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martedì 28 luglio 2015

#libri: Elena Ferrante, un caso di "celeberrimo anonimato"

Sulla scia del recente Premio Strega 2015, mi è venuta voglia di conoscere qualcosa in più su una delle figure più controverse e affascinanti di questa edizione del prestigioso riconoscimento letterario (dove peraltro ha ottenuto un buon terzo posto con il romanzo "Storia della bambina perduta"), se non dell'intera storia della letteratura nostrana: la scrittrice Elena Ferrante, un nome che dice tutto e niente allo stesso tempo.

Infatti, di Elena Ferrante ben poco si sa: tanto per cominciare, che questo è soltanto il suo pseudonimo; che è una scrittrice napoletana nata nel 1943; che ha studiato i classici, ama profondamente Omero (autore misterioso che, in un qualche modo, evidentemente le è affine) e ammira autori immortali come Shakespeare e Cechov, Federigo Tozzi, Alba De Céspedes ed Elsa Morante. Tutto qui.
   Decisamente poco, specialmente se paragonato all'eco che la sua produzione letteraria ha suscitato e suscita tutt'ora, un anonimato che divide critica e pubblico: trovata pubblicitaria per suscitare interesse, voglia di dar risalto alle proprie opere senza influenzare il lettore con la propria presenza, bisogno di sfuggire ad una notorietà troppo spesso pesante da sostenere o cos'altro?

Probabilmente non lo sapremo mai, e le ipotesi sulla sua identità, da decine di anni, si sprecano. Tra queste, è spuntato il nome di Anita Raja, traduttrice e saggista partenopea, moglie di Domenico Starnone, nonché di Starnone stesso, e ancora di Goffredo Fofi o addirittura dei suoi editori, i coniugi Sandro e Sandra Ferri.

Ma, a prescindere dalla sua identità, le sue opere parlano da sole: da “L'amore molesto”, edito nel 1992 e vincitore del Premio Procida Isola di Arturo-Elsa Morante, del premio Oplonti d'argento e selezionato al Premio Strega e al Premio Artemisia, a “I giorni dell'abbandono”, edito nel 2002 e finalista al Premio Viareggio, da “La figlia oscura” a quello che, forse, è il suo capolavoro assoluto, “L'amica geniale” che, insieme a “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta” e “Storia della bambina perduta”, formano la raccolta “Cronache del mal d'amore”.

Un successo impressionante, che ha attraversato l'oceano arrivando anche in America, dove i suoi romanzi hanno trovato il favore del pubblico grazie alla traduzione di Ann Goldstein.
   Oltre ai romanzi, Elena Ferrante ha pubblicato anche un'opera sui generis, “La frantumaglia”, un volume nato per soddisfare, anche soltanto in parte, la curiosità del pubblico nei  suoi confronti: si tratta infatti di una raccolta di lettere dell'autrice al suo editore, con alcune interviste da lei concesse, sempre in via epistolare, manco a dirlo.
   E proprio grazie a quest'opera riusciamo a sondare un po' più in profondità l'io della scrittrice, che finalmente racconta del suo bisogno di anonimato, che deriva da un irrefrenabile desiderio di autoconservazione, di protezione della propria dimensione privata, una necessità impellente di mantenere una certa distanza da una realtà caotica e nevrotica.

“Non parteciperò a dibattiti e convegni, se mi inviteranno. Non andrò a ritirare premi, se me ne vorranno dare. Non promuoverò il libro mai, soprattutto in televisione, né in Italia né eventualmente all’estero. Interverrò solo attraverso la scrittura”,    
così ha dichiarato in una delle lettere contenute in quest'opera.

Come ho anticipato all'inizio del post, recentemente la Ferrante era tornata a far parlare di sé, anche se indirettamente, per aver accettato l'invito di Roberto Saviano, che ha proposto la candidatura dell'ultima opera della scrittrice allo Strega 2015.
   Una proposta lusinghiera, alla quale Elena Ferrante ha risposto con ironia, ma anche con una punta polemica: “Non ho possibilità di vincere, anche se mi attrae l’idea di sparigliare le carte in una gara ormai finta... tuttavia, perché vuoi candidare “L'amica geniale”? La sua casa editrice non è potente e quindi non organizzerà alcun party né raccatterà voti porta a porta, numero di telefono per numero di telefono. Quanto a me, non figurerò a feste di nessun genere, non intratterrò anche nei giorni feriali Amici e Amiche della domenica, non sfoggerò un marito o fidanzato potente, non mi guadagnerò in abiti sobri o estrosi un servizio fotografico e la copertina di qualche magazine”. 

Insomma, non si farà vedere, ma Elena Ferrante graffia anche a distanza; in fondo, ne uccide più la lingua che la spada, si sa. 

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