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giovedì 20 agosto 2015

#arte: Andar per mostre... stagione 2015/2016

Quest'anno l'attenzione sul nostro Paese è stata totalmente catalizzata dall'evento per eccellenza, l'Expo Milano 2015, un'occasione che, pur tra polemiche e cattive gestioni, non potevamo proprio lasciarci sfuggire.
   Tuttavia, il nostro amato Bel Paese ha molto altro da offrirci, in questi ultimi mesi del 2015 e soprattutto l'anno che verrà, per il quale abbiamo già a disposizione gustose anticipazioni che gli appassionati di arte e cultura, ma anche soltanto i curiosi della domenica, non potranno davvero perdere.




Ovviamente sto parlando del calendario di mostre 2015/2016 per i prossimi mesi, con appuntamenti da segnare immediatamente in agenda.
   E allora che aspettate, carta e penna (o smartphone e tablet, se siete più tecnologici di me) alla mano, ecco una lista di mostre e allestimenti ai quali non potrete proprio mancare:


  • VENEZIA: dal 5 maggio 2015 al 31 ottobre 2015 MY EAST IS YOUR WEST, mostra-evento collaterale della 56° BIENNALE INTERNAZIONALE D’ARTE DI VENEZIA che riunisce per la prima volta alla Biennale due nazioni storicamente in conflitto come India e Pakistan, esponendo opere di artisti provenienti da entrambi i paesi, in particolare Shilpa Gupta (Mumbai) e Rashid Rana (Lahore). Palazzo Benzon, San Marco 3917, Venezia. 
  • VENEZIA: sino al 20 ottobre 2015 MARIO MERZ. CITTA’ IRREALE, installazioni sul tema dello spazio in relazione all'opera dell'artista. Grandi gallerie dell’Accademia,  (Campo della carità 1.050), per info www.gallerieaccademia.org.
  • VENEZIA: dal 23 aprile 2015 al 16 novembre 2015, nell'ambito della rassegna Guggenheim nel mondo, JACKSON POLLOCK MURALE. ENERGIA RESA VISIBILE, un’esposizione itinerante dedicata al monumentale Murale (1943, University of Iowa Museum of Art, Iowa City) di Pollock. Collezione Peggy Guggenheim.
  • ROMA: fino al 4 ottobre 2015, ai Musei Capitolini, potrete visitare la mostra L'ETà DELL'ANGOSCIA. DA COMMODO A DIOCLEZIANO, dal fascino antico e suggestivo.
  • FERRARA: dal 14 novembre 2015 al 28 febbraio 2015 è in arrivo la spettacolare mostra DE CHIRICO A FERRARA, presso il Palazzo dei Diamanti, una selezione delle opere più celebri e rappresentative del massimo esponente della Metafisica, a cura di Paolo Baldacci e Gerd Roos, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie Stuttgart.
  • MONZA fino al 6 settembre 2015, presso la Villa Reale, si terrà la mostra ITALIA, FASCINO E MITO, DAL CINQUECENTO AL CONTEMPORANEO, un'esposizione di opere di artisti del calibro di Lucas Cranach, Rubens, Antoon Van Dyck, Claude Lorrain, Gerrit Van Honthorst, Valentin de Boulogne, Gaspar Van Wittel, Angelika Kauffmann, Anton Raphael Mengs, Joshua Reynolds e Jean-Léon Gérome. 
  • MILANO: dal 2 settembre 2015 fino al 10 gennaio 2016 sarà visitabile la mostra GIOTTO: L'ITALIA, presso Palazzo Reale, dalle opere giovanili a veri e propri capolavori come il Polittico Stefaneschi
  • MILANO: fino al 31 ottobre 2015 è aperta la mostra LA MENTE DI LEONARDO. DISEGNI DI LEONARDO DAL CODICE ATLANTICO, presso la Pinacoteca Ambrosiana e la Sa­gre­stia del Bra­mante nel con­vento di Santa Ma­ria delle Gra­zie, per info www​.leo​nardo​-am​bro​siana​.it.
  • MILANO: fino al 13 settembre 2015, presso la Pinacoteca di Brera, potrete ammirare IL BACIO DI FRANCESCO HAYEZ. IL BEL PAESE TRA UNITà, GIOVENTù E AMORE, una mostra multimediale che, partendo da una delle opere più famose del nostro Risorgimento, ci renderà partecipi di un vero e proprio affresco storico corale.
  • MILANO: dal 6 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016, presso la Pinacoteca di Brera, al via la mostra PERUGINO E RAFFAELLO, LO SPOSALIZIO DELLA VERGINE. DIALOGO TRA MAESTRO E ALLIEVO, Per la prima volta in Italia, dal Museo di Caen, potremo ammirare lo Sposalizio della Vergine di Pietro Vanucci detto il Perugino, realizzato tra il 1499 e il 1504 per il Duomo di Perugia.
  • MILANO: fino al 20 settembre 2015 la mostra BRERA SEGRETA. I CAPOLAVORI DEI DEPOSITI DELLA PINACOTECA DI BRERA ESPOSTI IN PALAZZO CUSANI, la mostra che ospita capolavori di artisti tra cui Bellini, Mantegna, Piero della Francesca, Caravaggio e Raffaello; per info comunicazione.brera@beniculturali.it www.brera.beniculturali.it
  • MILANO: ancora pochissimo tempo (fino al 23 agosto!) per andare all'Hangar Bicocca e godersi JUAN MUNOZ DOUBLE BIND & AROUND, a cura di Vicente Todolí, la prima  personale in Italia dedicata a Juan Muñoz, artista scomparso nel 2001, uno dei protagonisti della scultura contemporanea degli ultimi due decenni del Novecento.
  • TORINO: fino all'8 novembre 2015 è in corso 4 MUSEI UNA SOLA MOSTRA. LA COLLEZIONE DELLE COLLEZIONI, a cura di Francesco Bonami, la mostra che si svolge presso il Castello di Rivoli e la Gam, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Fondazione Merz, una mostra importante che prende spunto da un fatto storico, la sconfitta di Napoleone a Waterloo e l'inizio della storia dell’Europa moderna; tra le opere, installazioni di Mario Merz, di Soffiantino, Airò, Boetti,Cattelan, Calzolari e molti altri. 
  • GENOVA: dal 25 settembre 2015 al 16 aprile 2016 imperdibile la mostra DAGLI IMPRESSIONISTI A PICASSO, presso Palazzo Ducale, una selezione di cinquantadue opere appartenenti ai più grandi pittori del ‘900, tra cui Edgar Degas, Vincent Van Gogh, Paul Cézanne, Henri Matisse, Amedeo Modigliani e molti altri. 



Infine, una piccola chicca, per chi di voi avesse la possibilità di concedersi un viaggetto all'estero: presso il Museo Van Gogh di Amsterdam, dal 25 settembre 2015 al 17 gennaio 2016, in occasione dei 125 anni dalla scomparsa di Vincent van Gogh, si terrà l'interessantissima mostra MUNCH: VAN GOGH: L'URLO APPRODA IN OLANDA, DUE ARTISTI A CONFRONTO, Presso la nuova, spettacolare ala espositiva del rinnovato museo.

mercoledì 19 agosto 2015

#letteratura: L'addio a Günter Grass

Sono passati circa 4 mesi dalla morte di Günter Grass, uno degli autori più controversi e affascinanti del XX secolo. Scopriamo insieme qualcosa in più su questa forte personalità.

Im Alter von 87 Jahren ist heute morgen der Literaturnobelpreisträger Günter Grass in einer Lübecker Klinik gestorben. 

Nell'era dell'informazione (e talvolta anche delle emozioni) 2.0, l'annuncio dell'avvenuta scomparsa di un autore di fama mondiale viene affidata a un breve e telegrafico “cinguettìo” su Twitter, pubblicato dalla sua storica casa editrice, la Steindl.
   All'età di ottantasette anni si è spento in una clinica di Lubecca, a causa di una grave infezione, lo scrittore tedesco Günter Grass che, nel 1959, raggiunse la fama internazionale grazie al suo capolavoro Il Tamburo di latta, che quarant'anni di produzione più tardi gli sarebbe valso il Premio Nobel per la Letteratura.



Una figura controversa, che ha fatto parlare di sé in più di un'occasione, in particolare a seguito dell'ammissione del suo arruolamento volontario nelle SS durante la Seconda Guerra Mondiale; un giovane patriottico, che ha poi rinnegato questa scelta applaudendo la caduta del Muro nel 1989.
   La confessione, avvenuta durante un'intervista al giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung nell'agosto del 2006, ha portato numerosi suoi connazionali a richiedere la restituzione del premio Nobel vinto da Grass, che tuttavia si è opposto chiedendo di giudicare le sue opere, non le sue scelte di vita.

Il sostrato culturale e sociale dal quale ha origine la sua produzione letteraria lo influenzerà per tutta la vita: esponente di spicco e colonna portante del Gruppo 47, egli diviene uno dei principali fautori della rinascita culturale tedesca, mosso dalla volontà di promuovere una cultura che sia completamente scissa e indipendente dall'influenza americana, predominante in quegli anni.
   Grass non ha mai fatto mistero, durante la vita e la carriera, delle proprie opinioni politiche: prese posizione contro lo Stato di Israele e contro la proliferazione nucleare, in particolar modo nella poesia Ciò che va detto, componimento che gli è costato il divieto di ingresso nello stato ebraico come "persona non grata".

Com'era facilmente intuibile, non sono mancate le accuse di antisemitismo e il facile (anche troppo, verrebbe da dire) collegamento con il suo “passato nazista”. Ma diamo a Cesare quel che è di Cesare. Grass, d'altronde, non si è risparmiato nemmeno sul suo Paese natìo, attaccando la Germania e specialmente la cancelliera Angela Merkel colpevole, dalle sue parole, di non aver fatto nulla per evitare il collasso di Paesi europei come la Grecia.

A prescindere dalle posizioni politiche e dal temperamento spregiudicato, Günter Grass rimane comunque il rappresentante emblematico dei malesseri, ma anche della forza, del suo Paese; oggi come ieri, un uomo che ha fatto del cinismo e del nichilismo le sue cifre stilistiche predominanti, vagamente addolciti (o perlomeno smussati) da una forza visionaria di fortissimo impatto, sempre venata di ironia.
   Un vero e proprio universo personale e corale al tempo stesso, espresso con un registro stilistico decisamente ricco e malleabile. “Narratore metaforico della realtà di una Germania che non riesce a fare i conti col proprio tragico passato, che vuole dimenticare”, come sottolineato lucidamente dal critico Paolo Petroni nel 1999.

Si può dire che, per ciascuno dei momenti che hanno segnato la storia della Germania, Grass abbia scritto un libro, a cominciare dall'intramontabile Il tamburo di latta, l'opera che gli donò, croce e delizia di ogni scrittore, la notorietà. Si tratta della storia di Oskar, che a tre anni decide di non crescere più e rimanere per sempre piccolo, un'opera tagliente che descrive un mondo malato filtrato dagli occhi, talvolta innocenti talvolta maligni, di un bambino.



Ecco, se Grass avesse potuto scegliere per sé un epitaffio che lo ricordasse nella sua reale essenza, avrebbe probabilmente optato per una delle sue cosiddette “frasi celebri”, che ben esprime una natura spesso contraddittoria ma sempre autentica e, come diretta conseguenza, scomoda ai più:


"Non sono un pacifista. A chi mi desse uno schiaffo sulla guancia non porgerei mai l'altra, ma mi difenderei a denti stretti. La guerra è per metà fatta di paura e per metà di noie. I giovani del mio paese non sono per la guerra. Non sono nemmeno per il servizio militare. Gli orfani di guerra, poi, la considerano il peggiore dei mali.”

Ma, forse, a noi piace ancor di più come lo descrisse il suo collega Hans Magnus Enzensberger: 


“Quest'uomo è un rompiscatole, è un pescecane nello stagno delle sardine, è un solitario selvaggio nella nostra letteratura addomesticata..."

"Questo articolo è apparso il 16/04/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/addio-a-gnter-grass.html

martedì 18 agosto 2015

#film: Come ti rovino le vacanze... o la serata al cinema?






Incuriosita da un trailer davvero esilarante, ieri sera sono venuta meno alle mie consuete abitudini, che mi portano al cinema solo per vedere horror, thriller o film un po' più seri, e ho deciso di andare a vedere Come ti rovino le vacanze, regia di John Francis Daley Jonathan M. Goldstein e, tra gli attori protagonisti, quella sagoma di Ed Helms (per chi non l'avesse presente, il dentista di Una notte da leoni).









Di solito ho un po' di orticaria nei confronti delle commedie americane, ma questo mi ispirava: la trama è indubbiamente divertente, e vede al centro della vicenda le avventure/disavventure di una famiglia come tante, pronta per andare in vacanza: una mamma sull'orlo della crisi di nervi, un papà e marito pronto a tutto per soddisfare la propria famiglia, ma con risultati perlopiù tragicomici, un fratello maggiore studioso e sognatore, e uno minore un po' troppo sveglio e alquanto stronzetto.

Sulla scia di una vacanza memorabile trascorsa durante l'infanzia, Rusty-Ed Helms decide di portare la sua truppa al Walley World, il mitico parco di divertimenti che vanta un’attrazione dal chiaro richiamo giurassico: il Velociraptor, le montagne russe più spaventose degli Stati Uniti.
   Il viaggio diventerà un'esperienza fuori da ogni possibile immaginazione: tra bagni nello scarico fognario e incidenti stradali decisamente eclatanti (il tentativo di Rusty di fare inversione di marcia in stile Vin Diesel in Fast and Furious, come si vede dal trailer, non andrà a buon fine...), risse e improbabili esperienza amorose/sessuali, la famiglia si riscoprirà comunque più unita che mai.




Un commento personale su questo film? Una comicità decisamente gretta, ma comunque efficace nel strappare qualche risata di gusto, nel complesso non mi è dispiaciuto.

Un commento un po' più riflessivo? La sagra degli stereotipi, a partire dai personaggi.
   Possibile che, in tutti i film, le donne siano sempre o in piena crisi isterica o, se di bell'aspetto, delle leggerone subito pronte a saltare al collo del primo arrivato? E per quale arcano motivo se un ragazzo ama leggere ed è bravo a scuola, dev'essere necessariamente uno sfigato?
   Insomma, con queste premesse, con questa mentalità che è ormai ben radicata nel pensiero comune, non stupiamoci quando poi vediamo certi comportamenti in ragazzi sempre più giovani.

Ma, a parte il commento da Nonna Papera, ora devo farne uno da puritana, eh insomma: i riferimenti sessuali si sprecano, e in effetti certe scene, magari esilaranti per un pubblico adulto o almeno adolescenziale, di certo non sono adatte ad una platea più giovane (anche se, nella sala dove mi trovavo ieri sera, c'erano moltissimi bambini sotto i dieci anni che ridevano di gusto. O tempore o mores!, mi verrebbe da dire...).

Nel complesso un film godibile, ma costruito principalmente su gag dal taglio demenziale che mira sempre più all’osceno, tutto in linea con il senso dell’umorismo contemporaneo nella sua versione più dozzinale, tenuto insieme da un lieto fine piuttosto scontato dove, stavolta, predominano i buoni sentimenti, il ritrovato amore tra coniugi, e il miglioramento del rapporto tra fratelli.

Insomma, Come ti rovino le vacanze non si può di certo definire un grande successo, specialmente se lo paragoniamo al suo avo degli anni Ottanta, National Lampoon’s Vacation, il film che ha fatto la storia della comicità on the road, interpretato dall'allora emergente Chevy Chase (che appare anche nella versione odierna, interpretando la versione invecchiata del suo personaggio di allora), da un’attrice di talento come Beverly D’Angelo e scritto da John Hughes, maestro della commedia adolescenziale dei mitici Eighties (suoi Sixteen Candle, Breakfast Club, La donna esplosiva, Una pazza giornata di vacanza, Io e zio Buck e molti altri).



Tirando le somme: se volete trascorrere un paio d'ore con l'encefalogramma piatto e la risata facile (e, per le signore, a osservare un perfetto esemplare maschile qual è Chris Hemsworth in boxer, dismessi i panni di Thor), allora questo film è l'ideale, ma non aspettatevi un capolavoro della comicità 2.0, mi raccomando.



lunedì 17 agosto 2015

#libri: Lucìa Puenzo, Il medico tedesco - Wakolda

Un libro crudo, emozionante e a tratti sottilmente raccapricciante... Oggi vi racconto "Il medico tedesco - Wakolda", della giovane scrittrice argentina Lucìa Puenzo. 


I libri e le opere sulle atrocità compiute dal regime Nazista si sprecano, e la qualità è decisamente altalenante.
   Spesso e volentieri, infatti, il rischio è quello di sfociare nel banale, indulgendo troppo negli aspetti più patetici delle vicende narrate: il bambino separato dai genitori, il protagonista seviziato e vessato all'inverosimile, in un eterno contrasto buono-cattivo letto e riletto.

Tuttavia, altrettanto spesso, fortunatamente, si trova anche qualche voce fuori dal coro, che narra una storia delicata e difficile da digerire, con uno stile davvero impeccabile e anticonformista: è il caso del volume "Il medico tedesco - Wakolda" (Guanda, 2014) della scrittrice, sceneggiatrice e regista argentina Lucía Puenzo, figlia di quel Luis che vinse l'Oscar nel 1985 con "La storia ufficiale".

La vicenda è ambientata in America Latina, tra Buenos Aires e la desertica Patagonia, e inizia con un lungo viaggio, la calcolata e tranquilla fuga di una delle figure più spietate, odiose e intriganti della storia nazista, quella di Josef Mengele, il celebre medico che fece innumerevoli esperimenti su migliaia di Ebrei all'interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

Ciò che colpisce non è tanto la crudeltà del medico, accennata più o meno velatamente in varie parti dell'opera, ma soprattutto la natura del rapporto che l'uomo riuscirà ad instaurare con la figlia dodicenne di alcuni compagni di viaggio conosciuti lungo la strada, un rapporto morboso fatto di perversione, curiosità adolescenziale e un'attrazione carnale che infastidisce e attrae il lettore fino al terribile epilogo.
   Quella che sembra quasi una favola noir è invece una cruda realtà, e ciò che sconvolge è che un simile orrore possa essere esistito realmente: fino a che punto può spingersi il male? quanto è profondo l'abisso dentro ognuno di noi?

"Il medico tedesco - Wakolda" racconta l'ultimo folle esperimento di Mengele, che cercherà di deviare la natura di una ragazza ancora acerba rendendola sua complice, catturando il lettore in un intreccio di suspense e perversione sottile ma spietatamente violenta, guidandolo con uno stile sapiente, carico di immagini che ci fanno riflettere sulla storia e sulla natura dei rapporti umani.

Temi forti trattati senza paura, insomma, dove primeggiano la formazione dell’identità sessuale adolescenziale e la labilità di una coscienza politica e civile discutibile e difficile da digerire.
   Ma qual è l'intenzione di fondo che ha spinto Lucía Puenzo, argentina, classe 1976, a trattare un tema così difficile? Sicuramente, il bisogno e la volontà di interrogarsi sulle ragioni che hanno spinto il governo argentino, negli anni del secondo dopoguerra, ad aprire le frontiere e a dare rifugio a tanti nazisti autori di atrocità inimmaginabili, ma anche tante famiglie argentine che hanno scelto di rendersi complici di questi uomini senza scrupoli.
   Infatti, dopo la sconfitta di Hitler, numerosi nazisti trovarono rifugio in Sud America, criminali di guerra del calibro di Eichmann e lo stesso Mengele, la cosiddetta "rotta dei topi", una precipitosa e calcolata fuga orchestrata dalla misteriosa "Organisation der ehemaligen SS-Angehorigen", meglio nota come OdeSSA, in accordo con il governo del presidente argentino Juan Domingo Perón, la chiesa cattolica argentina e gli agenti segreti di Himmler a Buenos Aires.

Il motivo di tutto ciò? Le conoscenze di gerarchi e scienziati nazisti utili allo sviluppo tecnologico nazionale, un fatto storicamente noto che, tuttavia, lascia spazio a numerosi interrogativi, tutt'oggi irrisolti.

"Questo articolo è apparso il 04/06/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/il-medico-tedesco-wakolda-luca-puenzo.html

venerdì 14 agosto 2015

#libri: Paula Hawkins, La ragazza del treno: il thriller dell'estate?

Il thriller dell'estate, che ha diviso il mondo dei lettori: capolavoro di adrenalina e tensione pura, o cocente delusione? Ecco cosa ne penso io...


"La ragazza del treno" (Piemme, giugno 2015) è, fondamentalmente, una storia di donne. Presentato e acclamato come il thriller dell'estate, regala, sì, una notevole dose di suspense e adrenalina, ma soprattutto fa riflettere sulla fragilità dell'animo umano e mostra il lato peggiore della natura femminile, in una spirale di angoscia difficile da digerire.




Al centro della vicenda una giovane donna, Rachel, poco più di trent'anni e una vita che si sta sgretolando davanti ai suoi occhi, perennemente annebbiati dall'alcol e dai rimorsi. Divorziata, alcolizzata, instabile e debole, è un personaggio che disturba il lettore e lo innervosisce, per le sue azioni sconsiderate e quell'ultimo bicchiere di vino o gin tonic che l'ultimo non è mai. Una versione autodistruttiva e per nulla ironica di Zeno Cosini con quella dannata ultima sigaretta.

Licenziata per essersi presentata al lavoro ubriaca, Rachel continua comunque a recarsi a Londra ogni mattina, per non ammettere la propria sconfitta e, soprattutto, per osservare la vita altrui attraverso il finestrino di un treno: pretesto ideale per non concentrarsi troppo sulla propria.





Ogni mattina la stessa storia, gli stessi volti. In particolare quelli di una coppia felice che abita in una villetta nei pressi della stazione ferroviaria. Tutto normale, insomma, finché un giorno Rachel non nota qualcosa di diverso, che turba il suo equilibrio già precario. Da qui, un vortice di violenza che la trascinerà in una storia più grande di lei.

Come dicevamo, una storia al femminile, singolare e corale al tempo stesso. Infatti, oltre alla vicenda che ruota attorno a Rachel, nel racconto compaiono altre due donne: Megan, una traditrice seriale che, da figura predominante e forte, diventerà la vittima dell'ennesimo femminicidio che ci riporta con orrore alla quotidianità della cronaca nera; Anna, donna debole, possessiva e succube del suo uomo.

Vite spezzate di donne deluse dalla vita stessa, sbattute in faccia al lettore senza mezze misure e falsi buonismi, che ci forniscono il pretesto per affrontare temi scomodi, come tradimento, sesso, alcolismo, violenza domestica; difficili da trattare e ancor di più da raccontare, ma che la scrittrice Paula Hawkins, esordiente dall'innegabile talento narrativo, non ha paura di proporre al lettore.

Menzogna e alienazione, ecco cosa traspare da questo thriller dalla valenza fortemente psicologica, che suscita una sensazione di repulsione nei confronti della protagonista e mostra quanto sia difficile, a volte, provare pietà e comprensione per i nostri simili.

Anche lo stile narrativo è in linea con il romanzo e il suo intento: capitoli raccontati in prima persona dalle tre protagoniste, in una alternanza continua, con un linguaggio che appartiene più al parlato che alla narrativa tradizionale, e che riesce a coinvolgere il lettore dalla prima all'ultima pagina, soprattutto grazie a un pretesto narrativo vincente: l'”ecosistema sociale treno”, un contesto quotidiano che si carica di inquietudine proprio perché assolutamente plausibile e legato a una routine comune.

Una situazione che potrebbe capitare a chiunque, un ritmo che frena e accelera vertiginosamente, fermata dopo fermata, stazione dopo stazione, dolore dopo dolore.

"Questo articolo è apparso il 09/08/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/la-ragazza-del-treno-paula-hawkins.html

giovedì 13 agosto 2015

#libri: Alessandro D'Avenia, Ciò che inferno non è

Volete leggere un bel libro, di quelli intensi, che ti catturano dalla prima all'ultima pagina, in grado di conquistare il lettore con una storia vera ed emozionante? Allora date un'occhiata a questa mia recensione su "Ciò che inferno non è", del giovane scrittore siciliano Alessandro D'Avenia: non vorrete più smettere di leggerlo. 



Che cos'è l'Inferno? Di certo non è quella dimensione onirica popolata di spettri, anime in pena, diavoli e demoni senza cuore né pietà per i malcapitati che vi finiscono dentro, non è né religione, né superstizione né credenza popolare. 
   No, l'Inferno è qualcosa di ben peggiore, l'Inferno è quando dei bambini di dieci anni appena vivono a contatto, quotidianamente, con una realtà fatta di violenza, soprusi e violazione del sacrosanto diritto ad essere felici, o quando una donna è costretta a portare in grembo il frutto di uno stupro e viene lasciata sola nella sua terribile decisione, o ancora quando un uomo viene trascinato sull'orlo della rovina soltanto perché si rifiuta di sottomettersi alla volontà del più forte (o soltanto del più prepotente).




Questa è la cruda realtà che si trova davanti Federico, diciassettenne della Palermo bene, quando oltrepassa il passaggio a livello che separa la città da Brancaccio, un quartiere che fa paura, dove le leggi non sono quelle dello Stato ma quelle di Cosa Nostra, che prosciuga i suoi abitanti dei sogni, delle speranze, della vita stessa.
   Ma perché mai un giovane così lontano da questo ambiente così decadente dovrebbe avvicinarvisi? Semplice, perché talvolta, nella storia, nascono uomini eccezionali che si innalzano rispetto alla media, capaci di trascinare con sé le masse e portare un segno di speranza anche dove, di speranza, non ce n'è.

Quest'uomo è Padre Pino Puglisi, vero e proprio eroe palermitano protagonista di “Ciò che inferno non è di Alessandro D'Avenia, che proporrà al giovane Federico un'esperienza ben più utile di qualsiasi vacanza studio all'estero: trascorrere qualche mese in mezzo ai suoi compaesani, in mezzo a quei reietti che i palermitani benestanti fingono di non vedere, perché è più semplice, perché è più comodo.

L'inizialmente recalcitrante Federico, grazie a 3P (è così che i ragazzi chiamano Don Pino), scoprirà che l'Inferno è semplicemente un luogo dove non c'è amore ma, anche se Brancaccio è la candidata ideale a ricoprire questo ruolo, che può offrire anche momenti di pura grazia e dolcezza, momenti d'amore che ci fanno finalmente capire ciò che inferno non è.

Un libro che è un vero e proprio pugno nello stomaco; anzi, in faccia, dove fa più male e non si può nascondere, perché è questo che vuol fare D'Avenia, lo scrittore siciliano che, dal già acclamato “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, ha subito una maturazione impressionante, specialmente per quanto riguarda lo stile, incisivo, di forte impatto emotivo, a tratti secco, a tratti di una dolcezza poetica: condurci per mano in una realtà per molti versi sconosciuta, dove la Mafia regna incontrastata a pochi passi da palazzi antichi e piazze affollate di gente e turisti. 

Perché, in fondo, "così sono tutti i bambini di Brancaccio: vengono iniziati all'inferno organizzando duelli alla morte tra cani randagi, seviziando gatti da gettare in pasto a quegli stessi cani da guerra o da impiccare... La luce si oscura e viene sostituita dalla rabbia di chi distrugge e non sa neanche il perché, di chi impara a dominare prima di amare, di chi non sa che amare aggiunge qualche cosa alla vita e invece odiare lo toglie, ma odiare è più facile e immediato. È una sorta di anestesia che non fa sentire la vita e la luce."

"Questo articolo è apparso il 21/05/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/ci-che-inferno-non-alessandro-davenia.html







mercoledì 12 agosto 2015

#Viaggi: Sicilia, terra del sole e dello spasimo...

In questi giorni prosegue l'esodo (sarà poi vero, con questa crisi? Mah...) degli italiani verso le mete turistiche più gettonate di sempre: Baleari, Canarie, Seychelles, luoghi più o meno esotici e/o sperduti.
   Ma io oggi vi voglio portare in una terra non troppo lontana, densa di fascino e suggestione, carica di pathos ed emozione, e di una bellezza che la rende unica e immortale.

Sto parlando della Sicilia, un'isola preziosa, un vero e proprio gioiello di questo nostro Mediterraneo ferito ma non per questo meno bello.
   Se avete in mente una partenza last minute, vi consiglio di buttarvi sulla Sicilia, sono certa che non ve ne pentirete: io ci sono stata lo scorso anno, e ho trascorso due settimane davvero indimenticabili, tanto da sentirne, ancora oggi, una profonda e pungente nostalgia.

Appena arrivati all'aeroporto di Catania abbiamo affittato un Pandino rosso fiammante che ha retto ben 2500 km di avanti e indietro ininterrotti su strade assolate, in aperta campagna o ad un passo dal mare, con base a Piazza Armerina, nell'entroterra, una località un po' sottovalutata ma che merita decisamente una visita approfondita, specialmente alla meravigliosa Villa Romana, con i suoi mosaici unici al mondo.


Mosaici di Piazza Armerina

Il mio viaggio ha toccato parecchie tappe, località di mare tra cui Licata, dalle coste incessantemente battute dallo Scirocco, Porto Empedocle con la sua Scala dei Turchi, di un bianco accecante che sembra quasi neve, Taormina, con il suo fascino signorile. 


Scala dei Turchi, Porto Empedocle
Veduta marina siciliana...


Per non parlare delle città d'arte, veri e propri gioielli di sapiente maestria, di quelle cose belle che ti fanno rivalutare un po' il genere umano, in grado di distruggere ma anche di costruire meraviglie come la Cappella Palatina di Palermo, il duomo di Monreale o quello dello stesso capoluogo, e ancora gli edifici della Valle dei Templi di Agrigento che, quando li ho visti per la prima volta, mi è anche uscita una lacrimuccia, lo ammetto, perché il mio cuore è stato pervaso da un'emozione indescrivibile, e i miei piedi hanno camminato su un suolo carico di storia e passato. 
Chiesa di San Cataldo, Palermo





Cattedrale di Palermo

Interno della Cappella Palatina


Valle dei Templi, Agrigento

Un altro luogo davvero magico è sicuramente Siracusa, una delle città più belle che abbia mai visto: arrivati sull'isola di Ortigia, il centro storico collegato alla parte nuova della città tramite un ponte, rimani abbagliato dal candore della pietra con la quale sono costruiti gli edifici, specialmente in piazza del Duomo dove, nelle ore più calde della giornata, si può godere della magia che sono la Sicilia sa regalare: i contorni sfumano, e gli occhi si riempiono dell'azzurro del cielo e dei profumi di questa terra.

Duomo di Siracusa

L'Orecchio di Dionisio
Ma a Siracusa c'è un altro luogo da scoprire, l'Orecchio di Dionisio, una grotta artificiale scavata nel calcare che si trova nell'antica cava di pietra detta Latomia del Paradiso, sotto il Teatro Greco di Siracusa. Profonda ben 65 metri, sembra di entrare all'inferno più che in Paradiso: qui i suoni si smorzano, il buio diventa assoluto, una dimensione parallela che ti fa dimenticare ciò che ri aspetta all'esterno.

L'intricato sentiero che conduce all'Orecchio di Dionisio

Ma non avrebbe senso raccontarvi, nei dettagli, tutto il mio percorso, l'elenco di monumenti che ho potuto vedere e osservare durante il mio viaggio, no, queste sono cose che potete trovare su qualsiasi guida turistica sulla Sicilia. Vi ho voluto dare soltanto un'infarinatura, giusto per preparare i vostri occhi alle meraviglie che vi attendono. 

Io vi voglio trasmettere le sensazioni che mi ha donato questa terra, l'emozione che ho poi ritrovato parlando con chi a questa terra appartiene, leggendo libri di scrittori siciliani (uno su tutti, Alessandro D'Avenia), e notando che c'è sempre un denominatore comune: l'attaccamento a questo luogo materno e crudele al tempo stesso, questo luogo segnato da storie di inaudibile crudeltà (la Mafia, la povertà toccata con mano...) e al tempo stesso illuminato da una luce che non si trova altrove. 

C'è una sensazione che io, da piemontese, non avevo mai considerato, e della quale non ero a conoscenza: lo spasimo, una parola che mi era tutto sommato sconosciuta, ma che ho compreso visitando di persona quest'isola: un'emozione che ti travolge il cuore in maniera quasi violenta, e ti lascia senza fiato per la sua bellezza primitiva e selvaggia. 
   Al di là dell'accezione religiosa (sono molte le chiese dedicate a Santa Maria dello Spasimo, una su tutte quella di Palermo, oggi sconsacrata, a cielo aperto), si tratta di un sentimento che chiunque può provare, basta aprirsi completamente alla magia della Sicilia

Non abbiate paura di addentrarvi nei vicoli e nelle piazzette più piccole e sconosciute, perdetevi in questo labirinto di pietra fatto di colori e profumi, lasciatevi guidare dallo Scirocco che spira senza tregua e dall'odore di salsedine che impregna tutto ciò che vi circonda, fermatevi a parlare con la gente e godetevi un caffè in uno dei tanti bar tipici, abbandonando per un po' la fretta e la nevrosi quotidiana, adottando i ritmi più lenti e tranquilli della Sicilia: soltanto così potrete davvero rigenerarvi, e non vorrete più andarvene da quella che è, secondo me, l'isola più bella del Mediterraneo