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mercoledì 13 luglio 2016

#viaggi: Marche, un gioiellino tutto da scoprire

'Arieccomi di ritorno, fresca (si fa per dire...) e riposata dopo una bella vacanza nelle splendide Marche, terra ancora non particolarmente conosciuta ma assolutamente da scoprire e (ri)scoprire.
   Come sempre, il mio appello ad esplorare le bellezze che il nostro Paese, l'Italia, ci offre, è ancora valido: non dico di non avventurarsi verso lidi esteri più lontani, ma conoscere a fondo le bellezze nostrane è senz'altro un plus da non lasciarsi sfuggire.

Detto questo, anche stavolta vi proporrò un breve resoconto del mio viaggio, condito da qualche consiglio per godersi al meglio questa bellissima regione del centro Italia ricca di storia, bellezze paesaggistiche, ottima cucina e grande ospitalità. 

Piccolo consiglio iniziale: se decidete di viaggiare in auto (perlomeno dal nord Italia), mi raccomando evitate le ore più calde, dalle 11 alle 15 circa: il viaggio potrebbe diventare veramente pesante anche a causa del traffico nella zona di Bologna, e pregiudicare la prima giornata delle vostre tanto agognate ferie.

E allora gambe in spalla alle prime luci del mattino e, nel nostro caso, direzione Pesaro: ridente cittadina di mare, tranquilla ma ricca di attrattive al punto giusto, offre una notevole scelta di appartamenti e strutture ricettive a prezzi decisamente onesti e competitivi.
   Ovviamente, a meno che non siate amanti della vacanza esclusivamente a base di mare - sole - spiaggia (cosa che non fa proprio per me...), una settimana qui potrebbe diventare leggermente monotona, per cui il consiglio è quello di utilizzare Pesaro come punto di partenza per visitare più luoghi possibili, nei limiti di tempo a disposizione.


Dicevo, Pesaro possiede un bel centro storico molto pittoresco, con negozi, locali e gelaterie decisamente stuzzicanti, spiagge perfettamente attrezzate, ma anche qualche vera e propria chicca per i malati di storia e arte come la sottoscritta: imperdibili la Cattedrale, con i suoi pregiati mosaici, il Museo Civico a Palazzo Mosca, la casa del grande musicista e compositore Gioacchino Rossini, la domus romana ben conservata nella suggestiva Via dell'Abbondanza, la Biblioteca di San Giovanni e molto altro. 
   Cliccando qui troverete, inoltre, un'utilissima guida della città, completamente gratuita.


Ma potevo forse fermarmi qui? Giammai, e infatti secondo giorno subito a Urbino, non resistevo più.    E la mia attesa è stata ampiamente ripagata in termini di bellezza: un centro storico unico al mondo (non per niente è patrimonio dell'Unesco), un profilo inconfondibile che si staglia contro il cielo con guglie, pinnacoli, torri maestose e tetti dai colori caldi e accoglienti.

Non aspettatevi la maestosità e l'opulenza di città d'arte come Roma, Firenze o Palermo: Urbino, come spesso accade alle città di Umbria e Marche, possiede una bellezza più misteriosa, tutta da scoprire esplorandone le vie e i sentieri più reconditi.
   Se vi trovate da queste parti (e se siete nelle Marche non potete non farci un salto) non lasciatevi sfuggire gli angoli e i luoghi più rappresentativi della città, da Palazzo Ducale (visitatelo al suo interno, e non ve ne pentirete) alla Galleria Nazionale delle Marche che occupa ben 80 sale di questo maestoso edificio (e che presenta opere di artisti del calibro di Piero della Francesca, Raffaello Sanzio Tiziano, Paolo Uccello e Orazio Gentileschi), dalla casa natale di Raffaello all'oratorio di San Giovanni con il suo splendido ciclo di affreschi opera di Lorenzo e Jacopo Salimbeni, dal Duomo di Urbino, con il relativo Museo del Tesoro e le sue suggestive Grotte sotterranee, al teatro dedicato proprio a Raffaello.




















E, già che vi trovate nei paraggi, imperdonabile non dedicare una gita al bellissimo borgo medievale di Gradara, perfettamente conservato anche grazie al restauro conservativo avvenuto negli anni '20 del Novecento, un tuffo nella storia che ci riporta proprio alla triste e romantica vicenza dei danteschi Paolo e Francesca.
   “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona“.
   Ve li ricordate? Lui era Paolo Malatesta, e lei era Francesca da Polenta.

















Proseguendo nel nostro viaggio arriviamo a Fano, una manciata di chilometri da Pesaro, cittadina dal bellissimo centro storico di chiare origini romane; lo capiamo subito dall'imponente arco di Augusto che ci accoglie in città lungo la via Flaminia, per poi proseguire ammirando, tra le altre cose, le logge di San Michele e l'omonima chiesa, Piazza XX Settembre con la bellissima fontana della Fortuna e il Museo Civico con la Pinacoteca, Palazzo della Ragione, la piazza alla Corte del Palazzo dei Malatesta con la loggia del Sansovino, nonché le splendide chiese di San Paterniano, San Pietro ad Valium e Santa Maria Nuova. 

Ma Fano possiede anche un litorale sabbioso e un mare da bandiera blu, per cui alla visita in città potrete alternare anche un bel tuffo tra le onde del mar Adriatico, che qui si presenta decisamente più pulito e meno affollato rispetto alla vicina Emilia Romagna. 



Ovviamente dai giorni dedicati al mare non si poteva proprio prescindere, specialmente con la calura che caratterizza queste zone, tuttavia, se avete voglia di percorrere qualche chilometro in più, non perdete una visita anche alle città di Ancona ma soprattutto Ascoli Piceno: se la prima risulta un po' più conformata alle moderne località costiere e ha perduto un po' del suo fascino più antico (anche se il Duomo, che torreggia su un belvedere particolarmente suggestivo, è assolutamente da non perdere), la seconda ha conservata intatta tutta la sua bellezza.


























Rimarrete abbagliati dalla bellezza della Piazza del Popolo, cuore pulsante della città, su cui affacciano la Chiesa di San Francesco, il Palazzo dei Capitani del Popoli, splendide case medievali e antichi portici.

Piazza del Popolo è, giustamente, considerata una delle piazze più belle d’Italia, anche se la vicina Piazza Arringo insidia il suo primato; infatti qui troverete il Palazzo dell’Arringo, sede della Pinacoteca Civica, il Duomo di Sant’Emidio, il Battistero di San Giovanni e il Palazzo Episcopale con il Museo Diocesano.

















E arriviamo ora alla chicca che ho tenuto verso il fondo, come un vero e proprio coup de théâtre: la visita alle Grotte di Frasassi, nel comune di Genga.
   Entrare in queste grotte è un po' come perdersi all'intero di un mondo parallelo, un universo fatto di pura bellezza e suggestione, un incontro viscerale con la parte più profonda della nostra terra: quanta perfezione può celare la natura?
   Ecco, questo ne è un perfetto esempio, da mozzare il fiato.
L'Abisso Ancona è la prima parte della grotta che visiterete durante il tour guidato, nonché la prima area apparsa ai suoi scopritori, che ha preso il nome della loro città di provenienza.
   E' un'enorme cavità, tra le più grandi in Europa e nel mondo, dalle dimensioni incredibili: 180 metri di lunghezza, 120 metri di larghezza e 200 metri di altezza.
   Pensate, per rendere meglio l'idea, che potrebbe contenere al suo interno l'intero Duomo di Milano!


Al centro della sala domina l'imponente gruppo di stalagmiti millenarie denominate "I giganti" (diametro: 2 mt - 5 mt, altezza: 1,50 mt - 20 mt), le più importanti stalagmiti della grotta.
   Altro ambiente particolarmente suggestivo è rappresentato dal Gran Canyon, con i suoi crepacci profondi e il laghetto che propone al visitatore un ammaliante gioco di specchi e riflessi.

Il biglietto intero costa 15,50 euro, ma ne vale assolutamente la pena: un'ora e mezza di visita guidata (attenzione alle temperature, 14 gradi con il 98% di umidità anche in estate) più la possibilità di visitare, sempre con lo stesso biglietto, la benedettina Abbazia di San Vittore e l'annesso Museo Speleologico. 



Insomma, direi che tutto questo si commenta da sé, a corredo di ciò che ho detto posso soltanto inserire qualche immagine, che spero possa rendere, anche soltanto in minima parte, tutta la bellezza di questa regione.

Come sempre, apro una parentesi del tutto culinaria: nelle Marche, oltre a visitare luoghi splendidi, avrete anche la fortuna di assaggiare una cucina particolarmente ricca e saporita, che spazia dal pesce (specialmente nelle zone costiere, dove potrete assaporare ottime fritture di mare, lo stoccafisso all'anconetana, il brodetto di pesce e molto altro) alla carne (spesso accompagnata da porcini e dall'immancabile tartufo nero), senza tralasciare la pasta fresca di produzione locale e la crescia, una piada sfogliata farcita con salumi, formaggi (specialmente il tipico formaggio di fossa) e verdure.


Rifatevi gli occhi, concedetevi qualche peccato di gola e godete appieno della bellezza che le Marche sanno offrire e, se non l'avete ancora fatto, prenotate subito una vacanza in questo piccolo angolo di paradiso tricolore! ;) 

lunedì 11 luglio 2016

#film: Ma che ne sanno i 2000... Il best of delle serie tv anni '80/'90

Fino a qualche anno fa, alle rimpatriate con i compagni di liceo si parlava di gnoccoloni e squinzie, del locale dove trascorrere il sabato sera, tutto molto sex, drugs & rock ‘n roll.
   Oggi, durante le rimpatriate coi compagni, si finisce a parlare di quanto erano belli gli anni Novanta (ma anche a fine Ottanta non si scherzava mica), di quanto erano ruggenti gli anni Novanta, di quanto erano fighi gli anni Novanta, e dell’appuntamento fisso, al pomeriggio, più precisamente all’ora di merenda, con le serie tv che hanno segnato indelebilmente (in positivo? Mah inzomma, visti i risultati…) i labili neuroni della mia generazione.


Si invecchia, non c’è che dire, se ne parla con la lacrimuccia e il brick di Estathé in mano come ai vecchi tempi, il tutto condito dalle prime avvisaglie della sciatica, e dalla voglia di tornare con la mente a quelle robe che più trash e adorabili non si può.

Se siete curiosi di scoprire la top ten delle serie tv cult degli anni ’80/ ’90, preparate la confezione dei Kleenex e cliccate qui... ;)

"Questo articolo è apparso su TheMacGuffin.it. Per gentile concessione". 

venerdì 1 luglio 2016

#libri: Klein Blue, Cristiano Pedrini

Oggi vi propongo la recensione di una capace collega dei portali letterari online RecensioniperEsordienti.it e ChanceinComune.it, Angela Costagliola, che saprà catapultarvi in un mondo tanto doloroso quanto affascinante, quello dell'amore omosessuale, troppo spesso ancora ostacolato.
 
Klein Blue”, di Cristiano Pedrini, è un romanzo a tematica LGBT.
   Al centro della vicenda troviamo il diciottenne Jayce Axel Wood, giunto nella contea di Northumberland, nel nord dell’Inghilterra, per una vacanza.
   Qui incontrerà Keith, giovane sindaco di Northumberland, con in quale vivrà un’intensa passione. Ma ben presto il passato di Jayce suonerà alla loro porta e nulla sarà come prima: tra sequestri di persona, fantasmi del passato, incredibili scoperte e l’orribile realtà del mercato degli organi, Jayce e Keith riusciranno a superare insieme i diversi ostacoli?
 
Cristiano Pedrini, già autore della saga a tematica LGBTOpportunity’ (chi avrà letto i primi due capitoli della saga troverà non pochi elementi in comune con questo romanzo), dà nuovamente prova della sua abilità ad affrontare contemporaneamente più generi letterari differenti (romantico, thriller, noir, avventura, erotico), affrontando anche qui con estrema naturalezza la tematica LGBT.
   La trama, i dialoghi e la scrittura scorrevole rendono il romanzo di facile lettura.

Particolarmente efficaci risultano la caratterizzazione dei personaggi (tra tutti Jayce), le affascinanti descrizioni paesaggistiche e la presenza di personaggi secondari dai risvolti psicologici interessanti (tra tutti George, padre di Jayce, ed Helena, commissario della contea di Northumberland).
   Impreziosiscono il romanzo le illustrazioni interne.
 
Klein Blue” (titolo ispirato dal colore blu inventato dall’artista francese Yves Klein, che è anche il blu intenso degli occhi di Jayce) offre al lettore molti spunti di riflessione e lo catapulta in scenari uggiosi e nebbiosi, tipici del clima britannico, tra colpi di scena e momenti di pura tensione.
 

#news: La Mansarda se ne (ri)và in vacanza... stavolta nelle Marche!

Ci risiamo: la Mansarda dei Ravatti, a casa tranquilla nel suo cantuccio, proprio non ci sa stare.
   E infatti, a partire da domani mattina, si darà per 9 giorni alla più completa latitanza in quel delle Marche, terra ancora inesplorata dalla sottoscritta, che ha già la valigia pronta in mano, la fedele Reflex al collo e una voglia matta di esplorare.


Come sempre, attendete fiduciosi il mio resoconto della vacanza... e a presto, stay tuned! ;) 

giovedì 30 giugno 2016

#viaggi: Napoli, terra di sole, mare, bellezza e buonumore

Eccomi, come promesso, con un piccolo "diario di viaggio" della mia breve vacanza in quel di Napoli, città meravigliosa dove il profumo del mare, il calore del sole, l'allegria della gente e il fascino del centro storico si mescolano in un connubio perfetto.

Prima di partire con il resoconto e un po' di consigli di viaggio, devo fare una premessa che mi preme particolarmente: da buona piemontese, sono partita con una bella dose di entusiasmo ma anche, e lo dico sinceramente, con qualche pregiudizio, dovuto sicuramente alla cattiva fama che questa città, ingiustamente, troppo spesso ha in giro per l'Italia e non solo.
   Lo scenario dipinto dall'ignoranza collettiva la dipinge come un luogo carico di delinquenza, violenza, pericoloso, insomma da evitare.
   Errore, madornale errore. Io ho trascorso 3 giorni (dal mattino al tardo pomeriggio) a girare da sola, senza risparmiarmi, cercando di godere appieno della vitalità del centro storico partenopeo, e le tanto paventate "brutte sorprese" non si sono palesate.
   Fortuna? Non credo, soltanto un pizzico di buon senso (ovvio che, se vedete vicoletto sperduto, non frequentato, magari se siete una ragazza e anche sola evitatelo o perlomeno prestate un po' di attenzione) e tanta voglia di scoprire una città per me nuova scevra da preconcetti e inutili timori. 

Detto questo, ecco un sunto del mio girovagare napoletano: in principio fu Pompei,
   Ebbene sì, approfittando della presenza del moroso - ferroviere (successivamente impegnato con i suoi corsi di aggiornamento) ci siamo concessi un lungo pomeriggio tra gli scavi archeologici della magica Pompei, nonostante la stanchezza del viaggio in treno.
   Un luogo di indicibile interesse storico/artistico, dove la bellezza permea ogni angolo di questa città addormentata: abbiamo trascorso qui oltre cinque ore, che non sono nemmeno sufficienti per vedere per intero le rovine, godendo della bellezza delle domus (imperdibili le case del Poeta Tragico - con il famoso mosaico del Cave Canem - del Fauno, la Villa dei Misteri e molte altre), dei teatri, dell'anfiteatro, del lupanare, delle stradine che si inerpicano nei meandri della città, tra necropoli, botteghe, fulloniche, tabernae e thermopolia, per non parlare dei giardini, dei templi, dei mosaici e degli affreschi ivi conservati.
   Unico consiglio: acqua sempre a portata di mano, visto le temperature torride, crema solare, cappellino e scarpe comode, oltre ovviamente alla cartina sempre alla mano.


































Provati dalla splendida Pompei, la sera non ci si può rifocillare altrimenti che con una bella pizza napoletana: imperdibile la pizzeria Sorbillo, storico locale nella centralissima Via dei Tribunali, uno dei decumani cittadini, non ne rimarrete delusi.






E ora inizia il mio tour in solitaria: si parte subito con il percorso della Napoli Sotterranea, una delle esperienze più intense che abbia mai provato durante i miei viaggi, e una tappa obbligata per gli appassionati di storia che si trovino in visita a Napoli: i primi manufatti sotterranei risalgono a circa 5.000 anni fa, mentre nel III secolo a.C., i Greci aprirono le prime cave sotterranee per ricavare i blocchi di tufo necessari per costruire le mura e i templi della loro Neapolis.

   Lo sviluppo imponente del reticolo dei sotterranei iniziò in epoca romana con gallerie viarie e una rete di acquedotti complessa, alimentata da condotti sotterranei provenienti dalle sorgenti del Serino. 
   Larghi quel poco che permetteva il passaggio di un uomo, i cunicoli dell’acquedotto si diramavano in tutte le direzioni, con lo scopo di alimentare fontane ed abitazioni situate in diverse aree della città superiore.
 


A tratti, sulle pareti, si notano ancora tracce dell’intonaco idraulico, utilizzato dagli ingegneri dell’antichità per impermeabilizzare le gallerie.
   Nel complesso, una rete di cunicoli e cisterne di oltre 2.000.000 m², diffusa per tutta la città.
I sotterranei furono anche utilizzati durante la Seconda Guerra Mondiale come rifugi antiaerei per proteggersi dai disastrosi bombardamenti che colpirono la città.
   Resti di arredi, graffiti e vari oggetti in ottimo stato di conservazione testimoniano ancora oggi la grande paura dei bombardamenti e i numerosi periodi della giornata vissuti nei rifugi, facendo riemergere uno spaccato di vita importante e al tempo stesso tragico della storia cittadina.

Insomma, un percorso carico di storia, condotto dalle guide specializzate dell'Associazione La Napoli Sotterranea (particolarmente preparate, per la durata complessiva di un'ora e mezza), suggestivo ma non adatto a chi soffre di claustrofobia: alcuni tratti del percorso prevedono il passaggio all'interno di cunicoli stretti e angusti, per cui occorre l'ausilio di candele per illuminare il percorso, e ovviamente sono raccomandate scarpe comode con suola in gomma, onde evitare di scivolare (l'umidità al'interno è al 100%, per una media di 15 gradi circa).
   Insomma, un percorso consigliatissimo, che vi permetterà di visitare anche i resti del teatro romano, conservati in un'ex cantina al di sotto di un'abitazione privata.





Tra le altre attrazioni assolutamente imperdibili troviamo il Duomo, dedicato a Santa Assunta ma meglio noto con l'intitolazione a San Gennaro, con annessi la cappella del santo e il Museo del Tesoro, che contiene ornamenti di raro pregio e bellezza, la Basilica di Santa Chiara, che offre al visitatore la possibilità di passeggiare nello splendido chiostro interamente decorato da maioliche coloratissime, e ancora la Basilica di San Lorenzo, anch'essa parte del percorso della Napoli sotterranea (Napoli è una città che si sviluppa incredibilmente in altezza e in profondità), nonché la chiesa di San Domenico Maggiore, particolarmente maestosa e suggestiva, e quella del Gesù Nuovo, con il suo caratteristico bugnato che ricorda molto il Palazzo dei Diamanti di Ferrara. 














Una menzione particolare per la Cappella di San Severo dove, al centro della navata, potrete ammirare il Cristo velato, una delle opere più note e suggestive al mondo, eseguita Giuseppe Sanmartino.
   Qui troverete, inoltre, le famose Macchine anatomiche, ovvero gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema arterio-venoso quasi perfettamente integro, realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno. 

Anche i musei meritano una menzione d'onore per il grandissimo valore dei reperti che contengono, uno su tutti il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che contiene moltissimi reperti trovati negli scavi dell'antica Pompei, oltre a numerose collezioni di mosaici e ad una sezione dedicata all'arte egizia.
   Analogo discorso per il Maschio Angioino (attenzione, sulle cartine lo troverete indicato con il nome di Castel Nuovo), il Palazzo Reale di Napoli, immerso nella splendida cornice della storica Piazza del Plebiscito, e il Castel dell'Ovo.
 

E, proprio a proposito di questo castello, fortezza spagnola perfettamente conservata, imperdibile una passeggiata al tramonto sul lungomare Caracciolo, suggestivo e romantico al punto giusto, zona molto turistica ricca di ottimi ristoranti (da Antonio e Antonio il pesce è cucinato a regola d'arte, provare per credere!). 





















Abbiamo parlato di musei, chiese, attrazioni turistiche note in tutto il mondo, ma la vera Napoli, quella più autentica, verace per davvero, è sicuramente quella dei vicoli: Spaccanapoli, via San Gregorio Armeno (entrate nell'omonima chiesa, mi raccomando, un gioiellino barocco immerso nel centro storico), via di San Biagio de' Librai, via Benedetto Croce e via dicendo, fino a raggiungere la splendida zona di Port'Alba, dove troverete librerie antiche, bancarelle di volumi antichi, usati e non, a prezzi davvero stracciati, bar, locali carini, insomma, il brulicare della vita del centro più antico della città, fino a raggiungere la più commerciale Via Toledo (nota anche come Via Roma), una delle vie dello shopping cittadino. 



Non abbiate timore di immergervi nelle viuzze fatte di botteghe artigiane, presepi, bancarelle che vendono ogni tipo di leccornia dolce e salata, perché la bellezza di Napoli risiede proprio qui: in questo mi ha ricordato moltissimo la mia adorata Genova, con i suoi carruggi, le sue vie strette, talvolta buie e anche un po' sporche, ma piene di fascino e suggestione, leggende e storie antiche come la pietra che le contiene.

Del cibo non vi parlo nemmeno, se andate a Napoli senza prima farvi una cultura su tutto ciò che dovrete TASSATIVAMENTE assaggiare non siete degli di leggere questo blog... ;)

Insomma, questo è solo un assaggio di Napoli, potrei scrivere un intero libro sulle sue bellezze, ma vi toglierei tutto il piacere della scoperta.
   Quindi, se non avete ancora prenotato le vostre vacanze estive, cercatevi un bell'hotel in centro, e abbandonatevi alla carezza del sole, al profumo di una sfogliatella appena sfornata, all'allegro vociare dei bimbi per strada, alla passione che trasuda dalle città del sud, affascinanti, suggestive, imperdibili. 




martedì 28 giugno 2016

#cinema: Addio Bud Spencer, gigante buono del cinema italiano

Ieri pomeriggio se n'è andato un pezzo della storia del cinema italiano, il "gigante buono" che tutti noi ricordiamo con affetto fin dall'infanzia, un personaggio poliedrico e quanto mai sottovalutato: ieri pomeriggio è morto Bud Spencer, o meglio Carlo Pedersoli, classe 1929, partenopeo, la metà del mitico duo storicamente formato con Terence Hill.


Tutti noi lo ricordiamo per la celeberrima sequenza "doppio sganassone potente - pugno in testa", ma Bud è stato molto di più: protagonista di una carriera lunga ed eclettica nella quale, accanto ai film più popolari, ha interpretato thriller (diretto da Dario Argento in Quattro mosche di velluto grigio), si è misurato con il cinema d'autore con Ermanno Olmi e persino con il dramma di denuncia civile con Torino nera di Carlo Lizzani.
Per non parlare della sua carriera di sportivo: come nuotatore è stato il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero, oltre ad essere stato più volte campione italiano di nuoto a stile libero e in staffetta. 

Insieme, Bud Spencer e Terence Hill hanno scritto momenti indimenticabili del cinema italiano: dalla serie indimenticabile degli "Spaghetti western" all'avventura comica, un duo che ha fatto sganasciare dalle risate diverse generazioni di giovani (e diversamente giovani).

Tante esperienze, tanti successi, una lunga vita fatta di tante soddisfazioni ma condita anche da un pizzico di amarezza per non esser stato abbastanza considerato da quel mondo del cinema in cui era entrato un po' per caso, finendo poi per dedicargli una vita intera; aveva infatti dichiarato alla stampa nazionale: "In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo, nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival".

Ma d'altronde si sa, nello showbusiness va avanti soltanto chi sgomita, chi si impone senza tanti scrupoli e lui, nonostante i cazzotti volati in quantità sul grande schermo, nella realtà quotidiana era veramente un gigante buono e gentile, forse troppo, in un mondo di serpi.

E il modo in cui se n'è andato lo testimonia, in silenzio, senza clamore, in punta di piedi, come annunciato dal figlio Giuseppe: "Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata grazie".

Una serenità che aveva già manifestato in precedenza, come presagendo l'approssimarsi dell'ultimo viaggio: "Non temo la morte. Dalla vita non ne esci vivo, disse qualcuno: siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto: la curiosità di sbirciare oltre, come il ragazzino che smonta il giocattolo per vedere come funziona. Naturalmente è una curiosità che non ho alcuna fretta di soddisfare, ma non vivo nell'attesa e nel timore. C'è una mia canzone che racchiude bene la mia filosofia: “Futtetenne”, ovvero fregatene".


E allora freghiamocene dei mancati riconoscimenti, e auguriamo a Bud l'unica cosa possibile: una scorpacciata di fagioli insieme agli angeli tra i quali, sicuramente, è finito. 




domenica 19 giugno 2016

#news: La Mansarda se ne va in vacanza...

Da lunedì la Mansarda di Ravatti, nonché la sottoscritta, saremo in trasferta a Napoli, per un'inaspettata vacanza partenopea.
   Per qualche giorno non scriverò ma, come sempre, di ritorno dal viaggio proporrò un breve resoconto ricco di consigli e dritte per partire all'arrembaggio, quindi rimanete aggiornati...

A presto, mangerò una sfogliatella e qualche zeppola anche per voi! ;)