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giovedì 8 dicembre 2016

#cinema: Dalla cronaca alla pellicola... il passo è breve

Che il cinema attinga, fin dai suoi albori, dalle storie narrate tra le pagine di romanzi e volumi di varia natura è, ormai, cosa assolutamente nota; ma, forse, un po' meno noto è il fatto che moltissimi film siano nati (o perlomeno abbiano ricevuto una buona dose di ispirazione) da articoli di giornale e da fatti di cronaca e costume raccolti tra le pagine consumate di quotidiani provenienti da ogni parte del mondo.
   Fatti tragici, crudi, drammatici o, perché no, storie positive, in grado di portare speranza a chi le legge (o guarda, scegliete voi).

Se volete scoprire i 5 migliori film nati dal profumo della carta appena stampata, allora vi basta un click qui ;) 

"Questo articolo è apparso su http://www.themacguffin.it/. Per gentile concessione".

venerdì 15 gennaio 2016

#libri: Gianna Vitali, l'addio alla storica fondatrice della Libreria dei Ragazzi di Milano

“E se insieme aprissimo una libreria solo per i bambini? Che ne pensi, Gianna?”. 
   “Non ho mai sentito un’idea più scema... Quando cominciamo?" 

Questo era l'inizio di un'avventura, queste poche frasi, fatte di amore, complicità e voglia di mettersi in gioco, con quel pizzico di follia che sta alla base di ogni grande progetto destinato ad andare a buon fine.
   Questa è stata l'avventura di Roberto Denti e Gianna Vitali, compagni di vita e di lavoro, fondatori della prima libreria dedicata esclusivamente alla narrativa per l'infanzia in Italia, la Libreria di Ragazzi di Milano.
   Due figure accomunate da una profonda intelligenza, da un'ironia tagliente e anche da una buona dose di lungimiranza, come dimostreranno i fatti a venire, che il fato si è portato via troppo presto.


Sì, perché a distanza di appena tre anni dalla scomparsa del marito anche Gianna, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio, ci ha lasciati per raggiungere il suo Roberto, e con lei se n'è andato un pezzo importante della storia e della memoria culturale collettiva.
   Una donna forte e coraggiosa che, nonostante la morte dell'amato coniuge, avvenuta il 21 maggio 2013, aveva continuato in questi ultimi anni, instancabile, l'attività avviata nell’ormai lontano 1972 a Milano. 

La Libreria dei Ragazzi di Milano ha costituito un esempio fondamentale, poi seguito da molte altre città italiane a cominciare da Napoli, con la quasi trentennale esperienza di Nana Schisano e della figlia Annamaria nella Libreria dei Ragazzi di largo Ferrantina a Chiaja, splendide sedi della letteratura per l’infanzia, della pedagogia illuminata, dei giochi ”didattici“, nonché punto di riferimento per bambini, genitori, docenti e appassionati, attratti da quell'idea tanto semplice quanto rivoluzionaria che stava alla base del lavoro di Gianna: mettere al centro dell’attenzione il bambino e la sua formazione, come elemento fondamentale nella politica culturale e nello sviluppo civile di un paese. 

Ma Gianna non era "soltanto" una libraia: collaboratrice di «Liber», componente della giuria del prestigioso premio Andersen - Il Mondo dell’Infanzia, lettrice onnivora, aveva anche accompagnato i primi passi online della sua attività, una sfida decisamente ardita, come piaceva a lei.

La sua morte non avrà fatto scalpore come quella di star internazionali del calibro di David Bowie o Alan Rickman, tragicamente scomparse proprio in questi giorni, ma si tratta di una perdita inestimabile per il mondo della cultura italiana e lo confermano, meglio di tanti articoli, le parole con le quali Renata, Guido, Fausto, Lorena, Daria, Paola, Germana, Chiara e tutta la Libreria dei Ragazzi firmano una lettera agli amici per dare la brutta notizia parole toccanti e piene d'affetto e stima:

«Gianna Vitali, la fondatrice della Libreria dei Ragazzi di Milano insieme a Roberto Denti, ci ha lasciati.Per tanti anni ha trascorso le sue giornate in libreria, sovrintendendo, consigliando e illuminando tutti con i suoi giudizi a volte sferzanti, sempre precisi e intelligenti.Oggi, trovare le parole per salutarla è difficilissimo. Richiedono quello spirito fiero e ironico che Gianna ha sempre avuto. Sappiamo che non ci perdonerebbe se, soprattutto in questa occasione, ci dovesse mancare.Per ognuno di noi Gianna ha rappresentato un importante pezzo di vita condivisa. Gianna ha tessuto attorno a sé una straordinaria rete di affetti e contatti con innumerevoli e sottili fili di acciaio. E siamo tutti lì, ancora, attorno a lei.Alcune persone hanno il dono di non andarsene mai per davvero. Gianna ci ha lasciato un incredibile tesoro di idee, di passione, di parole mai banali, di progetti continui. Che raccoglieremo e che porteremo avanti.Per ora vogliamo solo stringere in un grande e ideale abbraccio la sua famiglia, i suoi amici e tutti quelli che le hanno voluto bene».

E, per concludere, eccola in una delle sue ultime interviste, in occasione dei 40 anni della Biblioteca dei Ragazzi di Foggia: https://youtu.be/Eox8PaCNOH4

martedì 20 ottobre 2015

#libri, #attualità: Erri De Luca, quando la libertà di parola vince sulla politica

"Questa classe politica verrà spazzata via, per raggiunti limiti di indegnità"
Parole sante, quelle di Erri De Luca, parole, queste, e molte altre, che gli sono costate la stima di milioni di italiani, ma (legge del contrappasso docet) anche le antipatie di una classe politica incapace, che teme la verità e l'onestà più della peste.


Quando ho appreso dell'assoluzione dello scrittore napoletano, accusato di istigazione a delinquere per le sue dichiarazioni pubbliche a sostegno del sabotaggio della Tav, ho provato un senso di sollievo, una piccola sensazione di vittoriosa rivalsa perché, almeno per una volta, la verità ha avuto la meglio sul marcio che ci circonda.
   Non voglio assolutamente entrare nel merito della bagarre Tav sì, Tav no anche perché, se devo esser sincera, fatico ad avere un'opinione precisa e sicura: troppe ombre, lo spauracchio del progresso e quello del bene della nostra terra, troppi chiaroscuri in una vicenda di cui noi comuni cittadini potremo conoscere neppure la metà dei fatti reali.

Tornando a De Luca, è stato assolto dal Tribunale di Torino perché il fatto non sussiste: è finito così uno dei processi più discussi degli ultimi anni, un processo alla libertà di parola e di espressione, non soltanto ad un singolo uomo, un processo che ha mobilitato intellettuali e politici, soprattutto francesi.
   Ecco appunto, soprattutto francesi; e i nostri?
Sopiti in una protettiva coltre di indifferenza e menefreghismo, o soltanto di pura convenienza?
   Per carità, in molti hanno firmato la petizione per l'innocenza di De Luca, ma si sono fatti notare maggiormente i grandi assenti, come spesso accade.

Dopo la sentenza, lo scrittore napoletano ha dichiarato:
"Non è una vittoria, è stata impedita una ingiustizia, quest'aula è un avamposto sul presente prossimo; adesso - ha aggiunto - andrò a Bussoleno in val Susa a un appuntamento che avevo già preso tempo fa con gli amici che attendevano la decisione del giudice".
E ha proseguito, incurante del rischio corso nel ribadire un'ideologia troppo scomoda:
"Sarei presente in quest'aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Aldilà del mio trascurabile caso personale, considero l'imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell'aria e dell'acqua".
E ancora:
"Sabotare, verbo nobile e democratico pronunciato e praticato da Gandhi e Mandela con enormi risultati politici. Quello che oggi saboterei è la passività degli italiani: ci siamo abituati che la corruzione è un dato di fatto, che i giornali disinformano. Servono atti di resistenza, come quello che può fare uno scrittore a sostegno di popolazioni minacciate”. 
Un processo che è stato definito, dallo stesso incriminato, assolutamente "politico", perché politica era la volontà di repressione della parola.
   Una parola che, finalmente, ha riacquistato in parte la sua importanza, uscendo dal tribunale, andando tra la gente comune, scuotendo le coscienze.

Immediate le reazioni di politicanti e politichini di ogni sorta, inviperiti, che hanno apostrofato De Luca con parole pesanti, accuse infondate, istigazione alla violenza, ad atti vandalici, e chi più ne ha più ne metta.
   Idem molti giornalisti (o forse giornalai? La linea di confine è sottile...).

Ma suvvia, in un Paese dove il meno corrotto dei politici ha sulla testa, a mo' di spada di Damocle, imputazioni per associazione mafiosa, dove il mantenere decine e decine di escort con il denaro pubblico è sinonimo di virilità anche a 80 anni, dove alle donne, ancor oggi, è concesso di far carriera sotto a una scrivania piuttosto che dietro, dove si devastano città perché, in fondo, "un po' di bordello ci sta sempre", dove la Mafia non è più quella de "Il Padrino", ma ce la ritroviamo addosso da Bolzano a Siracusa, ci scandalizziamo e terrorizziamo perché uno scrittore (non un terrorista, UNO SCRITTORE, categoria piuttosto innocua, nel complesso, che dite?) si permette di esprimere la propria opinione, e lo trasciniamo in un'aula di tribunale per questo?
   Proprio in Italia, dove in galera non vanno nemmeno gli stupratori e gli assassini, dove il femminicidio è all'ordine dl giorno e nessuno fa niente?


   Se in questo Paese il problema più grande fosse Erri De Luca, saremmo certamente tra le nazioni più progredite, civili e illuminate al mondo, utopistica chimera, ahimé.