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lunedì 28 dicembre 2015

#Capodanno: La mansarda se ne va in vacanza...

Ebbene sì, il momento tanto agognato delle ferie è arrivato anche per me... e quest'anno, per festeggiare l'inizio del 2016, la Mansarda dei Ravatti se ne va in vacanza a Vienna, una delle capitali europee che meglio sa esprimere il clima festoso del Natale e del Capodanno.
   Un augurio di un sereno e scoppiettante anno nuovo, ci rivediamo il 4 gennaio, con un ricco reportage di quello che sarà questo mio piccolo viaggio.
   A presto, e buon Capodanno!


giovedì 24 dicembre 2015

#Natale - Caro Babbo Natale...



Quest'anno (come accade da un po' di tempo a questa parte, devo ammettere), la mia letterina a Babbo Natale resterà bianca.
   Non perché non desideri nulla, per carità, i desideri e i sogni ci saranno sempre, "finché porto le orecchie", per intenderci con un modo di dire che non ho mai capito se fosse tipico della mia famiglia o serravallese/ligure.

La mia letterina resterà bianca perché sono soddisfatta di quello che ho: una famiglia splendida, che sa darmi tutto ciò di cui ho bisogno, compreso un bel paio d'ali per spiccare il volo e sapermela cavare in ogni situazione; una persona accanto che mi ama, mi rispetta, mi comprende e della quale mi fido, che è forse la cosa più importante, una persona che brilla di quella luce forte che soltanto in pochi hanno (pur con tutti i suoi bei difettucci né!); delle amicizie speciali, non di quelle effimere, che durano il tempo di un'estate, ma di quelle che continuano, che ti accompagnano in tutte le stagioni della vita; tanti piccoli lavori che, pur non essendo particolarmente redditizi, sanno darmi tante soddisfazioni, e sono nati da scelte che rifarei mille volte ancora.

Insomma, questo Natale non voglio chiedere nulla, non voglio pensare alle cose che vorrei e che, magari, non ho ancora, no: questo Natale voglio godermi tutto ciò che ho di più bello, caro e prezioso, e posso dire di essere completamente, assolutamente, veramente FELICE.




mercoledì 23 dicembre 2015

#libri e #cinema - Cento registi per cui vale la pena vivere, a cura di Lucio Laugelli e Giacomo Lamborizio

La scena è composta da un salotto in bianco e nero. Un uomo minuto, seminascosto dietro un paio di spessi occhiali da vista,è sprofondato in poltrona con un microfono in mano e registra su nastro tutte quelle cose per cui vale la pena vivere, almeno secondo lui, in un momento di cocente sconforto a causa di un'esistenza troppo complessa e deprimente. L’elenco dura qualche minuto e comprende, sostanzialmente, una sfilza di nomi di grandi registi e altrettanto grandi pellicole, per cui vale assolutamente la pena vivere. Perché in fondo, la cinefilia ha anche un'ottima azione antidepressiva. 


Ed è proprio da questa scena (se non l'avete riconosciuta, è tratta da Manhattan (1979) e l'omino in questione è proprio Woody Allen) che è nato "Cento registi per cui vale la pena vivere" (Falsopiano Edizioni, 2015), volume curato da Lucio Laugelli e Giacomo Lamborizio, la prima opera letteraria nata totalmente all'interno della redazione di Paper Street, rivista culturale online che propone recensioni cinematografiche, letterarie, teatrali, musicali e, più in generale, una veduta di ampio respiro sul panorama culturale contemporaneo e non solo, e che vede il contributo di numerosi collaboratori della testata online. 
  



Sarò di parte, direte voi, essendo anch'io redattore di Paper, ma in realtà lo posso dire spassionatamente: si tratta di un volume decisamente interessante, che potrete leggere tutto d'un fiato per una full immersion cinematografica oppure come un vero e proprio elenco da consultare in base all'occasione, che vi farà fare la vostra "porca figura" anche durante i migliori simposi intellettuali (garantito al 100% dagli autori stessi). 

Insomma, un piccolo dizionario, esauriente ma comunque dall'impronta soggettiva, proprio perché nato da una scelta personale e, per così dire, emotiva, che rispecchia il sentire di un'intera generazione di giovani cinefili mossa da una passione forte e motivata nei confronti del grande schermo, ma soprattutto della macchina da presa. 
  Il filtro della preferenza personale, e le recensioni scritte spesso con piglio ironico, ma non per questo meno scientifico, ne fanno un libro adatto anche ai giovani e giovanissimi, ancora "digiuni di cinema", e il sottotitolo parla forte e chiaro a questo proposito: "Ad uso e abuso delle nuove generazioni", una piccola provocazione rivolta a quelle nuove leve che hanno un ventaglio di possibilità ampio ed eterogeneo, pronto per essere colto, un consiglio dato non da uno stuolo di accademici saliti in cattedra, ma da un gruppo di ragazzi appassionati che vogliono diffondere il verbo del grande cinema mondiale. 

E allora sbizzarritevi nella lettura e nel "toto-nomi", per la serie "celo celo manca", da Fritz Lang a Paolo Sorrentino (rigorosamente in ordine cronologico), e non perdete i film consigliati in ciascuna scheda, ovvero il meglio del meglio di ciascun regista, uno strumento utile anche per costruirsi facilmente una piccola filmografia personale suddivisa per registi.  

Info utili:

Potete trovare "Cento registi per cui vale la pena vivere", a cura di Lucio Laugelli e Giacomo Lamborizio, nelle librerie Mondadori, in tutte le librerie che ospitano al loro interno un angolo tematico dedicato al cinema, sul sito della casa editrice www.falsopiano.com/, o ancora sui principali canali di vendita online di libri. 

http://www.libreriauniversitaria.it/cento-r…/…/9788898137978

http://www.amazon.fr/Cento-registi-vivere-Fals…/…/8898137974

http://www.libreriafernandez.it/libreria/catalogo/libro/9788898137978/L--Laugelli--G--Lamborizio-Cento-registi-per-cui-vale-la-pena-vivere

lunedì 21 dicembre 2015

#libri - Non solo Tannenbaum, Patrizia Ferrando



Chi l'ha detto che le presentazioni dei libri si tengono in auditorium, librerie, saloni formali e affini?      
   Assolutamente no, le presentazioni dei libri si possono tenere anche in una pasticceria, com'è successo lo scorso venerdì, in occasione della nascita del volumetto "Non solo Tannenbaum", scritto da Patrizia Ferrando, giornalista e scrittrice locale di Arquata Scrivia.
 
La location, il bar pasticceria Carletto di Novi Ligure, storico locale che vanta la miglior cioccolata del novese, con tanto di deliziosi pasticcini annessi; l'argomento, il Nataleça va sans dire, e più nello specifico il simbolo per eccellenza di queste festività, l'albero di Natale.






Un piccolo libro che nasce dalla voglia di divertirsi e dalla voglia di raccontare un argomento tanto amato dall'autrice, che ha scelto volontariamente di tralasciare l'argomento "presepe", eccessivamente ampio, che avrebbe meritato un volume a parte.
   Una chiacchierata piacevole e salottiera, intima e gioiosa, che si è aperta con il racconto della genesi della passione per la scrittura che caratterizza Patrizia, con l'immagine di lei bambina, di appena 5 anni, e del suo rapporto particolare con le fiabe: tanto amate alcune, quanto fonte di disagio altre, una su tutte
"La piccola fiammiferaia".
 
Una bimba che amava raccontare a sua volta le fiabe, modificandone il finale a proprio piacimento, manifestando già in tenera età una notevole propensione per la scrittura, e una fervida immaginazione (se vi siete incuriositi, sappiate che nella sua nuova versione la piccola fiammiferaia veniva salvata e portata in una casa con un bellissimo albero... vi dice nulla?).

Patrizia, di origini genovesi, inizia il suo excursus dalla versione più tradizionale dell'albero di Natale, quello fatto con alloro e ginepro, per arrivare al classico e intramontabile abete (compreso quello sintetico), che lei ogni anno decora seguendo un tema ben preciso e sempre diverso.
   Esatto, avete capito bene: un albero di Natale che diventa sinonimo di albero della vita, che contiene e racchiude tutte le testimonianze della vita e della famiglia dell'autrice, come accade a tutti noi, che conserviamo gelosamente veri e propri cimeli familiari, talvolta anche molto antichi, splendido pretesto per ricordi e momenti di bellissima condivisione.

Tornando all'albero tematico, Patrizia ce ne propone davvero di ogni tipologia, da lei stessa realizzati nel corso degli anni, tra cui i temi Vittoriano, con angeli, country, patchwork, con mele e corteccia, provenzale, toscano, Shabby Chic, musicale, steampunk, rockabilly, suq, boudoir, ecopelliccia, fattoria e moltissimi altri, tutti da scoprire.

Ma quando è nata questa passione? "Ho preso il controllo dell'albero di Natale di casa - ricorda scherzosamente l'autrice - durante la quarta Ginnasio, quando ho proposto il mio primo albero strano, se così si può definire, ovvero quello a tema musicale, che amo particolarmente. Da lì ho iniziato ogni anno a cercare idee, senza necessariamente prendere ispirazione dalle vetrine natalizie, ma semplicemente dalla quotidianità, come le stagioni, i libri, la natura, ecc".

Alla mia domanda su quali fossero i suoi ricordi più significativi legati al periodo natalizio, Patrizia ne ha ricordati due, davvero speciali: "Il primo è legato all'infanzia, avevo 4 anni circa, e conservo il ricordo di uno splendido Natale dal sapore Ottocentesco, arricchito dall'occasione del fidanzamento di mia cugina e da moltissimi parenti, al punto da dover preparare la tavola delle feste nell'ingresso della nostra casa genovese, enorme e incredibilmente imbandita. Per quanto riguarda il secondo, avevo 24 anni, fu un anno caratterizzato da una grande gelata, che impedì ai nostri parenti di raggiungerci: per questo trascorremmo il Natale a casa io e i miei genitori, guardando "Il piccolo lord" e passando una dolcissima giornata".



Insomma, abbiamo appurato che il Natale trascende il significato prettamente religioso, e anche quello consumistico, fortunatamente: il Natale è condivisione, calore, voglia di stare insieme alle persone care. 

Infine, concludiamo questa nostra chiacchierata con una piccola curiosità letteraria: sapete quando comparve il primo albero di Natale nella storia della letteratura? Ne "I dolori del giovane Werther" di Goethe, dove l'atmosfera natalizia contribuiva alla malinconia del tormentato protagonista.
   A questo punto non resta che augurarvi buone feste, e non lasciatevi sfuggire questo libello a tutto Natale!!! ;) 

venerdì 18 dicembre 2015

#libri: Luoghi abbandonati - Maggy Bettolla





Luoghi abbandonati. Tra borghi, castelli e antiche dimore della provincia spezzina” (Edizioni Giacché) è il titolo del nuovo libro di Maggy Bettolla, ventisettenne, appassionata esploratrice di luoghi abbandonati da oltre 10 anni e creatrice del sito http://www.desertislocis.com, un volume scritto col patrocinio del network EWMD.
   Maggy è un’esperta del settore, da anni censisce i luoghi abbandonati in tutta Italia, che conosce e visita personalmente, e col suo lavoro ha contribuito a rendere note realtà nascoste che sono, in molti casi, autentici monumenti.



Il libro, ricco di documentazione e arricchito con circa duecento fotografie a colori, presenta alcuni tra i più significativi casi di abbandono in tutto il mondo, da Pripyat, la città vicino a Chernobyl, a Famagosta, Cipro, soffermandosi con particolare attenzione sul nostro Paese.
   Infatti in Italia il fenomeno dei luoghi abbandonati interessa ben seimila paesi (Istat 2014), tra cui il borgo di Balestrino vicino a Savona, Roscigno nei pressi di Salerno, Brienza Vecchia in Basilicata, Formentara, il paese sommerso dalle acque di Vagli, e molti altri.

E non si tratta soltanto di paesi, ma anche di strutture ospedaliere, ville signorili, luoghi ricchi di fascino ormai abbandonati; a questo proposito, particolarmente suggestive alcune delle immagini contenute nel libro, come quelle di un vecchio mulino aggrappato in una gola vicino a Sorrento, o quelle delle chiese sconsacrate in Emilia Romagna e Piemonte.

La parte più corposa del libro è dedicata alla provincia di La Spezia, come suggerisce il titolo, con 20 schede di luoghi abbandonati collocati soprattutto in Val di Vara, nelle quali l’autrice descrive il cammino e le sue emozioni nel visitare sinistre abitazioni in rovina, che affacciano le loro finestre sdentate su panorami di grande bellezza, i castelli medievali diroccati, avvolti dai rampicanti, ancora di sentinella sui passi e sulle valli a testimoniare l’importanza strategica di quei luoghi, o ancora le dimore gentilizie che si fondono a poco a poco con la natura, scomparendo lentamente nel paesaggio.

Un viaggio anche emozionale per riscoprire le proprie radici, un iter che stimola la curiosità di raggiungere questi borghi abbandonati, questi resti di vite e di storie dimenticate, di scoprire la silenziosa bellezza di questi suggestivi luoghi.

"Questo articolo è apparso il 15/12/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/luoghi-abbandonati-tra-borghi-castelli-e-antiche-dimore-della-provincia-spezzina-maggy-bettolla.html

giovedì 17 dicembre 2015

#tatuaggi: Non c'è l'uno senza il due...

Lo sapevo, ci sono ricascata... e pensare che quando mi dicevano  "Guarda che se ne fai uno poi non smetti più, ne vuoi fare subito un altro" non ci credevo, e invece eccomi qua. 
   Alcol, droga o altre robe strane? Assolutamente no, sto parlando di tatuaggi, un tunnel decisamente meno pericoloso ma altrettanto contagioso, in grado di dare assoluta dipendenza. 
   Ormai è diventato praticamente un rito dal sapore natalizio: esattamente un anno fa scelsi di imprimere in maniera indelebile, sulla mia pelle, una frase che è anche il titolo di una raccolta del grande Fabrizio De André, "In direzione ostinata e contraria", nonché il verso di una sua straordinaria canzone, "Smisurata preghiera". 
   Una frase particolarmente significativa, legata ad un momento di scelte lavorative non semplici, da affrontare a testa alta e a costo di sbatterci il muso e farsi tremendamente male. 



Quest'anno è arrivato il secondo dono natalizio, sempre da parte di una persona che definire speciale è dir poco (e poi mi accusano di essere poco romantica, tsè), un tatuaggio apparentemente più frivolo, e forse un po' più inflazionato, ma altrettanto bello: una farfalla in 3D, una scelta effettivamente soprattutto estetica, ma che mi ha colpita profondamente, un'idea che mi è entrata in testa come un tarlo e non ne è più uscita. 
   E il risultato mi ha decisamente soddisfatta, un'immagine che comunica libertà, e tutta la forza di una creatura che, pur con le sue delicatissime ali, riesce a librarsi in volo e ad aggrapparsi alla vita con tutte le sue energie, pur effimere.
   E meno male che doveva essere qualcosa di frivolo! ;) 

mercoledì 16 dicembre 2015

#AVolteRitornano...






In questi giorni il tempo per scrivere sul blog si è dimezzato, il numero di articoli che devo consegnare per i vari siti di cui mi occupo triplicato, ma a breve tornerò, niente panico... ;)
   Nel frattempo, a farmi compagnia durante il mio lavoro "matto e disperatissimo" in stile leopardiano, c'è lui, un piccolo tocco natalizio che non guasta mai perché, non mi stancherò mai di ripeterlo, #ilnataleèunacosaseria.

Stay Tuned!