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martedì 26 gennaio 2016
#news...
martedì 24 novembre 2015
#attualità: Roma capoccia, quando l'ironia sconfigge la paura
La Tour Eiffel che precipita nella Senna, le minacce a Papa Francesco, alla nostra splendida Città Eterna al grido di "Prenderemo Roma!", il terrore e quella che è stata ormai ribattezzata, da tutti i mass media, la "psicosi terrorismo", un altro di quei binomi che ci entreranno in testa come un tarlo: baby squillo, baby prostitute, bomba d'acqua, bomba di neve.
Ossimori a profusione, anche un po' fastidiosi, alla lunga, ma la stampa è così, spaventosamente tematica, si muove per blocchi, per compartimenti stagni, finché una notizia non fa più audience, e allora sparisce nel nulla, e sotto con la prossima, è una ruota che gira.
Immagini spaventose, che ci attanagliano in un'angoscia sempre più forte e inesorabile.
Ma, ai titoli di giornale allarmistici e catastrofici, alle maratone televisive e al tam tam ossessivo sul web che assilla milioni di persone ogni giorno, la risposta migliore l'hanno data i romani, con il solito caustico umorismo, gente superba, ironica, gagliarda, che ha saputo rispondere per le rime alle minacce dell'estremismo islamico: "Isis, co le mani quando ve pare", "Se te porti via mi moje, la croce ce l'hai tu a vita", "Nun pijate er raccordo che restate imbottijati", "Tempo mezz'ora diventeno romani e penseno: vabbè ma mo se dovemo mette a tajà capocce? Ma a chi je va... O famo domani", "Ricordateve che nella Ztl s'entra solo dopo le 19", "Ve ce vojo vede coi cammelli co li cammelli sui sampietrini"e, dulcis in fundo, "C'è solo un califfo: Franco", tutte scritte apparse sui muri, cinguettate su Twitter, postate su Facebook, epitaffi lapidari che condannano l'Isis ad una ridicolizzazione che è forse l'arma più efficace.
Infatti l'eco che è stata data a questa frangia estremista dell'Islam non fa che accrescerne la notorietà e la potenza, andando ad ingrossare le fila di quegli esaltati che raggiungono la Siria per unirsi ad una lotta immotivata e ingiustificata, dettata da follia, ignoranza e violenza, del tutto inaudite.
Quanto ho amato i romani quando ho letto queste scritte, quanto li ho stimati, perché sì, si sono fatti portatori sani di quella che è la vera essenza di noi italiani: gente un po' spaccona, sbruffona e ciarlatana, melodrammatica, provinciale, gente che non ha mai vinto una guerra in vita propria, gente bellicosa a parole, un po' meno nei fatti, gente più portata a fare l'amore piuttosto che la guerra, ma anche gente di cuore, ironica, che sa rinascere dalle proprie ceneri, che ha ancora voglia di scherzare nonostante, guardandosi intorno, venga più voglia di piangere.
Sarà una sorta di esorcismo della paura, ma funziona: chi l'avrebbe detto di riuscire a farsi una risata parlando proprio di quel terrorismo che sta insanguinando l'Europa?
Insomma, forza Roma,e grazie, per averci donato un sorriso anche quando sembrava impossibile, e per averci dimostrato che, sfoderando un po' di acume e un pizzico di ironia, sappiamo risollevarci e continuare a vivere, nonostante la paura.
Ossimori a profusione, anche un po' fastidiosi, alla lunga, ma la stampa è così, spaventosamente tematica, si muove per blocchi, per compartimenti stagni, finché una notizia non fa più audience, e allora sparisce nel nulla, e sotto con la prossima, è una ruota che gira.
Immagini spaventose, che ci attanagliano in un'angoscia sempre più forte e inesorabile.
Ma, ai titoli di giornale allarmistici e catastrofici, alle maratone televisive e al tam tam ossessivo sul web che assilla milioni di persone ogni giorno, la risposta migliore l'hanno data i romani, con il solito caustico umorismo, gente superba, ironica, gagliarda, che ha saputo rispondere per le rime alle minacce dell'estremismo islamico: "Isis, co le mani quando ve pare", "Se te porti via mi moje, la croce ce l'hai tu a vita", "Nun pijate er raccordo che restate imbottijati", "Tempo mezz'ora diventeno romani e penseno: vabbè ma mo se dovemo mette a tajà capocce? Ma a chi je va... O famo domani", "Ricordateve che nella Ztl s'entra solo dopo le 19", "Ve ce vojo vede coi cammelli co li cammelli sui sampietrini"e, dulcis in fundo, "C'è solo un califfo: Franco", tutte scritte apparse sui muri, cinguettate su Twitter, postate su Facebook, epitaffi lapidari che condannano l'Isis ad una ridicolizzazione che è forse l'arma più efficace.
Infatti l'eco che è stata data a questa frangia estremista dell'Islam non fa che accrescerne la notorietà e la potenza, andando ad ingrossare le fila di quegli esaltati che raggiungono la Siria per unirsi ad una lotta immotivata e ingiustificata, dettata da follia, ignoranza e violenza, del tutto inaudite.
Quanto ho amato i romani quando ho letto queste scritte, quanto li ho stimati, perché sì, si sono fatti portatori sani di quella che è la vera essenza di noi italiani: gente un po' spaccona, sbruffona e ciarlatana, melodrammatica, provinciale, gente che non ha mai vinto una guerra in vita propria, gente bellicosa a parole, un po' meno nei fatti, gente più portata a fare l'amore piuttosto che la guerra, ma anche gente di cuore, ironica, che sa rinascere dalle proprie ceneri, che ha ancora voglia di scherzare nonostante, guardandosi intorno, venga più voglia di piangere.
Sarà una sorta di esorcismo della paura, ma funziona: chi l'avrebbe detto di riuscire a farsi una risata parlando proprio di quel terrorismo che sta insanguinando l'Europa?
Insomma, forza Roma,e grazie, per averci donato un sorriso anche quando sembrava impossibile, e per averci dimostrato che, sfoderando un po' di acume e un pizzico di ironia, sappiamo risollevarci e continuare a vivere, nonostante la paura.
lunedì 16 novembre 2015
#ParoleAColori intervista la #LaMansardaDeiRavatti
Oggi, per la prima volta, vi riporterò un articolo che non è stato scritto d me, ma che mi riguarda da vicino: si tratta di un'intervista che la giornalista professionista Roberta Turillazzi, Caporedattore della rivista culturale online Parole a Colori, ha voluto condurre sulla sottoscritta, ma specialmente sul mio blog, per conoscere meglio i retroscena de "La mansarda dei ravatti", del mio lavoro di giornalista e della mia vita personale, il tutto all'interno della rubrica "Intervista alla blogger".
Un'intervista divertente, ironica, che vi aiuterà a conoscere un po' meglio la "testina" che sta dietro agli articoli che vi propino quotidianamente... ;)
Ciao Arianna. Raccontaci prima di tutto qualcosa di te. Come ti descriveresti usando solo poche parole?
Sono una giornalista freelance di 26 anni, ho una Laurea in Conservazione dei Beni Culturali e una in Informazione ed Editoria, entrambe conseguite all’Università degli Studi di Genova.
Sono una ragazza testarda e determinata, amante di tutto ciò che si lega al mondo della cultura, ma non disdegno nemmeno cose più “terra terra”, come un bel piatto di agnolotti o di trenette al pesto.
Come e quando è nata l’idea per il blog?
In effetti l’idea di aprire un mio spazio online mi frullava in testa già da un po’, ma la spinta decisiva a mettere nero su bianco i miei mille interessi me l’ha data qualche mese fa una carissima amica.
Ed eccomi qui, oggi.
Perché hai deciso di cimentarti in quest’impresa? Avevi già delle esperienze analoghe alle spalle oppure questa è la tua “prima volta”?
Prima di tutto per il bisogno di esprimermi, una necessità che ho sempre avvertito fin dalla più tenera età, e poi per dar libero sfogo alla mia passione più grande, la scrittura.
A chi fa il mio mestiere nella vita (il giornalista, ndr) capita spesso di dover rispettare vincoli precisi, quando si tratta di scrivere, dalla lunghezza dei pezzi allo stile. Se il pensiero resta sempre assolutamente libero, l’idea che i giornalisti possano scrivere ciò che vogliono come vogliono non potrebbe essere più lontana dalla realtà.
Per questo, il pensiero di realizzare un mio spazio online completamente libero e personale era troppo allettante. Si tratta della mia prima volta in veste di blogger, ma ho accumulato diversi anni di esperienza come giornalista e web content editor.
Quello che colpisce, quando si arriva da te, è prima di tutto il nome del blog, “La mansarda dei ravatti”. Vuoi raccontarci qualcosa di più? Perché l’hai scelto? E cosa sono, di preciso, i ravatti?
Il merito, in questo caso, è mio soltanto in parte: infatti il nome del blog è nato in società con mia madre, una persona estremamente fantasiosa e creativa, un vero e proprio vulcano di idee.
Ero alla ricerca di un nome particolare, in grado di incuriosire gli utenti del web, magari non comprensibile di primo acchito ma che per questo facesse nascere il desiderio di saperne di più. Oltre a questo, volevo qualcosa che trasmettesse una certa familiarità, l’idea di un rapporto intimo e amichevole tra blogger e lettori.
Così è nato “La mansarda dei ravatti”. La parola mansarda è di facile comprensione, e rimanda alla collocazione della mia camera, il mio quartier generale. Ravatti, invece, – e qui gli amici genovesi e basso-piemontesi mi perdoneranno la spiegazione – è un termine dialettale che indica un insieme di cose non precisate, piccoli oggetti che possono celare, talvolta, qualche piccolo ma prezioso tesoro, proprio come accade nel mio blog.
Quali pensi che siano le maggiori difficoltà di gestire un blog?
Sicuramente il tempo a disposizione, che spesso scarseggia.
E poi anche la difficoltà di trovare quel giusto compromesso stilistico e contenutistico che permetta di coinvolgere un pubblico il più eterogeneo possibile, riuscendo magari anche a fidelizzarlo nel tempo.
Il tuo è quello che si definisce uno spazio online politematico. Ti occupi di libri, arte, cinema, viaggi e altro ancora. Non hai paura che così il tuo blog risulti dispersivo? Che non attiri un pubblico preciso ma tutti e nessuno?
Non avrei mai potuto fare diversamente, perché il mio blog deve rispecchiarmi in toto, esprimere appieno le mie passioni, i miei interessi, le mie idee.
A dire il vero non ho paura che risulti dispersivo perché, se è vero che le tematiche sono variegate, è la mia impronta stilistica ed emotiva, riconoscibile e tangibile, a fare da fil rouge e da collante.
C’è un tema in particolare di cui ti piace scrivere, o davvero sei multiforme come sembrerebbe a una prima occhiata?
Nutro un profondo interesse per tutti gli ambiti dei quali mi occupo tuttavia, se proprio dovessi fare una scelta, probabilmente punterei sulla letteratura.
L’amore per i libri, per le pagine che hanno quell’odore magico di carta e inchiostro, il contatto con il “feticcio-libro” che mi porta a snobbare un po’ gli e-book, è una passione viscerale che dura ormai da 22 anni, e continua a crescere giorno dopo giorno.
Libro attualmente sul comodino?
Comodino? Quale comodino? Una volta era visibile, ormai è letteralmente sommerso dai libri, che stanno prendendo il sopravvento nella mia stanza.
Scherzi a parte, al momento sto leggendo un giallo davvero gustoso, “Era di maggio” di Antonio Manzini. Non ho preferenze di genere, sono una lettrice decisamente onnivora.
Meglio un film al cinema oppure uno sceneggiato comodamente sdraiata sul divano?
Alterno cinema e tv, a seconda di come mi sento in quel momento.
In linea di massima, comunque, i film che mi interessano di più preferisco vederli al cinema il primo giorno di programmazione, mentre il divano di casa diventa il luogo ideale per godermi soprattutto le serie tv.
Il viaggio che non hai ancora fatto ma che prima o poi intraprenderai.
Amo molto viaggiare, i miei itinerari sono sempre curati nei minimi dettagli e prevedono diverse fermate in luoghi d’interesse storico-artistico.
Prediligo sempre la nostra splendida penisola, ma la meta per eccellenza, quella che spero di raggiungere il prima possibile, è sicuramente la Grecia.
Sto mettendo da parte un gruzzoletto per concedermi, insieme alla mia dolce metà, un viaggio che tocchi i punti più importanti di questa terra suggestiva, da Atene al Peloponneso, senza dimenticare le isole, Santorini, Kos, Creta, Mykonos. Non c’è nulla di più affascinante e meraviglioso del Mediterraneo, che sa sedurmi e conquistarmi ogni volta.
Nella vita sei una giornalista freelance. Come si conciliano le tue due anime, professionista della comunicazione e blogger? E pensi di far parte della piccola percentuale di fortunati che possono vivere delle loro passioni (nel tuo caso la scrittura) e non dedicargli solo ritagli di tempo?
Mantenermi è una parola grossa, però senza dubbio sono riuscita a fare della mia passione per la scrittura e l’informazione un mestiere a tutti gli effetti.
Sono Web Content Editor per numerosi siti, caporedattore di una rivista culturale online dove mi occupo, manco a dirlo, della sezione libri, e giornalista freelance.
La competenza professionale mi aiuta moltissimo anche nell’ambito del blog: i miei capisaldi restano la ricerca di fonti attendibili, la costanza e la serietà nel lavoro, nella stesura, nella pubblicazione dei pezzi, pur non avendo, in questo caso, vincoli.
Oggi scrivere un blog è diventata un po’ una moda. Cosa deve avere, secondo te, un blog per avere successo? Per distinguersi dalla massa degli altri?
Credo che la passione sia fondamentale: quando scrivi di cose che ami, il lettore lo percepisce ed è invogliato a seguirti.
Lo stile dev’essere corretto ma al contempo personale. E, non da ultimo, un altro fattore fondamentale: il blog è sì uno spazio personale, ma è pubblico e quindi aperto e rivolto a tutti.
Per me è importante non cedere alla tentazione, purtroppo oggi molto diffusa, di autocelebrarsi a ogni costo – più contenuti di qualità, meno foto ammiccanti.
E cosa proponi tu, di particolare e a suo modo unico?
Io propongo una lettura critica, personale ma comunque calibrata, perché frutto di anni di studio universitario e non solo, di fatti, eventi, avvenimenti, insomma di tutto ciò che riguarda il variegato universo della cultura umanistica.
E poi uno spazio dove chiunque può dire la sua, navigando in mille direzioni, ma presentando sempre una critica ben motivata e supportata da una mentalità curiosa e aperta.
Alcuni blogger, grazie ad idee di successo e passione, sono riusciti a farsi notare da case editrici anche importanti oppure testate giornalistiche ed avviare così una collaborazione (o scrivere un libro). Uno su mille ce la fa, oppure è una possibilità concreta? Sogni qualcosa di simile, oppure il tuo blog ti basta?
Non proprio uno su mille, ma di certo non capita tutti i giorni.
Ovviamente il sogno nel cassetto c’è, e anche l’idea di un possibile libro, ma il tutto è in fase assolutamente embrionale.
L’ambizione e la voglia di mettermi in gioco non mi mancano, così come gli obiettivi, per cui staremo a vedere che succederà, sono ottimista in questo senso.
E concludiamo con LA domanda: che progetti hai per il tuo blog? Come lo vedi tra 12 mesi e dove pensi che possa arrivare?
Come mi vedo tra dodici mesi? Be’, sicuramente trasferita dalla mia attuale mansarda a un attico in pieno centro dotato di tutti i comfort , come minimo.
Un'intervista divertente, ironica, che vi aiuterà a conoscere un po' meglio la "testina" che sta dietro agli articoli che vi propino quotidianamente... ;)
Un blog politematico, dove la giornalista freelance Arianna offre una prospettiva critica sul mondo
Intervista alla blogger | La mansarda dei ravatti
Arianna Borgoglio è una giornalista freelance 26enne dalle mille passioni. Tra queste ci sono sicuramente la scrittura e la lettura, insieme alla storia dell’arte, alla cucina – intesa come amore per il buon cibo più che predisposizione a star dietro ai fornelli -, ai viaggi e alla musica.
In questa intervista ci parlerà in veste di blogger, raccontandoci com’è nato il suo La mansarda dei ravatti, cosa significa di preciso il nome, come si vede in futuro e molto altro ancora.
Sono una giornalista freelance di 26 anni, ho una Laurea in Conservazione dei Beni Culturali e una in Informazione ed Editoria, entrambe conseguite all’Università degli Studi di Genova.
Sono una ragazza testarda e determinata, amante di tutto ciò che si lega al mondo della cultura, ma non disdegno nemmeno cose più “terra terra”, come un bel piatto di agnolotti o di trenette al pesto.
Come e quando è nata l’idea per il blog?
In effetti l’idea di aprire un mio spazio online mi frullava in testa già da un po’, ma la spinta decisiva a mettere nero su bianco i miei mille interessi me l’ha data qualche mese fa una carissima amica.
Ed eccomi qui, oggi.
Perché hai deciso di cimentarti in quest’impresa? Avevi già delle esperienze analoghe alle spalle oppure questa è la tua “prima volta”?
Prima di tutto per il bisogno di esprimermi, una necessità che ho sempre avvertito fin dalla più tenera età, e poi per dar libero sfogo alla mia passione più grande, la scrittura.
A chi fa il mio mestiere nella vita (il giornalista, ndr) capita spesso di dover rispettare vincoli precisi, quando si tratta di scrivere, dalla lunghezza dei pezzi allo stile. Se il pensiero resta sempre assolutamente libero, l’idea che i giornalisti possano scrivere ciò che vogliono come vogliono non potrebbe essere più lontana dalla realtà.
Per questo, il pensiero di realizzare un mio spazio online completamente libero e personale era troppo allettante. Si tratta della mia prima volta in veste di blogger, ma ho accumulato diversi anni di esperienza come giornalista e web content editor.
Quello che colpisce, quando si arriva da te, è prima di tutto il nome del blog, “La mansarda dei ravatti”. Vuoi raccontarci qualcosa di più? Perché l’hai scelto? E cosa sono, di preciso, i ravatti?
Il merito, in questo caso, è mio soltanto in parte: infatti il nome del blog è nato in società con mia madre, una persona estremamente fantasiosa e creativa, un vero e proprio vulcano di idee.
Ero alla ricerca di un nome particolare, in grado di incuriosire gli utenti del web, magari non comprensibile di primo acchito ma che per questo facesse nascere il desiderio di saperne di più. Oltre a questo, volevo qualcosa che trasmettesse una certa familiarità, l’idea di un rapporto intimo e amichevole tra blogger e lettori.
Così è nato “La mansarda dei ravatti”. La parola mansarda è di facile comprensione, e rimanda alla collocazione della mia camera, il mio quartier generale. Ravatti, invece, – e qui gli amici genovesi e basso-piemontesi mi perdoneranno la spiegazione – è un termine dialettale che indica un insieme di cose non precisate, piccoli oggetti che possono celare, talvolta, qualche piccolo ma prezioso tesoro, proprio come accade nel mio blog.
Quali pensi che siano le maggiori difficoltà di gestire un blog?
Sicuramente il tempo a disposizione, che spesso scarseggia.
E poi anche la difficoltà di trovare quel giusto compromesso stilistico e contenutistico che permetta di coinvolgere un pubblico il più eterogeneo possibile, riuscendo magari anche a fidelizzarlo nel tempo.
Il tuo è quello che si definisce uno spazio online politematico. Ti occupi di libri, arte, cinema, viaggi e altro ancora. Non hai paura che così il tuo blog risulti dispersivo? Che non attiri un pubblico preciso ma tutti e nessuno?
Non avrei mai potuto fare diversamente, perché il mio blog deve rispecchiarmi in toto, esprimere appieno le mie passioni, i miei interessi, le mie idee.
A dire il vero non ho paura che risulti dispersivo perché, se è vero che le tematiche sono variegate, è la mia impronta stilistica ed emotiva, riconoscibile e tangibile, a fare da fil rouge e da collante.
C’è un tema in particolare di cui ti piace scrivere, o davvero sei multiforme come sembrerebbe a una prima occhiata?
Nutro un profondo interesse per tutti gli ambiti dei quali mi occupo tuttavia, se proprio dovessi fare una scelta, probabilmente punterei sulla letteratura.
L’amore per i libri, per le pagine che hanno quell’odore magico di carta e inchiostro, il contatto con il “feticcio-libro” che mi porta a snobbare un po’ gli e-book, è una passione viscerale che dura ormai da 22 anni, e continua a crescere giorno dopo giorno.
Libro attualmente sul comodino?
Comodino? Quale comodino? Una volta era visibile, ormai è letteralmente sommerso dai libri, che stanno prendendo il sopravvento nella mia stanza.
Scherzi a parte, al momento sto leggendo un giallo davvero gustoso, “Era di maggio” di Antonio Manzini. Non ho preferenze di genere, sono una lettrice decisamente onnivora.
Meglio un film al cinema oppure uno sceneggiato comodamente sdraiata sul divano?
Alterno cinema e tv, a seconda di come mi sento in quel momento.
In linea di massima, comunque, i film che mi interessano di più preferisco vederli al cinema il primo giorno di programmazione, mentre il divano di casa diventa il luogo ideale per godermi soprattutto le serie tv.
Il viaggio che non hai ancora fatto ma che prima o poi intraprenderai.
Amo molto viaggiare, i miei itinerari sono sempre curati nei minimi dettagli e prevedono diverse fermate in luoghi d’interesse storico-artistico.
Prediligo sempre la nostra splendida penisola, ma la meta per eccellenza, quella che spero di raggiungere il prima possibile, è sicuramente la Grecia.
Sto mettendo da parte un gruzzoletto per concedermi, insieme alla mia dolce metà, un viaggio che tocchi i punti più importanti di questa terra suggestiva, da Atene al Peloponneso, senza dimenticare le isole, Santorini, Kos, Creta, Mykonos. Non c’è nulla di più affascinante e meraviglioso del Mediterraneo, che sa sedurmi e conquistarmi ogni volta.
Nella vita sei una giornalista freelance. Come si conciliano le tue due anime, professionista della comunicazione e blogger? E pensi di far parte della piccola percentuale di fortunati che possono vivere delle loro passioni (nel tuo caso la scrittura) e non dedicargli solo ritagli di tempo?
Mantenermi è una parola grossa, però senza dubbio sono riuscita a fare della mia passione per la scrittura e l’informazione un mestiere a tutti gli effetti.
Sono Web Content Editor per numerosi siti, caporedattore di una rivista culturale online dove mi occupo, manco a dirlo, della sezione libri, e giornalista freelance.
La competenza professionale mi aiuta moltissimo anche nell’ambito del blog: i miei capisaldi restano la ricerca di fonti attendibili, la costanza e la serietà nel lavoro, nella stesura, nella pubblicazione dei pezzi, pur non avendo, in questo caso, vincoli.
Oggi scrivere un blog è diventata un po’ una moda. Cosa deve avere, secondo te, un blog per avere successo? Per distinguersi dalla massa degli altri?
Credo che la passione sia fondamentale: quando scrivi di cose che ami, il lettore lo percepisce ed è invogliato a seguirti.
Lo stile dev’essere corretto ma al contempo personale. E, non da ultimo, un altro fattore fondamentale: il blog è sì uno spazio personale, ma è pubblico e quindi aperto e rivolto a tutti.
Per me è importante non cedere alla tentazione, purtroppo oggi molto diffusa, di autocelebrarsi a ogni costo – più contenuti di qualità, meno foto ammiccanti.
E cosa proponi tu, di particolare e a suo modo unico?
Io propongo una lettura critica, personale ma comunque calibrata, perché frutto di anni di studio universitario e non solo, di fatti, eventi, avvenimenti, insomma di tutto ciò che riguarda il variegato universo della cultura umanistica.
E poi uno spazio dove chiunque può dire la sua, navigando in mille direzioni, ma presentando sempre una critica ben motivata e supportata da una mentalità curiosa e aperta.
Alcuni blogger, grazie ad idee di successo e passione, sono riusciti a farsi notare da case editrici anche importanti oppure testate giornalistiche ed avviare così una collaborazione (o scrivere un libro). Uno su mille ce la fa, oppure è una possibilità concreta? Sogni qualcosa di simile, oppure il tuo blog ti basta?
Non proprio uno su mille, ma di certo non capita tutti i giorni.
Ovviamente il sogno nel cassetto c’è, e anche l’idea di un possibile libro, ma il tutto è in fase assolutamente embrionale.
L’ambizione e la voglia di mettermi in gioco non mi mancano, così come gli obiettivi, per cui staremo a vedere che succederà, sono ottimista in questo senso.
E concludiamo con LA domanda: che progetti hai per il tuo blog? Come lo vedi tra 12 mesi e dove pensi che possa arrivare?
Come mi vedo tra dodici mesi? Be’, sicuramente trasferita dalla mia attuale mansarda a un attico in pieno centro dotato di tutti i comfort , come minimo.
Ed ecco il link all'intervista che vi ho appena riportato sopra: http://paroleacolori.com/intervista-alla-blogger-la-mansarda-dei-ravatti/
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