oltre a condurci per mano nei meandri più reconditi e inquietanti dell'animo e dell'abisso umano, ci offre anche un fortissimo messaggio di speranza, condito anche da un pizzico di ironia assolutamente indovinata: un uomo può provare un piccolo assaggio di felicità anche quando viene privato della propria libertà, grazie all'amore di una donna, alla solidarietà tra detenuti, al profumo dell'estate imminente, al pensiero del tanto agognato ritorno a casa.
   E, per quanto grave possa essere il delitto commesso, c'è sempre una redenzione possibile, un momento in cui, contro tutte le aspettative, la coscienza si libera, dopo tanta agonia, si pente e spicca il volo, portando una goccia di serenità nel cuore di quelle che, se così non fosse, resterebbero soltanto anime in pena, condannate a scolorire giorno dopo giorno.

mercoledì 18 novembre 2015

#libri: Era di maggio - Antonio Manzini




Rocco Schiavone è un poliziotto decisamente sui generis; se avete in mente investigatori come l'intuitivo Hercule Poirot di Agatha Christie, il paranoico Guido Ferreri di Gianrico Carofiglio o il pungente Salvo Montalbano di Andrea Camilleri, siete fuori strada.
   Perché Rocco Schiavone, vicequestore politicamente scorretto nato dall'abile penna del romanziere, attore e sceneggiatore Antonio Manzini, pur essendo un poliziotto fuma spinelli, è sgarbato, scorbutico al limite dell'umana sopportazione, ha un temperamento burbero e modi spicci.






Un personaggio così drammaticamente reale, vero, un personaggio brutale perché è così che l'ha plasmato il dolore, quello per la perdita della moglie, rimasta uccisa in un agguato, in una realtà dove la tenerezza e l'umanità diventano motivo di debolezza.
   È proprio il suo protagonista principale a rendere così interessante “Era di maggio” (Sellerio, 2015), ultima fatica di Manzini, un noir a tinte fosche ambientato tra la fredda Aosta e una Roma avvolta in ombre troppo scure per un solo uomo.

In questo nuovo capitolo il lettore ritrova con piacere il personaggio di Schiavone, già protagonista dei romanzi “Pista nera” (2013), “La costola di Adamo” (2014) e “Non è stagione” (2015), questa volta al centro di una vicenda che sa di corruzione, di privilegi sociali, di sesso facile e di mafia, immersa nel più totale disincanto, quello che caratterizza l'Italia dei nostri giorni, un affresco storico, sociale ed economico tristemente realistico e contemporaneo.
 
L'innegabile pregio stilistico di Manzini è quello di saper fondere il ritmo serrato di un thriller perfettamente orchestrato a un'ironia pungente e graffiante, in grado di rovesciare i canonici ruoli colpevole/ innocente; a fare da collante, dialoghi veloci, spiazzanti, taglienti come lame affilate.
   Per quanto riguarda la lettura, essendo il quarto romanzo di una serie, “Era di maggio” risulta a tratti faticoso da seguire, se non ci si è nutriti a “pane e Schiavò” per un po' di tempo.
   E, a proposito di serialità, il finale aperto lascia chiaramente intendere la stesura di un nuovo capitolo, un sequel che permetterà di ottenere nuovi frammenti di quell'intricato puzzle che è la vita del protagonista, un antieroe che ci mostra le sue debolezze, ma anche un lato della giustizia non semplice da raccontare, che talvolta sfugge alla canonica legalità, dove bene e male, vendetta privata e giustizia corrono sul filo del rasoio, due rette parallele che, contro ogni convenzione, talvolta si scontrano irrimediabilmente.

"Questo articolo è apparso il 16/11/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/recensione-era-di-maggio-antonio-manzini.html