Etichette

Visualizzazione post con etichetta ironia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ironia. Mostra tutti i post

venerdì 20 gennaio 2017

#libri: Augustus Carp. L'autobiografia di un vero galantuomo, Henry H. Bashford



Augustus Carp è ciò che di più che lontano si possa immaginare dalla figura di un eroe letterario: pedante fino alla nausea, linguaggio affettato, fanatico religioso q.b., ipocrita all'inverosimile, senza speranza di redenzione, né di diventare, perlomeno, un po' più simpatico al lettore.
   Sì, perché Augustus Carp, protagonista dell'omonimo romanzo dal sottotitolo decisamente eloquente, "L'autobiografia di un vero galantuomo", è un personaggio volutamente odioso, la personificazione del tipico borghese di età vittoriana, un signorotto borioso la cui unica mission nella vita, oltre quella nondimeno ambiziosa di arricchirsi e combinare un matrimonio vantaggioso, è di redimere e soffocare qualsiasi condotta considerata voluttuosa o eccessivamente peccaminosa.



E allora eccolo, uomo viscido e meschino, vendicativo e ottuso, ma furbo abbastanza per sfruttare a suo favore le casualità della sua esistenza, vediamo il nostro Augustus iscritto alle più svariate associazioni cristiane, impegnato fermamente nella lotta all'abuso di alcol, fumo, alle rappresentazioni teatrali e di danza (pericolose e fuorvianti...), pronto a fare le scarpe al prossimo pur di avanzare nella gerarchia dei "fedeli servitori di Dio onnipotente", rendendosi odioso al 99% periodico della popolazione londinese.

La cosa che più colpisce di questo volume, oltre all'ironia che permea per intero la narrazione, è il suo autore: Henry H. Bashford.
   Simpatico umorista britannico? Consumato scrittore di satira pungente?
No, un Sir, illustre medico e studioso, Medico Onorario di Re Giorgio VI, autore di numerosi articoli di carattere scientifico e opere di fiction e non-fiction, insomma, un uomo di scienza che, nel tempo libero, si è dilettato nella stesura di questo romanzo, datato 1924, che venne inizialmente pubblicato come opera anonima, per essere poi definito da Anthony Burgess "Uno dei più grandi romanzi comici del XX secolo".

Nel complesso, un gioiello di ironia letteraria, un vero libro comico, una cosa rarissima in effetti, ed estremamente moderna, specialmente se pensiamo che è stato scritto quasi cent'anni fa; una satira pungente (che batte 10 a 0 anche quella odierna, che il coraggio troppo spesso se lo dimentica a casa...), un gioiellino letterario per palati raffinati, un piccolo cult da riscoprire senza esitazione.

venerdì 4 novembre 2016

#libri: Cari mostri, Stefano Benni


Una Madonna che, invece di piangere sangue, se la ride di gusto.
   Un direttore di museo che sfida l'ira vendicativa di una mummia decisamente... vivace.
Demoni in crisi mistica, superati in malvagità dal genere umano.

Questi sono soltanto alcuni dei “mostri” che popolano la poliedrica raccolta di racconti, ben venticinque, che costituisce la tragicomica silloge di Stefano Benni (per l'appunto, Cari Mostri, Feltrinelli, 2015), autore “diabolicamente” bravo a mescolare generi e sottogeneri letterari anche molto differenti tra loro: si va dalla comicità più amara e tagliente all'orrore, elemento predominante insieme a una costante ironia, dall'elemento tragico al thriller più inquietante, dalla rivisitazione di spunti della letteratura classica a versioni “riviste e corrette” di personaggi e fatti di cronaca realmente accaduti.

Sesso, indulgenza verso il pulp e lo splatter più palese aggiungono ulteriore pepe alle storie offerte al lettore su un piatto d'argento, una più divertente e gustosa dell'altra.
   Benni, da veterano qual è, insegna al lettore che i mostri non sono soltanto quelli rannicchiati sotto i letti dei bambini o dentro gli armadi, sarebbe forse troppo semplice scacciarli: i mostri, quelli veri, si nascondono dietro un'apparenza normale, quasi banale, un fedele smartphone può trasformarsi d'un tratto in un mostro che imprigiona nella solitudine più nera, un codice Iban dimenticato può tenerci in scacco per diverse ore, una cartella di Equitalia può trasformarsi nel peggiore degli incubi reali.

La contemporaneità si fa strada e si impone prepotentemente, tuttavia i patiti dell'horror più tradizionale non storcano il naso: non mancano certamente vampiri, alberi maledetti, mummie egizie assetate di sangue, creature malvagie a go – go, compreso un sentito (e, forse, dovuto) omaggio a Edgar Allan Poe, maestro del racconto di genere che ha fortemente ispirato quest'opera, ma in chiave assolutamente personale e originale.

Nel complesso, una sfida con un genere particolarmente difficile vinta cum laude da Benni, che si fa voce delle paure e dei problemi che assillano la società contemporanea, e lo fa con uno stile riconoscibile a prima lettura, fluido, ritmato, facilmente leggibile, avvincente fino all'ultima pagina.
E, fra le pagine, non è poi così difficile scovare l'insegnamento che l'autore dona al suo fedele lettore: la paura si può sconfiggere, ma soltanto con un pizzico di (auto)ironia. 

"Questo articolo è apparso su Paper Street in data 02/11/2016. Per gentile concessione".
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/cari-mostri-stefano-benni.html

venerdì 10 giugno 2016

#cinema: Evil Selfie, quando un autoscatto può essere... fatale

Classe ’88, ternano doc, faccia pulita da bravo ragazzo, ma è tutto un trucco: oggi conosciamo meglio insieme Eros Bosi, giovane attore e filmaker umbro che, a dispetto dell’aspetto apparentemente tranquillo, possiede in realtà una passione sfrenata per i film horror, di cui è regista e interprete ormai da diversi anni.


Ma parliamone direttamente con lui: Eros, chi sei? Presentati in breve, cercando di attirare su di te l’attenzione di quei pessimi elementi dei lettori di TheMacGuffin.it.

Allora, tanto per cominciare sono da sempre un cinefilo incallito, non amo solo gli horror, anche se è sicuramente il mio genere preferito, ma guardo con piacere e colleziono praticamente ogni tipologia di film in DVD. Vado pazzo anche per i film comici all’italiana, in particolare con Pippo Franco, Tomas Milian, Adriano Celentano e Lino Banfi.

Oltre al cinema, tra le mie passioni c’è senz’altro quella musicale: stravedo per le chitarre elettriche distorte, mi posso definire un rockettaro/metallaro scatenato, ma non disdegno affatto nemmeno l’elettronica anni ’80. 

Abbiamo detto che sei un “film-horror-dipendente”: come nasce la tua passione per il mondo cinematografico, ma soprattutto per il genere più truculento che c’è?

Beh, innanzitutto permettetemi una riflessione: spesso sono molto più truculenti i film sulla malavita, sulle bande di quartiere, come accade in Arancia meccanica o ne I guerrieri della notte. Stessa cosa vale per i polizieschi e i film d’azione: mi è capitato recentemente di vedere Il grande racket, pellicola particolarmente violenta, ma di grande qualità.

Detto questo, la passione per il truculento ce l’ho da quando avevo 11 anni, l’illuminazione mi ha colto dopo aver visto Vampires di John Carpenter; da lì ho iniziato a divorare horror a manetta, tutte le settimane controllavo quale film dell’orrore davano in TV e li registravo. D’altronde, da un accanito lettore di Dylan Dog cos’altro potevate aspettarvi? 

Per quanto riguarda la passione per questo mondo, più in generale, nel 2008 ho iniziato a lavorare sul set di Porta per l’inferno di Lorenzo Buscaino e da lì la passione, ma soprattutto il desiderio di fare cinema, hanno iniziato a prendere forma. Sono partito dallo staff per arrivare prima al ruolo di attore principale e poi di regista.

Sei un ragazzo di provincia, nato in una zona d’Italia apparentemente lontana dai grandi centri di produzione cinematografica, come Roma e Milano: come sei riuscito ad affermarti in questo settore, è stata dura?

Tutto sommato Roma è abbastanza vicino a Terni, dista circa 100 km, infatti spesso mi reco nella Capitale per fare da comparsa in alcuni film. In realtà non è stata dura affermarmi nel settore perché a Terni ci sono molti film-maker, si tratta di una città molto viva sotto questo punto di vista. E pensare che avrebbe potuto evolversi ancora di più nell’ambito cinematografico, grazie agli studi di Roberto Benigni che ormai, purtroppo, non sono più attivi da anni.

Ma veniamo al motivo principale per cui siamo qui ad intervistarti: l’uscita del tuo ultimo corto, Evil Selfie, un comedy horror sul quale ci devi assolutamente svelare qualche dettaglio in più. Come ti è venuta l’idea? E la scelta di genere, a metà tra orrore e ironia: quale componente prevale maggiormente?

Siccome subisco molto il fascino delle creepy photos, letteralmente “fotografie che fanno paura”, il tutto è nato dal desiderio di realizzare un film su uno spettro che appare improvvisamente tra due fidanzati proprio in un selfie, così con l’occasione ho sfruttato anche la crescente e inarrestabile moda degli autoscatti. L’idea di mescolare orrore e ironia è molto frequente nei film d’orrore, anche nel mio film precedente, Circondato dalle tenebre, sono presenti scene che scivolano a tratti nella commedia, come quella girata in un bar o quella di sapore fetish. E poi un horror/commedia ha il pregio di spaventare e far ridere allo stesso tempo.



Leggendone la trama, possiamo intuire una certa critica, piuttosto aspra, all’uso/abuso della tecnologia ai giorni nostri. Considerando il crescente numero di persone che, ogni anno, ci restano secchi per immortalarsi in selfie spericolati sul bordo di scogliere e precipizi, come darti torto, in effetti…

Infatti il messaggio che vorrei dare è proprio di critica alla dipendenza dallo smartphone, al fatto che, oggigiorno, siamo ossessionati dai selfie e dai social network; ne siamo tutti un po’ malati, io per primo, lo ammetto.

Quanto impegno c’è dietro questo film (parliamo di tempistiche, difficoltà incontrare sul set, etc. etc)? Hai qualche aneddoto in merito da raccontarci?

Avendo lavorato con uno staff dalla provenienza decisamente variegata (Luca Alessandro da Roma e Luigi Nappa da Caserta), in effetti è stata dura trovare un fine settimana in cui fossero tutti presenti, attori, fotografi di scena, truccatori e così via. In realtà, il primo week end di lavorazione è stato un disastro, siamo riusciti a girare veramente poco.


Ma, fortunatamente, non tutto il male viene per nuocere poiché, anche grazie a Luca Alessandro, sono riuscito a coinvolgere alla lavorazione del film Alex Visani e due amici, Diletta Vedovelli, attrice professionista, e un effettista speciale di tutto rispetto, Pasquale Miele, che hanno dato man forte al mio film. Oltre a questo, per il ruolo di Isabella ho voluto la bravissima Chiara Palombi, ruolo che inizialmente doveva andare a Serena Meloni, l’attrice narnese che in Circondato dalle tenebre interpreta Irene, impegnata su un altro set proprio in quei giorni.




Ironia, suspense, paura: qual è il segreto per miscelare al meglio questi ingredienti, e come tenere accesa la curiosità (e l’adrenalina) dello spettatore?

Realizzando delle scene di iniziale calma e tranquillità, per poi sconvolgere il tutto con uno scoppio improvviso di paura e suspense, il tutto condito da una buona dose di ironia. Insomma, stupire lo spettatore, spiazzarlo, questo è il segreto. 

Quanto c’è della tua Umbria nelle ambientazioni di questo film? Al lettore medio magari non fregherà una cippa, ma io ci sono stata in vacanza l’anno scorso e me ne sono innamorata, per cui la domanda la inserisco lo stesso!

C’è c’è, infatti ho scelto una location immersa nel verde per la scena principale, a ulteriore dimostrazione che l’Umbria, oltre ad essere bellissima, è veramente il cuore verde dell’Italia.

Volevo tenere la domanda clou per la fine, ma non tengo più, lo ammetto: come ca… spita hai fatto a piazzare Gene Gnocchi nel cast?! Per carità, tutti attori giovani ma di tutto rispetto, ma Gene è Gene, un mito! Com’è nata questa vostra conoscenza/amicizia?


L’ho conosciuto nel febbraio 2010 dopo lo spettacolo The legend is Back che ha fatto al Teatro Verdi per gli eventi Valentiniani, ci siamo conosciuti ma non siamo rimasti in contatto. Circa tre anni dopo, dopo aver stretto amicizia col figlio Ercole su Facebook, mi è stato chiesto di inviargli il DVD di La mano infernale e Gene, di sua volontà, lo ha recensito in un video, candidandosi addirittura per un ruolo da interprete in un mio futuro film (“Se vi serve un attore stagionato esperto di horror io ci sono assolutamente”, queste le sue parole). Inizialmente credevo scherzasse, ma poi non ho perso occasione per farlo partecipare ad Evil Selfie, dove lo vedrete in un cammeo decisamente inaspettato…



Per quanto riguarda la tua carriera, abbiamo detto che hai lavorato in diverse vesti, in pellicole come il tuo film precedente, Circondato dalle tenebre, e ancora ne La mano infernale (2012) e nella commedia fantascientifica Passepartout – Tutte le porte sono aperte (2013), entrambe di Lorenzo Buscaino: meglio davanti o dietro la videocamera? Quale ruolo senti più tuo?

Io nasco come attore ma amo entrambi i ruoli, mi danno grande soddisfazione e mi stimolano a dare sempre il meglio.

Qual è stata la tua miglior esperienza lavorativa sul set? Hai lavorato con attori esordienti o anche con professionisti già noti?

Ovviamente quella di Circondato dalle tenebre, che mi ha donato l’emozione di vedere per la prima volta realizzato un soggetto interamente nato da me. In Evil Selfie ho recitato al fianco di Diletta Vedovelli, bravissima attrice professionista, e un po’ di inferiorità rispetto al suo talento l’ho percepita chiaramente. Diletta ha tre anni meno di me, ma molta più esperienza. Oltre a questo, ho recitato due volte accanto ad attori noti a livello nazionale: in due puntate di Al di là del lago, nel 2010, dove interpretavo il ruolo del carabiniere, insieme ad Alessandro Partexano e Roberto Farnesi, e l’anno successivo, sul set de La vita che corre (2012), accanto a Flavio Parenti

Per quanto riguarda la diffusione di Evil Selfie, abbiamo letto che verrà proiettato in occasione del festival cinematografico horror Narnia Terror Night 2016, e farà parte del progetto collettivo 17 Dopo Mezzanotte: di che si tratta?

Esatto, si tratta di un lungometraggio ideato da Davide Pesca che unisce vari cortometraggi di registi vari. Il primo capitolo, 17 a mezzanotte, è uscito due anni fa, ma il suo successo non accenna a scemare.

Sogni, progetti per il futuro? Insomma, dacci anche qualche anticipazione gustosa…

Sicuramente continuerò a girare film horror, ma mi piacerebbe provare anche altri generi e, perché no, anche un film romantico. Attualmente mi sto concentrando sulla promozione di Evil Selfie e del Narnia Terror Night – Speciale Dylan Dog, in occasione dei trent’anni dall’uscita del mio fumetto preferito, evento che si terrà all’Arena di Via delle rose di Narni Scalo (Terni) il prossimo 23 luglio 2016. 

Chiudiamo l’intervista con la consegna di rito: convinci i lettori di TheMacGuffin.it a non perdersi il tuo corto per nulla al mondo, in una manciata di poche, pregnanti parole!


Amici lettori, non perdetevi il mio corto Evil Selfie, anzi sostenetelo iscrivendovi alla pagina Facebook, perché ridere fa bene alla salute (e qui si ride, eccome!). Spaventarsi un po’ meno, ma sono dettagli… 

"Questo articolo è apparso sul TheMacGuffin.it. Per gentile concessione".
http://www.themacguffin.it/focus/evil-selfie-un-autoscatto-puo-fatale/

lunedì 4 aprile 2016

#libri: Le mirabolanti avventure di Spazz-Never, Nathan K. Raven


Se fosse un film, avrebbe la potenza di Arnold Schwarzenegger (con tanto di capello biondo a spazzola, gelido occhio ceruleo e virile mascellone, che ci sta sempre bene), saprebbe combattere come Jean – Claude Van Damme, e avrebbe un umorismo criptico alla Buster Keaton.
   Ma Spazz-Never è un super eroe cartaceo, protagonista di un libro tanto ironico quanto sarcastico, Le mirabolanti avventure di Spazz-Never (2011), opera sui generis esattamente come il suo autore, Nathan K. Raven. 

Uno pseudonimo dietro al quale si cela uno “scrittore fantasma”, del quale non si conosce assolutamente nulla, se non la vena dissacrante e la penna acuta, un autore che ha saputo circondarsi di un sapiente alone di mistero, che intriga il lettore e lo spinge ad avvicinarsi al mitico Spazz.



La vicenda narra delle epiche gesta di Spazz-Never che, oltre a eliminare anche la minima traccia di neve dal pianeta Terra con potenza impressionante, ha un'altra mission ben precisa, una strenua lotta contro le ingiustizie e le perfidie della sua nemesi, il diabolico Dottor Maleficus.
   Talmente malvagio da avere letteralmente perso la faccia, ma non la voglia di conquistare il mondo o distruggerlo - su questo è ancora piuttosto indeciso anche lui.
   E così questo paladino che abita nell'assolata Califoggia, spazzaneve di professione e picchiaduro per vocazione, questo Action Man de 'noantri, non solo dovrà risolvere un'assurda situazione climatica nel paese di BelTempo, ma dovrà anche opporsi ad un folle bombardamento, al dilagare di un subdolo social network di dubbia moralità e al potere crescente della pubblicità spazzatura.
   Tutto questo a discapito della sua vita privata, fatta di abbondanti merende e partite di football degli Schiappers. 

Quello che può apparire semplicemente il divertissement di un burlone cela invece un'aspra, cinica ed esilarante satira dei tempi che corrono: un supereroe che si trova a dover fronteggiare le nevrosi della contemporaneità, l'idiozia dilagante che affligge i mass media nazionali (e non solo), la dipendenza dai social network che porta alla totale caduta delle barriere del pudore, della dignità e del buon senso, la pubblicità martellante che saprebbe vendere, ai poveri sventurati che vi incappano, anche una tanica di “latte di gallina”.

Lo stile è incalzante, ricco di termini rubati al parlato che calzano a pennello con il contesto, dinamico e sintetico, con dialoghi surreali e decisamente spassosi.
Insomma, Spazz–Never ha soppiantato Superman, Batman e anche Iron Man, e si è attestato al numero uno del politically (un)correct.

"Questo articolo è apparso il 01/04/2016 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/le-mirabolanti-avventure-di-spazz-never-nathan-k-raven.html#sthash.crjRGRTh.dpuf

lunedì 21 marzo 2016

#libri: Autobiografia burlesca, Mark Twain

“Venni alla luce senza denti (se questo punto Riccardo III era avantaggiato nei miei confronti), ma d'altro canto nacqui pure senza gobba (e stavolta ero io a essere in vantaggio su di lui). I miei genitori non erano né molto poveri né particolarmente onesti”. 


Dello scrittore americano Mark Twain tutti sanno che: è nato in Florida; è considerato uno dei massimi autori della narrativa mondiale contemporanea; tra le sue opere più famose troviamo Le avventure di Tom Sawyer, quelle di Huckleberry Finn e Il principe e il povero; ha subito numerose censure durante la sua lunga carriera letteraria; certamente lo humour non gli mancava.
   Fin qui ci siamo, nulla di nuovo.

Ma ciò che, forse, non tutti sanno è che Mark Twain ha scritto un'altra opera, decisamente sui generis, un libello di poco più di 50 pagine, un'Autobiografia burlesca (e altre storie), riscoperta ed edita nel 2015 da CasaSirio (per la traduzione di Michele Campagna e Chiara Bonsignore), una casa editrice giovane e a caccia di novità, che l'ha allusivamente inserita nella collana    “Morti&StraMorti” (a riprova che l'ironia, quando si parla di questo libro, è tutto).

Un'opera suddivisa in tre racconti esilaranti, dove i protagonisti sono personaggi decisamente fuori dalle righe, da Guy Fawkes, tagliateste medievale, a un nativo americano che ha combattuto contro George Washington, dal compagno di traversata di Cristoforo Colombo a una duchessa di nome... Conrad, una galleria strampalata degna del miglior film di Tim Burton.
   Tra divertissement e pseudo-autobiografia, Twain introduce il lettore al suo personalissimo albero genealogico, composto da nobili antenati avvezzi al cercare, al furto, alla dissoluzione e alla corruzione, ma sempre con un certo stile, ça va sans dire, tre racconti finora inediti in Italia, che mostrano il lato più fanciullesco e irriverente del maestro della letteratura del Nuovo Mondo, un Twain irresistibile che gioca e si diverte a prendere in giro i suoi fedeli lettori, trascinandoli in tre universi paralleli distinti, ma pur sempre collegati tra loro: l'album della famiglia Twain, il Medioevo, cornice ideale per una straziante storia di passione dagli inaspettati risvolti sessuali, e la Firenze patria della lingua italiana, con la quale l'autore vive un travagliato rapporto di amore e odio. 

Insomma, una vera e propria chicca dal sapore incredibilmente contemporaneo e, dettaglio accessorio ma comunque non irrilevante, la grafica del volume, che ben si adatta al contenuto dell'opera: accattivante, colorata, divertente. In una parola, “burlesca”.

"Questo articolo è apparso il 14/03/2016 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/autobiografia-burlesca-mark-twain.html

venerdì 4 marzo 2016

#cinema: The Doctor is in: 5 film perfetti se soffrite di… stipsi

Oggi non starò a scrivere fiumi di parole sul cinema, tranquilli; mi limiterò semplicemente ad indirizzarvi verso un mio articolo scritto per quei pessimi elementi di TheMacguffin.it., un pezzo su 5 film infingardi, che si spacciano per decenti, ma in realtà andrebbero banditi dalla cinematografia mondiale, utili soltanto se soffrite di una rara e acuta forma di stipsi.

Curiosi? Allora cliccate qui, e buon divertimento! ;) 


PS: Se non avete capito da dove è tratta la citazione del titolo (“The Doctor is in”), a mai più rivederci. Adieu. Adios. Insomma, non vi parlo più. 

martedì 24 novembre 2015

#attualità: Roma capoccia, quando l'ironia sconfigge la paura

La Tour Eiffel che precipita nella Senna, le minacce a Papa Francesco, alla nostra splendida Città Eterna al grido di "Prenderemo Roma!",  il terrore e quella che è stata ormai ribattezzata, da tutti i mass media, la "psicosi terrorismo", un altro di quei binomi che ci entreranno in testa come un tarlo: baby squillo, baby prostitute, bomba d'acqua, bomba di neve.
   Ossimori a profusione, anche un po' fastidiosi, alla lunga, ma la stampa è così, spaventosamente tematica, si muove per blocchi, per compartimenti stagni, finché una notizia non fa più audience, e allora sparisce nel nulla, e sotto con la prossima, è una ruota che gira.
   Immagini spaventose, che ci attanagliano in un'angoscia sempre più forte e inesorabile.

Ma, ai titoli di giornale allarmistici e catastrofici, alle maratone televisive e al tam tam ossessivo sul web che assilla milioni di persone ogni giorno, la risposta migliore l'hanno data i romani, con il solito caustico umorismo, gente superba, ironica, gagliarda, che ha saputo rispondere per le rime alle minacce dell'estremismo islamico: "Isis, co le mani quando ve pare", "Se te porti via mi moje, la croce ce l'hai tu a vita", "Nun pijate er raccordo che restate imbottijati", "Tempo mezz'ora diventeno romani e penseno: vabbè ma mo se dovemo mette a tajà capocce? Ma a chi je va... O famo domani", "Ricordateve che nella Ztl s'entra solo dopo le 19", "Ve ce vojo vede coi cammelli co li cammelli sui sampietrini"e, dulcis in fundo, "C'è solo un califfo: Franco", tutte scritte apparse sui muri, cinguettate su Twitter, postate su Facebook, epitaffi lapidari che condannano l'Isis ad una ridicolizzazione che è forse l'arma più efficace.
   Infatti l'eco che è stata data a questa frangia estremista dell'Islam non fa che accrescerne la notorietà e la potenza, andando ad ingrossare le fila di quegli esaltati che raggiungono la Siria per unirsi ad una lotta immotivata e ingiustificata, dettata da follia, ignoranza e violenza, del tutto inaudite.


Quanto ho amato i romani quando ho letto queste scritte, quanto li ho stimati, perché sì, si sono fatti portatori sani di quella che è la vera essenza di noi italiani: gente un po' spaccona, sbruffona e ciarlatana, melodrammatica, provinciale, gente che non ha mai vinto una guerra in vita propria, gente bellicosa a parole, un po' meno nei fatti, gente più portata a fare l'amore piuttosto che la guerra, ma anche gente di cuore, ironica, che sa rinascere dalle proprie ceneri, che ha ancora voglia di scherzare nonostante, guardandosi intorno, venga più voglia di piangere.
   Sarà una sorta di esorcismo della paura, ma funziona: chi l'avrebbe detto di riuscire a farsi una risata parlando proprio di quel terrorismo che sta insanguinando l'Europa?
Insomma, forza Roma,e grazie, per averci donato un sorriso anche quando sembrava impossibile, e per averci dimostrato che, sfoderando un po' di acume e un pizzico di ironia, sappiamo risollevarci e continuare a vivere, nonostante la paura.