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venerdì 25 marzo 2016

#arte: “Robert Doisneau. Le merveilleux quotidien”, Arengario di Monza

Siete alla ricerca di una mostra suggestiva per trascorrere una splendida giornata nei dintorni di Milano? E allora sappiate che, fino al 3 luglio 2016, l’Arengario di Monza ospiterà una mostra dedicata ad uno dei più grandi fotografi del Novecento: Robert Doisneau.

Robert Doisneau. Le merveilleux quotidien”, a cura dell’Atelier Robert Doisneau, è realizzata da Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia e ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e con la consulenza scientifica di Piero Pozzi. 


Il percorso espositivo presenta una selezione di ottanta fotografie originali che ripercorrono i primi quarantaquattro anni della carriera del maestro francese, dalla sua prima fotografia scattata nel 1929 a soli diciassette anni, fino alla sua opera del 1973, periodo storico in cui i protagonisti dei suoi lavori diventano soggetti e luoghi a lui molto cari come quelli delle banlieue parigine.

Con il suo spirito curioso, Doisneau è riuscito a mostrare il mondo che vedeva e che viveva attorno a lui. Un vero e proprio narratore della realtà che ha saputo, in maniera sublime, immortalare e trasmettere la vera vita di tutti i giorni della capitale francese.
   Le sue fotografie raccontano una Parigi in fermento fatta di attimi ordinari, di gesti della vita compiuti con semplicità e autenticità, di personaggi accomunati da un’anima generosa.


Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”, affermò Doisneau in una delle sue più celebri dichiarazioni.

I suoi scatti sono dominati da una forte carica emotiva, da un atteggiamento di tenero e benevolo divertimento nei confronti della sua epoca che non deve tuttavia fuorviare dal cogliere la profondità della riflessione, l’autentica insolenza nei confronti del potere e dell’autorità e l’irriducibile spirito di indipendenza.

Negli ultimi anni diverse esposizioni in tutto il mondo hanno reso omaggio all’opera di questo illustre fotografo che, durante la sua carriera proficua, ha realizzato oltre 450.000 fotografie. 
   La mostra allestita all’Arengario di Monza vanta la presenza di oltre cinquanta scatti stampati direttamente dall’autore ed esposti per la prima volta in Italia insieme ad un percorso cronologico pensato per far scoprire non solo l’opera del maestro ma anche l’uomo Robert Doisneau.

Saranno proprio le parole del maestro, attraverso una serie di testi originali ed un interessante video, a guidare il pubblico lungo lo spazio espositivo alla scoperta del mondo che si nasconde dietro i suoi straordinari scatti.
   I visitatori potranno immergersi nei luoghi affascinanti della Ville Lumière tra le botteghe di un tempo, i bambini che giocano per strada, gli innamorati, gli animali, i momenti di festa e lo scorrere di una semplice, ma emozionante quotidianità.
   L’esposizione monzese è inoltre arricchita dalla presenza dello stesso modello della macchina fotografica - Rolleiflex Standard Alt - utilizzata da Doisneau per molti dei suoi lavori, proveniente dalle Raccolte Museali Fratelli Alinari di Firenze.

Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi gratuiti, a cura di Piero Pozzi - fotografo e docente di fotografia presso il Politecnico di Milano, Facoltà del Design - permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Doisneau e la storia della fotografia.

Informazioni utili:

Sede
Arengario di Monza
Piazza Roma – 20090 Monza

Date
19 marzo – 3 luglio 2016

Orari
Lunedì chiuso
Martedì, mercoledì e venerdì: 10.00-13.00 / 14.00-19.00
Giovedì: 10.00-13.00 / 14.00-22.30
Sabato, domenica e festivi: 10.00-20.00

Biglietti
Intero: 9,00 euro
Ridotto: 7,00 euro
Scuole: 5,00 euro

Contatti
www.arengariomonzafoto.com
Tel +39 02 36638600

giovedì 19 novembre 2015

#musica: Freedom, Pharrel Williams, un inno alla libertà

Freedom                                     
             
Hold on to me
don’t let me go
who cares what they see?
who cares what they know?
your first name is free
last name is dom
we choose to believe
in where we’re from

man’s red flower
it’s in every living thing
mind, use your power
spirit, use your wings
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom

hold on to me
don’t let me go
killers need to eat
don’t let you lope
your first name is king
last name is dom
we choose to believe
in everyone

when a baby first breathes
when night sees sunrise
when the whale hunts in the sea
when man recognize us
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
breathe in

we are from heat
the electric one
does it shock you to see
he left us the sun?
atoms in the air
organisms in the sea
the son and, yes, man
are made of the same things

freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom
freedom

                                         
                                                                                          Libertà

Aggrappati a me
non lasciarmi andare
chi se ne frega cosa vedono loro?
chi se ne frega cosa sanno loro?
il tuo nome è Free
il cognome è Dom
abbiamo scelto di credere
da dove veniamo

il fiore rosso dell’uomo
è in ogni essere vivente
mente, usa il tuo potere
spirito, utilizza le ali
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà

tienimi legato a te
non lasciarmi andare
gli assassini hanno bisogno di mangiare
non ti permettono di sperare
il tuo nome è King
il cognome è Dom
abbiamo scelto di credere
in tutti noi

quando un bambino fa il suo primo respiro
quando la notte vede l’alba
quando la balena caccia in mare
quando l’uomo ci riconosce
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
aspirare

veniamo dal calore
quello elettrico
ti sorprende vedere
quello ci ha lasciato il sole?
atomi nell’aria
organismi del mare
il figlio e, sì, l’uomo
sono fatti delle stesse cose

libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà
libertà


Solitamente sono piuttosto scettica e critica nei confronti dei cantanti pop e R&B odierni, mi sembrano tutti preconfezionati, le loro canzoni stereotipate, prive di contenuti, al massimo vagamente orecchiabili; tuttavia, quando ho sentito questa canzone, un disperato urlo che inneggia alla libertà, ho distolto l'attenzione da ciò che stavo facendo e mi sono messa ad ascoltare.
   Puro, piacevole sgomento nell'apprenderne l'interprete, Pharrell Williams, che ricordavo per qualche motivetto accattivante ma, principalmente, per "Happy", colonna sonora di quei batuffoli gialli chiamati Minions.

La canzone passava in radio, non ho ascoltato con attenzione le parole del testo, non ho voluto vedere il video, almeno inizialmente, mi sono concentrata soltanto sull'intensità della melodia e, così facendo, mi sono comparse davanti agli occhi, con un realismo e una veridicità impressionanti, vivide scene di violenza, di violazione della libertà e dei diritti fondamentali dell'essere umano, ho associato quell'urlo all'orrore che stiamo vivendo in questi giorni, ho contrapposto quel desiderio di libertà al senso di ingiusta privazione che stiamo subendo a causa di un terrorismo mascherato da fanatismo religioso che, ancor più che sulla violenza, si basa sulla paura, sull'inibizione di tutto ciò che amiamo, la musica, il teatro, la cultura, il divertimento, il puro piacere di vivere un'esistenza che ci guadagniamo ogni giorno, e che vale sempre e comunque la pena di essere vissuta.

Un grido, "Libertà", che mi ha trasportata lontano, in quei maledetti campi dov'è nato il blues, quel "diavolo blu" (sì, perché il termine blues deriva dalla locuzione "to have the blue devils", letteralmente "avere i diavoli blu", che indica una profonda sensazione di tristezza e sconforto) che ebbe origine tra i neri vessati da signori e padroni senza nemmeno un briciolo di umanità e pietà, dove, per sopportare il dolore e la fatica le lacrime non sarebbero bastate, e allora è nata una melodia, eterogenea, discorde, spontanea, senza regole, dove ognuno poteva identificare se stesso come persona, e non come un "negro" buono soltanto per spezzarsi la schiena e soddisfare le perversioni di esseri immondi che fecero della schiavitù una fonte di ricchezza spropositata.

Immagini sovrapposte, frammenti di film, telegiornali, notiziari, brani intensi e struggenti, una gamma infinita di emozioni che potevo aspettarmi da David Gilmour, Peter Gabriel, Fabrizio De André, ma decisamente non da Pharrell Williams.
   Mea culpa, mi ero lasciata ottenebrare dal pregiudizio, ebbene sì lo ammetto: ma c'è sempre tempo per redimersi, parola di scettica cronica e pericolosamente contagiosa.