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lunedì 13 giugno 2016

#cinema: Siamo cosììì… 10 donne coi contro… fiocchi al cinema

Coraggiose, sensuali, malvagie, affascinanti, ostinate, fragili… potremmo andare avanti all’infinito con gli aggettivi per descrivere la poliedricità della presenza femminile nel mondo del cinema, perché diciamocelo, la bellezza e la suggestione di certi ruoli in rosa sul grande schermo, i signori uomini, se le scordano.

Madri, mogli, figlie, amanti, donne in carriera, donne che vi hanno rinunciato per amore della famiglia, donne ingabbiate all’interno di cliché dai quali è ben difficile liberarsi, ma anche donne che hanno saputo spiccare il volo, con le proprie ali, come dimostra questa mia top ten mooolto personale e sentita. 

E allora non dilunghiamoci troppo, e andiamo alla scoperta dei 10 migliori ruoli femminili sul grande schermo, ruoli che hanno fatto la storia, facendoci sognare ad occhi aperti e scatenando in nutrite schiere di adolescenti folli deliri di autentica emulazione.

Solo su TheMacGuffin.it... ;) 


martedì 8 marzo 2016

#GiornataInternazionaleDellaDonna: per non dimenticare

Dicono che siamo complicate, troppo complicate, quasi incomprensibili. 
Se essere complicate significa pretendere rispetto; esigere un lavoro dignitoso, che possa realizzarci, con una retribuzione pari a quella di un uomo; poter scegliere se e quando essere compagna, madre, moglie, amante, fidanzata o amica; desiderare un amore puro e sincero, un uomo (o una donna) accanto che ci sappia comprendere senza bisogno, ogni volta, del libretto d'istruzioni; volere fermamente che il sesso non sia soltanto un atto meccanico, ma un gesto d'amore, passione, piacere, complicità e profondo rispetto verso noi stesse e l'altra persona; dire finalmente basta alla violenza, perché può portare soltanto ad altra violenza; avere il diritto di sentirsi libere, libere dalle convenzioni, dalle abitudini, dai ruoli che ci sono stati affibbiati per troppi anni. 
Se essere complicate è tutto questo, allora sì, siamo complicate. 
Terribilmente complicate. 
E fiere d'esserlo.  
Auguri a noi, Donne, che questo 8 marzo possa durare 365 giorni l'anno.


mercoledì 25 novembre 2015

#attualità: Non abbiate timore di esser donne

A tutte le donne, Alda Merini

           Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso             
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.




Voglio commemorare così, con le toccanti e veritiere parole di una delle più grandi poetesse della storia della letteratura nazionale (e non solo), questo 25 novembre, data simbolica per ricordare tutte le vittime della violenza perpetrata contro le donne. 
   Un messaggio che dovrebbe arrivare dritto al cuore ogni giorno, al di là delle date prestabilite, e che voglio lanciare specialmente alle ragazze più giovani, che mi spaventano un po': infatti, guardandomi intorno, ho come l'impressione che, troppo spesso, manchi il rispetto di se stesse, del proprio corpo, dei propri sentimenti come della propria sessualità. 
   Ci si svende al miglior offerente, pensando di ottenere chissà quali privilegi, l'idea di esser grandi, adulte, emancipate, contemporanee o semplicemente sexy e attraenti, ma non è così. 

Perché la violenza sulle donne non è soltanto lo schiaffo in pieno volto o il perpetrarsi di minacce o atteggiamenti da stalker, no. 
   La violenza sulle donne nasce anche dalle più piccole cose, dalla volontà di azzerarsi per compiacere un uomo, di sottomettere la propria volontà a quella di un'altra persona che finge di amarci, la violenza sta in un no che ci viene detto soltanto per il gusto di infliggerci una delusione.
   Basta poco, davvero poco, per entrare in un tunnel di rassegnazione, a entrare in quel pericoloso mood che ci fa dire "Massì, tanto sono tutti così, non soltanto il mio", ma sappiamo benissimo che non è vero. 
   Nel 2015 abbiamo tutti gli strumenti per venirne fuori, per imparare ad amarci, a rispettarci, a ribellarci, a prendere le nostre decisioni in totale autonomia, perché se non lo facciamo noi per prime, chi può farlo altrimenti? 
   Impariamo a leggere quei campanelli d'allarme che facciamo di tutto per ignorare, non accontentiamoci di un uomo solo perché pensiamo di non avere la legittimazione di fare le nostre scelte da sole, e ricordiamoci che non apparteniamo a nessuno, soltanto a noi stesse. 

Non vanifichiamo decenni di lotta contro il pregiudizio, la paura, l'ignoranza e la discriminazione, cerchiamo di non tornare indietro, ma di guardare sempre avanti, a testa alta, senza timori. 
   Ci hanno attaccato addosso etichette scomode, ci hanno violentate nel corpo e nell'anima, ci hanno accusate di ogni peccato fin dall'origine della vita e della storia, ma noi andiamo avanti.
   Madri, figlie, genitrici, amanti, lavoratrici instancabili, insomma, DONNE. 

venerdì 9 ottobre 2015

#viaggi: Egeria, ovvero l'archetipo della donna libera

Ieri vi ho parlato di una donna straordinaria, la scrittrice e giornalista inviata di guerra Oriana Fallaci, un esempio di coraggio, forza e caparbietà che suscita in me profonda stima e ammirazione.
   Oggi voglio proseguire su questo filone femminile raccontandovi di un'altra grande donna, vissuta nel quarto secolo dopo Cristo, un tempo così remoto che, soltanto a parlarne, facciamo già fatica a immaginarlo.

Questa è la storia di Egeria, uno spunto che mi ha fornito il noto gossipparo Alfonso Signorini in un suo editoriale, uno che, sotto l'apparenza frivola e leggera, ogni tanto qualche perla la tira fuori, pescando nella sua formazione accademica.

Si tratta della prima, vera femminista della storia: una viaggiatrice in solitaria, una donna appartenente all'antica nobiltà della Galizia, conservatrice regione della Spagna, una che avrebbe potuto trascorrere la sua beata esistenza tra balli, luculliani banchetti, feste sfrenate, divertimento e abiti lussuosi, il tutto contornato da un'adorante servitù.
   Sì, ma guardiamo anche il rovescio della medaglia: la corte impone una rigida etichetta, la libertà di una donna, all'epoca, era ancor più limitata che ai giorni nostri e, nel complesso, l'indipendenza era forse una parola sconosciuta nel vocabolario femminile, anche in quello di una nobile.

Fatto sta che, un bel giorno, la nostra Egeria decise di farsi preparare un cavallo e un mulo da uno stalliere e, armata soltanto di fede, coraggio e di un'insopprimibile voglia di libertà, partì alla volta della Terra Santa.
   Sola, completamente sola, attraverso la Spagna, la Francia, l'Italia, verso Costantinopoli e,infine, nella splendida Gerusalemme.
   Una piccola, grande donna, indifesa ma evidentemente non troppo, che è riuscita a fronteggiare briganti e malintenzionati, facile preda di uomini senza scrupoli che avrebbero potuto mangiarsela in un sol boccone.

Ma lei ce l'ha fatta: ha raggiunto la sua meta, e ci ha lasciato un diario (che DEVO avere nella mia libreria personale, ormai è diventata una mission) dove racconta le sue avventure, le sue esperienze, gli usi e costumi con i quali è entrata in contatto, le popolazioni incontrate, una versione rosa (anche se non amo molto questo termine) del Milione di Marco Polo.

Ho anche visto una sua raffigurazione: occhi profondi, scuri, malinconici. Occhiaie ben marcate. Un naso lungo, capelli riuniti quasi a crocchia, un giro di collana di pietre verdi attorno al collo. Bellissima.



Egeria ha compiuto un viaggio, un percorso che è durato ben tre anni, altro che Pechino Express. Per carità, lo guardo e mi piace anche, ma viaggiare con tanto di troupe e telecamere annesse 24h non fa testo, siamo capaci tutti, Barale e Yari Carrisi compresi.



Oltre all'indubbio coraggio, Egeria possiede anche il ritmo del narratore essenziale, compie un viaggio straordinario e lo descrive con efficacia minimalista:

"Arrivammo ad un luogo dove i monti, attraverso i quali stavamo andando, si aprivano e formavano una valle immensa che si estendeva a perdita d’occhio, tutta pianeggiante e molto bella, e oltre la valle appariva la santa montagna di Dio: il Sinai".

Una donna moderna nei tempi più arcaici del Cristianesimo, proprio in quegli stessi anni in cui dottori come Gregorio di Nissa, teologo e vescovo greco, sconsigliavano i pellegrinaggi perché "ponevano a repentaglio la purità", soprattutto (avevamo dei dubbi in proposito?) delle donne.

Ma Egeria non vi ha dato ascolto: una donna che è un esempio per tutti noi, così contemporanea proprio perché ha viaggiato per il piacere di viaggiare, per il gusto della curiosità, per il bisogno della scoperta.
   Chapeau, splendida Egeria, ce ne fossero di donne come te.

lunedì 21 settembre 2015

#libri: Intervista a Daria Colombo, autrice del romanzo "Alla nostra età, con la nostra bellezza"

Un libro sulle donne per le donne, un messaggio di solidarietà che ci invita a farci forza l'un l'altra, a unirci per raggiungere obiettivi comuni, perché l'amicizia femminile è un dono raro, da non lasciarsi sfuggire. 
   Questo il richiamo che traspare dal libro, ma soprattutto dalle parole di Daria Colombo, scrittrice e giornalista politicamente e socialmente impegnata, una donna forte che parla al cuore del suo interlocutore senza mezze misure, con spontaneità e una semplicità disarmanti. 

Compagna di vita di Roberto Vecchioni, ha saputo svincolarsi dalla semplicistica immagine di “moglie di” e trovare il proprio spazio nel panorama culturale italiano, con la pubblicazione di due romanzi di successo, Meglio dirselo (Rizzoli, 2010) e Alla nostra età, con la nostra bellezza (Rizzoli, 2015), e in quello politico con la nascita del Movimento dei Girotondi. 

Durante l'intervista in occasione della presentazione del suo libro, nel contesto della prima edizione della Festa del Pensiero di Alessandria, si è parlato di donne, femminismo 2.0, politica, cultura e molto altro. 




Com'è nata l'idea di scrivere questo libro, dalla trama decisamente realistica, una storia di donne che, contando sul sostegno reciproco, riescono ad affrontare con il sorriso sulle labbra le tante difficoltà della vita? C'è qualche elemento autobiografico, o magari anche tu hai avuto il dono di un'amicizia al femminile così salda e radicata nel tempo? 
   
Ho scritto questo libro perché volevo raccontare una storia sulla forza delle donne, il racconto di un'amicizia vera, un legame indissolubile seguito per quindici anni ma che prosegue anche oltre la narrazione. 
   Lo spunto è sicuramente autobiografico, non nei fatti narrati quanto nell'idea che ha dato vita a quest'opera: infatti, nei ringraziamenti, ho dedicato questo mio secondo libro a una donna, Annalisa, un'amica conosciuta ai tempi dell'Università, a Padova, una donna molto più grande di me, sposata e madre di tre figli, che ha avuto un ruolo particolarmente importante nella mia vita. 
   Una cosiddetta “studentessa di ritorno”, che ha saputo dimostrarmi, una volta di più, quanto l'amicizia sia fondamentale nelle nostre vite, e quanto l'età anagrafica non conti minimamente, e al contrario possa arricchirci con esperienze condivise. 

Il libro ci dona un messaggio positivo e ci spiega come, anche quando si trova in difficoltà, l'essere umano rimanga sempre e comunque legato a valori fondamentali come l'amicizia e la complicità femminile. Nutri ancora fiducia in questo nostro genere umano, così fragile e forte al tempo stesso? 
   
Ogni tanto vacillo anch'io, ascoltando i telegiornali e leggendo i giornali, specialmente alla luce delle ultime stragi di migranti, delle foto di bambini annegati ancor prima di aver vissuto una vita dignitosa che potesse risarcirli di ciò che hanno patito ingiustamente. 
   Tuttavia il mio ottimismo di base rimane, e mi riconosco appieno in una frase contenuta proprio in "Alla nostra età, con la nostra bellezza": “C'è sempre una donna che offre una tazza di tè e tiene sulle spalle il destino del mondo”, ovvero c'è sempre qualcuno pronto a sostenerci, e dobbiamo farlo vicendevolmente. 
   Io non smetterò mai di ringraziare le mie amiche, che anche nei momenti drammatici della mia vita hanno dimostrato che la solidarietà femminile, anche quando è silenziosa e non viene urlata o sbandierata, esiste. 

Visto che si parla di donne, dimmi, ma tu ti senti un po' femminista? Pensi che questo termine abbia ancora ragione d'essere nel 2015? 
   
Non credo nel femminismo in senso lato perché uomini e donne sono troppo differenti tra loro, sono due mondi che devono trovare un punto d'incontro, ma sempre senza snaturarsi.
   Le donne devono avere le stesse possibilità di cui gode il mondo maschile, senza rinunciare alla propria diversità e alla propria femminilità. 
   In Italia questo è un traguardo ancora lontano, e la crisi di certo non aiuta: nei momenti di difficoltà economiche, nella stragrande maggioranza dei casi è la donna a rinunciare al proprio lavoro e alle proprie ambizioni in favore dell'occupazione del proprio compagno, e questo non è giusto. 

A tal proposito, trovi che nella società e nella politica odierna le donne abbiano uno spazio e una libertà adeguate? Hai da sempre dimostrato un forte interesse verso il mondo della politica, l'hai mantenuto inalterato nonostante il caos partitico nel quale stiamo annegando? 
   
Abbiamo ancora molta strada da percorrere e, nonostante le quotidiane bagarre, gli insulti ai quali assistiamo in talk show e programmi tv e tutto il penoso contorno mediatico, io credo ancora nella politica. 
   Come è stato sottolineato ironicamente in più di un'intervista, sono cresciuta in una famiglia dove, dopo l'omicidio, il delitto peggiore che si potesse commettere era non andare a votare.
   La politica la considero un valore profondo, quello che regola la civile convivenza tra i cittadini, per questo imprescindibile dalla nostra esistenza. 
   La mia vita, e la mia produzione narrativa, seguono due linee direttrici: il sentimento, che muove i legami con le persone care e amate, e il filone politico, quello che determina i rapporti con gli altri, coloro che non conosciamo ancora. 
   Infatti ho scelto di ambientare il mio romanzo in un periodo storico ben preciso, gli anni dal 1992 al 2007, ovvero dallo scandalo di “Mani Pulite” alla nascita del Partito Democratico, due momenti salienti nella nostra storia, positivi o negativi che siano. 

Una domanda estremamente soggettiva: qual è, secondo te, la vera forza delle donne? 
   Oggi ci sentiamo quasi costrette ad essere multitasking, un termine ormai imprescindibile, specialmente per i mass media, ma è davvero così? 
   Abbiamo perso il diritto di “essere stanche”, nascoste dietro una maschera da Wonder Woman che ci è stata cucita addosso, magari involontariamente? 

Sono assolutamente d'accordo con questa considerazione, troppo spesso ci sentiamo in trappola, oppresse da una mole eccessiva di responsabilità, ma l'errore è nostro, che non ci sentiamo mai all'altezza. 
   Dobbiamo imparare a rieducarci, e a insegnare alle nostre figlie a volersi bene, a essere multitasking, per usare questo termine, ma senza esagerare. 

Hai scelto di ambientare questo tuo romanzo a Milano: com'è cambiata negli anni questa città, quali metamorfosi ha subito? E soprattutto, in bene o in male?

Milano nel corso degli anni è cambiata moltissimo, ha saputo rinnovarsi soprattutto dal punto di vista culturale, ha conquistato una dimensione europea se non mondiale, e non ha nulla da invidiare alle grandi capitali estere. 
   Potrà sembrare azzardato, ma secondo me sta vivendo una sorta di secondo Rinascimento, di cui sono estremamente felice. 
   L'esempio più eclatante è sicuramente l'Expo 2015, un grande successo nonostante le numerose critiche, e una scommessa da vincere: cosa succederà dopo, che ne sarà dell'area espositiva dopo il 31 ottobre? 

Per scrivere Alla nostra età, con la nostra bellezza ti sei ispirata all'opera di qualche scrittore celebre, o magari a qualche libro che ami in particolar modo?

Nessuno in particolare, amo tutta la letteratura, italiana e straniera, dalla Mazzantini a Poe, da Pino Roveredo ai grandi classici del passato. 
   Credo di avere uno stile molto personale, mi piacciono le descrizioni semplici e immediate, in grado di arrivare subito al lettore, tralasciando il lirismo eccessivo che potrebbe privarmi della mia spontaneità, anche sulla carta stampata. 

Un'ultima domanda, che ti avranno già fatto mille volte, ma da cui non puoi sottrarti: hai un marito dal nome decisamente impegnativo, ti ha sostenuta durante la stesura del libro? Ha contribuito attivamente alla sua realizzazione, oppure ti soltanto fornito un sostegno affettivo? 

(ride) Nella stesura del mio primo romanzo non era intervenuto assolutamente, gli avevo permesso di leggerlo solamente una volta completato, ma stavolta è stato diverso, mi ha sostenuta psicologicamente durante l'intero lavoro, che è stato sicuramente più difficile: quando il primo libro ha successo le aspettative si alzano, e occorre impegnarsi al massimo per non deludere i lettori e, in primis, se stessi. 



Ecco come possiamo riassumere questa chiacchierata, e il messaggio di Alla nostra età, con la nostra bellezza: che questa ricercata bellezza sta nelle cose semplici, nella forza della normalità, nelle piccole gioie e negli altrettanto piccoli drammi del vissuto quotidiano; che l'età, soprattutto nell'amicizia al femminile, è qualcosa di totalmente irrilevante; che la parola “amicizia” è il contrario di “solitudine”; che le nuove generazioni hanno subito una profonda delusione politica, ma non per questo devono darsi per vinte; e infine, che la bellezza non è quella esteriore, superficiale ed effimera, ma quella che nasce dall'esperienza, quella che non ha età, insita in ogni donna, che aspetta soltanto di venire fuori.

"Questo articolo è apparso il 18/09/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/paper-street-intervista-daria-colombo.html