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venerdì 17 giugno 2016

#libri: Le spine di una... Rosa, Marzia Polito

Oggi vi propongo una recensione scritta per il portale online http://chanceincomune.altervista.org/, nel contesto della collaborazione con il sito letterario http://www.recensioniperesordienti.it/: si parla di violenza sulle donne, si parla di argomenti difficili da affrontare (o anche solo da leggere), si parla di tematiche che non si possono più tenere nascoste sotto un velo di ipocrisia... 




“Non capisci che sono uomini e possono fare ciò che vogliono? Arrangiati con il poco che ti dà.”

Per quanti, agghiaccianti anni uomini e donne hanno ragionato così, dando per scontato che la violenza fosse un corollario logico e inevitabile del matrimonio, della relazione tra i due sessi, che la donna dovesse quotidianamente subire ogni genere di inaudita, intollerabile violenza?
   Sì, perché di violenza non ce n'è una sola, ne esistono moltissime, dolorose sfumature: da quella fisica, la più scontata, quella che fa più clamore, quella dello schiaffo, del pugno, dello sfregio estetico, a quella mentale, una delle più pericolose, perché va a minare certezze e autostima della vittima designata, da quella verbale, fatta di insulti, parolacce e umiliazioni in pubblico e non, a quella sessuale (sì, perché uno stupro può avvenire anche tra le mura domestiche, e frequentemente) ed economica, che impedisce alla donna di possedere anche la minima indipendenza economica dal coniuge.

È proprio su queste tematiche che si snoda la trama di Le spine di una... Rosa, potente esordio narrativo dell'autrice Marzia Polito, un romanzo estremamente difficile da leggere, ma certamente non per la mancanza di stile o di maestria letteraria da parte della Polito, anzi: si tratta di un volume talmente realistico, dallo stile narrativo talmente limpido, vivido, incisivo, e i personaggi risultano caratterizzati in maniera così concreta che arrivare in fondo è un dolore per chi legge, donna o uomo che sia.

Toccare con mano il degenerare progressivo di quella che, almeno inizialmente, sembrava un'autentica storia d'amore, percepire a pelle la sofferenza e l'umiliazione di Rosa, arrivare al punto di odiare profondamente Nando, marito – padrone, di augurargli anche soltanto un briciolo di ciò che ha fatto subire alla moglie e ai figli, in un'infinita catena di disumana violenza (e dove la costrizione all'aborto, o meglio a più di uno, diventa altra tematica collaterale su cui riflettere attentamente), è inevitabile.

Sentimenti forti, quelli suscitati nel lettore, un senso d'indignazione ovvio e sacrosantemente giusto ma, analizzando meglio il proprio stato d'animo post – lettura, c'è qualcos'altro che emerge: un senso di rabbia e frustrazione rivolto non soltanto al carnefice, ma anche alla vittima, proprio quella Rosa che subisce, che persevera nei suoi indicibili errori, che, nonostante tutto, continua ad amare il suo aguzzino sperando, utopisticamente, che forse un giorno possa tornare il suo principe azzurro.

Ed è proprio questo il messaggio più importante che ci lancia Marzia Polito: quando leggiamo, o ascoltiamo al telegiornale, la notizia dell'ennesima violenza subita da una donna, non meravigliamoci del fatto che, magari, la vittima non abbia mai denunciato il proprio partner, o ne abbia subito le angherie per anni, perché è proprio questa la parte più difficile: denunciare la violenza subita, superare la paura, la vergogna dell'essere giudicata, l'umiliazione, e tentare, tra mille difficoltà, di ricominciare a vivere, per davvero. 

Nel complesso, un libro di fortissimo impatto emotivo, una scelta stilistica assolutamente vincente (l'autrice apre il romanzo, introduce il lettore alla dolorosa realtà femminile degli anni Sessanta/ Settanta – anni in cui le denunce per abusi sarebbero state del tutto inutili - per
poi ritirarsi e lasciar spazio al completo svolgimento della narrazione), e un invito, sul finale, da sventolare gloriosamente come un vessillo: “Ama il tuo essere Donna”.

martedì 8 marzo 2016

#GiornataInternazionaleDellaDonna: per non dimenticare

Dicono che siamo complicate, troppo complicate, quasi incomprensibili. 
Se essere complicate significa pretendere rispetto; esigere un lavoro dignitoso, che possa realizzarci, con una retribuzione pari a quella di un uomo; poter scegliere se e quando essere compagna, madre, moglie, amante, fidanzata o amica; desiderare un amore puro e sincero, un uomo (o una donna) accanto che ci sappia comprendere senza bisogno, ogni volta, del libretto d'istruzioni; volere fermamente che il sesso non sia soltanto un atto meccanico, ma un gesto d'amore, passione, piacere, complicità e profondo rispetto verso noi stesse e l'altra persona; dire finalmente basta alla violenza, perché può portare soltanto ad altra violenza; avere il diritto di sentirsi libere, libere dalle convenzioni, dalle abitudini, dai ruoli che ci sono stati affibbiati per troppi anni. 
Se essere complicate è tutto questo, allora sì, siamo complicate. 
Terribilmente complicate. 
E fiere d'esserlo.  
Auguri a noi, Donne, che questo 8 marzo possa durare 365 giorni l'anno.


mercoledì 25 novembre 2015

#attualità: Non abbiate timore di esser donne

A tutte le donne, Alda Merini

           Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso             
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.




Voglio commemorare così, con le toccanti e veritiere parole di una delle più grandi poetesse della storia della letteratura nazionale (e non solo), questo 25 novembre, data simbolica per ricordare tutte le vittime della violenza perpetrata contro le donne. 
   Un messaggio che dovrebbe arrivare dritto al cuore ogni giorno, al di là delle date prestabilite, e che voglio lanciare specialmente alle ragazze più giovani, che mi spaventano un po': infatti, guardandomi intorno, ho come l'impressione che, troppo spesso, manchi il rispetto di se stesse, del proprio corpo, dei propri sentimenti come della propria sessualità. 
   Ci si svende al miglior offerente, pensando di ottenere chissà quali privilegi, l'idea di esser grandi, adulte, emancipate, contemporanee o semplicemente sexy e attraenti, ma non è così. 

Perché la violenza sulle donne non è soltanto lo schiaffo in pieno volto o il perpetrarsi di minacce o atteggiamenti da stalker, no. 
   La violenza sulle donne nasce anche dalle più piccole cose, dalla volontà di azzerarsi per compiacere un uomo, di sottomettere la propria volontà a quella di un'altra persona che finge di amarci, la violenza sta in un no che ci viene detto soltanto per il gusto di infliggerci una delusione.
   Basta poco, davvero poco, per entrare in un tunnel di rassegnazione, a entrare in quel pericoloso mood che ci fa dire "Massì, tanto sono tutti così, non soltanto il mio", ma sappiamo benissimo che non è vero. 
   Nel 2015 abbiamo tutti gli strumenti per venirne fuori, per imparare ad amarci, a rispettarci, a ribellarci, a prendere le nostre decisioni in totale autonomia, perché se non lo facciamo noi per prime, chi può farlo altrimenti? 
   Impariamo a leggere quei campanelli d'allarme che facciamo di tutto per ignorare, non accontentiamoci di un uomo solo perché pensiamo di non avere la legittimazione di fare le nostre scelte da sole, e ricordiamoci che non apparteniamo a nessuno, soltanto a noi stesse. 

Non vanifichiamo decenni di lotta contro il pregiudizio, la paura, l'ignoranza e la discriminazione, cerchiamo di non tornare indietro, ma di guardare sempre avanti, a testa alta, senza timori. 
   Ci hanno attaccato addosso etichette scomode, ci hanno violentate nel corpo e nell'anima, ci hanno accusate di ogni peccato fin dall'origine della vita e della storia, ma noi andiamo avanti.
   Madri, figlie, genitrici, amanti, lavoratrici instancabili, insomma, DONNE.