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lunedì 30 gennaio 2017

#cinema: È la stampa, bellezza, la stampa... e tu non ci puoi far niente!

Oggi, più che un semplice articolo "a tema libero", voglio proporvi una vera e propria "mini apologia di genere". Di quale categoria si tratta?
   Già dal titolo dovreste chiaramente comprenderlo, il nostro Humprey Bogart non ce le manda certo a dire nell'ultima, celeberrima battuta de L'ultima minaccia: stiamo parlando di quella più odiata, bistrattata e criticata di sempre, i giornalisti, of course.

Ci odiano quando scriviamo di cose serie perché "basta fare gli sciacalli sulle disgrazie altrui", ci odiano quando scriviamo di amenità perché dovremmo pensare alle cose serie, ci odiano quando scriviamo di politica perché tanto "siamo tutti corrotti", e allora di cosa dovremmo ben scrivere, gioie belle, del fatto che non esistono più le mezze stagioni e che una volta i treni arrivavano in orario (senza gridare al "gomblotto" contro Trenitalia, che non sia mai!)?!

Che molti cronisti d'assalto si facciano pochi scrupoli morali e deontologici siamo d'accordo tuttavia, nonostante le critiche e gli accidenti vari, il cinema ci viene in soccorso: infatti il grande schermo, specialmente a stelle e strisce, ha più volte sottolineato l'importanza di questa professione, proponendo pellicole che narrano inchieste su temi scottanti, magistralmente condotte nel loro intento di denuncia sociale (e non solo).

E allora, se volete scoprire questa top 5 tanto apologetica quanto affascinante, vi basta un click qui ;)


giovedì 8 dicembre 2016

#cinema: Dalla cronaca alla pellicola... il passo è breve

Che il cinema attinga, fin dai suoi albori, dalle storie narrate tra le pagine di romanzi e volumi di varia natura è, ormai, cosa assolutamente nota; ma, forse, un po' meno noto è il fatto che moltissimi film siano nati (o perlomeno abbiano ricevuto una buona dose di ispirazione) da articoli di giornale e da fatti di cronaca e costume raccolti tra le pagine consumate di quotidiani provenienti da ogni parte del mondo.
   Fatti tragici, crudi, drammatici o, perché no, storie positive, in grado di portare speranza a chi le legge (o guarda, scegliete voi).

Se volete scoprire i 5 migliori film nati dal profumo della carta appena stampata, allora vi basta un click qui ;) 

"Questo articolo è apparso su http://www.themacguffin.it/. Per gentile concessione".

mercoledì 27 aprile 2016

#cultura: Fischi di Carta, quando Poesia e Letteratura incontrano la carta stampata

Oggi voglio introdurvi una rivista culturale che ho scoperto soltanto da poco, ma che mi ha subito fatto rizzare le antenne per la qualità dei contenuti proposti e per lo stile elegante, ma accessibile a tutti: sto parlando di "Fischi di Carta", pubblicazione mensile di poesia gratuita, indipendente ed autoprodotta, un progetto tutto genovese nato nel dicembre 2012, che oggi annovera, tra le proprie pagine, una rosa di trenta collaboratori che si occupano di articoli culturali, recensioni, ritratti d'autore e molto, molto altro.

La rivista è nata dal genio di cinque studenti universitari conosciutisi tra le aule dell'ateneo genovese, cinque amanti della letteratura e della poesia che hanno deciso di unire le proprie forze per valorizzare e dare voce ad una forma d'arte che oggi purtroppo non è sufficientemente frequentata e apprezzata, se non addirittura dimenticata, come accade appunto alla poesia.


I "Fischi" si sono aggiudicati anche numerosi importanti riconoscimenti: l'11 ottobre 2012 la rivista è stata premiata dall'associazione culturale LiguriaCultura per l'impegno nella diffusione della cultura e della poesia nel capoluogo ligure, e fondamentale resta la partecipazione al Festival Internazionale della Poesia di Genova il 6 giugno 2014, nonché la sua diffusione anche all'interno dell'ateneo di Bologna.

Parlando della rivista in sé, meritano particolare menzione le rubriche "Prossa Nova", dedicata al variegato mondo della narrativa e ai racconti inviati dai lettori, e l'angolo "Le poesie dei lettori", che favorisce un proficuo dialogo tra redazione e lettori/scrittori.

Ma, oltre alla parte più "seria ed istituzionale", a riprova della qualità della rivista, mi piace riportare, direttamente dal sito di "Fischi di Carta", un piccolo racconto che parla di come viene diffuso questo prodotto editoriale, lontano dalle logiche snob del grande mercato, quotidianamente a stretto contatto con i lettori e non solo:
"... usciti dalle ore di pinzaggio i volti appaiono sfatti e bisogna stare attenti a non inzaccherare le neo rivistine con i copiosi sudori da bestie da pascolo mentre l'aria è oramai appestata dal fumo di molte sigarette consumate per lo stress. La totalità dei numeri è poi suddivisa tra tutti e si stila un piano d'azione settimanale nel quale ognuno avrà delle zone di competenza in cui portare i numeri. Accade quindi che numerosi studenti universitari delle svariate facoltà che popolano Genova, si chiedano chi siano quegli energumeni che, nei giorni successivi, frequentano, carichi come degli sherpa indiani, le bacheche delle loro facoltà, appendendo quasi loscamente in buste di carta (homemade pure quelle) dieci fischi per ognuna. Ecco, sono i cinque Fischianti alla fine della loro opera mensile, pieni di gaudio nell'atto di spargere la rivista ai quattro venti. Solamente uno gioisce dopo, e cioè quello che sta a Bologna in attesa del pacco spedito da Genova che contiene la sua parte del malloppo; solo una volta disimballato il tutto anche lui potrà giovare dell'affissione fischiante. Gli stessi cinque poi, durante il mese si preoccupano di ripercorrere le antiche rotte che li avevano portati all'affissione per controllare l'andazzo della rivista e dell'interesse dei lettori: nel caso qualche busta si sia svuotata, ecco il pronto intervento di un pieno di Fischi. Così di mese in mese la storia si ripete fino ad oggi e speriamo possa prosperare anche grazie a chi visiterà questo sito."
Insomma, passione allo stato puro, non saprei come altrimenti definirla, passione che potete toccare con mano in numerosi punti di distribuzione sparsi per tutta la città di Genova, e anche a Bologna.


Ed ecco come contattare "Fischi di Carta":

  • Email: info@fischidicarta.it/ prossanova@fischidicarta.it
  • www.facebook.com/FischiDiCarta
  • www.twitter.com/FischidiCarta

A questo punto non mi resta che augurarvi una buona lettura, baldi e giovani "fischianti"! ;) 




mercoledì 9 marzo 2016

#film: Il caso Spotlight, Thomas McCarthy

Tema spinoso e quantomai attuale, cast stellare, ritmo serrato e coinvolgente: non mi stupisce che "Il caso Spotlight" (traduzione orrenda, tra parentesi, poiché non esiste alcun caso Spotlight, come capirete tra poco) abbia vinto l'Oscar come Miglior Film dell'anno, perché se lo merita tutto, alla faccia di chi avrebbe voluto un film più glam/patetico/strappalacrime/pacchiano/hollywoodiano e chi più ne ha più ne metta. 


La pellicola è basata su un'inchiesta giornalistica nata agli albori degli anni 2000, nell'apparente tranquillità del pre - 11 settembre.
   Quando Marty Baron (Liev Schreiber) approda al Boston Globe per prenderne il timone si trova di fronte un gruppo di quattro giornalisti, denominato Spotlight, impegnato sui casi più scottanti di Boston e dintorni, con una minuzia ed un’ostinazione tali da aver loro guadagnato una certa autorevolezza nell’ambiente.
   Un team dove non mancano certamente screzi, discussioni, talvolta vere e proprie liti nate da incomprensioni e punti di vista differenti, ma comunque estremamente affiatato, pronto a tutto pur di svelare il marcio che sta sotto ad un'apparenza così perfetta.
   E sarà proprio Baron a chiede a Walter Robinson (Michael Keaton), leader del gruppo, di interrompere qualsiasi cosa stiano seguendo per focalizzarsi sugli abusi sui minori che si protraggono da decenni all’interno della diocesi di Boston.

Ad oggi può sembrare una tematica piuttosto comune, ma nel 2001, pur non essendo poi così lontano, i tempi non erano ancora maturi per lo scandalo planetario che si abbatterà sulla Chiesa Apostolica Romana di lì a poco.
   Proprio per questo i redattori del Globe inizialmente restano spiazzati e procedono nelle indagini con i piedi di piombo, anche perché la presenza cattolica nella città statunitense è nutrita ed influente, ma poi rompono gli argini e si buttano a capofitto in una delle vicende più scabrose e vergognose degli ultimi decenni.

Un film potente che, con magistrale sobrietà, senza scadere negli episodi clamorosi ed eclatanti ai quali troppo spesso ci ha abituato il cinema americano, narra una storia vera, che è valsa il Premio Pulitzer al Globe, una storia scomoda che ha portato alla scoperta di ben 250 preti pedofili, criminali che hanno approfittato della loro influenza su minori disagiati, soli, in serissime difficoltà economiche e sociali, per spingerli a compiere atti indegni, abusando di loro fisicamente ma anche, fattore non meno importante, psicologicamente.
   Una pagina nera nella storia della Chiesa che, ai suoi più alti vertici,ha tentato di insabbiare la vicenda, anziché denunciarla, macchiandosi di un tacito assenso non meno grave della violenza.


Ed ora, permettetemi due brevi pensierini:


  • Considerazione n.1: osservando i meccanismi che stanno alla base di un giornalismo investigativo così accurato e approfondito, in grado perfettamente di fare le pulci al governo e ai poteri forti. e confrontandolo con il giornalismo italiano, che perlopiù si occupa dell'ultima marchetta del politico di turno o di quanto siano sode le chiappe di Belen, un po' di depressione ci viene. Un po' tanta, in effetti.
  • Considerazione n.2: questo film, in moltissime sale italiane, non è stato volutamente trasmesso. Siamo nel 2016 e, teoricamente, non ci sono Crociate in vista. E qui, puntualmente, arriva il mio solito invito: meditate gente, meditate...

lunedì 19 ottobre 2015

#teatro: Le parole di Oriana, omaggio a Oriana Fallaci

“M'ero innamorata delle parole che uscivano come gocce, a una a una, poi restavano sul foglio bianco, a una a una, e ogni goccia diceva una cosa che detta a voce sarebbe volata, lì invece si condensava: buona o cattiva che fosse.” (Oriana Fallaci) 
E io mi sono innamorata di Oriana, di Maria Rosaria Omaggio, splendida interprete di quella che fu, ed è tutt'oggi, una grande donna, e ancora, mi sono innamorata del pianoforte suonato magistralmente da Cristina Pegoraro, dell'atmosfera unica che si è creata, venerdì sera, al Teatro Alessandrino, durante lo spettacolo, un vero e proprio one-woman-show, intitolato "Le parole di Oriana", dedicato alla professionista ma soprattutto alla donna Oriana.


Adolescente militante antifascista, prima inviata di guerra donna (in Vietnam), amica degli astronauti della Nasa, giornalista in grado di intervistare, con il solito cipiglio che la caratterizzerà per tutta la vita, i potenti della Terra, ma anche un animo sensibile, profondo, forte, solitario e malinconico.

Il toccante racconto della Omaggio, attrice di incredibile capacità, quanto è incredibile l'assoluta somiglianza con la vera Oriana, sia nei tratti somatici che, soprattutto, nella voce e nell'attitudine, ne ricostruisce il quadro completo e personale, e permette allo spettatore di conoscerla un po' più a fondo attraverso i suoi scritti, le lettere, gli articoli e, ovviamente, i suoi romanzi, definite "le sue creature", i figli che non ha potuto avere.

Oltre al talento, all'empatia creata sul palco, si percepisce chiaramente l'accurato e preciso lavoro di ricerca che sta dietro lo spettacolo, che possiamo apprezzare in maniera tangibile grazie al materiale multimediale, costituito da foto e video a cura di Carlo Fatigoni, proiettato su un grande schermo contemporaneamente alle parole della Omaggio e alle musiche della Pegoraro.

Maria Rosaria Omaggio ha saputo alternare con sapienza tratti di pura recitazione, con l'immancabile sigaretta in mano e il marcato accento toscano, con quella voce roca e profonda che fa vibrare le corde dell'anima, ad altri di lettura interpretativa, con brani tratti dalle maggiori opere di Oriana, da Un uomo a Penelope alla guerra, da La rabbia e l'orgoglio a Lettera a un bambino mai nato. 

Proprio sulle parole di quest'ultimo mi sono emozionata profondamente, perché un conto è leggere un libro, un altro è sentirlo rivivere attraverso una voce viva, vibrante, carica di emozione e pathos, mai eccessivo o esasperato.
   Analoga sensazione ho provato durante la proiezione delle immagini di quel maledetto 11 settembre, quando quei maledetti aerei si schiantarono contro le Twin Towers, penetrandovi come fossero di burro, mostrandone la fragilità, la caducità di migliaia di persone che, in un istante, hanno perso i propri sogni, le proprie ambizioni, la propria famiglia, la propria vita.

Un groppo in gola, uno schiaffo in pieno volto, Oriana ha raccontato tutto, di quel maledetto giorno, come soltanto lei avrebbe potuto fare. 

Ma è giusto e doveroso spendere qualche parola su colei che ha fatto rivivere la grande giornalista toscana, la già citata Maria Rosaria Omaggio, interprete di Oriana anche nel film Walesa- L’uomo della speranza, per il quale ha vinto il premio Pasinetti alla 70° Mostra del Cinema di Venezia, troppo spesso ricordata per le copertine sexy su Playboy e mai abbastanza per il suo innegabile talento, specialmente nelle sue performance teatrali.


A conclusione dello spettacolo l'entrata in scena di Daniela Di Pace, ultima segretaria della Fallaci che, oltre al dolore e all'amarezza, ha voluto ricordare, con immenso affetto e palese commozione, anche l'ironia che caratterizzava Oriana, una donna spiritosa, come abbiamo appreso dagli infiniti fax che inviava alla sua assistente, tutti conservati gelosamente dalla Di Pace, e dagli aneddoti esilaranti, come l’insofferenza di Oriana verso i computer e l'amore smodato e quasi maniacale per la mitica Lettera 32, la sua inseparabile macchina da scrivere.

“La vita ha 4 sensi: amare, soffrire, lottare e vincere. Chi ama soffre, chi soffre lotta, chi lotta vince. Ama molto, soffri poco, lotta tanto, vinci sempre. ” (Oriana Fallaci)