Etichette

Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post

venerdì 29 luglio 2016

#film: Intuito Femminile, Martin Basile

Oggi facciamo la conoscenza di Martin Basile, rapper decisamente sui generis, classe '92, un talento poliedrico dallo stile personalissimo, fatto di citazioni e rimandi alla letteratura italiana, ma anche di sonorità vicine al jazz e al soul.



E a noi cinefili che ce frega, direte voi, ma vi sbagliate: perché il buon Basile ci sa fare anche dietro alla macchina da presa, inizialmente come regista dei suoi stessi videoclip musicali, ad oggi come videomaker del suo primo cortometraggio, “Intuito femminile”, in uscita il prossimo 22 giugno sul canale YouTube del rapper e presentato in anteprima proprio qui da noi, su TheMacGuffin.it

Il corto, girato in una birreria di Recco, è un adattamento del brano “Gettandomi in ambigue immedesimazioni richieste ma non richieste”, del gruppo musicale Uochi Toki, brano che fornisce il pretesto per una storia decisamente intrigante.

Se vi siete in incuriositi, cliccate qui... e buona lettura!

venerdì 10 giugno 2016

#cinema: Evil Selfie, quando un autoscatto può essere... fatale

Classe ’88, ternano doc, faccia pulita da bravo ragazzo, ma è tutto un trucco: oggi conosciamo meglio insieme Eros Bosi, giovane attore e filmaker umbro che, a dispetto dell’aspetto apparentemente tranquillo, possiede in realtà una passione sfrenata per i film horror, di cui è regista e interprete ormai da diversi anni.


Ma parliamone direttamente con lui: Eros, chi sei? Presentati in breve, cercando di attirare su di te l’attenzione di quei pessimi elementi dei lettori di TheMacGuffin.it.

Allora, tanto per cominciare sono da sempre un cinefilo incallito, non amo solo gli horror, anche se è sicuramente il mio genere preferito, ma guardo con piacere e colleziono praticamente ogni tipologia di film in DVD. Vado pazzo anche per i film comici all’italiana, in particolare con Pippo Franco, Tomas Milian, Adriano Celentano e Lino Banfi.

Oltre al cinema, tra le mie passioni c’è senz’altro quella musicale: stravedo per le chitarre elettriche distorte, mi posso definire un rockettaro/metallaro scatenato, ma non disdegno affatto nemmeno l’elettronica anni ’80. 

Abbiamo detto che sei un “film-horror-dipendente”: come nasce la tua passione per il mondo cinematografico, ma soprattutto per il genere più truculento che c’è?

Beh, innanzitutto permettetemi una riflessione: spesso sono molto più truculenti i film sulla malavita, sulle bande di quartiere, come accade in Arancia meccanica o ne I guerrieri della notte. Stessa cosa vale per i polizieschi e i film d’azione: mi è capitato recentemente di vedere Il grande racket, pellicola particolarmente violenta, ma di grande qualità.

Detto questo, la passione per il truculento ce l’ho da quando avevo 11 anni, l’illuminazione mi ha colto dopo aver visto Vampires di John Carpenter; da lì ho iniziato a divorare horror a manetta, tutte le settimane controllavo quale film dell’orrore davano in TV e li registravo. D’altronde, da un accanito lettore di Dylan Dog cos’altro potevate aspettarvi? 

Per quanto riguarda la passione per questo mondo, più in generale, nel 2008 ho iniziato a lavorare sul set di Porta per l’inferno di Lorenzo Buscaino e da lì la passione, ma soprattutto il desiderio di fare cinema, hanno iniziato a prendere forma. Sono partito dallo staff per arrivare prima al ruolo di attore principale e poi di regista.

Sei un ragazzo di provincia, nato in una zona d’Italia apparentemente lontana dai grandi centri di produzione cinematografica, come Roma e Milano: come sei riuscito ad affermarti in questo settore, è stata dura?

Tutto sommato Roma è abbastanza vicino a Terni, dista circa 100 km, infatti spesso mi reco nella Capitale per fare da comparsa in alcuni film. In realtà non è stata dura affermarmi nel settore perché a Terni ci sono molti film-maker, si tratta di una città molto viva sotto questo punto di vista. E pensare che avrebbe potuto evolversi ancora di più nell’ambito cinematografico, grazie agli studi di Roberto Benigni che ormai, purtroppo, non sono più attivi da anni.

Ma veniamo al motivo principale per cui siamo qui ad intervistarti: l’uscita del tuo ultimo corto, Evil Selfie, un comedy horror sul quale ci devi assolutamente svelare qualche dettaglio in più. Come ti è venuta l’idea? E la scelta di genere, a metà tra orrore e ironia: quale componente prevale maggiormente?

Siccome subisco molto il fascino delle creepy photos, letteralmente “fotografie che fanno paura”, il tutto è nato dal desiderio di realizzare un film su uno spettro che appare improvvisamente tra due fidanzati proprio in un selfie, così con l’occasione ho sfruttato anche la crescente e inarrestabile moda degli autoscatti. L’idea di mescolare orrore e ironia è molto frequente nei film d’orrore, anche nel mio film precedente, Circondato dalle tenebre, sono presenti scene che scivolano a tratti nella commedia, come quella girata in un bar o quella di sapore fetish. E poi un horror/commedia ha il pregio di spaventare e far ridere allo stesso tempo.



Leggendone la trama, possiamo intuire una certa critica, piuttosto aspra, all’uso/abuso della tecnologia ai giorni nostri. Considerando il crescente numero di persone che, ogni anno, ci restano secchi per immortalarsi in selfie spericolati sul bordo di scogliere e precipizi, come darti torto, in effetti…

Infatti il messaggio che vorrei dare è proprio di critica alla dipendenza dallo smartphone, al fatto che, oggigiorno, siamo ossessionati dai selfie e dai social network; ne siamo tutti un po’ malati, io per primo, lo ammetto.

Quanto impegno c’è dietro questo film (parliamo di tempistiche, difficoltà incontrare sul set, etc. etc)? Hai qualche aneddoto in merito da raccontarci?

Avendo lavorato con uno staff dalla provenienza decisamente variegata (Luca Alessandro da Roma e Luigi Nappa da Caserta), in effetti è stata dura trovare un fine settimana in cui fossero tutti presenti, attori, fotografi di scena, truccatori e così via. In realtà, il primo week end di lavorazione è stato un disastro, siamo riusciti a girare veramente poco.


Ma, fortunatamente, non tutto il male viene per nuocere poiché, anche grazie a Luca Alessandro, sono riuscito a coinvolgere alla lavorazione del film Alex Visani e due amici, Diletta Vedovelli, attrice professionista, e un effettista speciale di tutto rispetto, Pasquale Miele, che hanno dato man forte al mio film. Oltre a questo, per il ruolo di Isabella ho voluto la bravissima Chiara Palombi, ruolo che inizialmente doveva andare a Serena Meloni, l’attrice narnese che in Circondato dalle tenebre interpreta Irene, impegnata su un altro set proprio in quei giorni.




Ironia, suspense, paura: qual è il segreto per miscelare al meglio questi ingredienti, e come tenere accesa la curiosità (e l’adrenalina) dello spettatore?

Realizzando delle scene di iniziale calma e tranquillità, per poi sconvolgere il tutto con uno scoppio improvviso di paura e suspense, il tutto condito da una buona dose di ironia. Insomma, stupire lo spettatore, spiazzarlo, questo è il segreto. 

Quanto c’è della tua Umbria nelle ambientazioni di questo film? Al lettore medio magari non fregherà una cippa, ma io ci sono stata in vacanza l’anno scorso e me ne sono innamorata, per cui la domanda la inserisco lo stesso!

C’è c’è, infatti ho scelto una location immersa nel verde per la scena principale, a ulteriore dimostrazione che l’Umbria, oltre ad essere bellissima, è veramente il cuore verde dell’Italia.

Volevo tenere la domanda clou per la fine, ma non tengo più, lo ammetto: come ca… spita hai fatto a piazzare Gene Gnocchi nel cast?! Per carità, tutti attori giovani ma di tutto rispetto, ma Gene è Gene, un mito! Com’è nata questa vostra conoscenza/amicizia?


L’ho conosciuto nel febbraio 2010 dopo lo spettacolo The legend is Back che ha fatto al Teatro Verdi per gli eventi Valentiniani, ci siamo conosciuti ma non siamo rimasti in contatto. Circa tre anni dopo, dopo aver stretto amicizia col figlio Ercole su Facebook, mi è stato chiesto di inviargli il DVD di La mano infernale e Gene, di sua volontà, lo ha recensito in un video, candidandosi addirittura per un ruolo da interprete in un mio futuro film (“Se vi serve un attore stagionato esperto di horror io ci sono assolutamente”, queste le sue parole). Inizialmente credevo scherzasse, ma poi non ho perso occasione per farlo partecipare ad Evil Selfie, dove lo vedrete in un cammeo decisamente inaspettato…



Per quanto riguarda la tua carriera, abbiamo detto che hai lavorato in diverse vesti, in pellicole come il tuo film precedente, Circondato dalle tenebre, e ancora ne La mano infernale (2012) e nella commedia fantascientifica Passepartout – Tutte le porte sono aperte (2013), entrambe di Lorenzo Buscaino: meglio davanti o dietro la videocamera? Quale ruolo senti più tuo?

Io nasco come attore ma amo entrambi i ruoli, mi danno grande soddisfazione e mi stimolano a dare sempre il meglio.

Qual è stata la tua miglior esperienza lavorativa sul set? Hai lavorato con attori esordienti o anche con professionisti già noti?

Ovviamente quella di Circondato dalle tenebre, che mi ha donato l’emozione di vedere per la prima volta realizzato un soggetto interamente nato da me. In Evil Selfie ho recitato al fianco di Diletta Vedovelli, bravissima attrice professionista, e un po’ di inferiorità rispetto al suo talento l’ho percepita chiaramente. Diletta ha tre anni meno di me, ma molta più esperienza. Oltre a questo, ho recitato due volte accanto ad attori noti a livello nazionale: in due puntate di Al di là del lago, nel 2010, dove interpretavo il ruolo del carabiniere, insieme ad Alessandro Partexano e Roberto Farnesi, e l’anno successivo, sul set de La vita che corre (2012), accanto a Flavio Parenti

Per quanto riguarda la diffusione di Evil Selfie, abbiamo letto che verrà proiettato in occasione del festival cinematografico horror Narnia Terror Night 2016, e farà parte del progetto collettivo 17 Dopo Mezzanotte: di che si tratta?

Esatto, si tratta di un lungometraggio ideato da Davide Pesca che unisce vari cortometraggi di registi vari. Il primo capitolo, 17 a mezzanotte, è uscito due anni fa, ma il suo successo non accenna a scemare.

Sogni, progetti per il futuro? Insomma, dacci anche qualche anticipazione gustosa…

Sicuramente continuerò a girare film horror, ma mi piacerebbe provare anche altri generi e, perché no, anche un film romantico. Attualmente mi sto concentrando sulla promozione di Evil Selfie e del Narnia Terror Night – Speciale Dylan Dog, in occasione dei trent’anni dall’uscita del mio fumetto preferito, evento che si terrà all’Arena di Via delle rose di Narni Scalo (Terni) il prossimo 23 luglio 2016. 

Chiudiamo l’intervista con la consegna di rito: convinci i lettori di TheMacGuffin.it a non perdersi il tuo corto per nulla al mondo, in una manciata di poche, pregnanti parole!


Amici lettori, non perdetevi il mio corto Evil Selfie, anzi sostenetelo iscrivendovi alla pagina Facebook, perché ridere fa bene alla salute (e qui si ride, eccome!). Spaventarsi un po’ meno, ma sono dettagli… 

"Questo articolo è apparso sul TheMacGuffin.it. Per gentile concessione".
http://www.themacguffin.it/focus/evil-selfie-un-autoscatto-puo-fatale/

mercoledì 11 maggio 2016

#film: Su Marte non c'è il mare. Parola di Lucio Laugelli!

Oggi ho posto sotto interrogatorio serrato fatto due amabili chiacchiere con Lucio Laugelli, alessandrino classe 1987, giovane regista nostrano con un curriculum di tutto rispetto: fondatore dello Stan Wood Studio, direttore esecutivo della rivista culturale online Paper Street, ha vinto numerosi riconoscimenti grazie ai suoi cortometraggi e documentari, e i suoi lavori sono stati pubblicati da svariate testate nazionali tra cui RepubblicaTV, Panorama, Wired, Rolling Stone, Mymovies, TGcom, Il Fatto Quotidiano, Gazzetta Tv, La Stampa, Roxy Bar TV e Rockit.

Insomma, un alessandrino coi contro… fiocchi, non c’è che dire, che ho avuto il piacere di intervistare a proposito della sua ultima fatica, la webserie Su Marte non c’è il mare, la cui prima puntata, trasmessa sull’online de La Stampa, è già diventata un fenomeno virale.

Bando alle ciance, sotto con l’intervista!



Buongiorno Lucio, innanzitutto ti becchi subito la classica domanda per iniziare la nostra intervista con originalità: com’è nata l’idea di una webserie, e per quale motivo hai scelto questa forma? Avevi in mente un target ben preciso di pubblico?

L’idea era quella di realizzare un prodotto multipiattaforma: una mini-serie per il web e, al contempo, un lungometraggio per i festival. Con il budget a disposizione era fondamentale cercare di essere elastici e tenersi più strade possibili aperte. Il soggetto l’ho scritto nell’estate del 2014: mi interessava incuriosire lo spettatore con un meccanismo che lo portasse a chiedersi, minuto dopo minuto, cosa succedesse dall’altra parte del muro. 

Il protagonista è un ragazzo di trent’anni: qualche analogia dal sapore autobiografico, o magari ti sei ispirato a conoscenti e amici per tratteggiare il tuo personaggio?

Credo che si debba raccontare di quello che meglio si conosce senza però sconfinare nella mera autobiografia. Mi piacerebbe scrivere un soggetto su un pescatore norvegese ma non conosco il suo lavoro né la sua nazione e, probabilmente, con i miei limiti da sceneggiatore, verrebbe fuori qualcosa di insensato. Invece se parlo di provincia, di una generazione che varca (o sta per varcare) la soglia dei trent’anni ecco che mi trovo a mio agio. Per quel che riguarda l’ispirazione dei personaggi principali… sicuramente Giulio (interpretato da Christian Bellomo – ndr), il quasi avvocato, è ispirato ad un mio caro amico, Enrico, che però fa l’ingegnere. 

Il linguaggio, l’età, il contesto nel quale si muovono i personaggi rispecchiano la realtà del giorno d’oggi, e le difficoltà che si trovano ad affrontare i trentenni contemporanei, né carne né pesce, speso costretti in una sorta di limbo dov’è difficile trovare la propria strada? Insomma, una generazione per certi versi un po’ sfigata?

Siamo una generazione, com’è noto e come scrivi, un po’ sfigata… però poteva andarci peggio, mio nonno alla mia età aveva già combattuto nella Seconda Guerra Mondiale. E poi siamo una generazione che è costretta, spesso, a reinventarsi, ad improvvisare: nel lavoro, nel quotidiano. E improvvisare è bellissimo. 

La scelta del tema e lo sviluppo della trama risultano molto particolari: come ti è venuto in mente di venare di noir una storia apparentemente quotidiana? Si tratta proprio di quel coup de théâtre, di quel MacGuffin che ha dato il nome anche al nostro sito?

Raccontare la provincia e basta è molto complicato, lo dico spesso a chi me lo chiede nelle ultime settimane: o sei un genio come Fellini e giri I vitelloni (e allora la storia noir non ti serve) oppure devi saper tenere alta l’attenzione dello spettatore sennò dopo un po’ si stufa del tuo racconto sulla quotidianità. Io adoro i MacGuffin: il titolo stesso di questa mini-serie lo è…

E già che parliamo di originalità: com’è nato il titolo della serie, Su Marte non c’è il mare?

Un giorno ero in macchina, guidavo… e pensavo al fatto che, se un domani conquistassimo Marte e riuscissimo a vivere là… comunque non potremmo sederci a bere una birra lungo il mare. Perché il mare non c’è su Marte. Lo so… sono un cretino. 

Assolutamente no, il ragionamento non fa una piega. Proseguendo, quanto impegno c’è dietro questa serie, parliamo di tempistiche, difficoltà incontrare sul set, etc. etc?

10 giorni di set, 12 settimane di pre-produzione, 4 mesi di post-produzione. Le difficoltà sono legate, come spesso accade nei progetti indipendenti, al poco tempo e al budget esile: 10 giorni per 52 scene… una follia. Ma è grazie a macchine da guerra tipo il mio dop Paolo Bernadotti o a Giacomo Franzoso (con cui ho lavorato fianco a fianco sia sul set che in montaggio) che ce l’abbiamo fatta… perlomeno a finire in tempo e a portare a casa il girato (poi, sui risultati, lascio che si esprimano gli altri). Anche gli attori sono stati bravi e ho avuto la fortuna di avere una bella squadra coordinata, a distanza, da Giacomo Lamborizio con cui divido queste esperienze audiovisive fin dai primi corti no-budget dei tempi dell’università. 

Ironia, suspense, quotidianità: qual è il segreto per miscelare al meglio questi ingredienti, e come tenere accesa la curiosità dello spettatore? Io, personalmente, non vedo l’ora di godermi la prossima puntata… (e non lo dico soltanto perché sei il mio Direttore a Paper Street, giuro!).

(ride di gusto alla battuta sul direttore di Paper Street – ndr). Intanto sono davvero contento che tu voglia andare avanti con la storia: tanti sconosciuti in questi giorni mi hanno scritto dicendomi che non vedono l’ora di vedere come prosegue… non mi aspettavo tutte queste mail, davvero. 

Guardando il primo episodio, mi viene da fare una considerazione in pieno stile macguffiniano: sei riuscito a far sembrare bella anche Alessandria, solo per questo meriteresti fior fior di riconoscimenti artistici… scherzi a parte, la tua camera indugia molto spesso, e a lungo, su scorci cittadini più o meno affollati, più o meno conosciuti, fattore che denota, presumo, un certo amore per la tua città natale. Quanto è importante l’ambientazione in questa serie? Attraverso il tuo lavoro, hai voluto omaggiare Alessandria e sfatare una volta per tutte il mito di città grigia e anonima?

Per quel che riguarda Alessandria, non sono tra quelli che la esaltano (pochi, credo) ma neanche tra quelli che ne parlano male. Credo che sia piuttosto normale lamentarsi della città da cui si proviene, soprattutto se è una città di provincia. Non è un problema di Alessandria ma un problema comune a quelle città che stanno a metà tra il paese e la metropoli e non hanno grandissime attrattive turistiche, storiche (anche se ho sentito compagni di università lamentarsi delle loro città natali, Siena e Firenze). Quanto al cercare di rappresentare al meglio la mia città in questo lavoro, beh, era un passo abbastanza obbligato: la Fondazione CRAL mi ha supportato a livello economico e se facevo sembrare Alessandria tipo Gotham City… non sarei stato molto riconoscente nei confronti di chi ha creduto nel mio progetto. 

Sempre parlando di Alessandria, come hanno reagito i tuoi concittadini, nel vederti a spasso per le vie del centro armato di telecamera, cast e affini? Solita, proverbiale diffidenza piemontese, o entusiasmo al primo ciak? 

La maggior parte delle persone che hanno sfiorato il nostro set in giro per la città è stata gentile con noi. Un episodio divertente è avvenuto il primo giorno: un paio di passanti hanno chiesto all’organizzatore di produzione Giovanni Pesce (che ha anche una piccola parte nelle serie) se stessimo girando un film porno. Non chiedetemi perché!



Dai su su, ammettilo che vi sarete gasati come pochi dopo questa! Proprio parlando del cast, già dalla prima puntata risulta preparato, spontaneo, e il risultato è assolutamente godibile: ti sei avvalso di attori professionisti, o tra i giovani che vediamo sullo schermo si nasconde anche qualche esordiente?

Sono quasi tutti attori che han fatto per tanti anni teatro e girato altri corti. Però sono stati in gamba perché non è detto che uno molto bravo a teatro riesca a essere convincente anche in un prodotto audiovisivo. 

Parlaci un po’ di te: com’è nata la passione per questo mestiere, sogni, progetti per il futuro, insomma dacci anche qualche anticipazione gustosa, mi raccomando, altrimenti ci vediamo costretti a eliminarti definitivamente dalla programmazione del nostro portale, se non fisicamente…

Oddio, di colpo mi avete fatto paura a parlare di eliminazioni varie (ride): la passione è nata da bambino, lo racconto volentieri a chi me lo domanda… invece di guardare i cartoni animati facevo compagnia a mio padre mentre guardava film “proibiti” per la mia età. Buñuel, Ferreri, Kubrick, Fassbinder, Wenders, eccetera: certo, non sono venuto su molto normale guardando Intolleranza: Simon del deserto a 10 anni… ma se non altro ho scoperto di amare moltissimo il cinema, da subito. 

... Anticipazione gustosa sul prossimo episodio? Marco Lana, il protagonista, incontrerà una lei. Una lei molto rassicurante…

Per concludere, non possiamo che attendere la prossima puntata, la seconda di quattro in tutto, che andrà in onda online sul sito de La Stampa proprio domani… e a te, caro Lucio, non resta che convincere i lettori di TheMacGuffin.it a non perdersela per nulla al mondo, in una manciata di poche, pregnanti parole!

Lettori di TheMacguffin.it, guardate la prossima puntata e poi quella dopo ancora… per scoprire cosa succede al di là del muro. E soprattutto perché sennò Puleio aka Marco Lana piange. E mi scrive su WhatsApp a orari strani della notte chiedendomi spiegazioni… 

"Questo articolo è apparso su http://www.themacguffin.it/ in data 03/05/2016; per gentile concessione". 

lunedì 16 novembre 2015

#ParoleAColori intervista la #LaMansardaDeiRavatti

Oggi, per la prima volta, vi riporterò un articolo che non è stato scritto d me, ma che mi riguarda da vicino: si tratta di un'intervista che la giornalista professionista Roberta Turillazzi, Caporedattore della rivista culturale online Parole a Colori, ha voluto condurre sulla sottoscritta, ma specialmente sul mio blog, per conoscere meglio i retroscena de "La mansarda dei ravatti", del mio lavoro di giornalista e della mia vita personale, il tutto all'interno della rubrica "Intervista alla blogger".
   Un'intervista divertente, ironica, che vi aiuterà a conoscere un po' meglio la "testina" che sta dietro agli articoli che vi propino quotidianamente... ;)



Un blog politematico, dove la giornalista freelance Arianna offre una prospettiva critica sul mondo

Intervista alla blogger | La mansarda dei ravatti

Arianna Borgoglio è una giornalista freelance 26enne dalle mille passioni. Tra queste ci sono sicuramente la scrittura e la lettura, insieme alla storia dell’arte, alla cucina intesa come amore per il buon cibo più che predisposizione a star dietro ai fornelli -, ai viaggi e alla musica.


In questa intervista ci parlerà in veste di blogger, raccontandoci com’è nato il suo La mansarda dei ravatti, cosa significa di preciso il nome, come si vede in futuro e molto altro ancora.


Ciao Arianna. Raccontaci prima di tutto qualcosa di te. Come ti descriveresti usando solo poche parole?

Sono una giornalista freelance di 26 anni, ho una Laurea in Conservazione dei Beni Culturali e una in Informazione ed Editoria, entrambe conseguite all’Università degli Studi di Genova. 
   Sono una ragazza testarda e determinata, amante di tutto ciò che si lega al mondo della cultura, ma non disdegno nemmeno cose più “terra terra”, come un bel piatto di agnolotti o di trenette al pesto.

Come e quando è nata l’idea per il blog?

In effetti l’idea di aprire un mio spazio online mi frullava in testa già da un po’, ma la spinta decisiva a mettere nero su bianco i miei mille interessi me l’ha data qualche mese fa una carissima amica. 
   Ed eccomi qui, oggi.

Perché hai deciso di cimentarti in quest’impresa? Avevi già delle esperienze analoghe alle spalle oppure questa è la tua “prima volta”?

Prima di tutto per il bisogno di esprimermi, una necessità che ho sempre avvertito fin dalla più tenera età, e poi per dar libero sfogo alla mia passione più grande, la scrittura. 
   A chi fa il mio mestiere nella vita (il giornalista, ndr) capita spesso di dover rispettare vincoli precisi, quando si tratta di scrivere, dalla lunghezza dei pezzi allo stile. Se il pensiero resta sempre assolutamente libero, l’idea che i giornalisti possano scrivere ciò che vogliono come vogliono non potrebbe essere più lontana dalla realtà. 
   Per questo, il pensiero di realizzare un mio spazio online completamente libero e personale era troppo allettante. Si tratta della mia prima volta in veste di blogger, ma ho accumulato diversi anni di esperienza come giornalista e web content editor.

Quello che colpisce, quando si arriva da te, è prima di tutto il nome del blog, “La mansarda dei ravatti”. Vuoi raccontarci qualcosa di più? Perché l’hai scelto? E cosa sono, di preciso, i ravatti?

Il merito, in questo caso, è mio soltanto in parte: infatti il nome del blog è nato in società con mia madre, una persona estremamente fantasiosa e creativa, un vero e proprio vulcano di idee. 
   Ero alla ricerca di un nome particolare, in grado di incuriosire gli utenti del web, magari non comprensibile di primo acchito ma che per questo facesse nascere il desiderio di saperne di più.    Oltre a questo, volevo qualcosa che trasmettesse una certa familiarità, l’idea di un rapporto intimo e amichevole tra blogger e lettori. 
   Così è nato “La mansarda dei ravatti”. La parola mansarda è di facile comprensione, e rimanda alla collocazione della mia camera, il mio quartier generale. Ravatti, invece, – e qui gli amici genovesi e basso-piemontesi mi perdoneranno la spiegazione – è un termine dialettale che indica un insieme di cose non precisate, piccoli oggetti che possono celare, talvolta, qualche piccolo ma prezioso tesoro, proprio come accade nel mio blog.



Quali pensi che siano le maggiori difficoltà di gestire un blog?

Sicuramente il tempo a disposizione, che spesso scarseggia. 
   E poi anche la difficoltà di trovare quel giusto compromesso stilistico e contenutistico che permetta di coinvolgere un pubblico il più eterogeneo possibile, riuscendo magari anche a fidelizzarlo nel tempo.

Il tuo è quello che si definisce uno spazio online politematico. Ti occupi di libri, arte, cinema, viaggi e altro ancora. Non hai paura che così il tuo blog risulti dispersivo? Che non attiri un pubblico preciso ma tutti e nessuno?

Non avrei mai potuto fare diversamente, perché il mio blog deve rispecchiarmi in toto, esprimere appieno le mie passioni, i miei interessi, le mie idee. 
   A dire il vero non ho paura che risulti dispersivo perché, se è vero che le tematiche sono variegate, è la mia impronta stilistica ed emotiva, riconoscibile e tangibile, a fare da fil rouge e da collante.

C’è un tema in particolare di cui ti piace scrivere, o davvero sei multiforme come sembrerebbe a una prima occhiata?

Nutro un profondo interesse per tutti gli ambiti dei quali mi occupo tuttavia, se proprio dovessi fare una scelta, probabilmente punterei sulla letteratura. 
   L’amore per i libri, per le pagine che hanno quell’odore magico di carta e inchiostro, il contatto con il “feticcio-libro” che mi porta a snobbare un po’ gli e-book, è una passione viscerale che dura ormai da 22 anni, e continua a crescere giorno dopo giorno.

Libro attualmente sul comodino?

Comodino? Quale comodino? Una volta era visibile, ormai è letteralmente sommerso dai libri, che stanno prendendo il sopravvento nella mia stanza. 
   Scherzi a parte, al momento sto leggendo un giallo davvero gustoso, “Era di maggio” di Antonio Manzini. Non ho preferenze di genere, sono una lettrice decisamente onnivora.

Meglio un film al cinema oppure uno sceneggiato comodamente sdraiata sul divano?

Alterno cinema e tv, a seconda di come mi sento in quel momento. 
   In linea di massima, comunque, i film che mi interessano di più preferisco vederli al cinema il primo giorno di programmazione, mentre il divano di casa diventa il luogo ideale per godermi soprattutto le serie tv.

Il viaggio che non hai ancora fatto ma che prima o poi intraprenderai.


Amo molto viaggiare, i miei itinerari sono sempre curati nei minimi dettagli e prevedono diverse fermate in luoghi d’interesse storico-artistico. 
   Prediligo sempre la nostra splendida penisola, ma la meta per eccellenza, quella che spero di raggiungere il prima possibile, è sicuramente la Grecia. 
   Sto mettendo da parte un gruzzoletto per concedermi, insieme alla mia dolce metà, un viaggio che tocchi i punti più importanti di questa terra suggestiva, da Atene al Peloponneso, senza dimenticare le isole, Santorini, Kos, Creta, Mykonos. Non c’è nulla di più affascinante e meraviglioso del Mediterraneo, che sa sedurmi e conquistarmi ogni volta.



Nella vita sei una giornalista freelance. Come si conciliano le tue due anime, professionista della comunicazione e blogger? E pensi di far parte della piccola percentuale di fortunati che possono vivere delle loro passioni (nel tuo caso la scrittura) e non dedicargli solo ritagli di tempo?

Mantenermi è una parola grossa, però senza dubbio sono riuscita a fare della mia passione per la scrittura e l’informazione un mestiere a tutti gli effetti. 
   Sono Web Content Editor per numerosi siti, caporedattore di una rivista culturale online dove mi occupo, manco a dirlo, della sezione libri, e giornalista freelance. 
   La competenza professionale mi aiuta moltissimo anche nell’ambito del blog: i miei capisaldi restano la ricerca di fonti attendibili, la costanza e la serietà nel lavoro, nella stesura, nella pubblicazione dei pezzi, pur non avendo, in questo caso, vincoli.

Oggi scrivere un blog è diventata un po’ una moda. Cosa deve avere, secondo te, un blog per avere successo? Per distinguersi dalla massa degli altri?

Credo che la passione sia fondamentale: quando scrivi di cose che ami, il lettore lo percepisce ed è invogliato a seguirti. 
   Lo stile dev’essere corretto ma al contempo personale. E, non da ultimo, un altro fattore fondamentale: il blog è sì uno spazio personale, ma è pubblico e quindi aperto e rivolto a tutti. 
   Per me è importante non cedere alla tentazione, purtroppo oggi molto diffusa, di autocelebrarsi a ogni costo – più contenuti di qualità, meno foto ammiccanti.

E cosa proponi tu, di particolare e a suo modo unico?

Io propongo una lettura critica, personale ma comunque calibrata, perché frutto di anni di studio universitario e non solo, di fatti, eventi, avvenimenti, insomma di tutto ciò che riguarda il variegato universo della cultura umanistica. 
   E poi uno spazio dove chiunque può dire la sua, navigando in mille direzioni, ma presentando sempre una critica ben motivata e supportata da una mentalità curiosa e aperta.

Alcuni blogger, grazie ad idee di successo e passione, sono riusciti a farsi notare da case editrici anche importanti oppure testate giornalistiche ed avviare così una collaborazione (o scrivere un libro). Uno su mille ce la fa, oppure è una possibilità concreta? Sogni qualcosa di simile, oppure il tuo blog ti basta?

Non proprio uno su mille, ma di certo non capita tutti i giorni. 
   Ovviamente il sogno nel cassetto c’è, e anche l’idea di un possibile libro, ma il tutto è in fase assolutamente embrionale. 
   L’ambizione e la voglia di mettermi in gioco non mi mancano, così come gli obiettivi, per cui staremo a vedere che succederà, sono ottimista in questo senso.

E concludiamo con LA domanda: che progetti hai per il tuo blog? Come lo vedi tra 12 mesi e dove pensi che possa arrivare?


Come mi vedo tra dodici mesi? Be’, sicuramente trasferita dalla mia attuale mansarda a un attico in pieno centro dotato di tutti i comfort , come minimo.


Ed ecco il link all'intervista che vi ho appena riportato sopra: http://paroleacolori.com/intervista-alla-blogger-la-mansarda-dei-ravatti/