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giovedì 4 agosto 2016

#cultura: Torna la Festa del Pensiero di Alessandria... E vuole crescere!


Dal 15 al 18 settembre ad Alessandria arriva la seconda edizione della Festa del Pensiero, un festival culturale che crede nel pensiero critico e nella libera riflessione.
  Il tema di quest’anno sarà “la tregua”.

La Festa, patrocinata dal Comune, dalla Provincia di Alessandria e dall’Università del Piemonte Orientale, è organizzata dall’Associazione “Fili – laboratorio filosofico permanente” e dall’IIS Saluzzo-Plana, in collaborazione con l'Associazione La Voce della Luna e in rete con il Conservatorio A. Vivaldi e altre associazioni culturali e i media locali.

Il festival comprende 4 giorni di eventi eterogenei: mostre, laboratori, concerti, caffè filosofici, proiezioni di film, spettacoli teatri, conferenze e convegni, passeggiate.
   Molti di questi incontri sono organizzati autonomamente o con l’aiuto dei ragazzi della città (studenti degli istituti superiori, del Conservatorio di Alessandria, giovani universitari).

Per realizzare tutto questo e crescere abbiamo bisogno del vostro contributo, per creare insieme un’occasione e uno spazio di tregua, nel quale fare cultura per riprendere il filo del pensiero critico.

Per saperne di più www.festadelpensiero.it o seguici sulla nostra pagina Facebook: Festa del Pensiero
Oppure scrivi a info@festadelpensiero.it e guarda il video al link https://www.youtube.com/watch?v=R_3AWWJubRo per capire meglio di che si tratta.


La donazione, a partire da 10 euro, è possibile senza limiti di cifra e può essere realizzata entro l'8 settembre 2016 sull'IBAN: IT75M0853010400000440114794 di Banca d’Alba, filiale di piazza della Libertà 26, 15121 Alessandria, intestato a FILI. LABORATORIO FILOSOFICO PERMANENTE, con il nominativo di chi effettua e la causale “erogazione liberale per seconda festa del pensiero”; se si desidera ricevuta via mail o in cartaceo si prega di fornire i dati necessari, che verranno rigorosamente tutelati secondo la normativa relativa alla privacy.

I nomi dei sostenitori del progetto saranno pubblicati e ringraziati sulle le nostre pagine social e sul sito.

Oltre alla donazione libera sopra citata, sempre allo stesso IBAN potrete effettuare una donazione per contribuire ad un'altra iniziativa importante, il fundrasing civico: una raccolta di fondi nella Città per portare a termine il lavoro dei ragazzi della Festa del Pensiero e permettere a chiunque lo desideri di supportarne il progetto.

Le spese di realizzazione, fortemente ridotte grazie all’impegno totalmente volontario degli organizzatori e dei collaboratori e alla generosità di molti ospiti e fornitori, si riferiscono principalmente:

  • alla presenza e alla performance di più di 30 artisti (2200€)
  • al service necessario per la fruizione degli eventi (2200€)
  • ai costi SIAE (2000€)

Infine, per sostenere le iniziative culturali della Festa del Pensiero, abbiamo deciso di provare anche il crowdfunding, una raccolta fondi online attiva per 40 giorni al link https://www.eppela.com/it/projects/9680-festa-del-pensiero, dove potrete effettuare una donazione a partire da 5 euro. 

Sostenete la cultura, sostenete la Festa del Pensiero di Alessandria! 


giovedì 11 febbraio 2016

#musica: Ezio Bosso a Sanremo 2016, attimi di pura poesia

Non voglio parlare di Sanremo, delle canzonette in gara, dello spettacolo, degli abiti, del trucco e del parrucco, delle feste sfarzose e del gossip che ne consegue.
   Voglio soltanto dedicarvi una minuscola, istintiva riflessione, nata da una casualità fortuita, quella di aver deciso di sintonizzarmi su Rai Uno, proprio ieri sera, e aver assistito ad un momento di profonda poesia e umanità.


... E poi non mi venite a dire che questo Sanremo fa schifo. Che l'hanno chiamato per "fare il botto" o, ancor peggio, per intenerire la platea e l'opinione pubblica. Che fa pena.Tacete un po', una buona volta, piantatela di lamentarvi di stronzate, bassezze, ripicche e meschinità varie. Imparate ad apprezzare ciò che avete, che ci guadagnate in salute e pure in simpatia.Imparate da un uomo che è riuscito a trasformare una potenziale debolezza in un'incredibile forza, e l'ha saputo dimostrare con dolcezza, intelligenza e una buona dose di autoironia.Una lezione magistrale da parte di un grandissimo Maestro.

venerdì 11 dicembre 2015

#musica: X Factor 2015, quando il rock, inaspettatamente, trionfa

Inutile ribellarsi, indignarsi e protestare, ormai i talent show sono diventati parte integrante della nostra cultura di massa, e come tali vanno considerati e trattati a dovere.
   Insomma, nulla di più lontano dalla musica di qualità, magari anche di nicchia, o dalle storiche band del passato, ma ci dobbiamo convivere, non c'è scampo.

E allora, per dovere di cronaca (più o meno), ieri sera anch'io mi sono sintonizzata davanti alla televisione, più precisamente su Cielo, e ho guardato la finale di X Factor 2015, pur non essendo affatto una fan sfegatata come accade normalmente all'italiano medio.


E in effetti, mi sono dovuta ricredere: gara decisamente a sorpresa che, nonostante la mia scarsa convinzione iniziale, è poi riuscita a coinvolgermi più del previsto.
   Bravi i cantanti, belle le esibizioni dei giudici (io amo profondamente Skin, nonostante fosse un po' spompata è comunque un'artista di grandissimo livello), finalmente una novità i generi musicali portati in un contesto commerciale e stereotipato come quello dei talent, dove mai avrei pensato di poter udire una canzone dei Foo Fighters in diretta live davanti a migliaia di ragazzotte urlanti e, lasciatemelo dire, venute su a pane e Fragola (Lorenzo). 
   Insomma, stranamente meritatissimi sia il primo che il secondo posto, dove hanno trionfato il bello, fascinoso e talentuoso Giosada, rocker dal cuore tenero, e i sorprendenti Urban Strangers, ai quali non daresti una cicca, ma appena aprono bocca sanno fare faville.


Tuttavia, quest'anno proprio non riesco a comprendere il motivo delle solite, sterili polemiche riguarda il risultato finale e, a costo di sembrare la Selvaggia Lucarelli de noantri, ve lo devo dire: care le mie ragazzine e adolescenti isteriche (e non solo, purtroppo), ma che problemi avete contro Giosada?
   Come fate a criticare una performance da urlo, uno che ha cantato "The best of you" da far venire giù il Filaforum di Assago?

Possibile che, se non sono elementi come Lorenzo Fragola (sì, non mi piace, l'avrete capito, nulla di personale ma proprio nun se po' sentì), Kygo, Michele Bravi e compagnia bella, non vi garbano, gente con un filo di voce, presenze efebiche che rantolano sul palco come se stessero esalando l'ultimo respiro?

Ecchecca... volo, finalmente un uomo con la U maiuscola, uno con una voce roca, vibrante, potente, che viene da un sostrato hardcore, uno che mastica rock e metal da sempre, e si sente, si sente eccome.
   Non vi va giù che abbia vinto un rockettaro? Vi odio un po' ma ve lo concedo, ma almeno riconoscete una caratteristica che, anche con il televisore senza audio, potrete carpire al volo: Giosada, oltre che bravo, è pure 'bbbono.
   Manco questo vi va bene, ormai se non son tutti risvoltini, barbette glitterate, pantaloni stile mi-si-è-allagato-il-soggiorno-e-l'idraulico-è-in-ferie, capello rasato lateralmente e musichetta di Uomini e Donne in sottofondo non li volete?

Io quoto sempre più per il genere pugliese verace con barba (vera), vestito come un cristiano e non un beota, con voce roca e modi a metà tra il riservato e l'ironico, senza svenimenti in diretta o arie da duro con manicure appena fatta e sopracciglia spinzettata.


Ma mi sa che ormai son già di un'altra generazione, voialtre tenetevi pure Lorenzo Fragola, a ognuno ciò che si merita... ;) 

lunedì 21 settembre 2015

#libri: Intervista a Daria Colombo, autrice del romanzo "Alla nostra età, con la nostra bellezza"

Un libro sulle donne per le donne, un messaggio di solidarietà che ci invita a farci forza l'un l'altra, a unirci per raggiungere obiettivi comuni, perché l'amicizia femminile è un dono raro, da non lasciarsi sfuggire. 
   Questo il richiamo che traspare dal libro, ma soprattutto dalle parole di Daria Colombo, scrittrice e giornalista politicamente e socialmente impegnata, una donna forte che parla al cuore del suo interlocutore senza mezze misure, con spontaneità e una semplicità disarmanti. 

Compagna di vita di Roberto Vecchioni, ha saputo svincolarsi dalla semplicistica immagine di “moglie di” e trovare il proprio spazio nel panorama culturale italiano, con la pubblicazione di due romanzi di successo, Meglio dirselo (Rizzoli, 2010) e Alla nostra età, con la nostra bellezza (Rizzoli, 2015), e in quello politico con la nascita del Movimento dei Girotondi. 

Durante l'intervista in occasione della presentazione del suo libro, nel contesto della prima edizione della Festa del Pensiero di Alessandria, si è parlato di donne, femminismo 2.0, politica, cultura e molto altro. 




Com'è nata l'idea di scrivere questo libro, dalla trama decisamente realistica, una storia di donne che, contando sul sostegno reciproco, riescono ad affrontare con il sorriso sulle labbra le tante difficoltà della vita? C'è qualche elemento autobiografico, o magari anche tu hai avuto il dono di un'amicizia al femminile così salda e radicata nel tempo? 
   
Ho scritto questo libro perché volevo raccontare una storia sulla forza delle donne, il racconto di un'amicizia vera, un legame indissolubile seguito per quindici anni ma che prosegue anche oltre la narrazione. 
   Lo spunto è sicuramente autobiografico, non nei fatti narrati quanto nell'idea che ha dato vita a quest'opera: infatti, nei ringraziamenti, ho dedicato questo mio secondo libro a una donna, Annalisa, un'amica conosciuta ai tempi dell'Università, a Padova, una donna molto più grande di me, sposata e madre di tre figli, che ha avuto un ruolo particolarmente importante nella mia vita. 
   Una cosiddetta “studentessa di ritorno”, che ha saputo dimostrarmi, una volta di più, quanto l'amicizia sia fondamentale nelle nostre vite, e quanto l'età anagrafica non conti minimamente, e al contrario possa arricchirci con esperienze condivise. 

Il libro ci dona un messaggio positivo e ci spiega come, anche quando si trova in difficoltà, l'essere umano rimanga sempre e comunque legato a valori fondamentali come l'amicizia e la complicità femminile. Nutri ancora fiducia in questo nostro genere umano, così fragile e forte al tempo stesso? 
   
Ogni tanto vacillo anch'io, ascoltando i telegiornali e leggendo i giornali, specialmente alla luce delle ultime stragi di migranti, delle foto di bambini annegati ancor prima di aver vissuto una vita dignitosa che potesse risarcirli di ciò che hanno patito ingiustamente. 
   Tuttavia il mio ottimismo di base rimane, e mi riconosco appieno in una frase contenuta proprio in "Alla nostra età, con la nostra bellezza": “C'è sempre una donna che offre una tazza di tè e tiene sulle spalle il destino del mondo”, ovvero c'è sempre qualcuno pronto a sostenerci, e dobbiamo farlo vicendevolmente. 
   Io non smetterò mai di ringraziare le mie amiche, che anche nei momenti drammatici della mia vita hanno dimostrato che la solidarietà femminile, anche quando è silenziosa e non viene urlata o sbandierata, esiste. 

Visto che si parla di donne, dimmi, ma tu ti senti un po' femminista? Pensi che questo termine abbia ancora ragione d'essere nel 2015? 
   
Non credo nel femminismo in senso lato perché uomini e donne sono troppo differenti tra loro, sono due mondi che devono trovare un punto d'incontro, ma sempre senza snaturarsi.
   Le donne devono avere le stesse possibilità di cui gode il mondo maschile, senza rinunciare alla propria diversità e alla propria femminilità. 
   In Italia questo è un traguardo ancora lontano, e la crisi di certo non aiuta: nei momenti di difficoltà economiche, nella stragrande maggioranza dei casi è la donna a rinunciare al proprio lavoro e alle proprie ambizioni in favore dell'occupazione del proprio compagno, e questo non è giusto. 

A tal proposito, trovi che nella società e nella politica odierna le donne abbiano uno spazio e una libertà adeguate? Hai da sempre dimostrato un forte interesse verso il mondo della politica, l'hai mantenuto inalterato nonostante il caos partitico nel quale stiamo annegando? 
   
Abbiamo ancora molta strada da percorrere e, nonostante le quotidiane bagarre, gli insulti ai quali assistiamo in talk show e programmi tv e tutto il penoso contorno mediatico, io credo ancora nella politica. 
   Come è stato sottolineato ironicamente in più di un'intervista, sono cresciuta in una famiglia dove, dopo l'omicidio, il delitto peggiore che si potesse commettere era non andare a votare.
   La politica la considero un valore profondo, quello che regola la civile convivenza tra i cittadini, per questo imprescindibile dalla nostra esistenza. 
   La mia vita, e la mia produzione narrativa, seguono due linee direttrici: il sentimento, che muove i legami con le persone care e amate, e il filone politico, quello che determina i rapporti con gli altri, coloro che non conosciamo ancora. 
   Infatti ho scelto di ambientare il mio romanzo in un periodo storico ben preciso, gli anni dal 1992 al 2007, ovvero dallo scandalo di “Mani Pulite” alla nascita del Partito Democratico, due momenti salienti nella nostra storia, positivi o negativi che siano. 

Una domanda estremamente soggettiva: qual è, secondo te, la vera forza delle donne? 
   Oggi ci sentiamo quasi costrette ad essere multitasking, un termine ormai imprescindibile, specialmente per i mass media, ma è davvero così? 
   Abbiamo perso il diritto di “essere stanche”, nascoste dietro una maschera da Wonder Woman che ci è stata cucita addosso, magari involontariamente? 

Sono assolutamente d'accordo con questa considerazione, troppo spesso ci sentiamo in trappola, oppresse da una mole eccessiva di responsabilità, ma l'errore è nostro, che non ci sentiamo mai all'altezza. 
   Dobbiamo imparare a rieducarci, e a insegnare alle nostre figlie a volersi bene, a essere multitasking, per usare questo termine, ma senza esagerare. 

Hai scelto di ambientare questo tuo romanzo a Milano: com'è cambiata negli anni questa città, quali metamorfosi ha subito? E soprattutto, in bene o in male?

Milano nel corso degli anni è cambiata moltissimo, ha saputo rinnovarsi soprattutto dal punto di vista culturale, ha conquistato una dimensione europea se non mondiale, e non ha nulla da invidiare alle grandi capitali estere. 
   Potrà sembrare azzardato, ma secondo me sta vivendo una sorta di secondo Rinascimento, di cui sono estremamente felice. 
   L'esempio più eclatante è sicuramente l'Expo 2015, un grande successo nonostante le numerose critiche, e una scommessa da vincere: cosa succederà dopo, che ne sarà dell'area espositiva dopo il 31 ottobre? 

Per scrivere Alla nostra età, con la nostra bellezza ti sei ispirata all'opera di qualche scrittore celebre, o magari a qualche libro che ami in particolar modo?

Nessuno in particolare, amo tutta la letteratura, italiana e straniera, dalla Mazzantini a Poe, da Pino Roveredo ai grandi classici del passato. 
   Credo di avere uno stile molto personale, mi piacciono le descrizioni semplici e immediate, in grado di arrivare subito al lettore, tralasciando il lirismo eccessivo che potrebbe privarmi della mia spontaneità, anche sulla carta stampata. 

Un'ultima domanda, che ti avranno già fatto mille volte, ma da cui non puoi sottrarti: hai un marito dal nome decisamente impegnativo, ti ha sostenuta durante la stesura del libro? Ha contribuito attivamente alla sua realizzazione, oppure ti soltanto fornito un sostegno affettivo? 

(ride) Nella stesura del mio primo romanzo non era intervenuto assolutamente, gli avevo permesso di leggerlo solamente una volta completato, ma stavolta è stato diverso, mi ha sostenuta psicologicamente durante l'intero lavoro, che è stato sicuramente più difficile: quando il primo libro ha successo le aspettative si alzano, e occorre impegnarsi al massimo per non deludere i lettori e, in primis, se stessi. 



Ecco come possiamo riassumere questa chiacchierata, e il messaggio di Alla nostra età, con la nostra bellezza: che questa ricercata bellezza sta nelle cose semplici, nella forza della normalità, nelle piccole gioie e negli altrettanto piccoli drammi del vissuto quotidiano; che l'età, soprattutto nell'amicizia al femminile, è qualcosa di totalmente irrilevante; che la parola “amicizia” è il contrario di “solitudine”; che le nuove generazioni hanno subito una profonda delusione politica, ma non per questo devono darsi per vinte; e infine, che la bellezza non è quella esteriore, superficiale ed effimera, ma quella che nasce dall'esperienza, quella che non ha età, insita in ogni donna, che aspetta soltanto di venire fuori.

"Questo articolo è apparso il 18/09/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/paper-street-intervista-daria-colombo.html

giovedì 3 settembre 2015

#spettacolo: Antonio Ornano e "l'animale uomo", istruzioni per l'uso.

Qualche sera fa mi è capitato di assistere a uno spettacolo di cabaret live di Antonio Ornano, volto noto della grande famiglia di Zelig, comico spezzino trapiantato a Genova: un tipo semplice, che si è presentato sul palco in jeans e maglietta anche un po' malconcia, zero pretese e tanta umiltà.
   Strano, solitamente chiunque riesca a raggiungere anche soltanto un briciolo di celebrità, cammina almeno a due spanne da terra.

Un buon inizio, che è riuscito a convincere anche me che non amo eccessivamente la comicità da programma televisivo, spesso volgare e scontata, imbarazzante (non perché io mi scandalizzi, per carità non sono un'educanda, ma perché mi vergogno per la bassezza che alcuni riescono a raggiungere con certi monologhi che, probabilmente, uscirebbero più raffinati al mio cane di un anno e mezzo).
 

Battute divertenti nonostante il tema non sia affatto originale, ovvero l'inconciliabile diversità tra uomo e donne, due specie "animali" così diverse ma così complementari, ognuna unica nella sua imperfetta bellezza.
   Battute prive di volgarità gratuita, che raccontano di una vita di coppia "normale", dove l'uomo ne esce sempre un po' remissivo e la donna un po' bisbetica, in un continuo compromesso che è poi quello che sta alla base di ogni rapporto.

Il che non vuol dire farsi mettere i piedi in testa o venir meno alle proprie idee, come potrebbe pensare qualche femminista incarognita leggendo le mie parole, ma semplicemente imparare ad ascoltare i bisogni dell'altro, e cercare di rendersi felici a vicenda (o almeno ci si prova, insomma).
   Impossibile? Non direi. Banalità a go-go, dette per accattivarsi il pubblico? Neanche, poiché i continui riferimenti ad una moglie con il quale condivide la vita da oltre vent'anni hanno avvalorato ciò che, pur con ironia dissacrante, Ornano ha sottolineato durante il suo spettacolo, il fatto che le nevrosi della vita quotidiana stanno distruggendo a poco a poco il piacere dello stare insieme.

Viviamo attaccati ad uno smartphone manco fosse il prolungamento naturale del nostro braccio, quando andiamo in giro la nostra massima preoccupazione è quella di scattare più selfie possibili con tanto di bocca a culo di gallina ("duck face" mi sa un po' troppo di eufemismo, e io non sono il tipo da eufemismi) da condividere immediatamente su Facebook, fotografiamo fette di prosciutto durante il benedetto "ape", chiappe al vento, baci appassionati con l'occhietto rivolto alla fotocamera, pose plastiche manco fossimo sulla passerella della collezione autunno/inverno di Armani.

Poi, se ci mettono davanti ad un caffè in un baretto semplice semplice, senza aggeggi tecnologici a farci da barriera, da scudo nei confronti della realtà che ci circonda, diventiamo fragili, ci sentiamo a disagio, magari anche con quella persona che dovrebbe essere speciale, e farci sentire davvero noi stessi.

Una realtà sconcertante che può emergere anche da un semplice spettacolo comico, e che sta a noi cambiare, riscoprendo il piacere di stare in compagnia (reale, non virtuale, che quella non conta), liberandoci delle maschere che ci nascondono il volto facendoci sentire più forti e spavaldi, smettendola di fare i fenomeni sui social, se poi di persona non siamo nemmeno in grado di sostenere una conversazione a quattrocchi.



Ornano, pur nella sua semplicità, ha avuto il merito di sottolineare, e ce n'è sempre più bisogno al giorno d'oggi, quanto i rapporti umani si stiano logorando, ma anche l'importanza di riscoprirsi ogni giorno, perché in fondo è vero che la felicità sta nelle piccole cose, anzi in quelle piccolissime, private, personali, da custodire con gelosia, con quei "pochi ma buoni" che valgono molti di più dei mille e passa amici facebookiani.

Amen, andate in pace ragazzi.