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sabato 25 luglio 2015

#arte: Quando l'arte è anche... non prendersi troppo sul serio

Anche oggi "ariparliamo" di arte, ma stavolta niente De Chirico, virtuosismi del pennello o dello scalpello, opere di immane bellezza e ieratica fierezza.
No, stavolta ho deciso di condividere con voi la mia prima volta come spettatrice di una performance di arte contemporanea. Sento il bisogno di condividerla con voi, pubblico della rete, anche perché una seduta di psicanalisi mi costerebbe troppo, e si sa che la giornalista media è giovane, bella e squattrinata.

Come vi dicevo, il fattaccio è accaduto appena una settimana fa, presso il Serravalle Designer Outlet, o McArthur Glen, o come cavolo si chiama, fatto sta che io ci abito di fronte, quindi non potevo perdere l'occasione. 
In effetti io mi sono recata lì credendo di limitarmi alla visita di una mostra d'arte sul suggestivo tema de "I colori del viaggio", quindi ero alquanto rilassata e piacevolmente bendisposta. Povera illusa
Infatti, proseguendo nel tragitto insieme ad un gruppetto di altri amabili sprovveduti come la sottoscritta, mi sono imbattuta in una piccola giapponese tanto bella quanto tarantolata: lunghi capelli corvini, mimica incredibilmente teatrale, voce da mezzo soprano fracassa-bicchieri-di-cristallo.

Sì, perché prima ancora di vederla, l'ho sentita, con un acuto degno della Ricciarelli nei suoi momenti migliori, e devo dire che mi sono anche un po' spaventata, non avendo nemmeno riconosciuto la lingua arcana di questi gorgheggi che sfioravano gli ultrasuoni. 
Dopo un primo momento di sgomento collettivo, abbiamo compreso l'atroce verità: eravamo nel bel mezzo di una performance, e soprattutto io e il mio ragazzo ci eravamo messi, inavvertitamente, in prima fila. PANICO. Non potevamo scappare, ormai era troppo tardi. Così abbiamo assunto il nostro miglior sorriso stile limone spremuto, molto spontaneo, e ci siamo trasformati negli spettatori modello: paralizzati dalla paura, con questa Erinna nipponica che, ovviamente, è subito venuta a gorgheggiarmi a un centimetro dal naso, attaccando foglietti adesivi sulla fronte del tizio di fronte e coinvolgendo un po' tutti i presenti. 

Setsuko durante la performance "Bee Happy"
La tentazione era quella di fare come a scuola, ai vecchi tempi, quando la prof. di greco decideva di interrogare a sorpresa: per evitare lo sguardo di quella santa donna c'era chi guardava sotto il banco con un interesse che manco ci fosse stato il Sacro Graal, chi ravanava nello zaino alla ricerca di chissà quale varco dimensionale che potesse teletrasportarlo su Marte, chi fingeva svenimenti, collassi e attacchi epilettici di prim'ordine. Tuttavia, con uno sfoggio di maturità notevole, ci siamo trattenuti e siamo rimasti fermi ai nostri posti di combattimento. 

Comunque, sappiate che la performance è proseguita con l'artista che dipingeva, su teli bianchi, figure astratte e poesie in giapponese (cosa che mi è stata spiegata in seguito, ammetto che non ci sarei mai arrivata da sola), utilizzando le dita ma soprattutto i capelli, che non tagliava da sette anni e più. Chapeau, i miei, di capelli, arrivano ad altezza reni, per cui assoluto rispetto, non c'è che dire. 

Infine, l'Erinna in questione ha concluso la performance tornando ad essere una creatura deliziosa, pacata e sorridente, in puro stile orientale. 
Ah, l'artista ha anche un nome e una immane fama nel settore: si tratta di Setsuko, divenuta celebre in tutto il mondo per le sue "Singing Action", letteralmente azioni cantate, momenti di arte e musica dedicati, principalmente, ai temi della natura e della pace (quella a cui ho assistito io nello specifico si intitolava "Bee Happy", dedicata al mondo delle api, con un divertente gioco di parole che è anche un invito ad essere felici con se stessi). Se volete farvi un'idea di ciò che vi sto dicendo, date un'occhiata a questo link, dove troverete una performance analoga: https://www.youtube.com/watch?v=ETdi8fjtsq8



Tirando le somme di questa breve avventura, devo dire che ho provato emozioni contrastanti: avendo studiato per anni storia dell'arte, non credevo di rimanere così sgomenta e a disagio di fronte a una tale manifestazione ma, riflettendoci, lo scopo è proprio questo: non tanto la bellezza dell'atto in sé, anche se fior fior di critici vogliono convincerci del contrario, quanto lo studio della reazione di persone comuni, "normali", di fronte a un qualcosa che ti spiazza, ti affascina, ti spaventa e ti imbarazza, ma che, nonostante tutto, è in grado di suscitare un'emozione, positiva o negativa che sia, ed è questo ciò che conta. 

(... Tuttavia, se posso dare un giudizio... Michelangelo, Caravaggio, Goya & Company tutta la vita, nulla di personale, Setsuko). 

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