Alla presenza di Marica Venturino Gambari e di Alessandro Quercia della Soprintendenza Archeologia del Piemonte, insieme al Sindaco Alberto Carbone e all’Assessore alla Cultura del Comune di Serravalle Scrivia Marco Freggiaro, all’Assessore alla Cultura del Comune di Novi Ligure Cecilia Bergaglio, alla Presidente dell’Associazione Libarna Arteventi Iudica Dameri, al Presidente del Consorzio Tutela del Gavi Maurizio Montobbio, alla coordinatrice del Distretto del Novese Barbara Gramolotti, al Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di Serravalle Scrivia Paolo Modena e al rappresentante del movimento culturale “Resilienza Italiana” Francesco Arecco è stato presentato il nuovo programma degli eventi di Libarna per il periodo febbraio giugno 2016.
In continuità con quanto realizzato nel 2015 (conferenze, workshop, concerti,visite guidate), le attività di valorizzazione dell’Area archeologica di Libarna proseguono anche nel 2016 con l’organizzazione di iniziative e di importanti eventi.
Il programma prevede un ciclo di conferenze sulle città romane della IX Regio “Liguria”, giornate e visite a tema, percorsi sull’archeologia del vino e sulla storia del cibo, concerti e laboratori didattici.
Il sito di Libarna nel 2015, a conferma dell’interesse crescente, è stato tra i luoghi della cultura più visitati in Piemonte e secondo, dopo il Forte di Gavi, in provincia di Alessandria, facendo registrare un aumento del 50% del numero dei visitatori rispetto all’anno precedente.
Le iniziative organizzate tra febbraio e giugno 2016 vanno nella direzione di promuovere questo territorio ancora tutto da scoprire, che presenta grandi potenzialità e con al centro Libarna insieme al Forte di Gavi (“I colossi della cultura” – n.d.r.), offrendo ai visitatori un’interessante proposta turistico-culturale e spunti per un possibile ritorno.
Va infatti in questa direzione l’importante lavoro di rete sviluppato quest’anno e che per la prima volta ha generato una sinergia con il Forte di Gavi, coinvolgendo soggetti che a vario titolo concorrono alla valorizzazione di questa parte del territorio della provincia di Alessandria (compreso tra i Comuni di Gavi, Novi Ligure e Serravalle Scrivia) come il Polo Museale Regionale del Piemonte, il Consorzio Tutela del Gavi, la Camera di Commercio di Alessandria ed il Distretto del Novese.
Gli eventi sono promossi dalla Soprintendenza Archeologia del Piemonte, dall’Associazione Libarna Arteventi, dal Comune di Serravalle Scrivia e vedono la collaborazione del Polo Museale Regionale del Piemonte, del Comune di Novi Ligure, del Consorzio Tutela del Gavi, della Camera di Commercio di Alessandria, degli Istituti Comprensivi di Serravalle Scrivia e Arquata Scrivia, del movimento culturale “Resilienza Italiana”, della Proloco e dell’Associazione Commercianti di Serravalle Scrivia; il sostegno economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, della McArthur Glen – Serravalle Designer Outlet, del Gruppo Aedes s.p.a. e di Acos Energia.
Qui è possibile scaricare la presentazione: http://www.libarna.al.it/wp-content/uploads/libarna_presentazione2016_feb16.pdf
Di tutto un po', arte, libri, fotografia, musica, viaggi e tanto, tanto altro...
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martedì 29 marzo 2016
venerdì 25 marzo 2016
#arte: “Robert Doisneau. Le merveilleux quotidien”, Arengario di Monza
Siete alla ricerca di una mostra suggestiva per trascorrere una splendida giornata nei dintorni di Milano? E allora sappiate che, fino al 3 luglio 2016, l’Arengario di Monza ospiterà una mostra dedicata ad uno dei più grandi fotografi del Novecento: Robert Doisneau.
“Robert Doisneau. Le merveilleux quotidien”, a cura dell’Atelier Robert Doisneau, è realizzata da Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia e ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e con la consulenza scientifica di Piero Pozzi.

Il percorso espositivo presenta una selezione di ottanta fotografie originali che ripercorrono i primi quarantaquattro anni della carriera del maestro francese, dalla sua prima fotografia scattata nel 1929 a soli diciassette anni, fino alla sua opera del 1973, periodo storico in cui i protagonisti dei suoi lavori diventano soggetti e luoghi a lui molto cari come quelli delle banlieue parigine.
Con il suo spirito curioso, Doisneau è riuscito a mostrare il mondo che vedeva e che viveva attorno a lui. Un vero e proprio narratore della realtà che ha saputo, in maniera sublime, immortalare e trasmettere la vera vita di tutti i giorni della capitale francese.
Le sue fotografie raccontano una Parigi in fermento fatta di attimi ordinari, di gesti della vita compiuti con semplicità e autenticità, di personaggi accomunati da un’anima generosa.
“Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”, affermò Doisneau in una delle sue più celebri dichiarazioni.
I suoi scatti sono dominati da una forte carica emotiva, da un atteggiamento di tenero e benevolo divertimento nei confronti della sua epoca che non deve tuttavia fuorviare dal cogliere la profondità della riflessione, l’autentica insolenza nei confronti del potere e dell’autorità e l’irriducibile spirito di indipendenza.
Negli ultimi anni diverse esposizioni in tutto il mondo hanno reso omaggio all’opera di questo illustre fotografo che, durante la sua carriera proficua, ha realizzato oltre 450.000 fotografie.
La mostra allestita all’Arengario di Monza vanta la presenza di oltre cinquanta scatti stampati direttamente dall’autore ed esposti per la prima volta in Italia insieme ad un percorso cronologico pensato per far scoprire non solo l’opera del maestro ma anche l’uomo Robert Doisneau.
Saranno proprio le parole del maestro, attraverso una serie di testi originali ed un interessante video, a guidare il pubblico lungo lo spazio espositivo alla scoperta del mondo che si nasconde dietro i suoi straordinari scatti.
I visitatori potranno immergersi nei luoghi affascinanti della Ville Lumière tra le botteghe di un tempo, i bambini che giocano per strada, gli innamorati, gli animali, i momenti di festa e lo scorrere di una semplice, ma emozionante quotidianità.
L’esposizione monzese è inoltre arricchita dalla presenza dello stesso modello della macchina fotografica - Rolleiflex Standard Alt - utilizzata da Doisneau per molti dei suoi lavori, proveniente dalle Raccolte Museali Fratelli Alinari di Firenze.
Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi gratuiti, a cura di Piero Pozzi - fotografo e docente di fotografia presso il Politecnico di Milano, Facoltà del Design - permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Doisneau e la storia della fotografia.
Informazioni utili:
Sede
Arengario di Monza
Piazza Roma – 20090 Monza
Date
19 marzo – 3 luglio 2016
Orari
Lunedì chiuso
Martedì, mercoledì e venerdì: 10.00-13.00 / 14.00-19.00
Giovedì: 10.00-13.00 / 14.00-22.30
Sabato, domenica e festivi: 10.00-20.00
Biglietti
Intero: 9,00 euro
Ridotto: 7,00 euro
Scuole: 5,00 euro
Contatti
www.arengariomonzafoto.com
Tel +39 02 36638600
“Robert Doisneau. Le merveilleux quotidien”, a cura dell’Atelier Robert Doisneau, è realizzata da Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia e ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e con la consulenza scientifica di Piero Pozzi.

Il percorso espositivo presenta una selezione di ottanta fotografie originali che ripercorrono i primi quarantaquattro anni della carriera del maestro francese, dalla sua prima fotografia scattata nel 1929 a soli diciassette anni, fino alla sua opera del 1973, periodo storico in cui i protagonisti dei suoi lavori diventano soggetti e luoghi a lui molto cari come quelli delle banlieue parigine.
Con il suo spirito curioso, Doisneau è riuscito a mostrare il mondo che vedeva e che viveva attorno a lui. Un vero e proprio narratore della realtà che ha saputo, in maniera sublime, immortalare e trasmettere la vera vita di tutti i giorni della capitale francese.
Le sue fotografie raccontano una Parigi in fermento fatta di attimi ordinari, di gesti della vita compiuti con semplicità e autenticità, di personaggi accomunati da un’anima generosa.
“Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”, affermò Doisneau in una delle sue più celebri dichiarazioni.
I suoi scatti sono dominati da una forte carica emotiva, da un atteggiamento di tenero e benevolo divertimento nei confronti della sua epoca che non deve tuttavia fuorviare dal cogliere la profondità della riflessione, l’autentica insolenza nei confronti del potere e dell’autorità e l’irriducibile spirito di indipendenza.
Negli ultimi anni diverse esposizioni in tutto il mondo hanno reso omaggio all’opera di questo illustre fotografo che, durante la sua carriera proficua, ha realizzato oltre 450.000 fotografie.
La mostra allestita all’Arengario di Monza vanta la presenza di oltre cinquanta scatti stampati direttamente dall’autore ed esposti per la prima volta in Italia insieme ad un percorso cronologico pensato per far scoprire non solo l’opera del maestro ma anche l’uomo Robert Doisneau.
Saranno proprio le parole del maestro, attraverso una serie di testi originali ed un interessante video, a guidare il pubblico lungo lo spazio espositivo alla scoperta del mondo che si nasconde dietro i suoi straordinari scatti.
I visitatori potranno immergersi nei luoghi affascinanti della Ville Lumière tra le botteghe di un tempo, i bambini che giocano per strada, gli innamorati, gli animali, i momenti di festa e lo scorrere di una semplice, ma emozionante quotidianità.
L’esposizione monzese è inoltre arricchita dalla presenza dello stesso modello della macchina fotografica - Rolleiflex Standard Alt - utilizzata da Doisneau per molti dei suoi lavori, proveniente dalle Raccolte Museali Fratelli Alinari di Firenze.
Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi gratuiti, a cura di Piero Pozzi - fotografo e docente di fotografia presso il Politecnico di Milano, Facoltà del Design - permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Doisneau e la storia della fotografia.
Informazioni utili:
Sede
Arengario di Monza
Piazza Roma – 20090 Monza
Date
19 marzo – 3 luglio 2016
Orari
Lunedì chiuso
Martedì, mercoledì e venerdì: 10.00-13.00 / 14.00-19.00
Giovedì: 10.00-13.00 / 14.00-22.30
Sabato, domenica e festivi: 10.00-20.00
Biglietti
Intero: 9,00 euro
Ridotto: 7,00 euro
Scuole: 5,00 euro
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Tel +39 02 36638600
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mercoledì 23 marzo 2016
#libri: Incubi e poi l'amore, Federica Leone
Manuela è un'adolescente sempre in bilico tra il bisogno di sentirsi accettata e e la voglia (ri)trovare se stessa, una ragazza come tante, dolce e ribelle al tempo stesso, alle prese con la scuola, le rivalità, le liti e i dissapori tipici di quei 17 anni tanto agognati quanto difficili da vivere e da superare incolumi.
Inizialmente uniformata alla massa, Manuela riuscirà ad uscirne grazie a Michele, il solitario della classe, il secchione che tutti evitano, un animo puro (che si rivelerà anche decisamente brillante e disinvolto, contro ogni aspettativa) che si nasconde dietro un paio di spessi occhiali di vista, un brutto anatroccolo pronto a trasformarsi in cigno.
Per chi ancora non la conoscesse, Manuela è la protagonista di una storia d'amore piccola, semplice, pura, quella narrata dalla giovane Federica Leone, alessandrina trapiantata a Londra, nel suo romanzo d'esordio, "Incubi e poi l'amore".
Un libro che narra, con toni delicati e al contempo estremamente realistici, tutta la fenomenologia dell'innamoramento, che porta a galla l'emozione che soltanto il primo amore, quello più giovanile, fatto di passione, scoperta, voglia di esplorare se stessi attraverso l'altro, sia spiritualmente che fisicamente, sa donare, una storia breve ma intensa che rievoca, anche nel lettore più coriaceo, ricordi dolceamari ma comunque intensi.
Lo stile narrativo è ancora acerbo, ma comunque vivido, immediato, adatto ad esprimere il cromatismo emotivo dell'opera: i dialoghi risultano realistici e coinvolgenti, i personaggi ben caratterizzati, la trama basata non tanto sul meccanismo di azione/reazione quanto sull'interiorità dei protagonisti, al punto da poter essere assimilato ad un romanzo di formazione, dove la protagonista subisce un'evoluzione favorita dall'amore, che la riavvicina anche alla famiglia nonostante il costante bisogno di libertà, indipendenza ed individualità.
Unica nota, manca l'approfondimento sull'origine degli incubi che, inizialmente, affliggono la protagonista, incubi che figurano anche nel titolo, che poi si dissolvono grazie alla presenza di una figura forte e protettiva come quella di Michele.
Insomma, si tratta chiaramente di una metafora atta ad indicare il miglioramento e la stabilizzazione sentimentale della giovane adolescente, tuttavia un maggior approfondimento sarebbe stato indubbiamente interessante, fattore che comunque non pregiudica il valore complessivo dell'opera.
Nel complesso un buon esordio, due personaggi interessanti che, a parer mio, potrebbero tornare in un futuro sequel, magari più maturi, consapevoli e alle prese con le difficoltà di una vita nell'intricato "mondo degli adulti", ma senza spezzare l'empatia e l'atmosfera suggestiva iniziale.
lunedì 21 marzo 2016
#libri: Autobiografia burlesca, Mark Twain
“Venni alla luce senza denti (se questo punto Riccardo III era avantaggiato nei miei confronti), ma d'altro canto nacqui pure senza gobba (e stavolta ero io a essere in vantaggio su di lui). I miei genitori non erano né molto poveri né particolarmente onesti”.
Dello scrittore americano Mark Twain tutti sanno che: è nato in Florida; è considerato uno dei massimi autori della narrativa mondiale contemporanea; tra le sue opere più famose troviamo Le avventure di Tom Sawyer, quelle di Huckleberry Finn e Il principe e il povero; ha subito numerose censure durante la sua lunga carriera letteraria; certamente lo humour non gli mancava.
Fin qui ci siamo, nulla di nuovo.
Ma ciò che, forse, non tutti sanno è che Mark Twain ha scritto un'altra opera, decisamente sui generis, un libello di poco più di 50 pagine, un'Autobiografia burlesca (e altre storie), riscoperta ed edita nel 2015 da CasaSirio (per la traduzione di Michele Campagna e Chiara Bonsignore), una casa editrice giovane e a caccia di novità, che l'ha allusivamente inserita nella collana “Morti&StraMorti” (a riprova che l'ironia, quando si parla di questo libro, è tutto).
Un'opera suddivisa in tre racconti esilaranti, dove i protagonisti sono personaggi decisamente fuori dalle righe, da Guy Fawkes, tagliateste medievale, a un nativo americano che ha combattuto contro George Washington, dal compagno di traversata di Cristoforo Colombo a una duchessa di nome... Conrad, una galleria strampalata degna del miglior film di Tim Burton.
Tra divertissement e pseudo-autobiografia, Twain introduce il lettore al suo personalissimo albero genealogico, composto da nobili antenati avvezzi al cercare, al furto, alla dissoluzione e alla corruzione, ma sempre con un certo stile, ça va sans dire, tre racconti finora inediti in Italia, che mostrano il lato più fanciullesco e irriverente del maestro della letteratura del Nuovo Mondo, un Twain irresistibile che gioca e si diverte a prendere in giro i suoi fedeli lettori, trascinandoli in tre universi paralleli distinti, ma pur sempre collegati tra loro: l'album della famiglia Twain, il Medioevo, cornice ideale per una straziante storia di passione dagli inaspettati risvolti sessuali, e la Firenze patria della lingua italiana, con la quale l'autore vive un travagliato rapporto di amore e odio.
Insomma, una vera e propria chicca dal sapore incredibilmente contemporaneo e, dettaglio accessorio ma comunque non irrilevante, la grafica del volume, che ben si adatta al contenuto dell'opera: accattivante, colorata, divertente. In una parola, “burlesca”.
"Questo articolo è apparso il 14/03/2016 sulla rivista online Paper Street. Per gentile concessione."
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/autobiografia-burlesca-mark-twain.html
venerdì 18 marzo 2016
#film: The Departed, Martin Scorsese
« Quando avevo la tua età, i preti ci dicevano che potevamo diventare poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica, qual è la differenza? »
(Frank Costello)
Mi è capitato di vedere solo recentemente The Departed, premio Oscar 2007 al Miglior film (a Graham King), alla Migliore regia (a Martin Scorsese), alla Migliore sceneggiatura non originale (a William Monahan) e al Miglior montaggio (a Thelma Schoonmaker), e in effetti ho dovuto dar ragione, almeno per una volta, all'Academy.
The Departed è uno di quei classici film dove Martin Scorsese sa dare il meglio di sé: un poliziesco che sfocia ampiamente nel thriller psicologico, contaminato dal genere action nelle spettacolari sequenze di inseguimenti e sparatorie, il tutto ambientato in una Boston dipinta a tinte fosche, dove a farla da padrone è la mafia irlandese (stranamente non quella italiana, grazie Martin per questa piccola concessione!).
La vicenda si basa essenzialmente su quelli che sono i motori trainanti della società contemporanea: la ricerca del potere e del denaro, la violenza come unico modo per imporre la propria personalità.
La frase topica del film, "Poliziotti o criminali... quando ti trovi davanti ad una pistola carica che differenza c'è?" - domanda che Costello (un Jack Nicholson scatenato come non mai) pone al suo interlocutore, o meglio a noi spettatori, la dice lunga su come va il mondo.
Essenzialmente, e molto semplicisticamente a dirla tutta, di poliziotti e criminali parla il film, e lo fa cambiandone continuamente i ruoli, in un gioco di specchi e rimandi che tiene incollati allo schermo fino all'ultima scena.
I protagonisti Billy Costigan (Leonardo DiCaprio, bravo, bravissimo, anche se l'Oscar non lo acchiappa proprio, povero Leo) e Colin Sullivan (Matt Damon) sono cresciuti nello stesso quartiere, due poliziotti le cui strade si incrociano anche se i due ignorano le rispettive identità.
Billy verrà infiltrato dalla polizia nella banda di Costello per incastrarlo, nel pericoloso ambiente delle famiglie mafiose, della malavita, di un mondo fatto di regole e codici, seppur sbagliati.
Billy è un ragazzo cresciuto per strada, e un poliziotto dai metodi poco ortodossi, al punto che, guardando il film, viene da chiedersi chi sia il buono e chi i cattivi (di Colin meglio parlare tra poco...).
Infatti è proprio l'ambiente a determinare le vicende dei suoi protagonisti, una delle tematiche più importanti del cinema di Scorsese, un ambiente che va conquistato (come fa Costello) o in cui ci si ritrova contro la propria volontà e da cui si cerca di scappare (come accade a Billy).
In questa società esiste solo l'individuo, l'uomo alienato, troppo attratto dal proprio profitto personale per accorgersi di ciò che gli sta intorno, e anche Costello, pur essendo un crudele criminale, è prima di tutto un capo che si è costruito il proprio impero da solo, un uomo solo che non ha veri e propri contatti se non con gli insignificanti scagnozzi che gli orbitano attorno.
Altro tema fondamentale, che emerge prepotentemente, come uno schiaffo in pieno volto, è la totale e assoluta assenza di etica, incarnata da Costello ma soprattutto da Colin, un poliziotto corrotto e venduto, uno che per i soldi ha venduto anche se stesso, sacrificando famiglia, amore e amicizie.
Colin, grazie alla sua faccia da bravo ragazzo, riesce a fare carriera in polizia, ma in realtà è un infiltrato, e si configura come il personaggio più spregevole dell'intero film.
Infine, per quanto riguarda lo stile, i dialoghi sono carichi di quello che Scorsese definisce l'umorismo della strada. Battute volgari, Jack Nicholson in primis, con Damon e DiCaprio che sono costretti a giocare di sponda, e un ritmo decisamente adrenalinico, al cardiopalma.
Nel complesso, un film che dimostra appieno tutto lo stile e l'immensa bravura di un regista come Martin Scorsese, e altrettanto quella dei suoi interpreti, un film che, per la sua intera durata, non ti permette di distogliere lo sguardo nemmeno per un secondo.
E questo, per un film, credo sia il traguardo più difficile, e allo stesso tempo importante, da raggiungere.
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mercoledì 16 marzo 2016
#RecensioniPerEsordienti: Chariza. Il soffio del vento, Francesca Angelinelli
Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.
Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.
E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Chariza. Il soffio del vento" di Francesca Angelinelli: buona lettura!
Il profumo dei fiori di ciliegio, il fruscio di sete pregiate, il mormorio di fascinose fanciulle dietro antichi paraventi, il sibilo delle spade che si scontrano in duelli all'ultimo sangue: sensazioni forti e concrete, ma allo stesso tempo di una sottile raffinatezza, quelle che ci trasmette “Chariza. Il soffio del vento”, ultima opera dell'autrice Francesca Angelinelli, un fantasy orientale prezioso come un portagioie laccato, che racchiude dentro di sé una vasta gamma di emozioni, trasmesse ad una ad una anche al lettore più distaccato.
Protagonista di questa intricata vicenda è la bella Chariza, una guerriera, una spietata mercenaria, ma anche vittima sacrificale di un'antica maledizione infertagli da una stirpe che custodisce i propri poteri ad ogni costo.
La nostra eroina, pagina dopo pagina, subisce continue trasformazioni, pur mantenendo sempre integri il suo coraggio e la sua forza di volontà, in una sorta di contemporaneo romanzo di formazione dai toni onirici e appassionati.
In un Giappone tanto suggestivo quanto ostile e crudele, Chariza verrà scelta per difendere Suzume, erede al trono e futuro imperatore, da un'oscura minaccia: riuscirà questa incredibile fanciulla a portare a termine la sua missione, senza cedere alla maledetta avidità che la consuma dall'interno, come anche la sua passione per due uomini diversi e, apparentemente, irraggiungibili?
“Chariza. Il soffio del vento” narra una storia avventurosa che riesce a fondere gli elementi più disparati della narrativa contemporanea, dal perfetto meccanismo a orologeria delle serie fantasy come “Il trono di spade” di George R.R. Martin, alle atmosfere raffinate di “Memorie di una Geisha” di Arthur Golden, un filone narrativo potente rinnovato sapientemente dalla penna della Angelinelli.
Oltre alla trama coinvolgente e ben costruita, assolutamente degni di nota sono i personaggi, a tutto tondo, dipinti con una tavolozza che va a pescare nel variegato cromatismo dell'anima, tratteggiati con uno stile pulito e, allo stesso tempo, ricco di piacevolissimi momenti puramente descrittivi, mai prolissi.
Nel complesso, un romanzo che sa catturare il lettore con maestria, sa conquistarlo e incatenarlo, con lo scorrere delle pagine, al destino di Chariza e dei suoi valorosi compagni di viaggio, un piccolo gioiello letterario dove la vivacità dei personaggi, il ritmo dei dialoghi, l’ottima capacità di esposizione e di sintesi, la curata proprietà di linguaggio e l’inarrestabile fantasia sono soltanto alcuni degli elementi che lo rendono una lettura assolutamente piacevole e coinvolgente.
Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.
E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Chariza. Il soffio del vento" di Francesca Angelinelli: buona lettura!
Il profumo dei fiori di ciliegio, il fruscio di sete pregiate, il mormorio di fascinose fanciulle dietro antichi paraventi, il sibilo delle spade che si scontrano in duelli all'ultimo sangue: sensazioni forti e concrete, ma allo stesso tempo di una sottile raffinatezza, quelle che ci trasmette “Chariza. Il soffio del vento”, ultima opera dell'autrice Francesca Angelinelli, un fantasy orientale prezioso come un portagioie laccato, che racchiude dentro di sé una vasta gamma di emozioni, trasmesse ad una ad una anche al lettore più distaccato.
Protagonista di questa intricata vicenda è la bella Chariza, una guerriera, una spietata mercenaria, ma anche vittima sacrificale di un'antica maledizione infertagli da una stirpe che custodisce i propri poteri ad ogni costo.
La nostra eroina, pagina dopo pagina, subisce continue trasformazioni, pur mantenendo sempre integri il suo coraggio e la sua forza di volontà, in una sorta di contemporaneo romanzo di formazione dai toni onirici e appassionati.
In un Giappone tanto suggestivo quanto ostile e crudele, Chariza verrà scelta per difendere Suzume, erede al trono e futuro imperatore, da un'oscura minaccia: riuscirà questa incredibile fanciulla a portare a termine la sua missione, senza cedere alla maledetta avidità che la consuma dall'interno, come anche la sua passione per due uomini diversi e, apparentemente, irraggiungibili?
“Chariza. Il soffio del vento” narra una storia avventurosa che riesce a fondere gli elementi più disparati della narrativa contemporanea, dal perfetto meccanismo a orologeria delle serie fantasy come “Il trono di spade” di George R.R. Martin, alle atmosfere raffinate di “Memorie di una Geisha” di Arthur Golden, un filone narrativo potente rinnovato sapientemente dalla penna della Angelinelli.
Oltre alla trama coinvolgente e ben costruita, assolutamente degni di nota sono i personaggi, a tutto tondo, dipinti con una tavolozza che va a pescare nel variegato cromatismo dell'anima, tratteggiati con uno stile pulito e, allo stesso tempo, ricco di piacevolissimi momenti puramente descrittivi, mai prolissi.
Nel complesso, un romanzo che sa catturare il lettore con maestria, sa conquistarlo e incatenarlo, con lo scorrere delle pagine, al destino di Chariza e dei suoi valorosi compagni di viaggio, un piccolo gioiello letterario dove la vivacità dei personaggi, il ritmo dei dialoghi, l’ottima capacità di esposizione e di sintesi, la curata proprietà di linguaggio e l’inarrestabile fantasia sono soltanto alcuni degli elementi che lo rendono una lettura assolutamente piacevole e coinvolgente.
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lunedì 14 marzo 2016
#sport: Alessandria, Casale, Novara e Pro Vercelli, le quattro leggende del “Il Quadrilatero” in un docufilm firmato Lacuna Inc
Alessandria,
Casale, Novara e Pro Vercelli, quattro squadre di calcio,
o meglio le quattro leggende che hanno formato “Il
Quadrilatero”, e che saranno protagoniste di un
appassionante docufilm prodotto dall’Associazione
culturale piemontese Lacuna Inc.
Una
grande occasione per rendere omaggio ad una vera e propria eccellenza
regionale, quattro squadre storiche che continuano a regalare grandi
soddisfazioni, ultima in ordine cronologico la grandissima eco
nazionale che ha fatto seguito al raggiungimento di un obiettivo
importante per i Grigi,
l'arrivo in semifinale in Coppa
Italia.
La
produzione del docufilm è stata anticipata dalle quattro conferenze
stampa di presentazione de “Il
Quadrilatero”,
la prima svoltasi lo scorso 3
marzo 2016 presso
il Centro
sportivo di Novarello alla
presenza del Vicepresidente azzurro Carlo
Accornero,
del Direttore Generale Paolo
Morganti,
del mister Marco
Baroni e
del capitano novarese Carlalberto
Ludi; le
prossime verranno organizzate tra marzo ed aprile nelle altre tre
città natie delle squadre in questione, in date ancora da
destinarsi, ma che verranno comunicate sul sito
ufficiale del progetto.
Tra
i protagonisti di questi incontri troviamo Alexander
Delnevo, Enrico Santonastaso ed Emanuele
Zarbo,
tra gli ideatori del progetto e, rispettivamente, regista,
sceneggiatore e producer de "Il
Quadrilatero",
che nasce dal desiderio di riscoprire la storia del calcio italiano
ed illustrare le grandi avventure di quattro società calcistiche che
hanno scritto buona parte della storia del football
italiano di
inizio Novecento.
La
pellicola, ispirata dalla lettura del libro “Quando vinceva
il Quadrilatero”, scritto dal giornalista piemontese Luca
Rolandi ed edito da Bradipo Libri, vedrà
protagonista l'attore Emanuele Arrigazzi, che
accompagnerà lo spettatore attraverso aneddoti ed atmosfere di un
calcio e di un'epoca ormai perduta.
Durante
la serie di conferenze stampa dedicate verrà presentata anche
la campagna
di crowdfunding per
la realizzazione del documentario, tramite la
piattaforma https://www.produzionidalbasso.com/project/il-quadrilatero/,
una raccolta fondi per aiutare una produzione di interesse nazionale
che necessita del sostegno dei suoi followers ed stimatori.
Oltre
alle iniziative già citate, durante le conferenze saranno esposte
anche le 10 opere finaliste del contest “Una
locandina per il Quadrilatero”, indetto da Lacuna
Inc per la creazione della locandina del docufilm,
concorso che ha visto la vittoria dell'illustratore vicentino Osvaldo
Casanova.
Infine,
per gli amici novesi, ricordate che sabato 26
marzo 2016, presso il Circolo Ilva di
Novi Ligure, avrà luogo uno spettacolo, in collaborazione
con la compagnia teatrale del Teatro del Rimbombo, seguito da
un piccolo rinfresco durante il qualche non mancherà l’occasione
di approfondire le tematiche riguardanti "Il
Quadrilatero".
Per
maggiori informazioni visitate il sito
ufficiale di Lacuna
Inc. e
la pagina
Facebook dell’associazione,
oppure inviate una mail all'indirizzo info@lacunainc.it.
E,
se tutto questo vi ha incuriositi, ecco un piccolo assaggio, il primo
dei due trailer già realizzati e disponibili sul portale di Lacuna
Inc: https://youtu.be/zbD0P4i7KSg.
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