Un mondo raro è un mondo strano, sospeso tra realtà e magia, intriso tanto di tequila quanto di passione, un mondo fatto di racconti e verità ancestrali, dove una donna, una piccola, grande, fragile, potente donna, da sola, può prendere in mano il proprio destino e plasmarlo fregandosene delle convenzioni, vivendo soltanto di musica, di amore, di dolore, di libertà.
Il mondo raro è quello appartenuto a Chavela Vargas (1919-2012), una delle voci più importanti e meravigliose dell’America Latina, una Edith Piaf messicana che è stata amante di Frida Kahlo e Ava Gardner, musa di Almodòvar e icona omosessuale capace di rompere gli schemi di un intero secolo.
La sua, una carriera iniziata negli anni ’40 dopo un'infanzia difficile e dolorosa vissuta in Costa Rica, una giostra capace di correre e girare velocissima, intaccata da vent’anni di alcolismo e dal rischio di sprofondare definitivamente nell'oblio; una carriera (e una vita) ricominciata grazie a un incontro misterioso, che ha riportato la cantante alle scene mondiali, seppur dopo molte primavere.
Ad oggi, il merito di aver riscoperto e raccontato la vita di quest'artista così unica e immortale è di due giovani musicisti palermitani, Antonio Dimartino e Fabrizio Cammarata: difatti “Un mondo raro. Vita e incanto di Chavela Vargas” nasce proprio da un viaggio compiuto da Palermo a Città del Messico alla scoperta dell’universo di una vera e propria istituzione della musica messicana, scomparsa nel 2012 a 93 anni dopo una vita vissuta sempre al massimo, sotto ogni aspetto possibile. Un viaggio che si può letteralmente toccare con mano nelle circa duecento pagine di questo intenso romanzo, perfettamente in grado di restituire una vivida immagine della sua protagonista (poncho rosso sulle spalle, sigaro in bocca e pistola nella fondina) e della bellezza carnale del Messico nei suoi anni d'oro.
La “negritudine”, quel calore profondo tipico delle culture del Sud America, sa stregare il lettore anche grazie a uno stile empatico, suggestivo, ai continui salti temporali che ci mostrano, alternativamente, una Chavela (o meglio, una Isabelita) bambina, già diversa dalle sue coetanee, più profonda, matura, e un'adulta inconsapevolmente sensuale, capace di stregare la dama di Casa Azul con un solo sguardo.
E da qui un'epifania di artisti, Frida, Diego Rivera, Jiménez, García Lorca, le notti brave impregnate di alcol e umori, i primi concerti con i gruppi di mariachi più disparati, l'intensità della ranchera, così carica di vita e di morte da risvegliare la coscienza di un Paese a partire dal basso, da quella cultura popolare incredibilmente viva e mai dimenticata.
Insomma, “Un mondo raro” ha il grande, inestimabile pregio di farci vivere, sfogliandone le pagine, un'avventura indimenticabile: la colonna sonora c'è già, a questo punto basta soltanto chiudere gli occhi e abbandonarsi a Chavela, alla sua voce, a quel graffio potente capace di squarciare l'anima di chi l'ascolta.
"Questo articolo è apparso su Paper Street, per gentile concessione".
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/chavela-vargas-un-mondo-raro-antonio-di-martino-fabrizio-cammarata-album-libro-recensione.html
Di tutto un po', arte, libri, fotografia, musica, viaggi e tanto, tanto altro...
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giovedì 23 febbraio 2017
#libri: Chavela, un'icona di stile
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giovedì 4 agosto 2016
#cultura: Torna la Festa del Pensiero di Alessandria... E vuole crescere!
Il tema di quest’anno sarà “la tregua”.
La Festa, patrocinata dal Comune, dalla Provincia di Alessandria e dall’Università del Piemonte Orientale, è organizzata dall’Associazione “Fili – laboratorio filosofico permanente” e dall’IIS Saluzzo-Plana, in collaborazione con l'Associazione La Voce della Luna e in rete con il Conservatorio A. Vivaldi e altre associazioni culturali e i media locali.
Il festival comprende 4 giorni di eventi eterogenei: mostre, laboratori, concerti, caffè filosofici, proiezioni di film, spettacoli teatri, conferenze e convegni, passeggiate.
Molti di questi incontri sono organizzati autonomamente o con l’aiuto dei ragazzi della città (studenti degli istituti superiori, del Conservatorio di Alessandria, giovani universitari).
Per realizzare tutto questo e crescere abbiamo bisogno del vostro contributo, per creare insieme un’occasione e uno spazio di tregua, nel quale fare cultura per riprendere il filo del pensiero critico.
Per saperne di più www.festadelpensiero.it o seguici sulla nostra pagina Facebook: Festa del Pensiero
Oppure scrivi a info@festadelpensiero.it e guarda il video al link https://www.youtube.com/watch?v=R_3AWWJubRo per capire meglio di che si tratta.
La donazione, a partire da 10 euro, è possibile senza limiti di cifra e può essere realizzata entro l'8 settembre 2016 sull'IBAN: IT75M0853010400000440114794 di Banca d’Alba, filiale di piazza della Libertà 26, 15121 Alessandria, intestato a FILI. LABORATORIO FILOSOFICO PERMANENTE, con il nominativo di chi effettua e la causale “erogazione liberale per seconda festa del pensiero”; se si desidera ricevuta via mail o in cartaceo si prega di fornire i dati necessari, che verranno rigorosamente tutelati secondo la normativa relativa alla privacy.
I nomi dei sostenitori del progetto saranno pubblicati e ringraziati sulle le nostre pagine social e sul sito.
Oltre alla donazione libera sopra citata, sempre allo stesso IBAN potrete effettuare una donazione per contribuire ad un'altra iniziativa importante, il fundrasing civico: una raccolta di fondi nella Città per portare a termine il lavoro dei ragazzi della Festa del Pensiero e permettere a chiunque lo desideri di supportarne il progetto.
Le spese di realizzazione, fortemente ridotte grazie all’impegno totalmente volontario degli organizzatori e dei collaboratori e alla generosità di molti ospiti e fornitori, si riferiscono principalmente:
- alla presenza e alla performance di più di 30 artisti (2200€)
- al service necessario per la fruizione degli eventi (2200€)
- ai costi SIAE (2000€)
Infine, per sostenere le iniziative culturali della Festa del Pensiero, abbiamo deciso di provare anche il crowdfunding, una raccolta fondi online attiva per 40 giorni al link https://www.eppela.com/it/projects/9680-festa-del-pensiero, dove potrete effettuare una donazione a partire da 5 euro.
Sostenete la cultura, sostenete la Festa del Pensiero di Alessandria!
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venerdì 29 luglio 2016
#film: Intuito Femminile, Martin Basile
Oggi facciamo la conoscenza di Martin Basile, rapper decisamente sui generis, classe '92, un talento poliedrico dallo stile personalissimo, fatto di citazioni e rimandi alla letteratura italiana, ma anche di sonorità vicine al jazz e al soul.
E a noi cinefili che ce frega, direte voi, ma vi sbagliate: perché il buon Basile ci sa fare anche dietro alla macchina da presa, inizialmente come regista dei suoi stessi videoclip musicali, ad oggi come videomaker del suo primo cortometraggio, “Intuito femminile”, in uscita il prossimo 22 giugno sul canale YouTube del rapper e presentato in anteprima proprio qui da noi, su TheMacGuffin.it
Il corto, girato in una birreria di Recco, è un adattamento del brano “Gettandomi in ambigue immedesimazioni richieste ma non richieste”, del gruppo musicale Uochi Toki, brano che fornisce il pretesto per una storia decisamente intrigante.
E a noi cinefili che ce frega, direte voi, ma vi sbagliate: perché il buon Basile ci sa fare anche dietro alla macchina da presa, inizialmente come regista dei suoi stessi videoclip musicali, ad oggi come videomaker del suo primo cortometraggio, “Intuito femminile”, in uscita il prossimo 22 giugno sul canale YouTube del rapper e presentato in anteprima proprio qui da noi, su TheMacGuffin.it
Il corto, girato in una birreria di Recco, è un adattamento del brano “Gettandomi in ambigue immedesimazioni richieste ma non richieste”, del gruppo musicale Uochi Toki, brano che fornisce il pretesto per una storia decisamente intrigante.
Se vi siete in incuriositi, cliccate qui... e buona lettura!
lunedì 9 maggio 2016
#musica: Aftermath, Amy Lee
Quest'oggi parto con una premessa: nella mia adolescenza (ma anche oggi, che tanto adolescente non sono più...) ho amato follemente, visceralmente e sinceramente gli Evanescence, ma soprattutto la punta di diamante di questo gruppo, la splendida Amy Lee, tanto bella quanto vocalmente dotata di un'ugola preziosa, di immane potenza espressiva.
Per questo ho sofferto del suo distacco dal resto della band, ma allo stesso tempo mi sono precipitata ad acquistare il suo album da solista, Aftermath, primo capitolo di una storia dettata dalla piena e completa libertà artistica, il risultato raggiunto da un'artista svincolata dalle logiche di mercato, tornata sui palchi e sul mercato discografico mondiale con creatività e voglia di mettersi in gioco, elogiata dalla critica ma non compresa a fondo dal grande pubblico.
Il risultato del mio primo ascolto? Contrastante, e forse anche per questo ho atteso così tanto prima di scriverne.
Infatti si tratta di un album non semplice da ascoltare, specialmente per chi si aspetta una versione rinnovata delle sonorità degli Evanescence, una serie di tracce di forte impatto emotivo ma alle quali ci dobbiamo approcciare più volte prima di farle nostre, un prodotto completamente nuovo, nato da una notevole commistione di differenti generi musicali.
"Amy Lee Featuring Dave Eggar: Aftermath" vede la vocalist statunitense collaborare con il noto e talentuoso violoncellista Dave Eggar, con il quale ha creato la colonna sonora liberamente ispirata a “War Story”, diretto da Mark Jackson.
Una mezz’ora circa di musica a cavallo tra elettronica (come avevamo già pregustato con Swimming Home, dall’ultimo “Evanescence”) ed elementi classici, dove non manca un'affascinante influenza orientale che riaffiora specialmente nella suggestiva Dark Water, in duetto con la bravissima Malika Zarra.
La voce di Amy non è la protagonista assoluta dell’intero progetto, poiché stavolta l'artista ha scelto di occuparsi principalmente di produzione, programming e composizione delle tracce.
Immancabili i momenti pianistici, suonati ovviamente dalla Lee (come in "Drifter”), mentre l’eclettica “Lockdown” regala brividi a profusione.
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venerdì 29 aprile 2016
#libri: Sotto le ciglia chissà, Fabrizio De André
... "Mi comperai la vita con i canti e i sorrisi"...
Appunti, note, schizzi, parole, frasi scritte di getto su qualsiasi superficie cartacea a disposizione, frammenti che ci permettono di sondare l'animo, qual lato più nascosto di uno dei cantautori italiani più grandi della storia del nostro Paese, Fabrizio De André.
Il quadro che ne esce è intimo, ironico, beffardo, irriverente, il ritratto di una persona che dalla vita ha avuto tanto, sia in positivo che in negativo, ma ha anche dato tanto, un uomo che parlava dell'amore come della morte, della famiglia come del sesso, dell'amicizia come della sua arte, sempre con passione, carattere e un briciolo di testarda ostinazione.
Gli argomenti trattati sono moltissimi, e ci fanno comprendere come i discorsi che pronunciava sul palco, le risposte (spesso al vetriolo) che riservava ai giornalisti o i versi delle sue canzoni fossero frutto di un lavoro lungo e complesso, ma anche di una cultura profonda, di stampo classico e umanistico, che emerge tra le righe e tra i suoi versi.
Tra i suoi appunti infatti si leggono riflessioni, a volte contraddittorie, diverse varianti della medesima frase, la lista dei "saluti pubblici a privatissimi affetti" da annotare durante la tappa di un tour, i pensieri privati sul suo rapporto travagliato con la religione, un riferimento costante che lo accompagnerà per tutta la vita, specialmente durante il sequestro in Sardegna insieme a Dori Ghezzi.
Faber annotava in maniera istintiva e quasi maniacale impressioni, ricordi, detti popolari appresi nei carruggi di Genova o dai contadini della Gallura, i suoi "luoghi del cuore", ricette, "pensierini" divertenti e goliardici, citazioni e molto altro, un disomogeneo mare di appunti frutto di un lavoro di artigiano meticoloso e virtuoso della lingua, italiana ma anche dialettale.
Leggere le carte inedite di Fabrizio De André, raccolte negli anni dalla moglie Dori Ghezzi e oggi conservate al Centro Studi a lui dedicato presso l'Università di Siena, è emozionante, com'è emozionante immaginare il meticoloso lavoro di cernita e catalogazione, guidato da una profonda ammirazione e stima nei confronti di un artista a tutto tondo, un signorino della Genova bene che ha deciso di trascorrere la sua vita tra gli umili, uscendo prepotentemente dalla sua "gabbia dorata", un uomo forte e fragile al tempo stesso, nato per viaggiare sempre "in direzione ostinata e contraria".
"Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile."
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venerdì 22 aprile 2016
#cultura: Giornata mondiale del Libro e del Diritto d'Autore ad Alessandria
Sabato 23 aprile 2016, presso il Teatro Comunale di Alessandria alle ore 10.00, si terranno i festeggiamenti in onore della Giornata mondiale del Libro e del Diritto d'Autore: la Sala Zandrino ospiterà Mario Andreose, presidente della Casa Editrice "La nave di Teseo" di Milano, che presenterà il libro di Umberto Eco "Pape Satàn Aleppe"; interverrà Stefania Sini, docente di Letterature Comparate presso l'Università del Piemonte Orientale.
Inoltre, alle ore 17.00 della stessa giornata presso il Teatro Comunale - Sala Ferrero, sempre in occasione della "Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore" si terrà il concerto "DROP 4et feat. Gresino, Barbierato, Zampolini, Piacenza".
Un salto tra le sonorità del jazz a partire dagli standard di inizio '900, fino ad arrivare alle sonorità del jazz più moderno.
Musiche da Arthur Schwartz, Horace Silver, Richard Rodgers fino ad arrivare a Joe Henderson, Kenny Wheeler Herbie Hancock, interpreti Riccardo Gresino - pianoforte Leonardo Barbierato - basso Edoardo Zampolini - batteria Fulvio Piacenza - tromba.
Entrambi gli eventi saranno organizzati in collaborazione con la Biblioteca Civica di Alessandria ed il Conservatorio Vivaldi di Alessandria e prevedono l'ingresso libero.
Ulteriori informazioni: 0131515911
Infine al Cinema Teatro Macallè - Alessandria, Castelceriolo, via Marsala 1/A grande evento con MINGUS in STRINGS: spettacolo per voce recitante e quintetto d'archi con Moni Ovadia e La Musikorchestra di Luca Garlaschelli.
Prenotazioni al 3894226172; Platea euro 25,00 - Galleria euro 20,00 Apertura Cassa Ore 20,30 Apertura Porte Ore 21,30 Inizio Concerto Ore 22,00.
Inoltre, alle ore 17.00 della stessa giornata presso il Teatro Comunale - Sala Ferrero, sempre in occasione della "Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore" si terrà il concerto "DROP 4et feat. Gresino, Barbierato, Zampolini, Piacenza".
Un salto tra le sonorità del jazz a partire dagli standard di inizio '900, fino ad arrivare alle sonorità del jazz più moderno.
Musiche da Arthur Schwartz, Horace Silver, Richard Rodgers fino ad arrivare a Joe Henderson, Kenny Wheeler Herbie Hancock, interpreti Riccardo Gresino - pianoforte Leonardo Barbierato - basso Edoardo Zampolini - batteria Fulvio Piacenza - tromba.
Entrambi gli eventi saranno organizzati in collaborazione con la Biblioteca Civica di Alessandria ed il Conservatorio Vivaldi di Alessandria e prevedono l'ingresso libero.
Ulteriori informazioni: 0131515911
Infine al Cinema Teatro Macallè - Alessandria, Castelceriolo, via Marsala 1/A grande evento con MINGUS in STRINGS: spettacolo per voce recitante e quintetto d'archi con Moni Ovadia e La Musikorchestra di Luca Garlaschelli.
Prenotazioni al 3894226172; Platea euro 25,00 - Galleria euro 20,00 Apertura Cassa Ore 20,30 Apertura Porte Ore 21,30 Inizio Concerto Ore 22,00.
giovedì 11 febbraio 2016
#musica: Ezio Bosso a Sanremo 2016, attimi di pura poesia
Non voglio parlare di Sanremo, delle canzonette in gara, dello spettacolo, degli abiti, del trucco e del parrucco, delle feste sfarzose e del gossip che ne consegue.
Voglio soltanto dedicarvi una minuscola, istintiva riflessione, nata da una casualità fortuita, quella di aver deciso di sintonizzarmi su Rai Uno, proprio ieri sera, e aver assistito ad un momento di profonda poesia e umanità.
Voglio soltanto dedicarvi una minuscola, istintiva riflessione, nata da una casualità fortuita, quella di aver deciso di sintonizzarmi su Rai Uno, proprio ieri sera, e aver assistito ad un momento di profonda poesia e umanità.
... E poi non mi venite a dire che questo Sanremo fa schifo. Che l'hanno chiamato per "fare il botto" o, ancor peggio, per intenerire la platea e l'opinione pubblica. Che fa pena.Tacete un po', una buona volta, piantatela di lamentarvi di stronzate, bassezze, ripicche e meschinità varie. Imparate ad apprezzare ciò che avete, che ci guadagnate in salute e pure in simpatia.Imparate da un uomo che è riuscito a trasformare una potenziale debolezza in un'incredibile forza, e l'ha saputo dimostrare con dolcezza, intelligenza e una buona dose di autoironia.Una lezione magistrale da parte di un grandissimo Maestro.
giovedì 14 gennaio 2016
#libri: David Bowie: breve viaggio letterario alla scoperta di un mito
L’8 gennaio scorso aveva festeggiato i suoi 69 anni con un nuovo disco, Blackstar, forte, emozionante, carico di quell'intensità che lo ha reso, forse inconsapevolmente, forse no, il suo testamento spirituale in musica.
Un raggio di luce che pareva averlo strappato, anche solo per qualche istante, alla morsa nel quale lo aveva costretto il cancro, che alla fine è riuscito a portarselo via, tra il dolore e lo sgomento dei milioni di fans in tutto il mondo.
Sì, perché David Bowie non è stato soltanto un cantante e musicista, ma una vera e propria icona, un'istituzione per il variegato universo del rock che ha saputo portare con sé innovazione, eclettismo, voglia di mettersi in gioco e una bella dose di coraggio.
In queste ventiquattr'ore è stata ripercorsa ovunque la sua immensa carriera musicale, concedendo ampio spazio anche all'ambito cinematografico, nel quale Bowie si era cimentato con successo, portando la sua carriera artistica ad un angolo di 360 gradi.
Ma estremamente ampia è anche la produzione letteraria che lo vede protagonista, un filone che ha tentato in ogni modo di esplicitare le mille sfaccettature del Duca Bianco, talvolta cogliendone appieno l'essenza.

Tra questi non possiamo non citare in primis Fantastic Voyage (Arcana, 2014), una vera e propria guida per tradurre, decifrare e comprendere a fondo i messaggi di Bowie nascosti nelle sue canzoni; un titolo che riprende un brano del Duca, scritto assieme a Brian Eno, un'opera dedicata a tutti coloro che vogliono addentrarsi nella lirica complessa del cantante britannico, fatta di provocazione ma anche di momenti di estrema tenerezza e intimità, un viaggio nel quale il lettore viene accompagnato per mano dal curatore, Francesco Donadio.

Fondamentale anche David Bowie è (Rizzoli, 2013), opulenta opera a cura di V. Broackes e G. Marsh, un volume prezioso realizzato in occasione della prima grande retrospettiva dedicata a Bowie dal Victoria & Albert Museum di Londra, arricchito da documenti e immagini provenienti direttamente dagli archivi dell’artista, che ha scelto di condividere preziosi momenti della sua vita, anche privata, con i fedeli estimatori.
Si tratta sicuramente del libro più completo in materia, ricco anche di contributi di noti esperti e studiosi di cinema, moda, letteratura e musica, un'opera omnia perfetta anche per i meno esperti, utile per approcciarsi a questo artista così camaleontico.
Al terzo posto troviamo Ziggy's papers. David Bowie: lettere ai fan 1973-1975 (No Reply, 2007), di Cherry Vanilla, opera sui generis che raccoglie tutte le lettere scritte tra il 1973 e il 1975 da Bowie per la sua rubrica sulla rivista inglese Mirabelle, dove manteneva un canale diretto con il pubblico. La sua agente ci regala così uno spaccato più intimo e divertente dell'artista, cogliendolo nei suoi momenti di maggior quotidianità, con uno stile ironico e canzonatorio, lontano dalle luci dei riflettori.

Abbiamo parlato di pagine scritte, da e soprattutto sul Duca Bianco ma, come spesso accade nel mondo dello spettacolo, a farla da padrone sono pur sempre le immagini: l'impatto visivo di David Bowie. Heroes (Auditorium, 2015), di Masayoshi Sukita, è travolgente, sa trasportare il lettore all'interno di una dimensione fortemente onirica, fatta di luci, colori, un caleidoscopio in perenne movimento guidato abilmente dal fotografo giapponese Sukita, che ha seguito e immortalato praticamente l'intera carriera del musicista inglese, dal 1972 al 2009, sottolineandone i momenti più memorabili dai tempi di Ziggy Stardust allo storico shooting della copertina di Heroes, fino alla contemporaneità.
E concludiamo con una vera e propria chicca: David Bowie. L’uomo delle stelle (Nicola Pesce Editore, 2014), di Lorenzo Bianchi e Veronica Veci Carratello, un ritratto romanzato ma comunque piuttosto fedele della vita di David Bowie, in formato graphic novel (testi di Bianchi, disegni a cura della Carratello), un viaggio dove realtà e fantasia si fondono senza soluzione di continuità, pur conservando un fil rouge decisamente evidente e ben tratteggiato.
Musica, arte, letteratura, cinema, abbiamo appurato ancora una volta come tutti gli aspetti del mondo della cultura si siano fusi in una sola personalità, come raramente accade nella storia dello spettacolo: addio Ziggy, porta la tua arte nel regno dei cieli, o su Marte, ovunque tu sia.
"Questo articolo è apparso il 12/01/2016 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/david-bowie-breve-viaggio-letterario-alla-scoperta-di-un-mito.html
Un raggio di luce che pareva averlo strappato, anche solo per qualche istante, alla morsa nel quale lo aveva costretto il cancro, che alla fine è riuscito a portarselo via, tra il dolore e lo sgomento dei milioni di fans in tutto il mondo.
Sì, perché David Bowie non è stato soltanto un cantante e musicista, ma una vera e propria icona, un'istituzione per il variegato universo del rock che ha saputo portare con sé innovazione, eclettismo, voglia di mettersi in gioco e una bella dose di coraggio.
In queste ventiquattr'ore è stata ripercorsa ovunque la sua immensa carriera musicale, concedendo ampio spazio anche all'ambito cinematografico, nel quale Bowie si era cimentato con successo, portando la sua carriera artistica ad un angolo di 360 gradi.
Ma estremamente ampia è anche la produzione letteraria che lo vede protagonista, un filone che ha tentato in ogni modo di esplicitare le mille sfaccettature del Duca Bianco, talvolta cogliendone appieno l'essenza.

Tra questi non possiamo non citare in primis Fantastic Voyage (Arcana, 2014), una vera e propria guida per tradurre, decifrare e comprendere a fondo i messaggi di Bowie nascosti nelle sue canzoni; un titolo che riprende un brano del Duca, scritto assieme a Brian Eno, un'opera dedicata a tutti coloro che vogliono addentrarsi nella lirica complessa del cantante britannico, fatta di provocazione ma anche di momenti di estrema tenerezza e intimità, un viaggio nel quale il lettore viene accompagnato per mano dal curatore, Francesco Donadio.

Fondamentale anche David Bowie è (Rizzoli, 2013), opulenta opera a cura di V. Broackes e G. Marsh, un volume prezioso realizzato in occasione della prima grande retrospettiva dedicata a Bowie dal Victoria & Albert Museum di Londra, arricchito da documenti e immagini provenienti direttamente dagli archivi dell’artista, che ha scelto di condividere preziosi momenti della sua vita, anche privata, con i fedeli estimatori.
Si tratta sicuramente del libro più completo in materia, ricco anche di contributi di noti esperti e studiosi di cinema, moda, letteratura e musica, un'opera omnia perfetta anche per i meno esperti, utile per approcciarsi a questo artista così camaleontico.
Al terzo posto troviamo Ziggy's papers. David Bowie: lettere ai fan 1973-1975 (No Reply, 2007), di Cherry Vanilla, opera sui generis che raccoglie tutte le lettere scritte tra il 1973 e il 1975 da Bowie per la sua rubrica sulla rivista inglese Mirabelle, dove manteneva un canale diretto con il pubblico. La sua agente ci regala così uno spaccato più intimo e divertente dell'artista, cogliendolo nei suoi momenti di maggior quotidianità, con uno stile ironico e canzonatorio, lontano dalle luci dei riflettori.

Abbiamo parlato di pagine scritte, da e soprattutto sul Duca Bianco ma, come spesso accade nel mondo dello spettacolo, a farla da padrone sono pur sempre le immagini: l'impatto visivo di David Bowie. Heroes (Auditorium, 2015), di Masayoshi Sukita, è travolgente, sa trasportare il lettore all'interno di una dimensione fortemente onirica, fatta di luci, colori, un caleidoscopio in perenne movimento guidato abilmente dal fotografo giapponese Sukita, che ha seguito e immortalato praticamente l'intera carriera del musicista inglese, dal 1972 al 2009, sottolineandone i momenti più memorabili dai tempi di Ziggy Stardust allo storico shooting della copertina di Heroes, fino alla contemporaneità.
E concludiamo con una vera e propria chicca: David Bowie. L’uomo delle stelle (Nicola Pesce Editore, 2014), di Lorenzo Bianchi e Veronica Veci Carratello, un ritratto romanzato ma comunque piuttosto fedele della vita di David Bowie, in formato graphic novel (testi di Bianchi, disegni a cura della Carratello), un viaggio dove realtà e fantasia si fondono senza soluzione di continuità, pur conservando un fil rouge decisamente evidente e ben tratteggiato.
Musica, arte, letteratura, cinema, abbiamo appurato ancora una volta come tutti gli aspetti del mondo della cultura si siano fusi in una sola personalità, come raramente accade nella storia dello spettacolo: addio Ziggy, porta la tua arte nel regno dei cieli, o su Marte, ovunque tu sia.
"Questo articolo è apparso il 12/01/2016 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
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venerdì 11 dicembre 2015
#musica: X Factor 2015, quando il rock, inaspettatamente, trionfa
Inutile ribellarsi, indignarsi e protestare, ormai i talent show sono diventati parte integrante della nostra cultura di massa, e come tali vanno considerati e trattati a dovere.
Insomma, nulla di più lontano dalla musica di qualità, magari anche di nicchia, o dalle storiche band del passato, ma ci dobbiamo convivere, non c'è scampo.
E allora, per dovere di cronaca (più o meno), ieri sera anch'io mi sono sintonizzata davanti alla televisione, più precisamente su Cielo, e ho guardato la finale di X Factor 2015, pur non essendo affatto una fan sfegatata come accade normalmente all'italiano medio.
E in effetti, mi sono dovuta ricredere: gara decisamente a sorpresa che, nonostante la mia scarsa convinzione iniziale, è poi riuscita a coinvolgermi più del previsto.
Bravi i cantanti, belle le esibizioni dei giudici (io amo profondamente Skin, nonostante fosse un po' spompata è comunque un'artista di grandissimo livello), finalmente una novità i generi musicali portati in un contesto commerciale e stereotipato come quello dei talent, dove mai avrei pensato di poter udire una canzone dei Foo Fighters in diretta live davanti a migliaia di ragazzotte urlanti e, lasciatemelo dire, venute su a pane e Fragola (Lorenzo).
Insomma, stranamente meritatissimi sia il primo che il secondo posto, dove hanno trionfato il bello, fascinoso e talentuoso Giosada, rocker dal cuore tenero, e i sorprendenti Urban Strangers, ai quali non daresti una cicca, ma appena aprono bocca sanno fare faville.
Tuttavia, quest'anno proprio non riesco a comprendere il motivo delle solite, sterili polemiche riguarda il risultato finale e, a costo di sembrare la Selvaggia Lucarelli de noantri, ve lo devo dire: care le mie ragazzine e adolescenti isteriche (e non solo, purtroppo), ma che problemi avete contro Giosada?
Come fate a criticare una performance da urlo, uno che ha cantato "The best of you" da far venire giù il Filaforum di Assago?
Possibile che, se non sono elementi come Lorenzo Fragola (sì, non mi piace, l'avrete capito, nulla di personale ma proprio nun se po' sentì), Kygo, Michele Bravi e compagnia bella, non vi garbano, gente con un filo di voce, presenze efebiche che rantolano sul palco come se stessero esalando l'ultimo respiro?
Ecchecca... volo, finalmente un uomo con la U maiuscola, uno con una voce roca, vibrante, potente, che viene da un sostrato hardcore, uno che mastica rock e metal da sempre, e si sente, si sente eccome.
Non vi va giù che abbia vinto un rockettaro? Vi odio un po' ma ve lo concedo, ma almeno riconoscete una caratteristica che, anche con il televisore senza audio, potrete carpire al volo: Giosada, oltre che bravo, è pure 'bbbono.
Manco questo vi va bene, ormai se non son tutti risvoltini, barbette glitterate, pantaloni stile mi-si-è-allagato-il-soggiorno-e-l'idraulico-è-in-ferie, capello rasato lateralmente e musichetta di Uomini e Donne in sottofondo non li volete?
Io quoto sempre più per il genere pugliese verace con barba (vera), vestito come un cristiano e non un beota, con voce roca e modi a metà tra il riservato e l'ironico, senza svenimenti in diretta o arie da duro con manicure appena fatta e sopracciglia spinzettata.
Ma mi sa che ormai son già di un'altra generazione, voialtre tenetevi pure Lorenzo Fragola, a ognuno ciò che si merita... ;)
Insomma, nulla di più lontano dalla musica di qualità, magari anche di nicchia, o dalle storiche band del passato, ma ci dobbiamo convivere, non c'è scampo.
E allora, per dovere di cronaca (più o meno), ieri sera anch'io mi sono sintonizzata davanti alla televisione, più precisamente su Cielo, e ho guardato la finale di X Factor 2015, pur non essendo affatto una fan sfegatata come accade normalmente all'italiano medio.
Bravi i cantanti, belle le esibizioni dei giudici (io amo profondamente Skin, nonostante fosse un po' spompata è comunque un'artista di grandissimo livello), finalmente una novità i generi musicali portati in un contesto commerciale e stereotipato come quello dei talent, dove mai avrei pensato di poter udire una canzone dei Foo Fighters in diretta live davanti a migliaia di ragazzotte urlanti e, lasciatemelo dire, venute su a pane e Fragola (Lorenzo).
Insomma, stranamente meritatissimi sia il primo che il secondo posto, dove hanno trionfato il bello, fascinoso e talentuoso Giosada, rocker dal cuore tenero, e i sorprendenti Urban Strangers, ai quali non daresti una cicca, ma appena aprono bocca sanno fare faville.
Tuttavia, quest'anno proprio non riesco a comprendere il motivo delle solite, sterili polemiche riguarda il risultato finale e, a costo di sembrare la Selvaggia Lucarelli de noantri, ve lo devo dire: care le mie ragazzine e adolescenti isteriche (e non solo, purtroppo), ma che problemi avete contro Giosada?
Come fate a criticare una performance da urlo, uno che ha cantato "The best of you" da far venire giù il Filaforum di Assago?
Possibile che, se non sono elementi come Lorenzo Fragola (sì, non mi piace, l'avrete capito, nulla di personale ma proprio nun se po' sentì), Kygo, Michele Bravi e compagnia bella, non vi garbano, gente con un filo di voce, presenze efebiche che rantolano sul palco come se stessero esalando l'ultimo respiro?
Ecchecca... volo, finalmente un uomo con la U maiuscola, uno con una voce roca, vibrante, potente, che viene da un sostrato hardcore, uno che mastica rock e metal da sempre, e si sente, si sente eccome.
Non vi va giù che abbia vinto un rockettaro? Vi odio un po' ma ve lo concedo, ma almeno riconoscete una caratteristica che, anche con il televisore senza audio, potrete carpire al volo: Giosada, oltre che bravo, è pure 'bbbono.
Manco questo vi va bene, ormai se non son tutti risvoltini, barbette glitterate, pantaloni stile mi-si-è-allagato-il-soggiorno-e-l'idraulico-è-in-ferie, capello rasato lateralmente e musichetta di Uomini e Donne in sottofondo non li volete?
Io quoto sempre più per il genere pugliese verace con barba (vera), vestito come un cristiano e non un beota, con voce roca e modi a metà tra il riservato e l'ironico, senza svenimenti in diretta o arie da duro con manicure appena fatta e sopracciglia spinzettata.
Ma mi sa che ormai son già di un'altra generazione, voialtre tenetevi pure Lorenzo Fragola, a ognuno ciò che si merita... ;)
venerdì 27 novembre 2015
#musica: Buon compleanno Jimi Hendrix!
Tutto lo ricordano nel giorno della sua morte, ma si tratta di una tragica circostanza, e non mi garba neanche un po'.
Così ho deciso di ricordarlo nell'anniversario della sua nascita, in quel lontano 27 novembre 1942, quando la parola ROCK aveva ancora una connotazione fumosa, e la trasgressione era cosa ben poco nota.
Sto parlando di Jimi Hendrix, of course, Mr. James Marshall Hendrix (Seattle, 27 novembre 1942 – Londra, 18 settembre 1970), IL chitarrista, protagonista di una parabola artistica e musicale tanto breve quanto intensa e significativa, al primo posto della classifica dei 100 migliori chitarristi della storia secondo la prestigiosa rivista musicale Rolling Stone, precedendo artisti del calibro di Eric Clapton e Jimmy Page.
Non servono ulteriori parole per ricordarlo, basta soltanto questo video che, per una come me, che al massimo suona i campanelli, è veramente impressionante (provateci voi a suonare, e anche bene, con i denti!)... Buon ascolto, e buon compleanno Jimi! ;)
Così ho deciso di ricordarlo nell'anniversario della sua nascita, in quel lontano 27 novembre 1942, quando la parola ROCK aveva ancora una connotazione fumosa, e la trasgressione era cosa ben poco nota.
Sto parlando di Jimi Hendrix, of course, Mr. James Marshall Hendrix (Seattle, 27 novembre 1942 – Londra, 18 settembre 1970), IL chitarrista, protagonista di una parabola artistica e musicale tanto breve quanto intensa e significativa, al primo posto della classifica dei 100 migliori chitarristi della storia secondo la prestigiosa rivista musicale Rolling Stone, precedendo artisti del calibro di Eric Clapton e Jimmy Page.
Non servono ulteriori parole per ricordarlo, basta soltanto questo video che, per una come me, che al massimo suona i campanelli, è veramente impressionante (provateci voi a suonare, e anche bene, con i denti!)... Buon ascolto, e buon compleanno Jimi! ;)
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giovedì 19 novembre 2015
#musica: Freedom, Pharrel Williams, un inno alla libertà
Freedom
Hold on to me
don’t let me go
who cares what they see?
who cares what they know?
your first name is free
last name is dom
we choose to believe
in where we’re from
man’s red flower
it’s in every living thing
mind, use your power
spirit, use your wings
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
hold on to me
don’t let me go
killers need to eat
don’t let you lope
your first name is king
last name is dom
we choose to believe
in everyone
when a baby first breathes
when night sees sunrise
when the whale hunts in the sea
when man recognize us
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
breathe in
we are from heat
the electric one
does it shock you to see
he left us the sun?
atoms in the air
organisms in the sea
the son and, yes, man
are made of the same things
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
Aggrappati a me
non lasciarmi andare
chi se ne frega cosa vedono loro?
chi se ne frega cosa sanno loro?
il tuo nome è Free
il cognome è Dom
abbiamo scelto di credere
da dove veniamo
il fiore rosso dell’uomo
è in ogni essere vivente
mente, usa il tuo potere
spirito, utilizza le ali
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
tienimi legato a te
non lasciarmi andare
gli assassini hanno bisogno di mangiare
non ti permettono di sperare
il tuo nome è King
il cognome è Dom
abbiamo scelto di credere
in tutti noi
quando un bambino fa il suo primo respiro
quando la notte vede l’alba
quando la balena caccia in mare
quando l’uomo ci riconosce
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
aspirare
veniamo dal calore
quello elettrico
ti sorprende vedere
quello ci ha lasciato il sole?
atomi nell’aria
organismi del mare
il figlio e, sì, l’uomo
sono fatti delle stesse cose
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
Solitamente sono piuttosto scettica e critica nei confronti dei cantanti pop e R&B odierni, mi sembrano tutti preconfezionati, le loro canzoni stereotipate, prive di contenuti, al massimo vagamente orecchiabili; tuttavia, quando ho sentito questa canzone, un disperato urlo che inneggia alla libertà, ho distolto l'attenzione da ciò che stavo facendo e mi sono messa ad ascoltare.
Puro, piacevole sgomento nell'apprenderne l'interprete, Pharrell Williams, che ricordavo per qualche motivetto accattivante ma, principalmente, per "Happy", colonna sonora di quei batuffoli gialli chiamati Minions.
La canzone passava in radio, non ho ascoltato con attenzione le parole del testo, non ho voluto vedere il video, almeno inizialmente, mi sono concentrata soltanto sull'intensità della melodia e, così facendo, mi sono comparse davanti agli occhi, con un realismo e una veridicità impressionanti, vivide scene di violenza, di violazione della libertà e dei diritti fondamentali dell'essere umano, ho associato quell'urlo all'orrore che stiamo vivendo in questi giorni, ho contrapposto quel desiderio di libertà al senso di ingiusta privazione che stiamo subendo a causa di un terrorismo mascherato da fanatismo religioso che, ancor più che sulla violenza, si basa sulla paura, sull'inibizione di tutto ciò che amiamo, la musica, il teatro, la cultura, il divertimento, il puro piacere di vivere un'esistenza che ci guadagniamo ogni giorno, e che vale sempre e comunque la pena di essere vissuta.
Un grido, "Libertà", che mi ha trasportata lontano, in quei maledetti campi dov'è nato il blues, quel "diavolo blu" (sì, perché il termine blues deriva dalla locuzione "to have the blue devils", letteralmente "avere i diavoli blu", che indica una profonda sensazione di tristezza e sconforto) che ebbe origine tra i neri vessati da signori e padroni senza nemmeno un briciolo di umanità e pietà, dove, per sopportare il dolore e la fatica le lacrime non sarebbero bastate, e allora è nata una melodia, eterogenea, discorde, spontanea, senza regole, dove ognuno poteva identificare se stesso come persona, e non come un "negro" buono soltanto per spezzarsi la schiena e soddisfare le perversioni di esseri immondi che fecero della schiavitù una fonte di ricchezza spropositata.
Immagini sovrapposte, frammenti di film, telegiornali, notiziari, brani intensi e struggenti, una gamma infinita di emozioni che potevo aspettarmi da David Gilmour, Peter Gabriel, Fabrizio De André, ma decisamente non da Pharrell Williams.
Mea culpa, mi ero lasciata ottenebrare dal pregiudizio, ebbene sì lo ammetto: ma c'è sempre tempo per redimersi, parola di scettica cronica e pericolosamente contagiosa.
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giovedì 5 novembre 2015
#libri: Andare in cascetta - Maximiliano Bianchi | Manuel Graziani
"La cassetta è una scusa. Una buona scusa che ha fatto affilare la penna a scrittori che flirtano con la musica e giornalisti musicali la cui scrittura emana odore letterario. Questi tredici racconti abbarbicati nella narrativa, nell’introspezione e nella bio-fiction ci dicono tante cose. Ce le urlano in faccia con l’urgenza di un giovane punk senza un domani e ce le sussurrano all’orecchio alla maniera di un crooner attempato. Tutti ci ricordano, quasi ammonendoci, che la traccia lasciata dalle cassette nelle sinapsi delle generazioni precedenti ai nativi digitali ancora fruscia e si srotola".
Quanti ricordi si possono legare a un oggetto? Innumerevoli, specialmente se l'oggetto in questione è diventato, negli anni, un oggetto di culto, vintage al punto giusto, un vero e proprio feticcio generazionale al pari della coperta di Linus o del Volkswagen Westfalia degli anni Settanta.
Di che cosa stiamo parlando? Ma della musicassetta, ça va sans dire, compagna fedele di ragazzi e ragazze dalla metà degli anni Sessanta all'inizio del XXI secolo, colei che, tra tutti i meriti che annovera nella sua lunga carriera, ha fornito anche il pretesto per la nascita del libro “Andare in cascetta” (A Morte Libri, 2015), tredici microracconti rock (e non) che spaziano dalla narrativa alla biofiction, dal noir all'ironia più pungente, raccolti in un “analogico” libretto in 300 copie numerate a mano.
Un volumetto decisamente artigianale curato da Maximiliano Bianchi e Manuel Graziani sotto l'egida di A Morte Libri; un nome assolutamente equivoco, che in realtà è semplicemente l’anagramma di Teramo, la città dalla quale è partita l’iniziativa.
Per quanto riguarda gli autori, i fantastici tredici “andati in cascetta” sono giornalisti musicali e scrittori che non temono di mostrare il proprio amore viscerale per la musica: Maurizio Blatto, Maximiliano Bianchi, Matteo Di Giulio, Carlo Cannella, Gianni Miraglia, Simone Lucciola, Manuel Graziani, Andrea Bentivoglio, Vittorio Bongiorno, Ricky Russo, Maurizio Di Fazio, Andrea Valentini e Gianni Solla, i pasionari della musicassetta.
Di pregio anche i disegni della copertina, firmati da Fabrizio Sannicandro.
Come sottolineato più volte dai curatori stessi, la cassetta è sostanzialmente una scusa, un'ottima scusa, che ha scosso dal torpore l'universo del racconto per portare una ventata di freschezza, originalità e anticonformismo all'interno di questo genere mai scontato, così difficile da rendere appetibile per il lettore.
Un fattore certo, che si percepisce fin dalle prime pagine, ma soprattutto dallo stile narrativo di questo volume: veloce, incalzante, a tratti riflessivo, sporco, istintivo, dialettale, volutamente scorretto, l'esatto contrario del politically correct, superbamente osceno, anomalo, ironico, pungente, dissacrante q.b., mai banale.
Un libro mignon, dedicato a tutti coloro che difendono la musica con le unghie e con i denti dalla dilagante e travolgente commercializzazione odierna, una scintilla esplosiva lontana dalle astute mosse di marketing delle grandi case editrici.
Ma che poi, alla fine, che vorrà ben dire “andare in cascetta”? Letteralmente, si tratta della classica cassetta di legno utilizzata per contenere e trasportare la frutta. In senso figurato, quello che più ci interessa, indica quel particolare atteggiamento mentale che assale tutti, prima o poi, nel corso della vita, quel misto di irritazione e rifiuto della realtà delle cose, un bisogno insopprimibile di indispettirsi, adirarsi, irritarsi oltre misura.
"Questo articolo è apparso il 03/11/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/andare-in-cascetta-maximiliano-bianchi-manuel-graziani.html
mercoledì 28 ottobre 2015
#libri: Churubusco, Andrea Ferraris
Domenica sera la città di Casale Monferrato si è trasformata, almeno per un paio d'ore, in un vecchio villaggio del più profondo Messico, più precisamente Churubusco, affascinante e cruento luogo di frontiera.
A condurci per mano in questo viaggio, nato nel contesto della rassegna musicale e letteraria “Books and Blues”, giunta alla sua sesta edizione, Andrea Ferraris e Paolo Bonfanti, rispettivamente scrittore/disegnatore e musicista/chitarrista di fama internazionale che, sulle note di ballate mexicane come “Cross the borderline” o “Luz de Luna”, hanno presentato l'ultima graphic novel di Ferraris, intitolata appunto “Churubusco”, un fumetto che racconta una pagina tanto dolorosa quanto sconosciuta della storia americana.
Infatti, se oggi Churubusco è soltanto un quartiere come tanti di Città del Messico, inglobato nella metropoli, nel 1847, anno in cui è ambientato il racconto del fumettista genovese, è stato un vero e proprio quartier generale, ma soprattutto un rifugio, per il Battaglione San Patricio, una brigata internazionale di disertori provenienti perlopiù dall’Irlanda, ma anche da Polonia, Germania, Scozia, Spagna e Italia, ottocento soldati guidati dall'eroico Capitano John Riley, che iniziarono a combattere al fianco dei messicani contro l'esercito statunitense.
Una storia di due secoli fa ma incredibilmente attuale che, come sottolineato dall'autore stesso, ricorda da vicino le notizie di cronaca sui migranti che ascoltiamo ogni giorno al telegiornale.
Ma com'è nato, nel concreto, questo libro? Perlopiù a Parigi, dove Ferraris si è recato per approfondire i suoi studi storici, specialmente presso l’Istituto di Cultura del Messico, e grazie al'interessamento dell’ambasciatore del Messico a Dublino, che ha messo in contatto l'autore con Paddy Moloney, leader della folk band irlandese The Chieftains (gli stessi che, nel 2010, hanno prodotto un concept album dedicato alle gesta del Battaglione San Patrizio), che ha poi curato la prefazione di “Churubusco”.
Per quanto riguarda l'aspetto prettamente tecnico, le tavole di Andrea Ferraris sono caratterizzate da un tratto deciso, che si indurisce nelle scene più violente e drammatiche, per poi ammorbidirsi in quelle più umane, negli attimi di comunione tra i componenti del battaglione.
Sfogliando il libro spiccano, per particolarità, alcune tavole dai toni caldi, dalle sfumature brune: merito del caffè, utilizzato come fosse un acquerello, perfetto per rendere la dimensione onirica dell’incubo del protagonista, tecnica già utilizzata da artisti del calibro di Basquait.
Nel complesso un fumetto dove si notano, velatamente, riferimenti a grandi maestri quali Toppi, Pratt, Battaglia, Luzi, atmosfere che ricordano gli albi a tema bellico di origine argentina, sequenze di sapore cinematografico, specialmente nel montaggio, che si avvicinano alle pellicole di Sergio Leone, che si alternano ad elementi assolutamente originali, come le sequenze di dialogo dove, al posto delle parole, troviamo un linguaggio fatto di segni, un richiamo impenetrabile ma chiarissimo alla natura circostante.
Il paesaggio diventa, infatti, elemento predominante, protagonista esso stesso di lunghe sequenze prive di dialoghi, dove la narrazione è affidata alla magica suggestione del luogo che ha accolto, molti anni fa, questa sparuta ma coraggiosa manciata di eroi.
"Questo articolo è apparso il 26/10/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/churubusco-andrea-ferraris-una-graphic-novel-che-racconta-una-delle-pagine-pi-dolorose-della-storia-del-messico.html
A condurci per mano in questo viaggio, nato nel contesto della rassegna musicale e letteraria “Books and Blues”, giunta alla sua sesta edizione, Andrea Ferraris e Paolo Bonfanti, rispettivamente scrittore/disegnatore e musicista/chitarrista di fama internazionale che, sulle note di ballate mexicane come “Cross the borderline” o “Luz de Luna”, hanno presentato l'ultima graphic novel di Ferraris, intitolata appunto “Churubusco”, un fumetto che racconta una pagina tanto dolorosa quanto sconosciuta della storia americana.
Infatti, se oggi Churubusco è soltanto un quartiere come tanti di Città del Messico, inglobato nella metropoli, nel 1847, anno in cui è ambientato il racconto del fumettista genovese, è stato un vero e proprio quartier generale, ma soprattutto un rifugio, per il Battaglione San Patricio, una brigata internazionale di disertori provenienti perlopiù dall’Irlanda, ma anche da Polonia, Germania, Scozia, Spagna e Italia, ottocento soldati guidati dall'eroico Capitano John Riley, che iniziarono a combattere al fianco dei messicani contro l'esercito statunitense.
Una storia di due secoli fa ma incredibilmente attuale che, come sottolineato dall'autore stesso, ricorda da vicino le notizie di cronaca sui migranti che ascoltiamo ogni giorno al telegiornale.
Ma com'è nato, nel concreto, questo libro? Perlopiù a Parigi, dove Ferraris si è recato per approfondire i suoi studi storici, specialmente presso l’Istituto di Cultura del Messico, e grazie al'interessamento dell’ambasciatore del Messico a Dublino, che ha messo in contatto l'autore con Paddy Moloney, leader della folk band irlandese The Chieftains (gli stessi che, nel 2010, hanno prodotto un concept album dedicato alle gesta del Battaglione San Patrizio), che ha poi curato la prefazione di “Churubusco”.
Per quanto riguarda l'aspetto prettamente tecnico, le tavole di Andrea Ferraris sono caratterizzate da un tratto deciso, che si indurisce nelle scene più violente e drammatiche, per poi ammorbidirsi in quelle più umane, negli attimi di comunione tra i componenti del battaglione.
Sfogliando il libro spiccano, per particolarità, alcune tavole dai toni caldi, dalle sfumature brune: merito del caffè, utilizzato come fosse un acquerello, perfetto per rendere la dimensione onirica dell’incubo del protagonista, tecnica già utilizzata da artisti del calibro di Basquait.
Nel complesso un fumetto dove si notano, velatamente, riferimenti a grandi maestri quali Toppi, Pratt, Battaglia, Luzi, atmosfere che ricordano gli albi a tema bellico di origine argentina, sequenze di sapore cinematografico, specialmente nel montaggio, che si avvicinano alle pellicole di Sergio Leone, che si alternano ad elementi assolutamente originali, come le sequenze di dialogo dove, al posto delle parole, troviamo un linguaggio fatto di segni, un richiamo impenetrabile ma chiarissimo alla natura circostante.
Il paesaggio diventa, infatti, elemento predominante, protagonista esso stesso di lunghe sequenze prive di dialoghi, dove la narrazione è affidata alla magica suggestione del luogo che ha accolto, molti anni fa, questa sparuta ma coraggiosa manciata di eroi.
"Questo articolo è apparso il 26/10/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/churubusco-andrea-ferraris-una-graphic-novel-che-racconta-una-delle-pagine-pi-dolorose-della-storia-del-messico.html
venerdì 18 settembre 2015
#musica: Mango, un poeta dei giorni nostri...
Oggi voglio parlarvi di musica, non lo faccio spesso anche perché la scena musicale contemporanea, perlopiù, mi schifa un po', per questo non sono mai troppo aggiornata e rischio di andare a rivangare cose di vent'anni fa almeno.
Ma oggi, forse guardando i soliti talent tipo X Factor, ascoltando vecchi CD e riflettendo sul motivo del successo planetario di "artisti" di dubbio gusto piuttosto che di altri, mi è venuta voglia di dire due parole su un cantante che non c'è più, o meglio su un poeta che non c'è più e che, quando se n'è andato, accasciandosi sul palco, ha fatto un po' di scalpore sul momento, ma niente di più.
Sto parlando di Mango, all'anagrafe Giuseppe Mango, un cantautore sensibile, dotato di una tecnica vocale assolutamente unica, e credo il musicista più bistrattato e sottovalutato della storia della musica italiana.
Se mi azzardo a dire a qualche coetaneo (di quelli più giovani non parlo nemmeno, fatica sprecata) quanto io abbia amato questo artista, ricevo occhiate basite, sguardi sconvolti, frasi sbigottite della serie "Ma come, io credevo ascoltassi musica rock o simili, non questa roba da vecchi/donnette sentimentali/sfigati/e chi più ne ha più ne metta!".
Ma come si può generalizzare così?! Ok, può non piacere il genere, l'uso del falsetto che sicuramente è molto personale e non semplice da attualizzare, ma almeno sui testi, nulla mi si può dire.
Sono convinta che chiunque abbia un minimo di sensibilità e sappia andare oltre la melodia, sondando le parole che compongono i testi delle canzoni, non possa non amare certi brani, certe frasi, di una spontaneità e di un lirismo che non hanno nulla da invidiare ai grandi poeti della storia della letteratura.
Un uomo prima che un personaggio, sempre educato e semplice, umile, uno che è sempre stato in disparte, poco avvezzo alla vita mondana sotto i riflettori, e che proprio per questo ha vissuto in disparte, senza ottenere il giusto riconoscimento.
Questa riflessione scaturisce da un moto di fastidio che ho provato, e che provo quotidianamente, osservando che, al giorno d'oggi, vanno avanti solo i cafoni, gente sfacciata dalle dubbie qualità canore, rapper a dir poco penosi che alternano il turpiloquio all'omicidio quotidiano del congiuntivo e della lingua italiana.
Bellocci, tamarri fino al midollo, Dio ce ne scampi.
Una prova di ciò che sto dicendo? La morte di Mango, avvenuta sotto i riflettori pur di non interrompere la sua performance, l'atto estremo di un cantante che non voleva deludere il suo pubblico, che credeva di farcela.
E i media che hanno fatto?
Dopo aver speculato in tutti i modi sul video che ha girato per mesi in rete, una morte in diretta che, se vivessimo in una società di gente civile o perlomeno con un briciolo di cuore e intelligenza, sarebbe stato immediatamente rimosso, l'hanno lasciato nel più totale oblio, dimenticato dopo appena una decina di giorni, in favore delle chiappe di Belen o dell'ultimo moroso di una starlette di infimo ordine.
Grandi onori per la scomparsa, praticamente nello stesso momento, di Pino Daniele (per carità, assolutamente meritati, non fraintendetemi), totale indifferenza per quella di Mango.
Eppure i suoi meriti sono stati numerosi: infatti, oltre alla carriera di cantante, Mango ha scritto brani per diversi artisti tra cui Patty Pravo, Andrea Bocelli, Loretta Goggi, Mietta e Loredana Berté, alcuni dei quali in collaborazione con il fratello Armando.
Le sue canzoni sono state anche interpretate da artisti italiani e internazionali come Mina, Mia Martini, Leo Sayer, Hélène Ségara e Eleutheria Arvanitakī, un artista che, nell'arco della sua carriera, ha venduto oltre 5 milioni di dischi in tutto il mondo, e qui è finito ben presto nel dimenticatoio.
Ma ditemi voi, come si può criticare, svalutare, dimenticare uno che ha scritto frasi come:
Sarò sentimentale, ma ogni volta che ascolto queste parole mi emoziono profondamente, sono lo specchio dell'anima di una persona che, pur non avendo mai conosciuto, ho apprezzato e stimato profondamente, per la sua capacità di andare controcorrente, di mantenersi integro, di esprimere pensieri intimi e personali senza falsi pudori, come dovrebbe sempre essere.
Ma oggi, forse guardando i soliti talent tipo X Factor, ascoltando vecchi CD e riflettendo sul motivo del successo planetario di "artisti" di dubbio gusto piuttosto che di altri, mi è venuta voglia di dire due parole su un cantante che non c'è più, o meglio su un poeta che non c'è più e che, quando se n'è andato, accasciandosi sul palco, ha fatto un po' di scalpore sul momento, ma niente di più.
Sto parlando di Mango, all'anagrafe Giuseppe Mango, un cantautore sensibile, dotato di una tecnica vocale assolutamente unica, e credo il musicista più bistrattato e sottovalutato della storia della musica italiana.
Se mi azzardo a dire a qualche coetaneo (di quelli più giovani non parlo nemmeno, fatica sprecata) quanto io abbia amato questo artista, ricevo occhiate basite, sguardi sconvolti, frasi sbigottite della serie "Ma come, io credevo ascoltassi musica rock o simili, non questa roba da vecchi/donnette sentimentali/sfigati/e chi più ne ha più ne metta!".
Ma come si può generalizzare così?! Ok, può non piacere il genere, l'uso del falsetto che sicuramente è molto personale e non semplice da attualizzare, ma almeno sui testi, nulla mi si può dire.
Sono convinta che chiunque abbia un minimo di sensibilità e sappia andare oltre la melodia, sondando le parole che compongono i testi delle canzoni, non possa non amare certi brani, certe frasi, di una spontaneità e di un lirismo che non hanno nulla da invidiare ai grandi poeti della storia della letteratura.
Un uomo prima che un personaggio, sempre educato e semplice, umile, uno che è sempre stato in disparte, poco avvezzo alla vita mondana sotto i riflettori, e che proprio per questo ha vissuto in disparte, senza ottenere il giusto riconoscimento.
Questa riflessione scaturisce da un moto di fastidio che ho provato, e che provo quotidianamente, osservando che, al giorno d'oggi, vanno avanti solo i cafoni, gente sfacciata dalle dubbie qualità canore, rapper a dir poco penosi che alternano il turpiloquio all'omicidio quotidiano del congiuntivo e della lingua italiana.
Bellocci, tamarri fino al midollo, Dio ce ne scampi.
Una prova di ciò che sto dicendo? La morte di Mango, avvenuta sotto i riflettori pur di non interrompere la sua performance, l'atto estremo di un cantante che non voleva deludere il suo pubblico, che credeva di farcela.
E i media che hanno fatto?
Dopo aver speculato in tutti i modi sul video che ha girato per mesi in rete, una morte in diretta che, se vivessimo in una società di gente civile o perlomeno con un briciolo di cuore e intelligenza, sarebbe stato immediatamente rimosso, l'hanno lasciato nel più totale oblio, dimenticato dopo appena una decina di giorni, in favore delle chiappe di Belen o dell'ultimo moroso di una starlette di infimo ordine.
Grandi onori per la scomparsa, praticamente nello stesso momento, di Pino Daniele (per carità, assolutamente meritati, non fraintendetemi), totale indifferenza per quella di Mango.
Eppure i suoi meriti sono stati numerosi: infatti, oltre alla carriera di cantante, Mango ha scritto brani per diversi artisti tra cui Patty Pravo, Andrea Bocelli, Loretta Goggi, Mietta e Loredana Berté, alcuni dei quali in collaborazione con il fratello Armando.
Le sue canzoni sono state anche interpretate da artisti italiani e internazionali come Mina, Mia Martini, Leo Sayer, Hélène Ségara e Eleutheria Arvanitakī, un artista che, nell'arco della sua carriera, ha venduto oltre 5 milioni di dischi in tutto il mondo, e qui è finito ben presto nel dimenticatoio.
Ma ditemi voi, come si può criticare, svalutare, dimenticare uno che ha scritto frasi come:
Se con un t'amo detto mai
ti sto perdendo e t'amo ancora,
l'assenza è segno di realtà,
quotidiano il silenzio sale e mi sa di vuoto
e tu
che accarezzi il mio domani
spezzami
quando sai che è tutto normale.
Se con un t'amo io ti amai,
se affianco a te mi son fermato,
io fossi in te ci penserei
a coprire così
ogni angolo in cui t'ho amato
Non moriremo mai,
il senso è tutto qui,mi piace quest'ideadi eternità... non veritàE... ho voglia di abbracciartiquando seiappesa ai miei tramontie voli via...mia pace, mia inquietudine,mia intensità sottile
Siedi qui e getta lo sguardo giù tra gli ulivi l'acqua è scura quasi blu e lassù vola un falco lassù sembra guardi noi fermi così grandi come mai guarda là quella nuvola che va vola già dentro nell'eternità
Io con te, io con te
nelle cose che fai,
mentre ascolti un temporale,
nelle notti stupide,
toccami coi sensi tuoi,
come un'abitudine
oh come un'abitudine
Io nascerò dove ti ho lasciato nascerò non avrò paura più del tuo maestrale non voglio più affondare io nascerò per me solo ancora nascerò nessun vento mi potrà più fare male ormai affronto il mare affronto il mare
Sarò sentimentale, ma ogni volta che ascolto queste parole mi emoziono profondamente, sono lo specchio dell'anima di una persona che, pur non avendo mai conosciuto, ho apprezzato e stimato profondamente, per la sua capacità di andare controcorrente, di mantenersi integro, di esprimere pensieri intimi e personali senza falsi pudori, come dovrebbe sempre essere.
mercoledì 16 settembre 2015
#cultura: Festa del Pensiero di Alessandria. Ovvero: "Chi l'ha detto che si può portare la Cultura solo nelle grandi città?"
Oggi voglio parlarvi di un'iniziativa importante per la mia zona, una rassegna culturale di ampio respiro che convoglierà esperti di arte, letteratura, psicologia, filosofia e tutto ciò che concerne la Cultura, quella con la C maiuscola, in generale.
Sto parlando della prima edizione della Festa del Pensiero di Alessandria, un grande evento che potrebbe finalmente dare una scossa al torpore che avvolge la città di Alessandria e più in generale questa provincia, troppo spesso sottovalutata.
Mancano ormai poche ore al taglio del nastro della Festa del Pensiero, che vedrà decine e decine di eventi culturali di
ogni sorta uniti da un tema comune, che quest'anno sarà “Le
radici del cielo”.
Proprio il cielo, il luogo prediletto dalla
filosofia, che affonda comunque le sue radici nel concreto, tra la
gente per la strada, tra riflessioni individuali e collettive che
toccano svariati argomenti, dall'arte alla letteratura, dall'economia
all'alimentazione (considerando anche che questo è l'anno di Expo
Milano 2015, quale miglior richiamo?) e molto altro.
La figura principale, l'energico
organizzatore della Festa del Pensiero è il professor Michele
Maranzana, docente di Filosofia e Scienze Umane presso l'Istituto di
Istruzione Superiore “Saluzzo-Plana” di Alessandria, aiutato
dall'associazione culturale “Fili. Laboratorio filosofico
permanente”, dall'amministrazione comunale di Alessandria e, tra
gli altri, dal Dirigente Scolastico del Saluzzo-Plana, Roberto
Grenna.
Il punto di forza della Festa del
Pensiero è sicuramente la trasversalità dell'evento, un segno di
modernità forte in una città abituata a “sonnecchiare” e
ripiegarsi su se stessa da troppo tempo.
Diverse tematiche e
soprattutto diversi luoghi della città, un connubio perfetto atto
anche a far rivivere il centro urbano e i suoi angoli più
suggestivi, coinvolgendo i passanti, poiché la cultura non deve
rimanere relegata dentro i luoghi canonici del sapere, ma uscire per
le strade, tra la gente, rispettando il suo intento originale.
D'altronde, “Se Socrate fosse vivo ai giorni
nostri, probabilmente lo incontreremmo all'Esselunga”, così ha
dichiarato scherzosamente Maranzana in proposito, distruggendo in un
solo, abile colpo l'aura di inarrivabilità che circonda talvolta
questa disciplina.
La partecipazione di gruppi di ragazzi
dell'Istituto Saluzzo-Plana dimostra la grandissima importanza
attribuita al mondo della scuola, la volontà di coinvolgere i più
giovani e permettere loro di pensare, riflettere ed esprimere idee
nella più totale e costruttiva libertà.
Una manifestazione che nasce per le
persone attraverso le persone, una presa di posizione forte e decisa
che proviene da un gruppo appassionato, e che intratterrà
anche i più piccini, grazie ad innovativi laboratori di “philosophy
for children”.
Una grande festa che animerà le vie di
Alessandria dal 16 al 20 settembre 2015, al grido simbolico di “Ti
fermi a pensare con me?”.
Per info: fili.laboratorio@gmail.com
Facebook: Festa del
Pensiero
Twitter: @fili_lab
Vi allego anche il ricco programma dell'evento cosicché possiate prendere parte alle iniziative che più v'intrigano, ma prima
una piccola legenda per comprendere la suddivisione in nove ambiti
che coincidono con altrettanti percorsi, variamente intrecciati tra
loro e caratterizzati da un colore:
- Giallo: il pensiero in scena (spettacoli teatrali)
- Rosso: il gusto del pensiero (eventi enogastronomici)
- Blu: sguardi del pensiero (mostre e installazioni)
- Nero: le ombre del pensiero (cinema)
- Verde: la scuola del pensiero (educazione al pensiero, mostre, atelier, workshop)
- Arancione: il suono del pensiero (spettacoli musicali)
- Marrone: la terra del pensiero (eventi dedicati alla natura, passeggiate botaniche, incontri con autori ed esperti di tematiche verdi)
Prequel
Mercoledì 16 settembre
20.30 Ristorante Il Grappolo, via Casale, 28 – percorso ARANCIONE
Cena jazz
Performance musicale dei Billie Holiday Project in collaborazione con Alessandria Jazz Club. (35€, su prenotazione, tel. 0131253217)
21.00 Libreria Fissore (cortile di via Savonarola) – percorso BIANCO
Alla nostra età, con la nostra bellezza
Presentazione del libro di Daria Colombo, art director e giornalista. Moderano Barbara Rossi (Associazione Voce della Luna) e Mimma Caligaris de Il Piccolo. Interviene l’autrice. Letture di Loretta Ortolani
Giovedì 17 settembre
10/13 Cinema Teatro Alessandrino, via Verdi 12
Apertura della Festa: Le radici del pensiero e il pensiero delle radici
Apertura del percorso nero: Le ombre del pensiero
Le radici del cinema. Conoscere tra terra e cielo
Evento aperto agli studenti di tutte le scuole superiori
Conversazione tra Francesca Brignoli, studiosa di cinema, e Roberto Lasagna, Presidente del Circolo Adelio Ferrero. Modera Barbara Rossi. A seguire Francesca Brignoli introduce la proiezione di Galileo di Liliana Cavani. A cura di Associazione La Voce della Luna, in collaborazione con il Circolo Adelio Ferrero
14.45/18.30 Istituto d’Istruzione Superiore Saluzzo-Plana, via Faà di Bruno 85
Apertura del percorso verde: La scuola del pensiero
Corso/Convegno Philosophy for... bambini, adolescenti e comunità nella pratica filosofica
Antonio Cosentino, fondatore del CRIF (Centro di Ricerca sull’Indagine Filosofica): La valenza formativa della filosofia dentro e fuori la scuola
Fabrizio Maria Colombo, teacher expert P4C: Philosophy for Community nel percorso formativo della polizia penitenziaria
Interventi di Michele Maranzana, Barbara Rossi, Monica Pareti, Roberta Ravazzoni, Lisa Rangone, Patrizia Farello, Mariano Mosconi, Piera Ottonelli
(è gradita prenotazione all’indirizzo fili.laboratorio@gmail.com)
15/17 Museo Cesare Lombroso, spalto Marengo 35
Apertura del percorso giallo: Il pensiero in scena
Alla radice: contenere e raccontare la follia
Visita al Museo Cesare Lombroso. Introduce Renato Torti, psichiatra
Performance teatrale L'imperatrice di Spinetta (Storia di Pia) - una storia di follia ambientata nella marengo napoleonica di Ombretta Zaglio, attrice e fondatrice del Teatro del Rimbalzo
A seguire visita al Museo (evento su prenotazione all’indirizzo fili.laboratorio@gmail.com e tramite sms al numero 3401668222, due repliche: alle 15 e alle 16)
18.30 Biblioteca civica, piazza Vittorio Veneto 1
Apertura del percorso blu: Gli sguardi del pensiero
Inaugurazione delle mostre didattiche Il cerchio delle meraviglie... un posto per pensare a cura di Monica Pareti e Risignificando a cura di Daniela Alini
19.00 Bio Cafe, Vicolo Dell'Erba 12
Apertura del percorso arancione: Il suono del pensiero
Il sole alle radici
Aperitivo accompagnato dalla performance musicale dei Sunny Side Duo
20.00 Osteria Porcavacca, via Modena 68
Apertura del percorso rosso: Il gusto del pensiero
Nutrire il pensiero: cibo ed emozioni
Cena con prodotti del territorio e intervento a cura di Mauro Cappelletti, medico e psicoterapeuta. Letture di Riccardo Barena
(per prenotazioni 0131 443139)
20.30 Bike Bar, via Bellini 40/a – percorso BLU
Nietzsche che dice dei supereroi? Da Superman all'era delle Meraviglie
Intervento di Stefano Priarone, studioso di fumetti e cultura di massa, in dialogo con Giuseppe Galeani, insegnante.
21.00 Trattoria Razmataz, via Bellini 24 – percorso ARANCIONE
Genesi in duo
Performance musicale delle Teste dure
(per prenotazioni 0131 223249)
21.30 Cinema Teatro Alessandrino, via Verdi 12 – percorso NERO
La luna e le radici
Incontro con il regista Davide Ferrario e proiezione de La luna su Torino. A cura di Associazione La Voce della Luna, in collaborazione con Circolo Adelio Ferrero
Venerdì 18 settembre
9/12 Ludoteca C’è Sole e Luna, via Verona 103 – percorso VERDE
Un posto per pensare... Il cerchio delle meraviglie
Laboratori filosofici e di P4C per la scuola primaria e la scuola dell’infanzia
Antonio Cosentino, Roberta Ravazzoni, Monica Pareti
10/12 Atrio del Cinema Galleria, Galleria Guerci
Apertura percorso bianco: Le voci del pensiero
10.00
Il cielo delle idee e l’amore platonico
Intervento di Alessandro Galvan, filosofo (Gruppo Chora)
11.00
Social network e terrore: da Charlie Hebdo agli attentati di Tunisi. La libertà di opinione sul web tra democrazia e intolleranza
Intervento di Alessandro Pastore, filosofo, e Stefano Lupo, analista di intelligence
15/17 Istituto d’Istruzione Superiore Saluzzo-Plana, via Faà di Bruno 85 – percorso VERDE
Come cerchi nell’acqua. Quando il pensiero diventa contagioso
Laboratori filosofici e di P4C per insegnanti
Antonio Cosentino, Roberta Ravazzoni, Monica Pareti
(su prenotazione all’indirizzo fili.laboratorio@gmail.com)
15/17 Museo Cesare Lombroso, spalto Marengo 35 – percorso GIALLO
Alla radice: contenere e raccontare la follia
Visita al Museo Cesare Lombroso. Introduce Renato Torti, psichiatra
Performance teatrale L'imperatrice di Spinetta (Storia di Pia) – una storia di follia ambientata nella marengo napoleonica di Ombretta Zaglio, attrice e fondatrice del Teatro del Rimbalzo
A seguire visita al Museo (evento su prenotazione all’indirizzo fili.laboratorio@gmail.com e tramite sms al numero 3401668222, due repliche: alle 15 e alle 16)
16.00 Libreria Mondadori, via Trotti 58 – percorso VERDE
Capo gatto in missione tra le dune
Presentazione del libro per bambini di Patti Turetta. Modera l’incontro Rosalba Malta (Associazione Contastorie)
16.30/18.30 Atrio del Cinema Galleria, Galleria Guerci – percorso BIANCO
16.30
Per un’economia dell’abbondanza
Domenico De Simone, economista, dialoga con Mauro Cattaneo, Assessore alla Coesione Sociale e alla Partecipazione
17.30
Anatomia della fame
Vittorio Rinaldi, antropologo, promotore del manifesto Per un’economia sociale
17.15/18.15 a partire dall’Istituto d’Istruzione Superiore Saluzzo-Plana
Fili in(visibili)
Passeggiata creativa nel centro di Alessandria intercettando pensieri e complessità con Monica Delmonte, psicoterapeuta e ricercatrice in ambito artistico
(è gradita prenotazione all’indirizzo fili.laboratorio@gmail.com)
17.30 Complesso conventuale ex Chiesa di San Francesco, via XXIV maggio, 5 – percorso BLU e VERDE
Inaugurazione della mostra Sorry, I’m an imagine thinker di Vicky Katrin Kuhlmann, social designer
Esposizione ispirata al tema de Le radici del cielo di Raffaella Trivi
Installazione pittorica Guerra e Tace e ready-made Rifugiata di Luca Fregnan
18.30 Palazzo Conzani, via Urbano Rattazzi 47 – percorso BIANCO e ARANCIONE
Alle radici della letteratura: sotto lo stesso cielo
Caffè letterario con Roberto Barolo, docente di Lingua e Letteratura inglese all’Università degli studi di Milano
A seguire concerto a cura dell’Orchestra I BricconCelli
18.30/19.30 Retedistrada Bergamo-Trotti – percorso BIANCO
Decrescita felice o sviluppo sostenibile?
Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la decrescita felice, dialoga con Beppe Giuliano Monighini, Sergio Vazzoler
19/20 Associazione Cultura e Sviluppo, piazza De André, 75 – percorso BIANCO
So-stare: adolescenti e genitori inventori di futuro
Con Fabio Vanni, psicologo. In collaborazione con Libreria Fissore. Seguirà rinfresco
20.00 Ristorante Il Moscardo, via Volturno 20 – percorso ROSSO
Le colline e il sole. Pavese, la vigna e le radici
Intervento a cura di Pierpaolo Pracca, psicoterapeuta, in dialogo con Franco Vaccaneo, saggista e studioso pavesiano
(per prenotazioni 0131 222088)
20.30 Bike Bar, via Bellini, 40/a – percorso BIANCO e ARANCIONE
Big Sur – One Fast Move or I’m Gone
Musica, parole e immagini da Big Sur di Jack Kerouac
Performance letteraria a cura di Marta Ciccolari Micaldi, la McMusa, con accompagnamento musicale a cura di Thomas Guiducci
21.00 Ristorazione Sociale, viale Milite ignoto 1/a – percorso GIALLO
Per vedere il cielo. Una riflessione sull’arte performativa dal salto di
Yves Klein alla scalinata di Yoko Ono al MOMA
Intervento di Sibilla Panerai, Curatore di CORPO – Festival di arti performative
21.00 Associazione Cultura e Sviluppo, piazza De André, 75 – percorso NERO
Tra cielo e memoria
Proiezione di Se chiudo gli occhi non sono più qui di Vittorio Moroni e dibattito su adolescenza, radici e nuove identità con Patrizia Farello, Roberto Foco e Barbara Rossi. A cura di Associazione La Voce della Luna, in collaborazione con Associazione Il Porcospino
21.00 Museo Etnografico "C’era una volta", piazza della Gambarina, 1 – percorso BIANCO
Magia: perché ci si crede?
Massimo Centini, antropologo. A cura di Libreria Fissore
22.00 Ristorazione Sociale, viale Milite ignoto 1/a – percorso ARANCIONE
Dacquadolce
Performance musicale dei Barrique
Sabato 19 settembre
9/9.45 Dolci Capricci, via San Giacomo della vittoria, 1 – percorso BIANCO e ROSSO
Della dolcezza
Matinée filosofica con Michele Maranzana
10/12 Atrio del Cinema Galleria, Galleria Guerci – percorso BIANCO
10.00
Da Marengo a Palmira: l’eterna lotta tra guerra e monumenti
Intervento di Massimo Carcione, esperto UNESCO, con Danilo Poggio, giornalista
11.00
Un cielo umano, troppo umano
Intervento filosofico con letture di passi di Nietzsche da parte di Roger Marchi e commento di Alessandro Peroni, Alessandro Galvan e Matteo Canevari (Gruppo Chora)
A partire dalle 10.00 per le vie centro – percorso BIANCO e GIALLO
Ti fermi a pensare con me?
Performance filosofico-teatrale, per animare le strade e coinvolgere i passanti, accompagnata dalla composizione dell’installazione “Fili-l’albero dei pensieri” in Galleria Guerci
11/12 Museo Etnografico "C’era una volta", piazza della Gambarina,1 – percorso NERO
Il cinema e le radici della mente
Intervento con proiezioni di Ignazio Senatore, psichiatra e studioso di cinema
Moderano l’incontro Pierpaolo Pracca e Barbara Rossi (Associazione La Voce della Luna)
15/19 Atrio del Cinema Galleria, Galleria Guerci – percorso BIANCO
Rassegna «Vedere l’erba dalla parte delle radici» (D. Lajolo)
raccorda Nuccio Lodato,
con letture di Loretta Ortolani e Riccardo Barena
15.00
Rossano Pestarino, filologo: Tra il verde e il cielo
Presentazione della raccolta poetica Lingua che non so (La Vita Felice, Milano 2014) in dialogo con Giuseppe Polimeni
15.40
Giuseppe Polimeni, linguista: Alle radici della storia. I nomi nei Promessi sposi
16.20
Antonio Sacchi, esperto di Beni Culturali: La cultura come salvezza. Quarant’anni e passa di lavoro culturale
17.00
Giorgio Politi, storico: Dalla crisi della storia a un moderno umanesimo. Gli intellettuali e il ritorno del caos
Presentazione della proposta metodologica de La storia lingua morta (Unicopli, Milano 2011) e della raccolta Popoli eletti. Storia di un viaggio oltre la storia (Unicopli, Milano 2015)
17.40
Sabina Crippa, storica delle religioni: Vocalità e parola. Riguadagnare orizzonti nella comunicazione dentro e fuori di noi
Presentazione del libro La voce. Sonorità e pensiero alle origini della cultura europea (Unicopli, Milano 2015)
18.20
Vivetta Valacca, poetessa: Il canto di Orfeo. Se non ho amore sono nulla
Presentazione della raccolta poetica La luce dell’anima (con Dieter Schlesak; ETS, Pisa 2011). In dialogo con Loretta Ortolani e Nuccio Lodato. In collaborazione con ACIT
15.30/17.30 Biblioteca Civica, piazza Vittorio Veneto, 1 – percorso VERDE
Cosa vedi? Pensare per immagini di Monica Pareti
Risignificando di Daniela Alini
Laboratori aperti per bambini
(su prenotazione all’indirizzo fili.laboratorio@gmail.com)
15.30 Biblioteca Civica, piazza Vittorio Veneto, 1 – percorso VERDE
Laboratorio filosofico per adulti
Roberta Ravazzoni
(su prenotazione fili.laboratorio@gmail.com)
15.30/17 Villa Guerci, via Faà di Bruno 70
Apertura del percorso marrone: La terra del cielo
Socrate in giardino. Passeggiate filosofiche tra gli alberi
Presentazione del libro di Andrée Bella, psicoterapeuta. Interviene l’autrice. Conduce l’incontro Patrizia Ferrando, giornalista. In collaborazione con Garden Club Il Se
15.30/17.30 Casa di Quartiere, via Verona 116 – percorso BIANCO e ARANCIONE
Il discorso delle radici. Esiste la famiglia islamica? di Paola Sacchi, antropologa
Somiglianza e/o identità di Francesco Remotti, antropologo
Le radici del ritorno. Reading di poesia in lingua siciliana di Carmen Di Rosa con accompagnamento musicale d’arpa di Camillo Vespoli
18/22 Palazzo Conzani, via Urbano Rattazzi 47 – percorso BIANCO e ARANCIONE
Porte aperte a un pensiero. Arte, cultura e benessere a Palazzo Conzani
18.00 Presentazione Conzani Arte a cura di Patrizia Campassi
18.10 Presentazione European Trumpet Academy diretta dal M° Emanuele Casieri docente ospite di ARTES
18.20 Presentazione Centro Yoga con Kevin Giorgini
18.30 Brevi coreografie dei corsi di danza classica e contemporanea ARTES
18.40 Campane Tibetane e Gong con Ale Morbelli
19.00 I colori delle percussioni a cura del M° Loris Stefanuto, docente ospite di ARTES
19.15 Presentazione Progetto Benessere Donna
19.30 Chiusura del percorso Porte aperte a un pensiero con musica e canto
21.00
Sotto la superficie
Commediola brillante in musica di Gabriele Stillitano
18.00 Zogra, corso Roma 123 – percorso BIANCO
Le radici dell’amore
Intervento di Carlo Rosso, psichiatra e sessuologo, in dialogo con Gabriele Ferraris, giornalista de La Stampa
18/19 Libreria Mondadori, via Trotti 58 – percorso BIANCO
La sposa ripudiata. Tra immigrazione, Islam e conversione di italiani alla fede di Maometto
Presentazione del romanzo di Younes Tawfik, scrittore. Introduce Bruno Barba, antropologo. Interviene l’autore
18.30 Ristorazione Sociale, viale Milite ignoto 1/a – percorso GIALLO e ROSSO
Gli Uccelli (da Aristofane)
Lettura scenica della Compagnia Stregatti con accompagnamento musicale di Dado Bargioni
Dalle 20 cena a tema filosofico sulle tracce dell’antica Grecia
(20€, su prenotazione, tel. 3292329806)
19.00 Caffè Marini, viale della Repubblica 1 – percorso BIANCO e ARANCIONE
Logica, tempo e paura: distruzione della non contraddizione e della linearità
Caffè filosofico con Teodoro Urso Schelemi, filosofo, e performance musicale di Alessandro Doglioli. Introduce Mariano Mosconi
19.30 Trattoria Il Paladino, via Cesare Lombroso 17, piazza Mafalda di Savoia – percorso BLU, ARANCIONE e ROSSO
Il colore del suono: botta e risposta tra arte e musica
Instant art performance di Davide Minetti in dialogo, alla chitarra, con Giorgio Penotti
(per prenotazioni: 0131 195 6300)
21.00 per le vie del centro – percorso GIALLO
L’albatro
Performance teatrale di Marco Casolino
21.00 Giardino Botanico Comunale “Dina Bellotti”, via Monteverde 24 – percorso ARANCIONE e MARRONE
Dalle radici alle stelle
Osservazione del cielo a cura del Gruppo Astrofili Galileo
Per Distratta Sottrazione
Performance di sonorizzazione poetica a cura di Fosca Massucco, Gianpiero Malfatto e Enrico Fazio
21.00 Atrio del Cinema Galleria, Galleria Guerci – percorso BIANCO
Riprendersi il futuro. Filosofia e utopia
Intervento di Diego Fusaro, filosofo
21.00 Associazione Cultura e Sviluppo, piazza De André, 75 – percorso NERO
L’alfabeto perduto della realtà
Incontro con Franco Piavoli, regista e documentarista. Proiezione dei film Habitat Piavoli e Nostos – il ritorno
Intervengono gli autori Claudio Casazza e Luca Ferri. Introduzione a cura di Associazione La Voce della Luna, in collaborazione con Circolo Adelio Ferrero
21/23 Chiostro di Santa Maria di Castello, piazza Santa Maria di Castello – percorso ARANCIONE e BLU
Esposizione della mostra fotografica Le radici del cielo di Robin Blackwood
21.00
Aborter
Performance musicale dei FLeUR
22.00
IncantAzioni
Performance musicale dei Bodùar
22/24 Piazza Santo Stefano – percorso ARANCIONE
Dalla danza al cielo
Intermezzi a cura delle allieve della scuola Orizzonte Danza di Ketty Doglioli
22.00
Raspidinote
Performance dei Barrique
22.00
Brainstorming&Fireworks
Performance musicale di Wholebrain
Domenica 20 settembre
9/9.45 Pasticceria Bonadeo, Galleria Guerci – percorso BIANCO e ROSSO
Filosofia della tazzina di caffè
Matinée filosofica con Michele Maranzana
10/12.30 Soggiorno Borsalino, corso Lamarmora 13 – percorso VERDE
Laboratorio filosofico per gli ospiti della residenza
Roberta Ravazzoni, formatrice P4C
10.30/12.30 Giardino Botanico Comunale “Dina Bellotti”, via Monteverde 24 – percorso MARRONE
Il giardino naturale
Passeggiata didattica nel giardino botanico, per assaporare l’atmosfera, i colori, i profumi delle piante autunnali con Ilde Aimone Ferraris, Angelo Ranzenigo e Corrado Sacco. In collaborazione con Garden Club Il Se
15.30/17.30 Soggiorno Borsalino, corso Lamarmora 13 – percorso VERDE
Laboratorio filosofico per gli operatori della residenza
Presentazione del metodo Philosophy for Community e laboratorio
Di Roberta Ravazzoni
16.00 Cortile Ex Ospedale Militare, via XXIV maggio, 5 – percorso GIALLO
La scuola di Atene
Quadro vivente realizzato dagli studenti del Liceo Saluzzo
A cura di Mariano Mosconi
16/19 Casa di Quartiere, via Verona 116 – percorso BIANCO e GIALLO
16.00
Respinti sulla strada
Paolo Bellati, educatore
16.45
Separazioni
Pino Di Menza, psicoterapeuta
17.30
Dalla primavera araba all’immigrazione clandestina
Alessandro Pastore e Paolo Bonadio, filosofi
18.15
Certi cani si assomigliano
performance teatrale di Gianfranco Cereda
16/18 Atrio del Cinema Galleria, Galleria Guerci – percorso BIANCO
16.00
La resistenza delle radici
Valli Unite e Cascina degli Ulivi: due esempi di resistenza della terra a confronto
17.00
Il filo green della nostra vita
Duccio Demetrio, pedagogista ed esperto di autobiografia, in dialogo con Nuccio Puleio, psicomotricista
16.30/17.30 Cortile Ex Ospedale Militare, via XXIV maggio, 5 – percorso ROSSO
Merenda antichi sapori
Spuntino con prodotti bio, frutta di stagione, pane e biscotti artigianali offerto da Altromercato
17.30 Cortile Ex Ospedale Militare, via XXIV maggio, 5 – percorso ARANCIONE e BIANCO
La espiral eterna
Performance musicale di Giovanni Martinelli
In contemporanea, Public Howl, performance poetica a cura di Barbara Battistella, Emiliano Busselli, Roberto Chiodo e Walter Zollino
17/18 Galleria Guerci, via san Lorenzo, angolo via san Giacomo della Vittoria – percorso BLU
Ultimazione dell’installazione “Fili”
17.00 Museo Etnografico "C'era una volta", piazza della Gambarina, 1 – percorso ARANCIONE
Nuove suggestioni del folklore della musica popolare scandinava
Performance musicale degli Holiday on
o
17/18.30 Villa Guerci, via Faà di Bruno 76 – percorso VERDE
I pensieri delle storie
Letture filosofiche per bambini con il Contastorie
17.30/18.30 via Dossena – percorso VERDE
Pittura collettiva
Laboratorio di pittura collettiva insieme agli operatori della Ludoteca C’è sole e Luna e Associazione Bianconiglio
18.00 Palazzo del Comune, piazza della Libertà, 1 – percorso BIANCO e GIALLO
Flash Mob filosofico
A cura di Mariano Mosconi
18.00 Libreria Fissore, cortile di via Savonarola – percorso NERO
L’altra metà del cielo: Anna Magnani e le altre
Conversazione tra Patrizia Ferrando, giornalista, Carla Vistarini, sceneggiatrice, e Barbara Rossi, autrice del libro Anna Magnani. Un'attrice dai mille volti tra Roma e Hollywood
18.30/23 Casa di Quartiere, via Verona 116 – percorso VERDE e ARANCIONE
Tangosofia
Sessione tematica di Philosophy for Community intorno al tango di Roberta Ravazzoni
Milonga di tango
A cura di Gian Marco Urru
20.00 Osteria Porcavacca, via Modena 68 – percorso ROSSO
La vigna e il giardino: percorsi fra vino e arte dell'abitare
Cena con prodotti del territorio e intervento di Vittorio Invernizzi, (Villa Ottolenghi, Azienda Borgo Monterosso)
(per prenotazioni 0131 443139)
20.00 Biblioteca Civica, piazza Vittorio Veneto, 1 – percorso GIALLO
Le radici del cielo – castelli in aria
Letture teatrali tratte da Le città invisibili di Italo Calvino a cura di Stopteatro
21.00 Piazza s. Stefano – percorso ARANCIONE
Veder la musica dalla parte delle radici
Performance musicale di Dado Bargioni con Barrique
21.00 Libreria Fissore, cortile di via Savonarola – percorso NERO
Radici di cinema e parole
Conversazione con Carla Vistarini
Sceneggiatrice e autrice del romanzo Se ho paura prendimi per mano
Conduce l’incontro Barbara Rossi (Associazione La Voce della Luna). Letture a cura di Benedetta Pallavidino
Sequel
Venerdì 25 settembre
20.00 Ristorazione Sociale, viale Milite Ignoto, 1/a – percorso ROSSO e BIANCO
Cena Utopica. Cena nel paese che non c’è
Presentazione del libro di Pierpaolo Pracca, antropologo, psicologo e scrittore, ed Edgardo Rossi, filosofo e scrittore
Moderatore Mauro Fornaro
Cena a tema (20€, su prenotazione, tel. 3292329806)
La festa del Pensiero a Casale Monferrato
Venerdì 11 Settembre
21.30 Palazzo Vitta, via Trevigi 12
Inaugurazione della mostra Le radici dell’arte – Dall’io al noi
Æno, Daniela Alini, Marco De Rosa, Enrico Francescon, Max Ferrigno, Andrea Musso, Massimo Orsi
Laboratori e incontri di settembre: sabato 12, h. 17 Andrea Musso; domenica13, h. 17 Massimo Orsi; venerdì 18, h. 18 Max Ferrigno; sabato 19, h.17 Enrico Francescon; domenica 20, h.17 Marco De Rosa; venerdì 25, h. 18 Aeno; sabato 26, h. 17 Daniela Alini
Sabato 12 Settembre
Nel circuito Stupujtime e della Notte Rosa con grappe in degustazione dalle 17 alle 22.30 e apertura fino alle 24.00
Domenica 13 e ultimi due fine settimana di settembre, apertura dalle 16.30 alle 21.00
Per informazioni: 335 8417966
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