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martedì 10 novembre 2015

#viaggi: L'antica via del tè e dei cavalli, ancestrale fascino orientale

Solitamente amo parlarvi di arte, cinema, libri, musica, fotografia, e tanto altro, ormai ci siete abituati. Ma oggi vi condurrò in un viaggio virtuale sulle ali della storia, un percorso tanto insidioso quanto suggestivo che mi è venuta voglia di intraprendere grazie ad uno spunto terribilmente quotidiano: il rito del tè, pomeridiano o serale che sia.
   No, non si tratta di un rito da me praticato in prima persona, ma dal mio ragazzo, grande estimatore di questa bevanda che, mio malgrado, non riesco proprio a farmi piacere.
   Nonostante questo, non sono rimasta indifferente alle sue antichissime origini, che mi hanno tentata verso un piacevole lavoro di ricerca. In fondo, libri, cultura e tè vanno a nozze, quindi non siamo poi così fuori tema.


Il nostro viaggio inizia nel cuore montuoso del Sichuan occidentale, una foresta di bambù che cela, al suo interno, un sentiero leggendario, la celebre "via del tè e dei cavalli", un'importante rotta commerciale nonché la principale via di collegamento tra la Cina e il Tibet. 
   Un sentiero di cui oggi rimane soltanto un lungo e sottile acciottolato, battuto anticamente dai bastoni delle centinaia di migliaia di portatori che per un millennio hanno percorso questa strada.

Un tempo, il percorso si estendeva per oltre 2.200 chilometri nel cuore del Catai e conduceva da Yaan, nella regione del tè del Sichuan, a Lhasa, la capitale del Tibet che sorge a circa 3.500 metri d'altezza. Il sentiero, uno dei più alti e accidentati dell'Asia, iniziava tra le valli cinesi, attraversava l'Altopiano del Tibet, guadava le acque gelide dei fiumi Yangtze, Mekong e Salween, fendeva la catena del Nyainqentanglha, superava quattro valichi a quota 5.000 e finalmente scendeva fino alla città sacra.
   Un sentiero che, per quanto frequentato costantemente, era comunque irto di banditi, una minaccia costante, uno snodo commerciale fondamentale nato perché la Cina aveva qualcosa che il Tibet voleva: il . Uno scambio, tuttavia, equo: infatti anche il Tibet aveva qualcosa di cui la Cina aveva disperato bisogno: i cavalli.


Una vita estenuante, quella dei commercianti dell'epoca, ben lontana dalla concezione odierna: infatti i portatori di tè, uomini e donne, in genere trasportavano dai 70 ai 90 chili di carico, ma i più forti arrivavano anche a 130. Ovviamente, maggiore il carico, maggiore il guadagno: un chilo di tè veniva pagato con un chilo di riso.
   Indossando stracci e ai piedi sandali di paglia, i portatori attraversavano i valichi innevati con ramponi di ferro. Il loro unico nutrimento consisteva in un sacchetto di pane di granturco e di tanto in tanto una ciotola di tofu, e non tutti riuscivano a sopravvivere alla fatica, alle intemperie e agli stenti.

Vuole la leggenda che il sia giunto per la prima volta in Tibet nel 641, quando la principessa Wen Cheng della dinastia Tang sposò il re tibetano Songtsen Gampo. La famiglia reale e i nomadi tibetani presero l'abitudine di bere il per una serie di ottimi motivi: era una bevanda calda in un paese dal clima freddo non poteva che esser vista come una manna dal cielo.

Tuttavia, il prodotto che arrivava in Tibet attraverso la "via del tè e dei cavalli" non era raffinato, ed era decisamente lontano dalla concezione di bevanda che abbiamo oggi.
   Infatti il tè verde, ricavato da germogli e foglie non ossidati, destinato al Tibet, ha un sapore particolarmente amaro, non semplice da apprezzare.
   Nonostante questo, nell'XI secolo i panetti di tè verde erano diventati vera e propria moneta di scambio. La dinastia Song li utilizzava per acquistare dal Tibet i vigorosi destrieri con cui affrontare in battaglia le feroci tribù nomadi del nord, antenate dell'orda di Gengis Khan.
   Il divenne la principale merce di scambio tra Cina e Tibet. Secondo la tariffa fissata dall'Agenzia del tè e dei cavalli del Sichuan, istituita nel 1074, 60 chili di tè pressato equivalevano a un cavallo.
   Nel XIII secolo, la Cina barattava tonnellate di tè ogni anno in cambio di circa 25 mila cavalli. 
Lo scambio di tè e cavalli proseguì per tutta la dinastia Ming (1368-1644) fino a metà dell'epoca Qing (1645-1912).

Oggi la strada settentrionale è asfaltata e si chiama Statale 317; vicino a Lhasa corre parallela alla ferrovia Qinghai-Tibet, la più alta del mondo. Anche la via meridionale, l'attuale Statale 318, è asfaltata: il vi viene ancora trasportato, ma all'interno di camion, che trasportano prodotti di ogni genere.
   Per quanto riguarda il tratto occidentale della rotta centrale, che si arrampicava sui monti Nyainqentanglha in Tibet, non è mai stato asfaltato perché troppo impervio e pericoloso.


Per quanto riguarda il presente, facendo qualche ricerca ho scoperto che, ad oggi, esiste un nuovo commercio, particolarmente fiorente, lungo quella che una volta era la "via del tè e dei cavalli": si tratta dei cosiddetti "Yartsa gompo", sostanzialmente bruchi essiccati, pagati dai 4 ai 10 dollari.
   Lo yartsa gompo (che in Cina viene chiamato chong cao) è un bruco infettato da un parassita che vive solo nei terreni erbosi oltre i 3.000 metri, parassita che uccide il bruco e poi si nutre del suo corpo. Tutti gli anni a primavera i nomadi tibetani perlustrano i pascoli degli yak con una paletta ricurva di metallo alla ricerca dei bruchi, bestiole che, nonostante le ridotte dimensioni, valgono più dell'intero yak.

Infatti, nelle farmacie cinesi di tutta l'Asia, il chong cao viene venduto come rimedio contro i danni dell'invecchiamento, e come cura per decine di mali, dalle infezioni alle infiammazioni, dalla stanchezza al catarro, fino ai tumori.
   I bruchi migliori costano circa 60 euro al grammo, per darvi un'idea, quasi il doppio del prezzo attuale dell'oro.
   Insomma, tè, cavalli o bruchi che siano, questa ancestrale strada ci mostra quanto l'ingegno dell'uomo, anche attraverso terre impervie e spesso poco generose, riesca a destreggiarsi e a dare vita ad attività fiorenti in grado di portare ricchezza e sapere anche nelle lande più sperdute di questo intrigante e suggestivo pianeta.

lunedì 9 novembre 2015

#arte: Gauguin e i suoi "Racconti dal Paradiso" in mostra al MUDEC di Milano

Oltre alla mostra "Barbie The Icon", il MUDEC (Museo delle Culture) di Milano ospita, dal 28/10/2015 al 21/02/2016 un'altra mostra decisamente interessante, dedicata a Paul Gauguin e ai suoi "Racconti dal Paradiso".
   Un'esposizione composta da circa 70 opere provenienti da svariati musei sparsi per il mondo e da numerose collezioni private internazionali, una mostra che si concentra principalmente sulle suggestive immagini dei luoghi visitati dall'artista francese durante i suoi moltissimi viaggi in terre esotiche e dal fascino sensuale, e che ci permettono di riconoscere e analizzare le fonti figurative della produzione artistica di Gauguin


Una mostra che nasce per ripercorrere la sua evoluzione, sottolineando l'originalità dell'approccio al primitivismo tanto caro all'artista, un interesse per le culture "altre" che si tradusse in una costante e accurata ricerca di materiale originale da integrare nella sua produzione, una fonte di ispirazione davvero inesauribile. 
   Per quanto riguarda l'aspetto più tecnico dell'allestimento, la mostra si articola in cinque sezioni: nella prima un autoritratto di Paul Gauguin introduce il discorso sulla figura personale dell'artista, inquadrandola all'interno del contesto storico e culturale francese ed europeo di fine Ottocento.
   Arriviamo alla seconda sezione, che ripercorre il lavoro del pittore dal 1878 al 1895 circa, illustrandone la predilezione per l'arte e la cultura primitiva di luoghi lontani ed esotici come Polinesia, Indonesia, Martinica e Guadalupa

La terza sezione vede esposti alcuni tra i lavori più celebri e importanti dell'artista, realizzati durante i viaggi in Bretagna (1886-1888), Danimarca (1884-1885), a Parigi e ad Arles (1888-1889).
   Nella quarta sezione troviamo, invece, due opere particolarmente significative, "Veliero al chiaro di Luna" (1878) e "Arearea no varua Ino/ Il divertimento dello Spirito maligno" (1894), che mostrano l'evoluzione tecnica dell'arte del pittore dagli esordi agli anni della maturità artistica. 
   E concludiamo con l'ultima sezione, la quinta, che esplora l'intersezione tra mito, fantasia, sogno e realtà nelle opere dell'artista, una sezione che pone l'accento sui temi chiave della sua arte. Inoltre, viene evidenziata la costante ricerca del pittore per raggiungere una tecnica il più vicina possibile alla vita e alla natura, lontana dalle costrizioni accademiche dell'arte dell'Europa "civilizzata".

Nel complesso, una mostra che contiene opere importanti della produzione di Gauguin ma non le più celebri, e l'aspetto più caratteristico e interessante è forse quello delle tavole lignee dipinte, spesso sconosciute ma estremamente particolari, che contengono elementi paesaggistici e artistici primitivi e di forte impatto emotivo e cromatico.
   Unica nota dolente, la disposizione delle didascalie rispetto alle opere stesse: eccessivamente distanziate, che costringono il visitatore a cercare la classica "etichetta" per comprendere il titolo e la datazione dell'opera. che rimane comunque decisamente scarna e contenente informazioni insufficienti, salvo le opere presenti nell'audioguida, a pagamento


Invece interessanti le attività didattiche per le scuole: per la scuola primaria e dell'infanzia visita + laboratorio "I mondi di Gauguin" della durata di 90 minuti, al costo di 110 euro a classe + biglietto d'ingresso (2 gratuità per insegnanti) a prenotazione obbligatoria, mentre per la scuola secondaria di primo grado è disponibile la visita "Diversi da chi? Iconografia e stereotipo", anch'esso con le medesime caratteristiche del precedente. 
   Inoltre, per le scuole primaria e secondaria di secondo grado è disponibile una visita guidata alla mostra della durata di un'ora, al costo di 70 euro a classe + biglietto d'ingresso, con prenotazione e microfonaggio obbligatori. 

E ancora, le attività didattiche per i gruppi, con le stesse modalità di svolgimento di quelle per le scuole, al costo di 100 euro per gruppo (1 gratuità per capogruppo) e, per finire, le attività dedicate alle famiglie. In questo caso i bambini potranno scegliere il pacchetto visita guidata + laboratorio (da 6 a 11 anni, della durata di 90 minuti) disponibile tutte le domeniche alle ore 10.30, al costo di 14 euro a bambino (ingresso + attività, prenotazione consigliata), mentre gli adulti potranno usufruire della visita guidata della durata di un'ora, contemporaneamente a quelle per i più piccoli, al costo di 19 euro a persona, comprensivo di ingresso + attività (prenotazione consigliata anche in questo caso).    Tutte le attività sono a cura di ADMaiora Srl (www.admaiora.education).

Per info e prenotazioni: www.mudec.it - 02 54917
Per prenotazione biglietti: www.ticket.it/MUDEC

ORARI:
lun 14.30-19.30
mar-mer-ven-dom 9.30-19.30
gio e sab 9.30-22.30

Il servizio di biglietteria termina un'ora prima della chiusura.

BIGLIETTI:
  • visitatori individuali: 12 euro intero, 10 euro ridotto, 8 euro ridotto speciale
  • gruppi: 10 euro gruppi adulti, 6 euro gruppi scuole, 3 euro scuola infanzia (3-6 anni)
  • prevendita: 2 euro visitatori individuali e gruppi, 1 euro scuole
  • audioguida: 5 euro
  • visite guidate e attività didattiche: 
  • gruppi (100 euro gruppi, 120 euro gruppi in lingua, 130 euro visita + lab)
  • scuole (70 euro scuole, 90 euro scuole in lingua, 110 euro visita + lab)
  • microfonaggio (obbligatorio per adulti e per scuole secondarie di primo e di secondo grado - 30 euro gruppi con guida esterna, 15 euro scuole con guida esterna, 17 euro gruppi con guida interna, 13 euro scuole con guida interna)


venerdì 6 novembre 2015

#arte: al #MUDEC di Milano la mostra #Barbie, The Icon

Nella suggestiva cornice del MUDEC (Museo delle Culture) di Milano è visitabile, dal 28/10/2015 al 13/03/2016, la mostra "Barbie The Icon", dedicata alla mitica bambola che ha fatto innamorare generazioni e generazioni di bambine in tutto il mondo, un vero e proprio oggetto "feticcio" che dagli anni Cinquanta è giunto fino a noi, mantenendo inalterato il proprio fascino.
   Un'esposizione davvero unica, e che ho avuto il piacere di visitare con l'emozione e la gioia di una giovane donna tornata, almeno per un paio d'ore, bambina: lo stupore nel vedere, per la prima volta, Barbie di ogni sorta e in ogni abito e stile, riproduzioni fedelissime di dive del grande e piccolo schermo, piccole opere d'arte che vanno ben oltre la semplice concezione di giocattolo.
   E ancora, il divertimento e quella punta di nostalgica commozione nel gareggiare ad avere il maggior numero di accessori possibili, gadget custoditi gelosamente in vecchi bauli e nei cassetti della memoria che accomuna ciascuna di noi.


Una mostra che punta tutto sul fortissimo effetto scenografico e sull'impatto che questa iconica bambola ha avuto sull'immaginario femminile collettivo, ben costruita, che fornisce dettagli storici spesso sconosciuti ai più.
   Ad esempio, forse non tutti sanno che il vero nome di Barbie è, precisamente, Barbara Millicent Roberts, una donna di 56 anni che porta da Dio la sua età, che è riuscita ad abbattere con disinvoltura e stile da vendere qualsiasi frontiera e barriera linguistica, culturale, sociale e antropologica.
   Da qui la scelta di un contesto come il MUDEC, un luogo dove la bellezza della "diversità" e dell'eterogeneità vengono esaltate e valorizzate in toto.

La mostra, curata da Massimiliano Capella, racconta l'incredibile vita di una bambola che è riuscita a sopravvivere e resistere allo scorrere degli anni, delle epoche, ha attraversato terre lontanissime rappresentando oltre 50 diverse nazionalità, rafforzando ogni volta la sua identità di specchio dell'immagine globale.
   Per quanto riguarda la struttura della mostra, si articola in cinque sezioni, ed è preceduta da una sala introduttiva, "Who is Barbie?", dove sono esposti i sette esemplari iconici e più rappresentativi suddivisi per decadi, dal 1959 ad oggi.
   Tornando alle sezioni, la prima è "Barbie è la moda", dedicata a un aspetto fondamentale della vita di Barbie, il look e lo stile, che si è costantemente evoluto nel tempo.
   La seconda è "Barbie Family", dedicata alla famiglia e agli amici della bambola, mentre la terza è intitolata "Dolls of the World", e rende onore a uno degli aspetti più originali e moderni della storia di Barbie: la ricerca, avviata fin dal lontano 1964, di un legame tra le diverse culture, che ha portato ad una varietà multietnica intesa come valore contemporaneo imprescindibile.
   Proseguiamo la nostra visita con la quarta sezione, "Barbie Careers", una collezione di carriere internazionali che mostra la filosofia di Barbie, in grado di ispirare e incoraggiare generazioni di ragazze a sognare, scoprire ed esplorare un mondo dove tutto è possibile.
   La mostra si chiude con una sezione davvero spettacolare, "Regina, diva e celebrity, Barbie icona globale", che mostra come Barbie si sia identificata e confrontata con le più grandi eroine di tutti i tempi, dalle storiche Maria Antonietta e Cleopatra alle grandi dive del cinema come Audrey Hepburn, Marylin Monroe ed Elizabeth Taylor, da celebri cantanti come Jennifer Lopez e Cindy Lauper a personaggi di film che hanno fatto la storia del cinema, tra cui Via col vento e Titanic.


Insomma, un tuffo nel passato, nella storia di una vera e propria rivoluzione in rosa, molto più femminista di tanti altri movimenti ed eventi che si definiscono tali, un femminismo rosa shocking che, pur nella sua apparente leggerezza e, a tratti, frivolezza, ha saputo segnare profondamente ben tre generazioni.
   Perché, in fondo, "Barbie rappresenta una donna sicura di sé e indipendente, con una straordinaria capacità di divertirsi pur rimanendo glamour." (Diane Von Furstenberg), e ditemi voi se questo non è un messaggio positivo, di sicurezza, indipendenza e libertà, per le nostre future, piccole, grandi donne.

Per info:
MUDEC, Via Tortona 56, Milano (www.mudec.it)
Infoline e prevendita: 02 54917 oppure www.ticket.it/MUDEC

ORARI:
lun 14.30-19.30
mar-mer-ven-dom 9.30-19.30
gio e sab 9.30-22.30

Il servizio di biglietteria termina un'ora prima della chiusura

BIGLIETTI:

  • visitatori individuali: 10 euro intero, 8 euro ridotto, 6 euro ridotto speciale
  • gruppi: 8 euro gruppi adulti, 6 euro gruppi scuole, 3 euro scuola infanzia (3-6 anni)
  • prevendita: 2 euro visitatori individuali e gruppi, 1 euro scuole
  • visite guidate: 1h/gruppi (min 15 max 25 persone) - info e prenotazioni 02 54917


Infine, ecco un'iniziativa rivolta ai più piccoli: "La tua festa al MUDEC - Festa con Barbie" (bambini a partire dai 5 anni): un'occasione per immergersi nel mondo Barbie, al termine della visita guidata i bambini parteciperanno a un party esclusivo con speciali laboratori e merenda per tutti (per info e prenotazioni T. 333 6335566 oppure education@mudec.it).

giovedì 5 novembre 2015

#libri: Andare in cascetta - Maximiliano Bianchi | Manuel Graziani


"La cassetta è una scusa. Una buona scusa che ha fatto affilare la penna a scrittori che flirtano con la musica e giornalisti musicali la cui scrittura emana odore letterario. Questi tredici racconti abbarbicati nella narrativa, nell’introspezione e nella bio-fiction ci dicono tante cose. Ce le urlano in faccia con l’urgenza di un giovane punk senza un domani e ce le sussurrano all’orecchio alla maniera di un crooner attempato. Tutti ci ricordano, quasi ammonendoci, che la traccia lasciata dalle cassette nelle sinapsi delle generazioni precedenti ai nativi digitali ancora fruscia e si srotola".

Quanti ricordi si possono legare a un oggetto? Innumerevoli, specialmente se l'oggetto in questione è diventato, negli anni, un oggetto di culto, vintage al punto giusto, un vero e proprio feticcio generazionale al pari della coperta di Linus o del Volkswagen Westfalia degli anni Settanta.

Di che cosa stiamo parlando? Ma della musicassetta, ça va sans dire, compagna fedele di ragazzi e ragazze dalla metà degli anni Sessanta all'inizio del XXI secolo, colei che, tra tutti i meriti che annovera nella sua lunga carriera, ha fornito anche il pretesto per la nascita del libro “Andare in cascetta” (A Morte Libri, 2015), tredici microracconti rock (e non) che spaziano dalla narrativa alla biofiction, dal noir all'ironia più pungente, raccolti in un “analogico” libretto in 300 copie numerate a mano.


Un volumetto decisamente artigianale curato da Maximiliano Bianchi e Manuel Graziani sotto l'egida di A Morte Libri; un nome assolutamente equivoco, che in realtà è semplicemente l’anagramma di Teramo, la città dalla quale è partita l’iniziativa.

Per quanto riguarda gli autori, i fantastici tredici “andati in cascetta” sono giornalisti musicali e scrittori che non temono di mostrare il proprio amore viscerale per la musica: Maurizio Blatto, Maximiliano Bianchi, Matteo Di Giulio, Carlo Cannella, Gianni Miraglia, Simone Lucciola, Manuel Graziani, Andrea Bentivoglio, Vittorio Bongiorno, Ricky Russo, Maurizio Di Fazio, Andrea Valentini e Gianni Solla, i pasionari della musicassetta.
   Di pregio anche i disegni della copertina, firmati da Fabrizio Sannicandro.

Come sottolineato più volte dai curatori stessi, la cassetta è sostanzialmente una scusa, un'ottima scusa, che ha scosso dal torpore l'universo del racconto per portare una ventata di freschezza, originalità e anticonformismo all'interno di questo genere mai scontato, così difficile da rendere appetibile per il lettore.
   Un fattore certo, che si percepisce fin dalle prime pagine, ma soprattutto dallo stile narrativo di questo volume: veloce, incalzante, a tratti riflessivo, sporco, istintivo, dialettale, volutamente scorretto, l'esatto contrario del politically correct, superbamente osceno, anomalo, ironico, pungente, dissacrante q.b., mai banale.
   Un libro mignon, dedicato a tutti coloro che difendono la musica  con le unghie e con i denti dalla dilagante e travolgente commercializzazione odierna, una scintilla esplosiva lontana dalle astute mosse di marketing delle grandi case editrici.

Ma che poi, alla fine, che vorrà ben dire “andare in cascetta”? Letteralmente, si tratta della classica cassetta di legno utilizzata per contenere e trasportare la frutta. In senso figurato, quello che più ci interessa, indica quel particolare atteggiamento mentale che assale tutti, prima o poi, nel corso della vita, quel misto di irritazione e rifiuto della realtà delle cose, un bisogno insopprimibile di indispettirsi, adirarsi, irritarsi oltre misura.

"Questo articolo è apparso il 03/11/2015 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/andare-in-cascetta-maximiliano-bianchi-manuel-graziani.html

mercoledì 4 novembre 2015

#libri: Bookowski, una rivoluzione tutta al femminile nel centro storico di Genova

Il centro storico di Genova è sicuramente uno dei miei "luoghi dell'anima", un angolo urbano sospeso tra il tempo e lo spazio, una dimensione suggestiva nella quale immergersi senza timore, senza pregiudizi, con la voglia di scoprire e guardare oltre la realtà immediatamente tangibile.
   Sono anni ormai che, alla prima occasione, prendo il treno, scendo a Principe, sosta caffè e poi via, nel dedalo di caruggi che, ogni volta, sa donarmi nuove prospettive, angoli sconosciuti che non avevo mai notato, particolari da catturare con lo sguardo o attraverso l'obiettivo della mia fedele Reflex.

Tuttavia, sempre più spesso sento dire, più o meno indistintamente, che Genova è una città morta, lontana dal fermento culturale che caratterizza altri centri urbani italiani e internazionali, che "fare cultura", nei vicoli dove non batte mai il sole, diventa pressoché impossibile.
   Nulla di più falso. E a darmi manforte nelle mie convinzioni è arrivata, come un fulmine a ciel sereno, la notizia, sorretta da un notevole tam tam sul web e sui social network, della nascita di una nuova libreria, una realtà fresca e giovane, proprio nel cuore del centro storico genovese, più precisamente in Vico Valoria, a due passi dalla Cattedrale di San Lorenzo.


Questo piccolo gioiello letterario si chiama Bookowski, e già il nome, un abile gioco di parole, non poteva che incuriosirmi, esattamente quanto il "manifesto ideologico" della sua giovane ideatrice, Laura Magnani, 31 anni, sorriso solare ed energia da vendere.
   Sì, perché Bookowski nasce come libreria indipendente, lontana dalle logiche di mercato e di marketing delle grandi catene, con l'idea ambiziosa di creare una piccola comunità di lettori radicata sul territorio, luogo di vero scambio e partecipazione per tutti gli amanti dei libri, forte di servizi innovativi, decisamente impensabili nella stragrande maggioranza delle librerie odierne, specialmente in una grande città.




Ma Bookowski non si ferma qui; tanti i servizi offerti, tra cui: vendita di libri usati (ampia scelta di libri ad almeno il 50% di sconto, anche fuori catalogo), con possibilità di ricevere buoni-libro con cui acquistare altri volumi usati, una sorta di baratto "libresco", e ancora vendita di libri nuovi, con particolare attenzione alla piccola editoria locale, e la grandissima novità di Bookowski, il noleggio libri, un servizio di prestito per permettere al lettore di sfogliare con calma un libro a casa prima di comprarlo, venendo incontro ai soliti "problemi economici" e di spazio che ogni lettore vorace ben conosce.



E se non vi basta, Bookowski è già in preparazione per offrire ai lettori eventi, circoli di lettura, presentazioni, corsi, laboratori e tanto, tanto altro, un vero e proprio spazio culturale a tutto tondo dotato anche di angolo caffè e internet, tutto self-service, con wi-fi gratuito e disponibilità di catalogo on-line, nonché di un angolo musicale, dotato di un vecchio e fascinoso giradischi “vintage”e di una selezione di dischi da ascoltare nel locale.
 
Bookowski è tutto questo, quella "libreria di tutti" che ogni lettore ha sempre desiderato, la sottoscritta in primis, e ne ho avuto ulteriore riprova sabato scorso, durante l'inaugurazione, un momento di convivialità dove calore, cortesia e allegria sono stati i veri protagonisti della serata, insieme, ovviamente, ai libri.

Il dehor di Bookowski, in piazzetta Valoria
A questo punto non posso che augurare un enorme "in bocca al lupo" a questa nuova, fantastica realtà genovese, con l'invito a tutti voi lettori di visitare il catalogo online di Bookowski (www.bookowski.it) e di spulciarne la pagina Facebook per restare aggiornati sulle prossime iniziative.

martedì 3 novembre 2015

#viaggi: Il Ghost Tour di Genova, alla scoperta di suggestive leggende e affascinante folklore urbano

Che io ami smodatamente la città di Genova non è certo una novità. Come non è una novità il fatto che mi pregi di conoscerla, ormai, piuttosto bene, merito di cinque anni di università e innumerevoli peregrinazioni in solitaria e in compagnia.
   Tuttavia, sabato scorso ho avuto modo di ampliare parecchio la mia conoscenza su questa meravigliosa città grazie a un'iniziativa interessante e suggestiva: sto parlando del Ghost Tour, una rassegna culturale e folkloristica che ha animato le vie, i caruggi e le piazzette del centro storico, un dedalo di stradine sede di performance teatrali, sipari musicali, momenti di danza, recitazione, rievocazione storica, improvvisazione e tanto, tanto divertimento.


Il programma, ricco e variegato al punto giusto. Infatti siamo partiti da piazza Matteotti, alle 19.30 con The Dark Side of Musical, una performance con canti e danze tratti da celeberrimi musical, quali Wicked, The Phantom of the Opera, La danza dei Vampiri e The Rocky Orror Picture Show, uno spettacolo curato dalle Compagnie T & M Live, per la regia di Susanna Tagliapietra e della Compagnia Gds Dance Company Italia, con le coreografie di Ciro Venosa.

A seguire, siamo stati equipaggiati di una mappa, utile a localizzare le varie performance, una cartina tematica con tutte le tappe del Ghost Tour, da cercare in solitaria o in compagnia dei gruppi guidati dai vari animatori della serata.
   Le tappe? Assolutamente imperdibili, a spasso per il centro storico e il porto antico, dalla sfilata in onore della tragica storia di Gostanza da Libbiano alla leggenda di Scarpe e Lin, ricreata in vico Dritto Ponticello, dalla leggenda di Fosca dei Fieschi in Campo Pisano, dramma romantico e passionale, a quella della letale Aisha Kandisha in piazzetta San Luca, dal racconto della leggenda del ponte del Diavolo di Isola del Cantone, in piazza Grillo Cattaneo, alla terribile storia dell'esecuzione della Strega Caterina (soprannominata la Cagna Corsa), che in realtà strega non era, ovviamente, in piazza San Giovanni il Vecchio.
   E ancora, la notte di San Giovanni sul Monte Castello, in piazza Santa Maria in Passione, e la rappresentazione "Diavoli ed Indiavolati all'Ombra della Lanterna", in piazza della Scuole Pie, sulla leggenda del morso della Tarantola.
   Infine, un frammento di storia decisamente noto, quello sulla Pulzella d’Orlèans, Giovanna D'Arco, in piazza Negri, e la storia dell’Abate Maggiolo, l’Ossesso di Murta, che ha rivissuto i suoi tormenti in piazza delle Lavandaie
   Ultima tappa all'interno del padiglione cetacei dell'Acquario, a cura di Explora Genova, ovvero la Storia Di Pacciugo e Pacciuga, e la leggenda della Sirena di Bocca di Magra, particolarmente suggestiva anche per i più piccoli.


Insomma, una narrazione continua, ben orchestrata, organizzata con cura e passione, assolutamente tangibili dal numeroso pubblico, un'emozione che ha attraversato i volti di grandi e piccini.
   Bellissimo veder rivivere i caruggi, riscoprirli pullulanti di vita, di persone spinte dalla voglia di esplorare la propria città, di riappropriarsene, dove il gusto della storia si mescola con il fascino della leggenda.


La scelta della serata del 31 ottobre non è casuale, ma attenzione: non si è trattato della celebrazione dell'anglosassone Halloween, come si potrebbe pensare, ma della voglia di riscoprire le nostre tradizioni, quei rituali che affondano le radici della nostra più antica e ancestrale cultura popolare, il culto dei morti, l'importanza dell'anima, il controllo della Chiesa attraverso lo strumento della Santa Inquisizione, l'esorcizzazione della fine attraverso il racconto orale di leggende che si sono tramandate di generazione in generazione, fino ad oggi.

   Perché Halloween, o meglio Ognissanti, non è un giorno fatto di "Dolcetto o scherzetto", di zucche, di sangue e maschere fantasmatiche, ma un momento di profonda comunione con il nostro passato, storico e culturale.
 

E allora tanto di cappello al Ghost Tour di Genova, che ha permesso ai tanti visitatori come me di imparare qualcosa di nuovo, di scoprire angoli inesplorati della Superba, con leggerezza e curiosità.



lunedì 2 novembre 2015

#arte: I Macchiaioli in mostra alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, un'occasione da non perdere.

La stagione autunnale delle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia è stata inaugurata nel migliore dei modi, con una mostra dedicata interamente al genio della pittura dei Macchiaioli, uno dei movimenti artistici che maggiormente rivoluzionò la pittura italiana dell'Ottocento. 
"I MACCHIAIOLI, una rivoluzione d'arte al Caffè Michelangelo" è una mostra che colpisce per pulizia, ordine e rigore nell'esposizione, un progetto ideato, prodotto e organizzato dall'Associazione culturale ViDi in collaborazione con il Comune di Pavia, curato da Simona Bartolena insieme a Susanna Zatti, direttore dei Musei Civici di Pavia.

Come sottolineato dai comunicati stampa relativi alla mostra, obiettivo primario dell'esposizione è quello di indagare i protagonisti e l'evoluzione di questo movimento artistico così fondamentale per la nascita della pittura moderna italiana, ponendo particolare attenzione ai rapporti con la scena artistica francese, alle novità tecniche introdotte dai singoli pittori del gruppo, ma anche alla quotidianità della vita personale dei suoi esponenti che, grazie a racconti, scritti e lettere, hanno saputo offrirci, senza riserve, uno spaccato intenso ed emozionante di quella che doveva essere la vita al celeberrimo Caffè Michelangelo, luogo di ritrovo prediletto di Lega, Signorini e non solo. 

Il percorso espositivo presenta oltre settanta opere provenienti da prestigiose sedi, dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano alla Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti di Firenze, dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma alla Galleria d'arte Moderna di Milano, e ancora dalla Galleria d'arte moderna Ricci Oddi di Piacenza all'Istituto Matteucci di Viareggio e molti altri, ma anche da collezioni private, tutti capolavori firmati dai principali esponenti del gruppo dei Macchiaioli: Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Giuseppe Abbati, Vincenzo Cabianca, Adriano Cecioni, Vito d'Ancona, Raffaello Sernesi, Odoardo Borrani, per arrivare all'eredità della macchia con opere di Giuseppe de Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini, senza trascurarne il passato purista. 

Particolarmente interessante, e vera e propria nota di pregio, l'idea che accompagna l'audioguida, ovvero un racconto in prima persona che lo stesso Telemaco Signorini offre ai visitatori, un metodo poco consueto ma altrettanto efficace, che permette al pubblico di immergersi completamente all'interno dell'atmosfera della mostra, ma soprattutto dell'idea che portò alla nascita di questa corrente artistica, tra paesaggi splendidi, personaggi suggestivi e storie affascinanti. 



Altra nota interessante, le attività, del tutto gratuite, dedicate a grandi e piccini:
  • Family Guide: una guida cartacea a cura di Artkids e illustrata da Sabrina Ferrero (in arte Burabacio) a misura di bambino (dai 5 anni in su), ricca di approfondimenti, immagini e giochi per rendere ancor più interessante e interattiva la visita.
  • Laboratori per famiglie: ogni domenica alle ore 11.00, l'Associazione culturale ViDi, in collaborazione con l'Associazione ARTpiù Creative Project propone una serie di laboratori didattici rivolti alle famiglie con bambini dai 5 agli 11 anni; la durata del laboratorio è di circa 60 minuti, la prenotazione è obbligatoria e si accede con il biglietto della mostra più una libera donazione all'Associazione (per prenotazioni info@scuderiepavia.com, oppure tel: 0382 33676). 
Tra i laboratori disponibili, potrete partecipare a: "Macchiamo il paesaggio" (date: 15/11, 13/12); "Macchiamo le facce" (date: 22/11,20/12), "Macchiamo i mestieri" (date: 29/11), "Macchiamo le case" (date: 8/11, 6/12).
  • Ogni mercoledì visite guidate gratuite per i singoli visitatori: alle ore 18.30 speciali visite guidate a cura dell'Associazione ARTpiù Creative Project; alle visite guidate si accede con il biglietto d'ingresso alla mostra, non è necessaria la prenotazione e saranno ammesse al massimo 30 persone in ordine di arrivo a partire dalle ore 18.00.
  • Visite guidate gratuite per gruppi di adulti: l'Associazione ARTpiù Creative Project propone a tutti i gruppi di adulti (min. 15 max 30 persone) visite guidate della durata di 90 minuti circa, con prenotazione obbligatoria; si accede con il biglietto della mostra più una donazione libera all'Associazione (per prenotazioni: info@scuderiepavia.com, oppure tel: 0382 33676).


La mostra è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19, sabato, domenica e i festivi dalle 10 alle 20; il biglietto costa 12 euro intero, ridotto 10 euro e con l’autoguida inclusa per le scuole 5 euro. 

Per informazioni: www.scuderiepavia.com, email: info@scuderiepavia.com, tel: +39 0382 33676

Per acquistare il biglietto online:
http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg[evento]&id_show=73972