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martedì 19 gennaio 2016

#corsi: Si è sempre in tempo per "imparare a scrivere a fumetti"


Qualche giorno fa ho ricevuto un invito a un interessantissimo corso, che ho scelto di condividere con voi, casomai fra i lettori ci fosse qualche appassionato di fumetti.
   Il corso in questione è "Scrivere a Fumetti", in attivazione presso il Circolo Arci Gagarin, di prossima apertura a Busto Arsizio (zona centro)
 


Un percorso completo a cura di Adriano Barone (Bonelli Editore) e Alessio De Santa (Tunuè), che si propone di affrontare la scrittura a fumetti in ogni suo stadio.
 
Si articola in 5 lezioni frontali, di cui 4 tenute da Barone e una, conclusiva, da De Santa, e durante il corso saranno forniti una bibliografia preliminare e link di interesse per sceneggiare o da cui scaricare gratuitamente esempi di sceneggiatura; durante le lezioni, i formatori correggeranno i compiti assegnati casa e, attraverso la creazione di un gruppo su Facebook, sarà possibile un continuo confronto tra formatore e studente.
   Sarà fondamentale l'utilizzo di questo prezioso strumento per attivare scambi fruttuosi, letture reciproche e discussioni, anche a corso concluso.

Per quanto riguarda il programma delle lezioni, Barone affronterà i seguenti temi:

  • Il fumetto italiano, americano, francese e giapponese. Le opportunità concrete di lavoro nei vari mercati; come cambiano stile e sceneggiatura nei diversi paesi
  • Costruire una storia: conflitti e personaggi
  • Il linguaggio del fumetto: trama e scaletta
  • Tecniche di sceneggiatura

De Santa, invece, affronterà i seguenti temi:

  • DMIPGA - Discorso Motivazionale Introduttivo Per Giovani Autori;
  • Come proporre un progetto a un editore: aggiustare un soggetto scritto male;
  • Il fumetto e il web.
  • Perché scrivere a fumetti. La specificità di un medium;
  • Per chi scriviamo? Target, tono, modalità;
  • Di cosa vale la pena scrivere? L'approccio Carver;
  • Scrivere fumetti per il web: alcune osservazioni pratiche,
  • Il fumetto d'autore

Se vi siete incuriositi, per info e contatti: corsi@circologagarin.it

giovedì 12 novembre 2015

#film: Snoopy & Friends, il film dei Peanuts

Premetto che questa NON sarà una recensione oggettiva, contrariamente a quanto vi ho proposto fino ad oggi. 
   No, questa sarà una recensione accecata dall'amore per le noccioline, per quei Peanuts che mi accompagnano da 26 anni, donandomi un sorriso e un pensiero positivo pressoché quotidianamente.

Quando, lo scorso anno, ho saputo che sarebbe uscito nelle sale cinematografiche un lungometraggio dedicato al piccolo, grande mondo nato dalla fantasia di quel geniale poeta che fu Charles M. Schulz, devo dire che le mie reazioni sono state contrastanti: da un lato l'attesa, simile a quella di un bimbo di 5 anni la notte di Natale, un'attesa emozionata e spasmodica, che da adulti si prova ben raramente.
   Dall'altro, il timore di una delusione cocente, come sempre quando si va a toccare ciò che più amiamo, fin dalla più tenera età.

Devo dire che, appena ho visto i primi fotogrammi del film, mi sono dovuta ricredere, e i miei timori si sono sciolti come neve al sole. Standing ovation per il regista, Steve Martino, che è riuscito a rendere alla perfezione, sul grande schermo e con la tecnica del digitale, tutta la poesia e la bellezza di questi personaggi, conservandone anche il tratto grafico distintivo, al punto da faticare a distinguere le immagini sullo schermo da quelle sulla carta stampata (bellissimo il confronto tra le due versioni, durante lo scorrimento dei titoli di coda). Nessuna esasperata modernità, niente di gratuito o fuori luogo.

In effetti, il fatto che il film sia nato da un'idea del figlio di Charles M. Schulz, Craig, e che sia stato scritto da quest'ultimo e da Bryan, il nipote di Charles, poteva costituire, già di per sé, una garanzia, ma io sono come San Tommaso, si sa: ho dovuto toccare con mano, e non sono rimasta affatto scottata, anzi.

Ma arriviamo a parlare del film: innanzitutto, dal punto di vista prettamente visivo, la pellicola è un qualcosa di bellissimo, Bello, oggettivamente (stavolta posso dirlo!) bello, dai colori alla grafica, fino alle ambientazioni (una su tutte il paesaggio innevato, sarà che io sono una fanatica del Natale...).
   Spettacolari anche le espressioni "piatte" dipinte sul volto di Charlie, Snoopy e amici, che ricordano in toto l'opera di Schulz, come il fatto che i pensieri dei personaggi siano "a fumetti", racchiusi dalle classiche "nuvolette", o ancora che, di tanto in tanto, si affaccino sulla scena onomatopee e altri segni grafici tipici del mondo dei comics, come il volo tratteggiato di Woodstock.


Anche la caratterizzazione dei personaggi stessi è magistrale, e a suo modo rassicurante: Charlie Brown è sempre timido e pasticcione all'inverosimile, Snoopy sempre ossessionato dal Barone Rosso, Lucy inviperita q.b., Sally innamorata, Linus filosofo in erba, e via così.
   E non sono rimasta poi così sconvolta, come è accaduto a molti altri utenti del web, nel rendermi conto che, finalmente, dopo più di 50 anni, la ragazzina dai capelli rossi ha un volto.
   Era ora, sono più di vent'anni che voglio vederla in faccia, questa fantomatica ragazzina, e volete mettere la soddisfazione di vedere un Charlie Brown che, preso il coraggio a quattro mani, finalmente riesce a rivolgere la parola alla sua amata, ricambiato? La più grande rivincita dei nerd, non c'è che dire, un momento epico nella storia del fumetto.
 
Perché, in fondo, non c'è frase più vera di quella, detta e stradetta, che asserisce che "Charlie Brown è tutti noi".
   E proprio per questo la semplicità malinconica e tenera dei Peanuts riesce a coinvolgerci così profondamente, riesce a trasmettere, a pelle, l'euforia di un brachetto dotato di una fervida immaginazione, l'insicurezza di un ragazzino innamorato, la finta prepotenza di una bambina un po' spavalda, l'intelligenza sproporzionata di un bimbo che, nei momenti di indecisione, si attacca alla sua coperta, morbido scudo protettivo, e attende con fiducia l'arrivo del Grande Cocomero.


Fatto sta che (avrò dei problemi, ma in fondo chi non ne ha?) sono uscita dal cinema con un sorriso stampato sulla faccia, e gli occhi lucidi dalla commozione, perché vedere Snoopy e tutti gli altri "vivi", animati, proprio di fronte a me, mi ha fatto uno strano effetto: è stato come ritrovare "in carne e ossa" un vecchio amico di penna, la concretizzazione di un legame affettivo che mi unisce alle pagine di quello che, per me, è IL fumetto, in un film che sprizza amore per i Peanuts e Schulz da tutti i pori, esattamente come l'avrei voluto se avessi potuto girarlo io stessa, e infarcito di tutte le citazioni più belle e significative delle strisce dagli anni Cinquanta al Duemila (non manca proprio nulla, compreso il banchetto di consulenza psicologica di Lucy e l'incubo del lancio della palla da rugby alla quale la stessa Lucy sottopone quotidianamente il povero Charlie Brown, gli aquiloni di Charlie Brown continuano a non volare e i capolavori letterari di dubbio gusto scritti da Snoopy iniziano sempre con "Era una notte buia e tempestosa..."...).

E ora lancio un appello: VI PREGO, REALIZZATE UNA SERIE TV, ALMENO IN 10 STAGIONI, SONO GIà IN PIENA CRISI DI ASTINENZA DA PEANUTS!

mercoledì 28 ottobre 2015

#libri: Churubusco, Andrea Ferraris

Domenica sera la città di Casale Monferrato si è trasformata, almeno per un paio d'ore, in un vecchio villaggio del più profondo Messico, più precisamente Churubusco, affascinante e cruento luogo di frontiera.
   A condurci per mano in questo viaggio, nato nel contesto della rassegna musicale e letteraria “Books and Blues”, giunta alla sua sesta edizione, Andrea Ferraris e Paolo Bonfanti, rispettivamente scrittore/disegnatore e musicista/chitarrista di fama internazionale che, sulle note di ballate mexicane come “Cross the borderline” o “Luz de Luna”, hanno presentato l'ultima graphic novel di Ferraris, intitolata appunto “Churubusco”, un fumetto che racconta una pagina tanto dolorosa quanto sconosciuta della storia americana.



Infatti, se oggi Churubusco è soltanto un quartiere come tanti di Città del Messico, inglobato nella metropoli, nel 1847, anno in cui è ambientato il racconto del fumettista genovese, è stato un vero e proprio quartier generale, ma soprattutto un rifugio, per il Battaglione San Patricio, una brigata internazionale di disertori provenienti perlopiù dall’Irlanda, ma anche da Polonia, Germania, Scozia, Spagna e Italia, ottocento soldati guidati dall'eroico Capitano John Riley, che iniziarono a combattere al fianco dei messicani contro l'esercito statunitense.
   Una storia di due secoli fa ma incredibilmente attuale che, come sottolineato dall'autore stesso, ricorda da vicino le notizie di cronaca sui migranti che ascoltiamo ogni giorno al telegiornale.

Ma com'è nato, nel concreto, questo libro? Perlopiù a Parigi, dove Ferraris si è recato per approfondire i suoi studi storici, specialmente presso l’Istituto di Cultura del Messico, e grazie al'interessamento dell’ambasciatore del Messico a Dublino, che ha messo in contatto l'autore con Paddy Moloney, leader della folk band irlandese The Chieftains (gli stessi che, nel 2010, hanno prodotto un concept album dedicato alle gesta del Battaglione San Patrizio), che ha poi curato la prefazione di “Churubusco”.

Per quanto riguarda l'aspetto prettamente tecnico, le tavole di Andrea Ferraris sono caratterizzate da un tratto deciso, che si indurisce nelle scene più violente e drammatiche, per poi ammorbidirsi in quelle più umane, negli attimi di comunione tra i componenti del battaglione.
   Sfogliando il libro spiccano, per particolarità, alcune tavole dai toni caldi, dalle sfumature brune: merito del caffè, utilizzato come fosse un acquerello, perfetto per rendere la dimensione onirica dell’incubo del protagonista, tecnica già utilizzata da artisti del calibro di Basquait.

Nel complesso un fumetto dove si notano, velatamente, riferimenti a grandi maestri quali Toppi, Pratt, Battaglia, Luzi, atmosfere che ricordano gli albi a tema bellico di origine argentina, sequenze di sapore cinematografico, specialmente nel montaggio, che si avvicinano alle pellicole di Sergio Leone, che si alternano ad elementi assolutamente originali, come le sequenze di dialogo dove, al posto delle parole, troviamo un linguaggio fatto di segni, un richiamo impenetrabile ma chiarissimo alla natura circostante.
   Il paesaggio diventa, infatti, elemento predominante, protagonista esso stesso di lunghe sequenze prive di dialoghi, dove la narrazione è affidata alla magica suggestione del luogo che ha accolto, molti anni fa, questa sparuta ma coraggiosa manciata di eroi.

"Questo articolo è apparso il 26/10/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/churubusco-andrea-ferraris-una-graphic-novel-che-racconta-una-delle-pagine-pi-dolorose-della-storia-del-messico.html

martedì 11 agosto 2015

#fumetti: Buon compleanno, Snoopy!

Il 10 agosto è una data importante, il giorno di San Lorenzo, sì proprio quello delle stelle cadenti, quando tutti stiamo ore e ore con il naso all'insù sperando di cogliere il bagliore di una scia luminosa nel cielo.
   Ecco, le persone normali, del 10 agosto, si ricordano per questo motivo. 
Ma io, ovviamente, no. Infatti, per me, il 10 agosto è da sempre il compleanno di uno dei miei più grandi amori, Snoopy, una ricorrenza ben più importante del santo segnato sul calendario (lasciatemi essere un po' blasfema, ogni tanto...), il giorno della nascita, in quel lontano 1950, del bracchetto più dolce, divertente, pestifero e dissacrante della storia del fumetto. 




65 anni portati da Dio, un mito che non accenna a scemare generazione dopo generazione, e che ha davvero segnato un'epoca, entrando a far parte della vita quotidiana di ciascuno di noi.
   A decretare il 10 agosto come data fondamentale nella storia dei Peanuts è stata una striscia a fumetti disegnate nel 1968 da Charles M. Schulz, il papà di Snoopy e compagnia bella, pubblicata su ben sette quotidiani statunitensi, a testimonianza dell'incredibile successo dei personaggini di quel genio di un disegnatore. 

Ma come nasce la mia passione per Snoopy e, più in generale, per le "noccioline" (perché è questo il significato letterale di "Peanuts", il termine che raggruppa sotto di sé tutti i personaggi che fanno parte di questi fumetti, poi tradotto con "piccole persone", "cose da poco", semplici ma di grandissimo valore)?



In effetti, non ve lo saprei dire con precisione: sicuramente influenzata da mia mamma, da sempre un'affezionata lettrice del nostro bracchetto di fiducia, l'ho amato sin dalla prima pagina, e i motivi sono innumerevoli: innanzitutto, a colpo d'occhio, per la simpatia e la semplicità del disegno, in grado, con pochi e a volte imprecisi segni, di tratteggiare espressioni e rendere, inchiostro su carta, emozioni e sentimenti di una dolcezza infinita. 

Ed è proprio questa la forza narrativa ed espressiva dei Peanuts: la capacità di coinvolgere il lettore in una manciata di battute, mai scontate, passando con nonchalance dal sarcasmo più cinico (certe frasi ironiche, in bocca ad un bracchetto, valgono doppio, va detto) all'innocenza più commovente, dalla riflessione filosofica alla dolcezza tipica dell'infanzia. 

Insomma, una gamma di emozioni pressoché infinita, in una sola striscia a fumetti. 
   Per questo mi fanno andare in bestia quelli che, quando mi vedono con il naso tra le pagine di questi fumetti, non esitano a dirmi: "Ma è roba da bambini, come fai a leggerlo?!"
   Si tratta di tutto tranne che di una "roba infantile", e chi li ha già letti lo sa: per carità, anche un bimbo può leggerli, i disegni sono comunque accattivanti e alcune battute comprensibili anche in tenera età ma, se si vuole davvero apprezzare l'arte di Schulz, i Peanuts vanno letti da adulti, quando si ha la capacità di comprendere l'allusione politica piuttosto che la riflessione in ambito sociologico o storico. 



A riprova di quel che sto dicendo, esistono fior fior di studiosi che si sono occupati di Lucy, Charlie Brown, Linus&Co: la filosofia di Snoopy, com'è stata definita in un omonimo libro, è quella delle piccole cose, è la riflessione che parte dal basso, dai pensieri di un gruppo di bambini degli anni Cinquanta, di quando bastava poco per essere felici, dell'emozione di uno slittino lanciato a tutta velocità sulla neve appena caduta, dei giochi semplici e dei pensieri che accompagnano l'infanzia, troppo spesso sottovalutati, ma più grandi e profondi di quelli "dei grandi". 
   
Umberto Eco ha dichiarato: 
"Quando dico "Poeta" lo dico per fare arrabbiare qualcuno. Gli umanisti di professione, che non leggono i fumetti; e coloro che accusano di snobismo gli intellettuali che fingerebbero di amare i fumetti. Ma sia bene inteso: se "poesia" vuole dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta. Se poesia è far scaturire da eventi di ogni giorno, che siamo abituati a identificare con la superficie delle cose, una rivelazione che delle cose ci faccia toccare il fondo, allora Schulz è poeta. E se poesia fosse soltanto trovare un ritmo privilegiato e su di quello improvvisare in una avventura ininterrotta di variazioni infinitesime, così che dall’incontro altrimenti meccanico di due o tre elementi possa scaturire un universo sempre nuovo, cantato senza pause, ebbene anche in questo caso Schulz è poeta. Più di tanti altri."
Se lo dice lui, non possiamo che fidarci ciecamente.

E poi insomma, come si fa a non amare un cane che passa dagli improperi nei confronti del "bambino dalla testa tonda" che tarda sempre a portargli la cena, all'interpretazione magistrale di un aviatore in pieno conflitto mondiale contro l'acerrimo nemico, il Barone Rosso, immedesimandosi una volta nel fighetto di un campus universitario, e la volta dopo in uno scrittore di consumato (e dubbio) talento (vi dice qualcosa la frase "Era una notte buia e tempestosa..."?), sempre con un'ironia graffiante ed esilarante?

Io, grazie ai Peanuts, ho riso, pianto (anche leggendo il commiato di Schulz al momento del suo ritiro dal lavoro, sono bastate poche parole per capire di che pasta doveva esser fatto quell'uomo), mi sono emozionata e ho trascorso ore e ore in compagnia di veri amici, anche se di carta, che mi accompagnano sin dall'infanzia, e continuano a farlo anche oggi che ho 26 anni suonati. 

Perché in fondo, ammettiamolo, siamo un po' tutti Charlie Brown, quando ci sentiamo giù di morale e ci ancoriamo agli amici per andare avanti, ma anche Linus, con la sua immancabile coperta-salvagente che è diventata persino un modo di dire consolidato in tutto il mondo, e ancora la piccola Lucy, adorabile brontolona, e Piperita Patty, la pasticciona per antonomasia.
   E, per finire, proprio lui, il mio adorato Snoopy: chi non vorrebbe accanto qualcuno che ti dica, nei momenti di sconforto, che "Tutte le lacrime vanno baciate via" (da una striscia del 31 gennaio 1970)?    Meglio di tanti fidanzati, poco ma sicuro.