Di tutto un po', arte, libri, fotografia, musica, viaggi e tanto, tanto altro...
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mercoledì 15 giugno 2016
#libri: Le escluse, Jeanne Benameur
La Varienne e Luce, la sua bambina, sono due anime dimenticate dal mondo, due anime dimentiche del mondo, due anime che hanno scelto di vivere nel silenzio, nel torpore soffocante dell'indifferenza più ostinata nei confronti di tutto ciò che le circonda, nel rifiuto di un qualsiasi contatto con la realtà, anche quella più semplice, più prosaica.
Unite da un legame viscerale, quasi animale, come solo quello tra una madre e la sua creatura può essere, Luce e La Varienne fuggono i giudizi del mondo, schivano tutto ciò che è straniero, perché ciò che non si conosce è sicuramente nemico: rannicchiate in una piccola casa umida e scura, sporca e trascurata, vivono due esistenze appannate, fatte di abitudini, rituali immodificabili che assicurano, nella loro ossessività, protezione e riparo.
Seppellite per anni dentro questa sorta di malato ventre materno, le due creature saranno costrette a uscire dal proprio mondo a causa di un evento imprevisto: la piccola Luce ha compiuto sei anni e deve andare a scuola, a contatto con un'insegnante che ama il proprio lavoro, e con dei coetanei pieni di vitalità, ma anche di pregiudizi.
Obbligata ad accettare quest'odiosa imposizione, la donna si separa, per la prima volta, dalla sua bambina, con conseguenze dolorose e devastanti per entrambe.
La Varienne e Luce sono Le escluse, protagoniste di questo volume edito in Italia da Ortica a trent'anni di distanza dalla prima pubblicazione francese, opera dell’italo-tunisina Jeanne Benameur, la cui prosa, che ricorda a tratti la crudezza di quella di Sartre, arriva dritta al cuore del lettore non come un balsamo, ma come una coltellata, grazie ai contenuti ma anche a uno stile graffiante, monocorde, terribilmente incisivo.
Penetrare, comprendere a fondo la psiche di una donna sola, ritardata (“ebete”, come viene ripetutamente chiamata nel libro, con empatico e crudele realismo) è difficile, spinge il lettore a uno sforzo di immedesimazione non facilmente digeribile, diventa a tratti repellente, ci fa rabbia: la rabbia di vedere una donna sola, abbandonata dalla società perché diversa, la rabbia nel veder crescere una bambina “sbagliata”, emarginata, la rabbia nel vedere una giovane mente brillante solo in potenza, sopita da una madre inconsapevolmente crudele, che vorrebbe soltanto il suo bene, ma non si rende conto di consumarla pian piano, giorno dopo giorno.
Le escluse è una storia fatta di dolore, di (assenza di) redenzione, di violenza, di difficoltà, una storia che tira fuori la polvere da sotto i tappeti, una storia al femminile che tratteggia una figura materna ben lontana da quelle delle fiabe, una madre pericolosa, per se stessa e per la sua creatura; più efficace di un pezzo di nera, più forte di uno schiaffo in pieno volto all'ipocrisia della società contemporanea.
"Questo articolo è apparso su rivista Paper Street in data 13/06/2016/. Per gentile concessione".
http://www.paperstreet.it/cs/leggi/le-escluse-jeanne-benameur.html
lunedì 13 giugno 2016
#cinema: Siamo cosììì… 10 donne coi contro… fiocchi al cinema
Coraggiose, sensuali, malvagie, affascinanti, ostinate, fragili… potremmo andare avanti all’infinito con gli aggettivi per descrivere la poliedricità della presenza femminile nel mondo del cinema, perché diciamocelo, la bellezza e la suggestione di certi ruoli in rosa sul grande schermo, i signori uomini, se le scordano.
Madri, mogli, figlie, amanti, donne in carriera, donne che vi hanno rinunciato per amore della famiglia, donne ingabbiate all’interno di cliché dai quali è ben difficile liberarsi, ma anche donne che hanno saputo spiccare il volo, con le proprie ali, come dimostra questa mia top ten mooolto personale e sentita.
E allora non dilunghiamoci troppo, e andiamo alla scoperta dei 10 migliori ruoli femminili sul grande schermo, ruoli che hanno fatto la storia, facendoci sognare ad occhi aperti e scatenando in nutrite schiere di adolescenti folli deliri di autentica emulazione.
Madri, mogli, figlie, amanti, donne in carriera, donne che vi hanno rinunciato per amore della famiglia, donne ingabbiate all’interno di cliché dai quali è ben difficile liberarsi, ma anche donne che hanno saputo spiccare il volo, con le proprie ali, come dimostra questa mia top ten mooolto personale e sentita.
E allora non dilunghiamoci troppo, e andiamo alla scoperta dei 10 migliori ruoli femminili sul grande schermo, ruoli che hanno fatto la storia, facendoci sognare ad occhi aperti e scatenando in nutrite schiere di adolescenti folli deliri di autentica emulazione.
Solo su TheMacGuffin.it... ;)
venerdì 10 giugno 2016
#cinema: Evil Selfie, quando un autoscatto può essere... fatale
Classe ’88, ternano doc, faccia pulita da bravo ragazzo, ma è tutto un trucco: oggi conosciamo meglio insieme Eros Bosi, giovane attore e filmaker umbro che, a dispetto dell’aspetto apparentemente tranquillo, possiede in realtà una passione sfrenata per i film horror, di cui è regista e interprete ormai da diversi anni.
Ma parliamone direttamente con lui: Eros, chi sei? Presentati in breve, cercando di attirare su di te l’attenzione di quei pessimi elementi dei lettori di TheMacGuffin.it.
Allora, tanto per cominciare sono da sempre un cinefilo incallito, non amo solo gli horror, anche se è sicuramente il mio genere preferito, ma guardo con piacere e colleziono praticamente ogni tipologia di film in DVD. Vado pazzo anche per i film comici all’italiana, in particolare con Pippo Franco, Tomas Milian, Adriano Celentano e Lino Banfi.
Oltre al cinema, tra le mie passioni c’è senz’altro quella musicale: stravedo per le chitarre elettriche distorte, mi posso definire un rockettaro/metallaro scatenato, ma non disdegno affatto nemmeno l’elettronica anni ’80.
Abbiamo detto che sei un “film-horror-dipendente”: come nasce la tua passione per il mondo cinematografico, ma soprattutto per il genere più truculento che c’è?
Beh, innanzitutto permettetemi una riflessione: spesso sono molto più truculenti i film sulla malavita, sulle bande di quartiere, come accade in Arancia meccanica o ne I guerrieri della notte. Stessa cosa vale per i polizieschi e i film d’azione: mi è capitato recentemente di vedere Il grande racket, pellicola particolarmente violenta, ma di grande qualità.
Detto questo, la passione per il truculento ce l’ho da quando avevo 11 anni, l’illuminazione mi ha colto dopo aver visto Vampires di John Carpenter; da lì ho iniziato a divorare horror a manetta, tutte le settimane controllavo quale film dell’orrore davano in TV e li registravo. D’altronde, da un accanito lettore di Dylan Dog cos’altro potevate aspettarvi?
Per quanto riguarda la passione per questo mondo, più in generale, nel 2008 ho iniziato a lavorare sul set di Porta per l’inferno di Lorenzo Buscaino e da lì la passione, ma soprattutto il desiderio di fare cinema, hanno iniziato a prendere forma. Sono partito dallo staff per arrivare prima al ruolo di attore principale e poi di regista.
Sei un ragazzo di provincia, nato in una zona d’Italia apparentemente lontana dai grandi centri di produzione cinematografica, come Roma e Milano: come sei riuscito ad affermarti in questo settore, è stata dura?
Tutto sommato Roma è abbastanza vicino a Terni, dista circa 100 km, infatti spesso mi reco nella Capitale per fare da comparsa in alcuni film. In realtà non è stata dura affermarmi nel settore perché a Terni ci sono molti film-maker, si tratta di una città molto viva sotto questo punto di vista. E pensare che avrebbe potuto evolversi ancora di più nell’ambito cinematografico, grazie agli studi di Roberto Benigni che ormai, purtroppo, non sono più attivi da anni.
Ma veniamo al motivo principale per cui siamo qui ad intervistarti: l’uscita del tuo ultimo corto, Evil Selfie, un comedy horror sul quale ci devi assolutamente svelare qualche dettaglio in più. Come ti è venuta l’idea? E la scelta di genere, a metà tra orrore e ironia: quale componente prevale maggiormente?
Siccome subisco molto il fascino delle creepy photos, letteralmente “fotografie che fanno paura”, il tutto è nato dal desiderio di realizzare un film su uno spettro che appare improvvisamente tra due fidanzati proprio in un selfie, così con l’occasione ho sfruttato anche la crescente e inarrestabile moda degli autoscatti. L’idea di mescolare orrore e ironia è molto frequente nei film d’orrore, anche nel mio film precedente, Circondato dalle tenebre, sono presenti scene che scivolano a tratti nella commedia, come quella girata in un bar o quella di sapore fetish. E poi un horror/commedia ha il pregio di spaventare e far ridere allo stesso tempo.
Leggendone la trama, possiamo intuire una certa critica, piuttosto aspra, all’uso/abuso della tecnologia ai giorni nostri. Considerando il crescente numero di persone che, ogni anno, ci restano secchi per immortalarsi in selfie spericolati sul bordo di scogliere e precipizi, come darti torto, in effetti…
Infatti il messaggio che vorrei dare è proprio di critica alla dipendenza dallo smartphone, al fatto che, oggigiorno, siamo ossessionati dai selfie e dai social network; ne siamo tutti un po’ malati, io per primo, lo ammetto.
Quanto impegno c’è dietro questo film (parliamo di tempistiche, difficoltà incontrare sul set, etc. etc)? Hai qualche aneddoto in merito da raccontarci?
Avendo lavorato con uno staff dalla provenienza decisamente variegata (Luca Alessandro da Roma e Luigi Nappa da Caserta), in effetti è stata dura trovare un fine settimana in cui fossero tutti presenti, attori, fotografi di scena, truccatori e così via. In realtà, il primo week end di lavorazione è stato un disastro, siamo riusciti a girare veramente poco.
Ma, fortunatamente, non tutto il male viene per nuocere poiché, anche grazie a Luca Alessandro, sono riuscito a coinvolgere alla lavorazione del film Alex Visani e due amici, Diletta Vedovelli, attrice professionista, e un effettista speciale di tutto rispetto, Pasquale Miele, che hanno dato man forte al mio film. Oltre a questo, per il ruolo di Isabella ho voluto la bravissima Chiara Palombi, ruolo che inizialmente doveva andare a Serena Meloni, l’attrice narnese che in Circondato dalle tenebre interpreta Irene, impegnata su un altro set proprio in quei giorni.
Ironia, suspense, paura: qual è il segreto per miscelare al meglio questi ingredienti, e come tenere accesa la curiosità (e l’adrenalina) dello spettatore?
Realizzando delle scene di iniziale calma e tranquillità, per poi sconvolgere il tutto con uno scoppio improvviso di paura e suspense, il tutto condito da una buona dose di ironia. Insomma, stupire lo spettatore, spiazzarlo, questo è il segreto.
Quanto c’è della tua Umbria nelle ambientazioni di questo film? Al lettore medio magari non fregherà una cippa, ma io ci sono stata in vacanza l’anno scorso e me ne sono innamorata, per cui la domanda la inserisco lo stesso!
C’è c’è, infatti ho scelto una location immersa nel verde per la scena principale, a ulteriore dimostrazione che l’Umbria, oltre ad essere bellissima, è veramente il cuore verde dell’Italia.
Volevo tenere la domanda clou per la fine, ma non tengo più, lo ammetto: come ca… spita hai fatto a piazzare Gene Gnocchi nel cast?! Per carità, tutti attori giovani ma di tutto rispetto, ma Gene è Gene, un mito! Com’è nata questa vostra conoscenza/amicizia?
L’ho conosciuto nel febbraio 2010 dopo lo spettacolo The legend is Back che ha fatto al Teatro Verdi per gli eventi Valentiniani, ci siamo conosciuti ma non siamo rimasti in contatto. Circa tre anni dopo, dopo aver stretto amicizia col figlio Ercole su Facebook, mi è stato chiesto di inviargli il DVD di La mano infernale e Gene, di sua volontà, lo ha recensito in un video, candidandosi addirittura per un ruolo da interprete in un mio futuro film (“Se vi serve un attore stagionato esperto di horror io ci sono assolutamente”, queste le sue parole). Inizialmente credevo scherzasse, ma poi non ho perso occasione per farlo partecipare ad Evil Selfie, dove lo vedrete in un cammeo decisamente inaspettato…
Per quanto riguarda la tua carriera, abbiamo detto che hai lavorato in diverse vesti, in pellicole come il tuo film precedente, Circondato dalle tenebre, e ancora ne La mano infernale (2012) e nella commedia fantascientifica Passepartout – Tutte le porte sono aperte (2013), entrambe di Lorenzo Buscaino: meglio davanti o dietro la videocamera? Quale ruolo senti più tuo?
Io nasco come attore ma amo entrambi i ruoli, mi danno grande soddisfazione e mi stimolano a dare sempre il meglio.
Qual è stata la tua miglior esperienza lavorativa sul set? Hai lavorato con attori esordienti o anche con professionisti già noti?
Ovviamente quella di Circondato dalle tenebre, che mi ha donato l’emozione di vedere per la prima volta realizzato un soggetto interamente nato da me. In Evil Selfie ho recitato al fianco di Diletta Vedovelli, bravissima attrice professionista, e un po’ di inferiorità rispetto al suo talento l’ho percepita chiaramente. Diletta ha tre anni meno di me, ma molta più esperienza. Oltre a questo, ho recitato due volte accanto ad attori noti a livello nazionale: in due puntate di Al di là del lago, nel 2010, dove interpretavo il ruolo del carabiniere, insieme ad Alessandro Partexano e Roberto Farnesi, e l’anno successivo, sul set de La vita che corre (2012), accanto a Flavio Parenti.
Per quanto riguarda la diffusione di Evil Selfie, abbiamo letto che verrà proiettato in occasione del festival cinematografico horror Narnia Terror Night 2016, e farà parte del progetto collettivo 17 Dopo Mezzanotte: di che si tratta?
Esatto, si tratta di un lungometraggio ideato da Davide Pesca che unisce vari cortometraggi di registi vari. Il primo capitolo, 17 a mezzanotte, è uscito due anni fa, ma il suo successo non accenna a scemare.
Sogni, progetti per il futuro? Insomma, dacci anche qualche anticipazione gustosa…
Sicuramente continuerò a girare film horror, ma mi piacerebbe provare anche altri generi e, perché no, anche un film romantico. Attualmente mi sto concentrando sulla promozione di Evil Selfie e del Narnia Terror Night – Speciale Dylan Dog, in occasione dei trent’anni dall’uscita del mio fumetto preferito, evento che si terrà all’Arena di Via delle rose di Narni Scalo (Terni) il prossimo 23 luglio 2016.
Chiudiamo l’intervista con la consegna di rito: convinci i lettori di TheMacGuffin.it a non perdersi il tuo corto per nulla al mondo, in una manciata di poche, pregnanti parole!
Amici lettori, non perdetevi il mio corto Evil Selfie, anzi sostenetelo iscrivendovi alla pagina Facebook, perché ridere fa bene alla salute (e qui si ride, eccome!). Spaventarsi un po’ meno, ma sono dettagli…
"Questo articolo è apparso sul TheMacGuffin.it. Per gentile concessione".
http://www.themacguffin.it/focus/evil-selfie-un-autoscatto-puo-fatale/
Ma parliamone direttamente con lui: Eros, chi sei? Presentati in breve, cercando di attirare su di te l’attenzione di quei pessimi elementi dei lettori di TheMacGuffin.it.
Allora, tanto per cominciare sono da sempre un cinefilo incallito, non amo solo gli horror, anche se è sicuramente il mio genere preferito, ma guardo con piacere e colleziono praticamente ogni tipologia di film in DVD. Vado pazzo anche per i film comici all’italiana, in particolare con Pippo Franco, Tomas Milian, Adriano Celentano e Lino Banfi.
Oltre al cinema, tra le mie passioni c’è senz’altro quella musicale: stravedo per le chitarre elettriche distorte, mi posso definire un rockettaro/metallaro scatenato, ma non disdegno affatto nemmeno l’elettronica anni ’80.
Abbiamo detto che sei un “film-horror-dipendente”: come nasce la tua passione per il mondo cinematografico, ma soprattutto per il genere più truculento che c’è?
Beh, innanzitutto permettetemi una riflessione: spesso sono molto più truculenti i film sulla malavita, sulle bande di quartiere, come accade in Arancia meccanica o ne I guerrieri della notte. Stessa cosa vale per i polizieschi e i film d’azione: mi è capitato recentemente di vedere Il grande racket, pellicola particolarmente violenta, ma di grande qualità.
Detto questo, la passione per il truculento ce l’ho da quando avevo 11 anni, l’illuminazione mi ha colto dopo aver visto Vampires di John Carpenter; da lì ho iniziato a divorare horror a manetta, tutte le settimane controllavo quale film dell’orrore davano in TV e li registravo. D’altronde, da un accanito lettore di Dylan Dog cos’altro potevate aspettarvi?
Per quanto riguarda la passione per questo mondo, più in generale, nel 2008 ho iniziato a lavorare sul set di Porta per l’inferno di Lorenzo Buscaino e da lì la passione, ma soprattutto il desiderio di fare cinema, hanno iniziato a prendere forma. Sono partito dallo staff per arrivare prima al ruolo di attore principale e poi di regista.
Sei un ragazzo di provincia, nato in una zona d’Italia apparentemente lontana dai grandi centri di produzione cinematografica, come Roma e Milano: come sei riuscito ad affermarti in questo settore, è stata dura?
Tutto sommato Roma è abbastanza vicino a Terni, dista circa 100 km, infatti spesso mi reco nella Capitale per fare da comparsa in alcuni film. In realtà non è stata dura affermarmi nel settore perché a Terni ci sono molti film-maker, si tratta di una città molto viva sotto questo punto di vista. E pensare che avrebbe potuto evolversi ancora di più nell’ambito cinematografico, grazie agli studi di Roberto Benigni che ormai, purtroppo, non sono più attivi da anni.
Ma veniamo al motivo principale per cui siamo qui ad intervistarti: l’uscita del tuo ultimo corto, Evil Selfie, un comedy horror sul quale ci devi assolutamente svelare qualche dettaglio in più. Come ti è venuta l’idea? E la scelta di genere, a metà tra orrore e ironia: quale componente prevale maggiormente?
Siccome subisco molto il fascino delle creepy photos, letteralmente “fotografie che fanno paura”, il tutto è nato dal desiderio di realizzare un film su uno spettro che appare improvvisamente tra due fidanzati proprio in un selfie, così con l’occasione ho sfruttato anche la crescente e inarrestabile moda degli autoscatti. L’idea di mescolare orrore e ironia è molto frequente nei film d’orrore, anche nel mio film precedente, Circondato dalle tenebre, sono presenti scene che scivolano a tratti nella commedia, come quella girata in un bar o quella di sapore fetish. E poi un horror/commedia ha il pregio di spaventare e far ridere allo stesso tempo.
Leggendone la trama, possiamo intuire una certa critica, piuttosto aspra, all’uso/abuso della tecnologia ai giorni nostri. Considerando il crescente numero di persone che, ogni anno, ci restano secchi per immortalarsi in selfie spericolati sul bordo di scogliere e precipizi, come darti torto, in effetti…
Infatti il messaggio che vorrei dare è proprio di critica alla dipendenza dallo smartphone, al fatto che, oggigiorno, siamo ossessionati dai selfie e dai social network; ne siamo tutti un po’ malati, io per primo, lo ammetto.
Quanto impegno c’è dietro questo film (parliamo di tempistiche, difficoltà incontrare sul set, etc. etc)? Hai qualche aneddoto in merito da raccontarci?
Avendo lavorato con uno staff dalla provenienza decisamente variegata (Luca Alessandro da Roma e Luigi Nappa da Caserta), in effetti è stata dura trovare un fine settimana in cui fossero tutti presenti, attori, fotografi di scena, truccatori e così via. In realtà, il primo week end di lavorazione è stato un disastro, siamo riusciti a girare veramente poco.
Ma, fortunatamente, non tutto il male viene per nuocere poiché, anche grazie a Luca Alessandro, sono riuscito a coinvolgere alla lavorazione del film Alex Visani e due amici, Diletta Vedovelli, attrice professionista, e un effettista speciale di tutto rispetto, Pasquale Miele, che hanno dato man forte al mio film. Oltre a questo, per il ruolo di Isabella ho voluto la bravissima Chiara Palombi, ruolo che inizialmente doveva andare a Serena Meloni, l’attrice narnese che in Circondato dalle tenebre interpreta Irene, impegnata su un altro set proprio in quei giorni.
Realizzando delle scene di iniziale calma e tranquillità, per poi sconvolgere il tutto con uno scoppio improvviso di paura e suspense, il tutto condito da una buona dose di ironia. Insomma, stupire lo spettatore, spiazzarlo, questo è il segreto.
Quanto c’è della tua Umbria nelle ambientazioni di questo film? Al lettore medio magari non fregherà una cippa, ma io ci sono stata in vacanza l’anno scorso e me ne sono innamorata, per cui la domanda la inserisco lo stesso!
C’è c’è, infatti ho scelto una location immersa nel verde per la scena principale, a ulteriore dimostrazione che l’Umbria, oltre ad essere bellissima, è veramente il cuore verde dell’Italia.
Volevo tenere la domanda clou per la fine, ma non tengo più, lo ammetto: come ca… spita hai fatto a piazzare Gene Gnocchi nel cast?! Per carità, tutti attori giovani ma di tutto rispetto, ma Gene è Gene, un mito! Com’è nata questa vostra conoscenza/amicizia?
L’ho conosciuto nel febbraio 2010 dopo lo spettacolo The legend is Back che ha fatto al Teatro Verdi per gli eventi Valentiniani, ci siamo conosciuti ma non siamo rimasti in contatto. Circa tre anni dopo, dopo aver stretto amicizia col figlio Ercole su Facebook, mi è stato chiesto di inviargli il DVD di La mano infernale e Gene, di sua volontà, lo ha recensito in un video, candidandosi addirittura per un ruolo da interprete in un mio futuro film (“Se vi serve un attore stagionato esperto di horror io ci sono assolutamente”, queste le sue parole). Inizialmente credevo scherzasse, ma poi non ho perso occasione per farlo partecipare ad Evil Selfie, dove lo vedrete in un cammeo decisamente inaspettato…
Per quanto riguarda la tua carriera, abbiamo detto che hai lavorato in diverse vesti, in pellicole come il tuo film precedente, Circondato dalle tenebre, e ancora ne La mano infernale (2012) e nella commedia fantascientifica Passepartout – Tutte le porte sono aperte (2013), entrambe di Lorenzo Buscaino: meglio davanti o dietro la videocamera? Quale ruolo senti più tuo?
Io nasco come attore ma amo entrambi i ruoli, mi danno grande soddisfazione e mi stimolano a dare sempre il meglio.
Qual è stata la tua miglior esperienza lavorativa sul set? Hai lavorato con attori esordienti o anche con professionisti già noti?
Ovviamente quella di Circondato dalle tenebre, che mi ha donato l’emozione di vedere per la prima volta realizzato un soggetto interamente nato da me. In Evil Selfie ho recitato al fianco di Diletta Vedovelli, bravissima attrice professionista, e un po’ di inferiorità rispetto al suo talento l’ho percepita chiaramente. Diletta ha tre anni meno di me, ma molta più esperienza. Oltre a questo, ho recitato due volte accanto ad attori noti a livello nazionale: in due puntate di Al di là del lago, nel 2010, dove interpretavo il ruolo del carabiniere, insieme ad Alessandro Partexano e Roberto Farnesi, e l’anno successivo, sul set de La vita che corre (2012), accanto a Flavio Parenti.
Per quanto riguarda la diffusione di Evil Selfie, abbiamo letto che verrà proiettato in occasione del festival cinematografico horror Narnia Terror Night 2016, e farà parte del progetto collettivo 17 Dopo Mezzanotte: di che si tratta?
Esatto, si tratta di un lungometraggio ideato da Davide Pesca che unisce vari cortometraggi di registi vari. Il primo capitolo, 17 a mezzanotte, è uscito due anni fa, ma il suo successo non accenna a scemare.
Sogni, progetti per il futuro? Insomma, dacci anche qualche anticipazione gustosa…
Sicuramente continuerò a girare film horror, ma mi piacerebbe provare anche altri generi e, perché no, anche un film romantico. Attualmente mi sto concentrando sulla promozione di Evil Selfie e del Narnia Terror Night – Speciale Dylan Dog, in occasione dei trent’anni dall’uscita del mio fumetto preferito, evento che si terrà all’Arena di Via delle rose di Narni Scalo (Terni) il prossimo 23 luglio 2016.
Chiudiamo l’intervista con la consegna di rito: convinci i lettori di TheMacGuffin.it a non perdersi il tuo corto per nulla al mondo, in una manciata di poche, pregnanti parole!
Amici lettori, non perdetevi il mio corto Evil Selfie, anzi sostenetelo iscrivendovi alla pagina Facebook, perché ridere fa bene alla salute (e qui si ride, eccome!). Spaventarsi un po’ meno, ma sono dettagli…
"Questo articolo è apparso sul TheMacGuffin.it. Per gentile concessione".
http://www.themacguffin.it/focus/evil-selfie-un-autoscatto-puo-fatale/
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mercoledì 8 giugno 2016
#libri: Gehenna, Francesco De Nigris
Gehenna fa rima con inferno, dolore, sofferenza, con storie di vite vissute al limite, borderline, storie di reietti che la società rifiuta con disprezzo.
Gehenna è l'inferno, ma non quello delle leggende, delle fiabe e delle superstizioni, Gehenna è l'inferno reale, urbano, metropolitano, la sede di quelle anime tanto reali quanto evanescenti che abitano le periferie delle nostre città, anime che sanno e hanno visto troppo marcio per potersi reintegrare nel mondo "normale", se così si può definire.
Ma Gehenna è anche voglia di riscatto, di libertà, di dignità, di tornare al mondo senza per forza diventare uno dei tanti, una pedina in mano a pochi eletti.
Francesco De Nigris, con questo suo terzo romanzo, ci regala una storia forte, intensa, magistrale nella sua crudele verità, una storia di fallimenti, una presa d'atto delle difficoltà che costellano l'esistenza, ma anche la dimostrazione che la volontà - come ci insegna Schopenhauer - si impone sopra le macerie di esistenze apparentemente "inutili", che poi inutili non sono, come non lo è nessuna vita.
La storia è ambientata nell'inferno della distilleria Kuntz, un vecchio edificio abbandonato e corroso dal tempo e dal vizio, teatro di un'antica tragedia, e cornice ideale dove sbocciano storie, relazioni, amori di seconda mano, ma anche rancori, odio e violenza, più dettata dalla disperazione che dalla crudeltà, rifugio di relitti umani in cerca di salvezza, una salvezza che difficilmente arriverà.
Protagonista assoluto della vicenda è Viktor, un personaggio enigmatico, distaccato, dal passato glorioso ma dal presente decisamente impietoso, un uomo alla ricerca di se stesso, smarrito, che cercherà di riconquistare il proprio posto nel mondo, proprio come Olga, giovanissima prostituta russa, rapita da un'esistenza tranquilla e semplice, e costretta a svendere il proprio corpo a mani fameliche e malate.
Due esistenze intrecciate sullo sfondo della più nera desolazione, due vite alle quelli fanno da sfondo una moltitudine di personaggi più o meno sbandati, uomini e donne che hanno toccato con mano il dolore, e ne sono stati marchiati a fuoco per tutta la vita.
De Nigris ci racconta le ingiustizie della vita e della società attraverso un male di vivere che si insinua sotto pelle, che avvolge il lettore fino al'ultima pagina, ci racconta una storia dove gli ultimi difficilmente, diventeranno i primi, costretti a peregrinare all'interno di infiniti e psichedelici labirinti escheriani.
Oltre alla trama, affascinante e seduttiva al punto giusto, ad aggiungere valore all'opera sono le due maggiori cifre distintive dell'autore: in primis lo stile, raffinato, suggestivo e coinvolgente, in grado di raccontare anche la minima emozione dei protagonisti del romanzo, emozioni che si riflettono, senza filtri, nel lettore, una penna decisa che sa essere lieve al momento giusto.
Secondo elemento di pregio, la capacità di De Nigris di trasportarci all'interno di storie che, apparentemente, non hanno né tempo né spazio, e forse proprio per questo risultano così reali e di forte impatto emotivo, oltre alla caratterizzazione quasi epidermica della città, la Città Vecchia, fatta di vicoli intricati, luci e ombre, metafora degli esseri umani che ne abitano il dedalo di strade e piazze, angoli e pericolosi sotterranei, reale e fantastico, poetico e prosaico.
lunedì 6 giugno 2016
#RecensioniPerEsordienti: Il sorpasso dell'irrealtà, Anemone Ledger
Ecco con un nuovo appuntamento dedicato agli scrittori esordienti, nato in collaborazione con il sito http://www.recensioniperesordienti.it/ per proporvi recensioni, focus e interviste agli autori che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo letterario che noi lettori famelici tanto amiamo.
Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.
E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Il sorpasso dell'irrealtà" di Anemone Ledger: buona lettura!
Violenza, angoscia, inquietudine, solitudine, ossessione: questi sono soltanto alcuni degli ingredienti che rendono così “appetitosa” una raccolta di racconti come “Il sorpasso dell'irrealtà”, una silloge a metà tra noir, thriller e horror nata dalla penna (e dalla fantasia) di una giovane e talentuosa autrice, Anemone Ledger, 17 anni appena, ma di una bravura incredibilmente matura.
Ogni racconto della raccolta segue uno sviluppo narrativo proprio, assolutamente personale, ma un unico fil rouge percorre l'intera opera, quello del pathos narrativo sempre crescente, che non cala nello sviluppo della narrazione.
Oltre al talento, la Ledger mostra anche un coraggio da vendere: infatti iniziare un volume con un tema scomodo e difficile da raccontare come il disagio mentale infantile non è certamente una scelta popolare, e rappresenta un incipit potente, che sconvolge il lettore e lo inchioda alle pagine del libro, spaventandolo ed emozionandolo al tempo stesso.
A dare il titolo alla raccolta è, tuttavia, il secondo racconto, particolarissimo: frammenti di diario, lettere personali che ci mostrano universi paralleli fatti di angoscia e paure concrete, nelle quali ognuno di noi può riconoscersi e perdersi, una forma narrativa difficile da gestire ma espressa in maniera magistrale.
Tra gli altri racconti, merita poi una menzione particolare quello dedicato al famoso Pier delle Vigne, uno dei personaggi più controversi dell’Inferno dantesco: l'autrice evidentemente non teme il confronto con l’illustre precedennte, narrando una versione ancor più noir del fatto storico della Commedia, mostrando di possedere una fantasia brillante e fervida, ma anche una solida base letteraria sulla quale reggere il proprio lavoro.
Nel complesso un esordio letterario potente, sorretto da uno stile pulito, cristallino, con continui richiami letterari (viene spontaneo il paragone con la grande tradizione della letteratura gotica, da Mary Shelley ad Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft, e poi ancora Charles Baudelaire e Stephen King) e cinematografici (pescando tra i migliori film horror di questo filone, come Insidious e Sinister) tutti da scoprire e riconoscere; una raccolta imperdibile, assolutamente consigliata.
Per chi di voi ancora non lo conoscesse, provvedete subito, mi raccomando: RecensioniPerEsordienti.it è un portale online nato dalla passione di un gruppo di ragazzi per la lettura, la scrittura e la narrativa, un team che ha tanta voglia di mettersi in gioco e diffondere la cultura nel web, un team ben consolidato di cui faccio parte anch'io, con grande piacere.
E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di una giovane autrice che promette decisamente bene: quest'oggi parliamo di "Il sorpasso dell'irrealtà" di Anemone Ledger: buona lettura!
Violenza, angoscia, inquietudine, solitudine, ossessione: questi sono soltanto alcuni degli ingredienti che rendono così “appetitosa” una raccolta di racconti come “Il sorpasso dell'irrealtà”, una silloge a metà tra noir, thriller e horror nata dalla penna (e dalla fantasia) di una giovane e talentuosa autrice, Anemone Ledger, 17 anni appena, ma di una bravura incredibilmente matura.
Ogni racconto della raccolta segue uno sviluppo narrativo proprio, assolutamente personale, ma un unico fil rouge percorre l'intera opera, quello del pathos narrativo sempre crescente, che non cala nello sviluppo della narrazione.
Oltre al talento, la Ledger mostra anche un coraggio da vendere: infatti iniziare un volume con un tema scomodo e difficile da raccontare come il disagio mentale infantile non è certamente una scelta popolare, e rappresenta un incipit potente, che sconvolge il lettore e lo inchioda alle pagine del libro, spaventandolo ed emozionandolo al tempo stesso.
A dare il titolo alla raccolta è, tuttavia, il secondo racconto, particolarissimo: frammenti di diario, lettere personali che ci mostrano universi paralleli fatti di angoscia e paure concrete, nelle quali ognuno di noi può riconoscersi e perdersi, una forma narrativa difficile da gestire ma espressa in maniera magistrale.
Tra gli altri racconti, merita poi una menzione particolare quello dedicato al famoso Pier delle Vigne, uno dei personaggi più controversi dell’Inferno dantesco: l'autrice evidentemente non teme il confronto con l’illustre precedennte, narrando una versione ancor più noir del fatto storico della Commedia, mostrando di possedere una fantasia brillante e fervida, ma anche una solida base letteraria sulla quale reggere il proprio lavoro.
Nel complesso un esordio letterario potente, sorretto da uno stile pulito, cristallino, con continui richiami letterari (viene spontaneo il paragone con la grande tradizione della letteratura gotica, da Mary Shelley ad Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft, e poi ancora Charles Baudelaire e Stephen King) e cinematografici (pescando tra i migliori film horror di questo filone, come Insidious e Sinister) tutti da scoprire e riconoscere; una raccolta imperdibile, assolutamente consigliata.
venerdì 3 giugno 2016
#libri: Sono solo in muto - Francesco Amoruso
Milleottocentosessanta.Milleottocentosessanta per dodici anni.Milleottocentosessanta per dodici anni fanno centocinquantacinque.Centocinquantacinque l'anno.Milleottocentosessanta.
Quanto può diventare ossessiva la vita di un uomo?
Quanto il ritmico alternarsi di insoddisfazione dovuta al binomio lavoro (poco, precario, quando c'è) e casa (problemi di soldi, problemi familiari, problemi su problemi) può annullare la vita di un uomo?
Quanto può essere devastante il trascorrere di un'esistenza lontana dalle proprie frustrate ambizioni, a compilare ossessivamente curriculum vitae in buona parte inventati di sana pianta, “romanzati”?
A metà tra “Il grande fratello” di George Orwell e il nichilismo di Camus, il flusso di coscienza dei racconti di Francesco Amoruso travolge il lettore con rassegnata, dolorosa violenza, una riflessione ininterrotta sul cambiamento di una società non meglio precisata, ma che assomiglia pericolosamente a quella odierna e contemporanea, dove i numeri contano più dei nomi dei singoli individui, e la spersonalizzazione dei suoi protagonisti tocca livelli assoluti.
Queste le sensazioni che fluiscono da un racconto come Sono solo in muto, tematiche che in parte sono presenti anche ne “Il ciclo della vita” (Statale 11, 2012), romanzo che vede protagonista Giorgio, un matrimonio fallito alle spalle, la voglia di ricominciare, le difficoltà sempre in agguato.
Lo stile di Amoruso è ben ricoscibile: personale, nervoso, ironico ma di un'ironia alla Buster Keaton, rassegnato, chiaro, lineare, scorrevole.
I personaggi accomunati da un'incapacità di stare al mondo, di rapportarsi col mondo, caratteristiche che ricordano, seppur da lontano, l'inettitudine di Zeno Cosini, ma in una versione decisamente più tendente al sociopatico.
Insomma, nel complesso il giovane scrittore napoletano propone al suo lettore una fredda e lucida analisi del malcostume tutto italiano, pur senza riferimenti a fatti e realtà riconoscibili, racconta con maestria l'incubo della ricerca di un lavoro per i giovani (e diversamente giovani), il compromesso accettato senza proteste, perché è così che si fa, se si vuole arrivare da qualche parte.
"Questo articolo è apparso su rivista Paper Street in data 23/05/2016. Per gentile concessione" http://www.paperstreet.it/cs/leggi/sono-solo-in-muto-francesco-amoruso.html#sthash.7eAau5yR.dpuf
martedì 31 maggio 2016
#mostre: "Dal Disegno al Click. 3 Secoli, 3 Tecniche, 7 Città" - Palazzo Cuttica, Alessandria
Oggi voglio parlarvi di un evento particolarmente interessante che riguarda la città di Alessandria: sto parlando della mostra "Dal disegno al Click. 3 Secoli, 3 Tecniche, 7 Città", esposizione che nasce dall’inventariazione del fondo di grafica di Giovanni Migliara custodito a Palazzo Cuttica, nel cuore della città, un patrimonio costituito da 628 fogli di disegni, 20 album e 25 stampe.
Da questo vero e proprio tesoro nasce l’idea della mostra, nella quale alle vedute cittadine di Migliara vengono accostate stampe novecentesche e fotografie contemporanee con il medesimo soggetto.
La scelta delle stampe è avvenuta tra quelle conservate nel Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne, mentre per le fotografie sono stati contattati dei foto-amatori, i fotolovers contemporanei, che hanno arricchito la mostra con una visione personalissima di questi suggestivi scorci.
L’esposizione è intesa come un viaggio ideale lungo lo stivale attraverso le opere esposte, in un confronto nato dalla volontà sia di far emergere le differenze e quindi l’evoluzione dei luoghi raffigurati, ma soprattutto di raffrontare le diverse tecniche.
Il tour ideale parte dalla città natale di Giovanni Migliara, Alessandria, con i suoi luoghi più simbolici: Piazza della Libertà, vero cuore del centro storico, la Cittadella, uno dei più grandiosi monumenti europei di fortificazione permanente del XVIII secolo, e la Cattedrale, quella distrutta all’inizio dell’Ottocento e quella attuale.
Si passerà poi a Milano, patria adottiva dell’artista, a cui egli dedicò la maggior parte delle sue opere, tra cui spiccano monumenti quali l’abside del Duomo, la Basilica di Sant’Ambrogio e il Castello Sforzesco, ma anche le vedute di via Torino, dei navigli e di Piazza Fontana.
Sempre in Lombardia si toccheranno Pavia e Mantova. La prima, a metà strada tra le due “patrie” di Migliara, vedrà protagonisti la splendida Certosa e il Ponte Coperto sul Ticino, la seconda, capitale italiana della cultura 2016 e città natale di Antonio Carbonati, verrà rappresentata dalla cupola della chiesa di Sant’Andrea e dallo splendido panorama che regala la città dalle rive dei laghi che la circondano.
Si arriverà poi a Torino, prima capitale d’Italia , ricca di bellissimi scorci urbani tra cui quelli di Piazza Castello, di Palazzo Madama e della zona del Ponte Vittorio Emanuele I e della Chiesa della Gran Madre di Dio.
Dalla prima capitale si giungerà alla capitale attuale: Roma. Tra le numerose opere dedicate da Migliara all’Urbe si è deciso di esporre il disegno della fontana della Barcaccia, monumento che pare abbia attirato particolarmente la sua attenzione.
Ultima, ma non ultima per importanza, Napoli che affascinò l’artista alessandrino per i suoi splendidi paesaggi e i suoi monumenti.
L'obiettivo della mostra? Permettere al visitatore di riflettere sui cambiamenti del paesaggio urbano nell’arco di tre secoli, ma anche sulle differenze tra le tecniche esposte: il disegno, l’incisione e la fotografia; 3 secoli, 3 tecniche, 7 città, appunto, in un continuo parallelo di grande fascino.
Per quanto riguarda le info utili, la mostra verrà inaugurata il 3 giugno 2016 e terminerà il 31 luglio 2016 presso il Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne di Palazzo Cuttica, via Parma 1, Alessandria (ingresso gratuito).
Infine, ecco il link al blog che accompagna la mostra, e che fa le veci del catalogo cartaceo, permettendo così un diverso approccio alle opere, decisamente innovativo e contemporaneo.
Da questo vero e proprio tesoro nasce l’idea della mostra, nella quale alle vedute cittadine di Migliara vengono accostate stampe novecentesche e fotografie contemporanee con il medesimo soggetto.
La scelta delle stampe è avvenuta tra quelle conservate nel Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne, mentre per le fotografie sono stati contattati dei foto-amatori, i fotolovers contemporanei, che hanno arricchito la mostra con una visione personalissima di questi suggestivi scorci.
L’esposizione è intesa come un viaggio ideale lungo lo stivale attraverso le opere esposte, in un confronto nato dalla volontà sia di far emergere le differenze e quindi l’evoluzione dei luoghi raffigurati, ma soprattutto di raffrontare le diverse tecniche.
Il tour ideale parte dalla città natale di Giovanni Migliara, Alessandria, con i suoi luoghi più simbolici: Piazza della Libertà, vero cuore del centro storico, la Cittadella, uno dei più grandiosi monumenti europei di fortificazione permanente del XVIII secolo, e la Cattedrale, quella distrutta all’inizio dell’Ottocento e quella attuale.
Si passerà poi a Milano, patria adottiva dell’artista, a cui egli dedicò la maggior parte delle sue opere, tra cui spiccano monumenti quali l’abside del Duomo, la Basilica di Sant’Ambrogio e il Castello Sforzesco, ma anche le vedute di via Torino, dei navigli e di Piazza Fontana.
Sempre in Lombardia si toccheranno Pavia e Mantova. La prima, a metà strada tra le due “patrie” di Migliara, vedrà protagonisti la splendida Certosa e il Ponte Coperto sul Ticino, la seconda, capitale italiana della cultura 2016 e città natale di Antonio Carbonati, verrà rappresentata dalla cupola della chiesa di Sant’Andrea e dallo splendido panorama che regala la città dalle rive dei laghi che la circondano.
Si arriverà poi a Torino, prima capitale d’Italia , ricca di bellissimi scorci urbani tra cui quelli di Piazza Castello, di Palazzo Madama e della zona del Ponte Vittorio Emanuele I e della Chiesa della Gran Madre di Dio.
Dalla prima capitale si giungerà alla capitale attuale: Roma. Tra le numerose opere dedicate da Migliara all’Urbe si è deciso di esporre il disegno della fontana della Barcaccia, monumento che pare abbia attirato particolarmente la sua attenzione.
Ultima, ma non ultima per importanza, Napoli che affascinò l’artista alessandrino per i suoi splendidi paesaggi e i suoi monumenti.
L'obiettivo della mostra? Permettere al visitatore di riflettere sui cambiamenti del paesaggio urbano nell’arco di tre secoli, ma anche sulle differenze tra le tecniche esposte: il disegno, l’incisione e la fotografia; 3 secoli, 3 tecniche, 7 città, appunto, in un continuo parallelo di grande fascino.
Per quanto riguarda le info utili, la mostra verrà inaugurata il 3 giugno 2016 e terminerà il 31 luglio 2016 presso il Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne di Palazzo Cuttica, via Parma 1, Alessandria (ingresso gratuito).
Infine, ecco il link al blog che accompagna la mostra, e che fa le veci del catalogo cartaceo, permettendo così un diverso approccio alle opere, decisamente innovativo e contemporaneo.
PS: Tra i fotolovers troverete anche la sottoscritta, con una selezione di tre fotografie, una veduta della splendida Certosa di Pavia, le altre due con scorci rubati durante un weekend a Mantova. ;)
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